Marigliano, nuove e vecchie criticità per la Pubblica Amministrazione nell’era del Coronavirus

Con la Direttiva n. 2 del 12 marzo 2020 il Ministero per la Pubblica Amministrazione ha offerto ulteriori indicazioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nelle pubbliche amministrazioni.

Al fine di garantire uniformità e coerenza di comportamenti del datore di lavoro per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, nel documento si legge che “le misure adottate per l’intero territorio nazionale sono, fra l’altro, finalizzate a ridurre la presenza dei dipendenti pubblici negli uffici e ad evitare il loro spostamento; tuttavia non pregiudicano lo svolgimento dell’attività amministrativa da parte degli uffici pubblici”.

Le amministrazioni sono al corrente che in questo momento la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa è il lavoro agile (smart working) e dunque sono invitate dal Ministero a limitare la presenza del personale negli uffici ai soli casi in cui la presenza fisica sia indispensabile per lo svolgimento delle predette attività. Per fare questo è auspicabile “adottare forme di rotazione dei dipendenti per garantire un contingente minimo di personale da porre a presidio di ciascun ufficio, assicurando prioritariamente la presenza del personale con qualifica dirigenziale in funzione del proprio ruolo di coordinamento”.

Di recente la giornalista Milena Gabanelli, ex conduttrice di Report su Rai 3, ha pubblicato sul Corriere della Sera per il suo Dataroom un’inchiesta relativa allo smart working: prima dell’emergenza Coronavirus in Italia i lavoratori “agili” erano 570 mila, al netto di ben 8,2 milioni di persone che non svolgono mansioni manuali o a contatto con il pubblico e che quindi potrebbero lavorare da casa. La normativa italiana prevede e regolamenta due possibilità: lo smart working detto anche “lavoro agile”, oppure il telelavoro. Ebbene oggi, in seguito alla pandemia da COVID-19, secondo i dati del Ministero del Lavoro (aggiornati al 13 marzo scorso) sul territorio nazionale abbiamo 554.754 mila nuovi smart “workers”. Con essi è fisiologicamente aumentato anche il traffico dati dalle abitazioni: addirittura siamo alle prese con un dato che si attesta sul +20-50%. Nel nostro Paese appena il 2% dei lavoratori usufruisce del lavoro agile: una percentuale ridotta, se confrontata con il 20,2% del Regno Unito, il 16,6% della Francia e l’8,6% della Germania. Ma come abbiamo visto, a causa dell’epidemia, c’è stata una improvvisa inversione di tendenza e ora si rischia di improvvisare. Motivo? Come dimostra una recente analisi del Politecnico di Milano, la percentuale delle piccole e medie imprese che non hanno alcun interesse allo smart working è passato nell’ultimo anno dal 38% al 51%.

A Marigliano il sindaco Antonio Carpino ha ordinato che fino al 3 aprile l’accesso agli uffici comunali sia consentito esclusivamente per servizi e procedure urgenti e non rinviabili, fissando un appuntamento telefonico con gli uffici competenti. Inoltre, con ordinanza sindacale n. 59 del 12 marzo 2020, il primo cittadino ha ordinato anche la chiusura pomeridiana degli uffici comunali, ad eccezione del Comando di Polizia Municipale, nelle giornate di martedì e giovedì, sempre fino a venerdì 3 aprile. Inoltre, premessa la necessità di ridurre la presenza dei dipendenti pubblici negli uffici ed evitare il loro spostamento, per le attività che non possono essere oggetto di lavoro agile, dal dicastero della PA vengono indicati ulteriori strumenti alternativi come la rotazione del personale, la fruizione degli istituti di congedo, della banca ore o istituti analoghi, nonché delle ferie pregresse, nel rispetto della disciplina definita dalla contrattazione collettiva nazionale di lavoro.

Il sistema pubblico di connettività (SPC), disciplinato dal decreto legislativo del 28 febbraio 2005, n. 42, viene definito come un “insieme di infrastrutture tecnologiche e di regole tecniche per lo sviluppo, la condivisione, l’integrazione e la diffusione del patrimonio informativo e dei dati della pubblica amministrazione, necessarie per assicurare l’interoperabilità di base ed evoluta e la cooperazione applicativa dei sistemi informatici e dei flussi informativi, garantendo la sicurezza, la riservatezza delle informazioni, nonché la salvaguardia e l’autonomia del patrimonio informativo di ciascuna pubblica amministrazione”. Tra gli obiettivi del sistema c’è anche quello di garantire l’interazione della PA centrale e locale con tutti gli altri soggetti connessi a internet, nonché con le reti di altri enti, promuovendo l’erogazione di servizi di qualità per cittadini e imprese, e allo stesso tempo fornire un’infrastruttura condivisa di interscambio che consenta l’interoperabilità tra tutte le reti delle PA esistenti.

Tuttavia, come ci confermano dalla casa comunale, il settore in città vive qualche difficoltà e non riesce a far scattare le nuove misure: nessuno sa bene cosa fare per ottemperare alle direttive del Ministero, e questo perché probabilmente manca una cultura del lavoro agile e una preparazione a gestire gli imprevisti. A mancare, però, è anche e soprattutto una certa predisposizione tecnica, date le forti restrizioni a cui sono sottoposti i dipendenti comunali, particolarmente vincolati da un punto di vista informatico e poco agevolati nell’accedere agli strumenti digitali. Questo nonostante l’articolo 14 della legge 7 agosto 2015, n. 124, abbia disposto l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di adottare misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano (e questo era previsto entro tre anni, ndr) ad almeno il 10% dei dipendenti interessati di avvalersi di tali modalità, garantendo che i dipendenti che se ne avvalgono non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera.

Iniziative strutturate a livello nazionale sono state realizzate solo nel 16% dei dipartimenti e soprattutto, come scrive la Gabanelli, “la sperimentazione la stiamo facendo nelle condizioni peggiori possibili”. A Marigliano poi, dove manca addirittura una rete Wi-Fi pubblica, quanto ancora bisognerà attendere per l’ottimizzazione di un ambiente smart in linea con i bisogni della vivibilità contemporanea, ormai irrimediabilmente connessa?

Mentre Bruto lo pugnalava, Cesare gli disse: “Anche tu, figlio mio”. Glielo disse in greco. Perché?

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I misteri dell’ultimo giorno di vita di Giulio Cesare, che forse sapeva della congiura e del pericolo che lo minacciava. Cesare e le donne: l’amore per Servilia, la madre di Marco Bruto, che fu il capo dei congiurati. Le maliziose battute di Cicerone il “Voltagabbana”, e la scena dell’assassinio descritta da Svetonio, il quale dice di aver letto in alcune cronache che Cesare rivolse a Bruto che lo colpiva le sue ultime parole e le pronunciò in greco. Una possibile spiegazione. Il significato dell’ultimo gesto di Cesare.

 

Ogni 15 marzo – le Idi dell’assassinio di Cesare- dedico un pensiero al francese Michel Rambaud che consacrò i suoi studi a un solo progetto: dimostrare che, nel racconto della conquista della Gallia e della guerra civile, Cesare ha deformato la realtà, ha inventato, ha mentito. Poco ci mancò che sostenesse che la Gallia non venne mai conquistata dai Romani. Ma contro Cesare “scagliarono” i loro libri anche tedeschi e inglesi, e non mancò un italiano, Ettore Pais. Mi piace pensare che le pagine di questi studiosi siano come le pugnalate dei congiurati: hanno contribuito a rendere ancora più grande la figura di uno dei personaggi più grandi della storia dell’Occidente. Subito dopo aver ucciso Cesare, Marco Bruto, “levando in alto il pugnale insanguinato, gridò il nome di Cicerone e si congratulò con lui per la riconquistata libertà”: lo ricordava a tutti Marco Antonio, per dimostrare che anche l’oratore faceva parte della congiura: Cicerone stesso lo racconta, con manifesto orgoglio, nella “Seconda Filippica”. Marco Tullio “ il Voltagabbana” dimenticò i favori chiesti a Cesare durante la guerra contro i Galli, dimenticò che a Brindisi  Cesare, vincitore di Pompeo, aveva concesso la grazia e la vita a lui e a suo figlio. Ma anche l’ingratitudine di Cicerone fu un ornamento per la gloria di Cesare. C’è chi pensa che Cesare sia stato informato della congiura: Svetonio fa un lungo elenco di “prodigi” che gli annunciavano, “senza lasciare alcun dubbio, la sua futura uccisione”: del resto, tra i congiurati c’erano dei noti “chiacchieroni” e il “dittatore”, che aveva costruito le sue vittorie anche grazie a un efficace servizio di informatori, non era un ingenuo, non si lasciava ingannare dalle apparenze. Dice Svetonio che “ Cesare lasciò in alcuni degli intimi il sospetto che non fosse suo desiderio vivere ancora per molto”, e parla delle “sue non perfette condizioni di salute”: poi, spinto dalla sua manifesta ammirazione per il condottiero, ricorda che quasi tutti avevano ammesso che, morendo in quel modo, egli aveva esaudito un proprio desiderio: infatti, durante una cena in casa di Marco Lepido, aveva dichiarato che “una fine istantanea e inaspettata” era “il modo più piacevole di morire”. Forse Cesare intuì che l’esercizio prolungato del potere e la gravità dei problemi interni e esterni che incombevano su Roma avrebbero logorato la sua immagine.

Il condottiero ebbe tre mogli legittime, e Cleopatra gli diede un figlio. Ma era nota a tutti la sua “inclinazione ai piaceri dell’eros”. Gli storici antichi elencano con cura le donne che egli conquistò: tutte spose di uomini importanti, tutte appartenenti alle “migliori famiglie”. Ma “più di tutte amò Servilia”, sorella di un tribuno, sorellastra di M. Porcio Catone, madre di Marco Bruto, il cesaricida. A Servilia Cesare donò, durante il suo primo consolato, una perla che valeva – garantisce Svetonio- “sei milioni di sesterzi”; e dopo la guerra civile le vendette, a prezzo minimo,  vasti possedimenti che appartenevano ai pompeiani sconfitti. Poiché quel basso prezzo suscitò la meraviglia di molti, Cicerone ricamò una battuta di spirito: “Il prezzo è ancora più basso di quello che pensate, tertia deducta “: e “tertia deducta” può significare “c’è stato l’abbuono della terza parte” del prezzo già stabilito, ma può anche voler dire che Servilia “mise a disposizione” di Cesare Terza (o Terzia), la figlia avuta dal secondo marito: “si credeva – scrive Svetonio – che Servilia offrisse a Cesare anche i favori di sua figlia Terza”. Quando Cesare, già colpito da molti pugnali, vide che anche Marco Bruto si avventava contro di lui, trovò la forza di dire: “Anche tu, figlio”: lo disse in greco: “ kai su, teknon”. Se la notizia è vera, siamo davanti al prodigio di un uomo che, pur sul punto di morire, pur colpito da decine di pugnalate,  è ancora così lucido da rivelare a Bruto che egli è  suo figlio: non un figlio nell’affetto, non un figlio adottivo – il latino “filius” poteva significare anche questo-, ma figlio vero, generato dal suo seme: e questo poteva dirlo,  con una chiarezza che non lasciava spazio a dubbio alcuno, solo la parola greca “teknon”, dal verbo “tikto”, “generare”. Nessuno può dire con certezza se quelle parole siano state veramente pronunciate da Cesare: Svetonio afferma che la notizia l’hanno tramandata “ quidam “, “certuni”, mentre lui crede che il dittatore abbia emesso un gemito solo alla prima delle ventitré pugnalate, e che poi non abbia pronunciato più parola.

Ma proprio Svetonio racconta che Cesare, quando vide che non aveva scampo, “si avvolse il capo nella toga e con la mano sinistra ne tirò la piega fino ai piedi, per cadere più decorosamente”, perché nessuno lo vedesse giacere a terra con le gambe scoperte. Ebbene, un uomo che, mentre sta per morire, e in quel modo, riesce ancora a pensare al decoro del suo cadavere, può anche aver trovato la forza e la lucidità per rivelare al capo dei suoi assassini una terribile verità. Che fu anche una terribile vendetta.

Somma Vesuviana, secondo caso di coronavirus, il sindaco: “Basta! Ci saranno misure ancora più restrittive”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Somma Vesuviana.

“C’è il secondo caso di Coronavirus a Somma Vesuviana. Dobbiamo stare a casa!!! C’è gente che addirittura si reca a casa di amici a cena per stare insieme. NON SI PUO’ FARE E NON SI DEVE FARE! Anche la spesa, dovete farla non giorno per giorno ma dovete fare la spesa di tutta la settimana o anche per due settimane. All’interno dei parchi o dei condomini, ci sono famiglie che si riuniscono con altre famiglie. NON SI PUO’ FARE E NON SI DEVE FARE!!! Mi dicono anche di gente che arriva con le valige alla stazione e si fa venire a prendere con le macchine. Chi viene da fuori, dalle zone critiche DEVE METTERSI IN QUARANTENA. Ora BASTA!! Adesso ci saranno misure ancora piu’ restrittive su tutto il territorio comunale”. Lo ha annunciato adesso Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano

Coronavirus, Paolo Russo (FI) “Tamponi a tutti, soprattutto in Campania dove il contagio non è ancora esploso”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal deputato Paolo Russo (FI)

“Non c’è più tempo da perdere! I tamponi vanno eseguiti su tutta la popolazione soprattutto in regioni come la Campania dove il contagio da coronavirus non è ancora esploso” : é quanto afferma il deputato Paolo Russo, responsabile nazionale del dipartimento Sud di Forza Italia.

“Da medico non ho dubbi: se vogliamo effettivamente evitare di trasformare l’emergenza in un disastro occorre procedere con delle verifiche a tappeto. Facciamo come si è fatto in Corea o come si sta facendo in Veneto. Non aspettiamo che – aggiunge Paolo Russo – si moltiplichino i focolai di infezione”.

“La nostra sanità, grazie alle politiche disastrose di questo governo regionale, non può permettersi i numeri della Lombardia: mascherine ai medici, a tutto il personale sanitario, ai farmacisti e tamponi ai cittadini senza esitare ancora”

Emergenza coronavirus, cazzotti a due vigilanti all’ospedale Cardarelli

Ennesima aggressione all’ospedale Cardarelli: cazzotti a due vigilanti. La segnazione sulla pagina Fb dell’associaizone “nessuno Tocchi Ippocrate” 

Di seguito la testimonianza di una guardia giurata: “ieri sera al Cardarelli ,nella tenda della protezione civile ,erano ricoverati dei pazienti con sospetto COVID19, Improvvisamente arriva un ragazzo con i parenti che accusava malore. Di punto in bianco decide di andarsene perché non voleva aspettare i dottori che erano impegnati per un caso più urgente.

Dopo essersene andato, accompagnato dai genitori che insistevano a farlo rimanere, circa 10 minuti dopo ritorna con gli stessi parenti in piena crisi, lo soccorrono ,ma all’improvviso ,mentre lo portano dentro, agisce in un modo violento contro infermieri e vigilanza. Questo ragazzo sferra un cazzotto al vigilante e gli rompe il setto nasale e all’altro vigilante il labbro,le infermiere con camici strappati”

Insomma scene di panico in piena emergenza coronavirus, anche in questi momenti drammatici la violenza di alcuni utenti non si ferma.

Acerra, coronavirus, intensificati i controlli: denunciate sei persone, chiuso il cimitero

 Proseguono i controlli in città, denunciate 6 persone che circolavano senza “comprovate necessità”. Chiuso il cimitero e firmata l’ordinanza che obbliga chi viene da altre regioni o dall’estero ad isolarsi in casa e comunicare la propria presenza in città alle autorità. Diffusi messaggi di allerta anche in lingua straniera.

Sei persone denunciate in seguito ai controlli della Polizia municipale di Acerra sul rispetto delle limitazioni della mobilità e delle regole per arginare il contagio da Covid-19. Le persone alla verifica degli agenti giravano in automobile oppure a piedi senza le “comprovate necessità”. Continuano le attività della Polizia municipale sulle strade per controllare tutte le vetture in transito: dalle prime ore della mattinata e ancora in corso posti di blocco in tutta la città. Gli agenti della polizia municipale hanno coadiuvato anche gli uomini dell’Arma dei Carabinieri che hanno individuato un assembramento in pieno centro storico, denunciata un’altra persona.

In giornata poi, tramite le pattuglie dei vigili urbani e le auto del nucleo comunale della protezione civile sono stati divulgati per le strade messaggi di allerta per “restare a casa” anche agli stranieri, diffusi in lingua inglese, francese, ucraino e arabo.

Il Sindaco Raffaele Lettieri ha anche firmato tre nuove ordinanze comunali: la prima ordinanza estende l’obbligo di segnalare la propria presenza ad Acerra a tutti coloro che arrivano da fuori Regione, da ogni parte di Italia o del mondo. Chi rientra per soggiornare continuativamente ad Acerra nel proprio domicilio, abitazione o residenza deve segnalare la propria presenza telefonando al Comune di Acerra, al proprio medico. Queste stesse persone devono obbligatoriamente osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario, mantenendo lo stato di isolamento per 14 giorni, con  divieto di spostamenti e viaggi. Devono anche rimanere raggiungibili per ogni eventuale attività di sorveglianza; in caso di comparsa di sintomi, devono avvertire immediatamente il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta o l’operatore di sanità pubblica territorialmente competente per ogni conseguente determinazione.

La seconda ordinanza si rivolge a tutti gli esercizi commerciali, indipendentemente dall’attività svolta, che sono tenuti a munirsi di un sistema di distribuzione di numeri di attesa dei clienti che aspettano il proprio turno al di fuori dei negozi e di display luminosi, da installare all’esterno in modo tale da garantire ai clienti stessi la possibilità di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro tra di loro, così come previsto dalle misure igienico-sanitarie per il contenimento del Coronavirus. Ai Dirigenti degli Uffici di Poste italiane si ripete l’obbligo di prendere tutte le precauzioni indispensabili previsti dalle normative al fine di salvaguardare la salute di utenti e dipendenti, per evitare l’affollamento eccessivo e garantire l’accesso contingentato e limitato ai clienti, così come previsto dalle misure igienico-sanitarie per il contenimento del Coronavirus.

La terza Ordinanza firmata riguarda la chiusura al pubblico dei cimiteri comunali, sino al giorno 3 aprile incluso, garantendo, comunque, l’erogazione dei soli servizi di sepoltura in forma strettamente privata, in attuazione alle disposizioni delle misure adottate per il contenimento del Coronavirus; il divieto di introdurre materiali e di eseguire qualsiasi lavoro, all’interno dei cimiteri comunali, di ogni attività lavorativa connessa ai servizi cimiteriali di iniziativa privata; la sospensione ad horas di eventuali lavori in corso ed il completo riordino dei luoghi interessati entro martedì.

Giugliano, vendeva mascherine a prezzi elevati: denunciato il titolare del negozio

Lo hanno scoperto a vendere mascherine protettive con rincari del 1200%. I carabinieri della stazione di Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, hanno denunciato per manovre speculative su merci un 33enne del posto, titolare di un negozio di alimentari. Stava vendendo al pubblico mascherine di protezione ad un prezzo sproporzionato rispetto a quello di mercato.
Erano in vendita a 3 euro l’una, nonostante il prezzo originario fosse di 20 centesimi. Il negoziante, inoltre, per ottenere maggiori guadagni – spiegano i Carabinieri – vendeva i pezzi singolarmente anziché in pacchi da 10, applicando un rincaro del 1.200%.
I militari, avevano notato alcuni annunci sul web grazie ai quali il 33enne ne pubblicizzava la vendita.
Raggiunto il negozio e guidati da un cartello che promuoveva l’offerta, i carabinieri hanno sequestrato 1000 mascherine, ammassate in uno scatolone tra prodotti alimentari.

Coronavirus, il primo contagio a San Sebastiano al Vesuvio e un secondo contagio a Ottaviano

Salgono a cinque i comuni della Campania per i quali è scattata la quarantena. Dopo il divieto di entrata ed uscita disposto da un’ordinanza della Regione Campania per Ariano Irpino, nell’Avellinese, ieri sera  lo stesso provvedimento è stato adottato per altri quattro comuni del Salernitano. Si tratta di Polla, Sala Consilina, Atena Lucana e Caggiano.Sono 16 i casi positivi così distribuiti: 11 a Sala Consilina, 3 a Caggiano, 1 a Polla, 1 a Atena Lucana. Intanto, il virus “cammina”  anche nei paesi vesuviani: primo contagio a San Sebastiano e due a Ottaviano.
Nella tarda serata di ieri,  in una prima domenica di #iorestoacasa, il sindaco di San  Sebastiano in un post avvisa i cittadini in merito al primo contagio.  Di seguito il post del sindaco “Cari sansebastianesi, Vi informo che un nostro concittadino è stato contagiato dal Covid-19 e ricoverato in ospedale, mentre su un’altro cittadino sono in corso accertamenti sanitari. Le condizioni del cittadino ricoverato risultano stabili. Sono in corso tutte le procedure previste dai protocolli governativi per ricostruire i rapporti sociali dell’interessato e assicurare la quarantena delle persone che possano aver avuto contatti diretti. Vi prego di mantenere la calma e non formulare richieste circa l’identità della persona. Adesso ancor di più è importante rispettare le regole e non uscire di casa se non per le ragioni consentite, mantenendo sempre la distanza di sicurezza. Noi continueremo a fare la nostra parte garantendo il massimo impegno e restando in contatto continuo con l’Asl e la protezione civile regionale. Ricordate che la diffusione del virus dipende dai comportamenti di ciascuno. Restate a casa: abbiate rispetto di voi stessi, dei vostri cari e dei vostri concittadini. Andrà tutto bene e insieme ce la faremo”.

Sempre nella tarda serata di ieri , il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, annuncia ai cittadini  in diretta Fb il secondo contagio: “abbiamo fatto richiesta di cinque tamponi, abbiamo avuto i risultati di due, uno dei quali è risultato positivo. Si tratta del parente della signora anziana morta una decina di giorni fa all’ospedale di Nola. La persona contagiata è asintomatica e sta bene e la famiglia è stata messa in quarantena. Non sono degli appestati, può capitare a tutti. Dobbiamo essere solidali con questa famiglia. Vi chiedo il sacrificio obbligatorio di stare a casa. State tranquilli, seguite le regole.”

Marigliano, come cambia la Chiesa in questa fase di emergenza da Coronavirus

Se è vero, come è vero, che la laicità dello Stato trae origine dai processi di secolarizzazione e comporta una netta separazione tra la sfera politica e la sfera religiosa, è lecito domandarsi se in questi giorni di emergenza si stia facendo il massimo, ambo i lati, per garantire alla cittadinanza la chiarezza necessaria e indispensabile per affrontare la crisi anche dal punto di vista liturgico.

A una prima occhiata, sembra proprio di no. In questo caso democrazia sembra far rima con anarchia, ma è solo un’assonanza. È di ieri sera l’avviso della Regione Campania che invita le comunità religiose a non procedere nella celebrazione di riti che prevedono assembramenti di massa. La giunta regionale guidata dal governatore Vincenzo De Luca raccomanda soprattutto di non praticare, nella maniera più assoluta, la tradizione di bere dallo stesso calice: a quanto pare, infatti, si sono verificati gravissimi episodi di contagio derivanti da questi comportamenti e di conseguenza è assolutamente vietato praticarli. Chiese chiuse dunque? Sì, no, forse.

A tal proposito il DPCM dell’8 marzo scorso raccomandava che l’apertura dei luoghi di culto  fosse “condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro”. A quel punto molte chiese hanno dovuto affrontare drasticamente l’emergenza e chiudere, ma non tutte: alcuni sacerdoti hanno preferito adottare le misure auspicate, come don Lino D’Onofrio, parroco della Collegiata di Marigliano, che gestendo una chiesa parrocchiale è autorizzato a lasciarla aperta, ha invitato i fedeli ad accomodarsi per un momento di preghiera in solitaria soltanto nei banchi contrassegnati da un bollino bianco, al fine di rispettare le distanze. Inoltre il primicerio, come da indicazioni pervenute dal vescovo di Nola Francesco Marino in merito alla pastorale, celebra ogni giorno in parrocchia la “Messa senza popolo”.

Altri luoghi di culto della città hanno preferito organizzare live streaming su Facebook per alimentare il loro dialogo con la comunità, ma tutti si sono industriati, come negli altri segmenti della vita sociale e pubblica.

Nei giorni scorsi anche il Papa ha ritenuto necessario far sentire la propria voce, seppur dalle stanze del Vaticano dove è temporaneamente segregato per precauzione: “le misure drastiche non sempre sono buone – ha ammonito Francesco, invitando i pastori a non lasciare soli i fedeli – “Il popolo di Dio si senta accompagnato dai pastori e dal conforto della Parola, dei sacramenti e della preghiera”. Il rischio corso dalla comunità è lo stesso che serpeggia da un secolo, come testimonia perfettamente il racconto meticoloso offerto da Francesco Aliperti, autore del volume “Le pagine nere del XX secolo”, nel quale riporta le sofferenze della città di Marigliano alle prese con la straziante epidemia di colera del 1911, ma anche le disonorevoli manchevolezze dei prelati (non tutti per fortuna): “Il parroco della Comunità cristiana mariglianese, don Ferdinando Gaetano, che resse il primiceriato della Insigne Collegiata “Santa Maria delle Grazie” dal 1910 al 1914, e tutti i canonici che lo coadiuvavano negli impegni ecclesiastici, nel timore di venire contagiati dal morbo, con pavida vigliaccheria si rintanarono nelle proprie abitazioni, evitando ogni contatto con i fedeli. Difatti nessun membro del clero viene minimamente menzionato nei vari documenti che trattano dell’apostolato esercitato dalle opere pie che si prodigarono nella somministrazione dei conforti religiosi ai moribondi durante il perdurare dell’epidemia. Solo un modesto sacerdote, che rispondeva al nome di don Carmine Allocca, con coraggioso spirito di cristiana abnegazione, affrontò il concreto pericolo della pestilenza, recandosi al capezzale dei colerosi bisognevoli dei conforti della fede religiosa”.

“In tempi di pandemia non si deve fare il don Abbondio”, ha rimarcato ieri il vescovo di Roma durante l’Angelus in streaming.

Stato di emergenza, sì, ma pur sempre laico. La libertà di religione è una delle libertà caratteristiche dello Stato di diritto, ma lo è anche la libertà di manifestazione del pensiero (sancita dall’articolo 21 della Costituzione): e allora come è possibile risolvere il conflitto di una messa celebrata a porte chiuse ma ad altoparlanti accesi? Come è possibile conciliare le esigenze dei fedeli, che ritengono la fede un bene primario al pari dei generi alimentari, e quelle degli atei e degli agnostici, costretti in questa fase di emergenza ad ascoltare una liturgia eterea, propagata nello spazio condiviso, fuori dalle mura ecclesiastiche e fin dentro le case? Perché si decreta di lasciare aperte soltanto le chiese parrocchiali se nel frattempo i cittadini sono caldamente invitati a rimanere in casa? Bisogna allora saper trovare una sintesi nel rispetto delle esigenze di tutti, soprattutto in una fase dove la convivenza civile è obbligatoriamente ristretta, compressa, e talvolta complessa. Per farlo servono buonsenso e dispositivi straordinari condivisi, imposti e comunicati chiaramente.

A questo punto ben venga l’hashtag lanciato per l’occasione dal vicariato di Roma: #iopregoacasa

Coronavirus, Fiat Pomigliano chiusa fino al 27 marzo. Leonardo Pomigliano e Nola: oggi e domani.

Pericolo Coronavirus nelle grandi fabbriche: chiusa fino al 27 marzo la Fiat di Pomigliano e oggi e domani gli stabilimenti aeronautici della Leonardo di Pomigliano (3mila addetti) e di Nola (1000 addetti). La decisione è giunta nella mattinata di oggi per la Fiat e nella serata di ieri per la Leonardo a seguito di un accordo tra azienda e sindacati. Le giornate di fermo collettivo negli stabilimenti aeronautici saranno coperte dallo strumento dei permessi annui retribuiti. Leonardo si accoda dunque alle chiusure già decise la scorsa settimana per la Fiat di Pomigliano (4500 addetti), dove era stato in un primo momento previsto di rientrare mercoledi in base a un primo fermo, e per l’Avio Aero di Pomigliano (1100 addetti), altro stabilimento aeronautico fermo dal 12 marzo e in cui il rientro è stato fissato a martedi. Rientro che però sembra sia suscettibile di ulteriori proroghe a causa del fatto che qui sono emersi due casi di altrettanti dipendenti, due impiegati, uno di Pomigliano l’altro di Afragola, contagiati dal temuto virus. Ne è scaturita la protesta dei lavoratori che ha quindi indotto l’azienda a sospendere le attività. Anche nella Fiat di Pomgliano c’era stata una protesta. Nei giorni scorsi era scattato uno sciopero spontaneo dei dipendenti della catena di montaggio, impauriti dal fatto che sulle linee di produzione della Panda si lavora a stretto contatto. A quel punto l’azienda ha optato per la sospensione di alcuni giorni. Poi, stamattina, è giunta la notizia della proroga fino al 27 marzo, anche per lo stabilimento di Melfi.  Pure nella Leonardo i sindacati nazionali avevano proclamato lo sciopero. L’astensione però ieri sera è stata revocata grazie al raggiungimento dell’accordo con il gruppo aeronautico. .