Marigliano, nuove e vecchie criticità per la Pubblica Amministrazione nell’era del Coronavirus

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Con la Direttiva n. 2 del 12 marzo 2020 il Ministero per la Pubblica Amministrazione ha offerto ulteriori indicazioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nelle pubbliche amministrazioni.

Al fine di garantire uniformità e coerenza di comportamenti del datore di lavoro per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, nel documento si legge che “le misure adottate per l’intero territorio nazionale sono, fra l’altro, finalizzate a ridurre la presenza dei dipendenti pubblici negli uffici e ad evitare il loro spostamento; tuttavia non pregiudicano lo svolgimento dell’attività amministrativa da parte degli uffici pubblici”.

Le amministrazioni sono al corrente che in questo momento la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa è il lavoro agile (smart working) e dunque sono invitate dal Ministero a limitare la presenza del personale negli uffici ai soli casi in cui la presenza fisica sia indispensabile per lo svolgimento delle predette attività. Per fare questo è auspicabile “adottare forme di rotazione dei dipendenti per garantire un contingente minimo di personale da porre a presidio di ciascun ufficio, assicurando prioritariamente la presenza del personale con qualifica dirigenziale in funzione del proprio ruolo di coordinamento”.

Di recente la giornalista Milena Gabanelli, ex conduttrice di Report su Rai 3, ha pubblicato sul Corriere della Sera per il suo Dataroom un’inchiesta relativa allo smart working: prima dell’emergenza Coronavirus in Italia i lavoratori “agili” erano 570 mila, al netto di ben 8,2 milioni di persone che non svolgono mansioni manuali o a contatto con il pubblico e che quindi potrebbero lavorare da casa. La normativa italiana prevede e regolamenta due possibilità: lo smart working detto anche “lavoro agile”, oppure il telelavoro. Ebbene oggi, in seguito alla pandemia da COVID-19, secondo i dati del Ministero del Lavoro (aggiornati al 13 marzo scorso) sul territorio nazionale abbiamo 554.754 mila nuovi smart “workers”. Con essi è fisiologicamente aumentato anche il traffico dati dalle abitazioni: addirittura siamo alle prese con un dato che si attesta sul +20-50%. Nel nostro Paese appena il 2% dei lavoratori usufruisce del lavoro agile: una percentuale ridotta, se confrontata con il 20,2% del Regno Unito, il 16,6% della Francia e l’8,6% della Germania. Ma come abbiamo visto, a causa dell’epidemia, c’è stata una improvvisa inversione di tendenza e ora si rischia di improvvisare. Motivo? Come dimostra una recente analisi del Politecnico di Milano, la percentuale delle piccole e medie imprese che non hanno alcun interesse allo smart working è passato nell’ultimo anno dal 38% al 51%.

A Marigliano il sindaco Antonio Carpino ha ordinato che fino al 3 aprile l’accesso agli uffici comunali sia consentito esclusivamente per servizi e procedure urgenti e non rinviabili, fissando un appuntamento telefonico con gli uffici competenti. Inoltre, con ordinanza sindacale n. 59 del 12 marzo 2020, il primo cittadino ha ordinato anche la chiusura pomeridiana degli uffici comunali, ad eccezione del Comando di Polizia Municipale, nelle giornate di martedì e giovedì, sempre fino a venerdì 3 aprile. Inoltre, premessa la necessità di ridurre la presenza dei dipendenti pubblici negli uffici ed evitare il loro spostamento, per le attività che non possono essere oggetto di lavoro agile, dal dicastero della PA vengono indicati ulteriori strumenti alternativi come la rotazione del personale, la fruizione degli istituti di congedo, della banca ore o istituti analoghi, nonché delle ferie pregresse, nel rispetto della disciplina definita dalla contrattazione collettiva nazionale di lavoro.

Il sistema pubblico di connettività (SPC), disciplinato dal decreto legislativo del 28 febbraio 2005, n. 42, viene definito come un “insieme di infrastrutture tecnologiche e di regole tecniche per lo sviluppo, la condivisione, l’integrazione e la diffusione del patrimonio informativo e dei dati della pubblica amministrazione, necessarie per assicurare l’interoperabilità di base ed evoluta e la cooperazione applicativa dei sistemi informatici e dei flussi informativi, garantendo la sicurezza, la riservatezza delle informazioni, nonché la salvaguardia e l’autonomia del patrimonio informativo di ciascuna pubblica amministrazione”. Tra gli obiettivi del sistema c’è anche quello di garantire l’interazione della PA centrale e locale con tutti gli altri soggetti connessi a internet, nonché con le reti di altri enti, promuovendo l’erogazione di servizi di qualità per cittadini e imprese, e allo stesso tempo fornire un’infrastruttura condivisa di interscambio che consenta l’interoperabilità tra tutte le reti delle PA esistenti.

Tuttavia, come ci confermano dalla casa comunale, il settore in città vive qualche difficoltà e non riesce a far scattare le nuove misure: nessuno sa bene cosa fare per ottemperare alle direttive del Ministero, e questo perché probabilmente manca una cultura del lavoro agile e una preparazione a gestire gli imprevisti. A mancare, però, è anche e soprattutto una certa predisposizione tecnica, date le forti restrizioni a cui sono sottoposti i dipendenti comunali, particolarmente vincolati da un punto di vista informatico e poco agevolati nell’accedere agli strumenti digitali. Questo nonostante l’articolo 14 della legge 7 agosto 2015, n. 124, abbia disposto l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di adottare misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano (e questo era previsto entro tre anni, ndr) ad almeno il 10% dei dipendenti interessati di avvalersi di tali modalità, garantendo che i dipendenti che se ne avvalgono non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera.

Iniziative strutturate a livello nazionale sono state realizzate solo nel 16% dei dipartimenti e soprattutto, come scrive la Gabanelli, “la sperimentazione la stiamo facendo nelle condizioni peggiori possibili”. A Marigliano poi, dove manca addirittura una rete Wi-Fi pubblica, quanto ancora bisognerà attendere per l’ottimizzazione di un ambiente smart in linea con i bisogni della vivibilità contemporanea, ormai irrimediabilmente connessa?