Somma Vesuviana, lettera in redazione, Covid 19: “E se facessimo uno screening di città?”

Riceviamo e pubblichiamo una lettera da Luigi Pone, docente e già direttore de ilmediano

Cara direttrice,

lungi dal sottoscritto vestire i panni del “virologo da bar”, però se è vero che le parole di illustri medici/scienziati (come il prof. Massimo Galli, direttore e responsabile malattie infettive dell’ospedale “Luigi sacco” di Milano), sono serie e fondate, alla catena nazionale messa in atto per contenere il contagio da Covid 19, mancherebbe un anello importante che è quello dello “screening di città”.

Cioè, il prof. Galli ritiene necessari i provvedimenti restrittivi del Governo circa il distanziamento sociale e afferma che se non venissero rispettati il numero dei contagiati aumenterebbe a dismisura mandando in totale crisi gli ospedali (di tutt’Italia). Ma non basta.

Per combattere in maniera radicale il coronavirus, il prof. Galli sostiene che bisogna cercare i contagiati asintomatici o con pochi sintomi (e sono molte persone). In che modo?

Egli propone una politica di ricerca a tappeto degli infetti, con tamponi fatti anche agli asintomatici che hanno avuto contatti con gli infetti e a chi presenta sintomi lievi. Fino ad oggi la diagnosi è stata fatta solo su chi presenta i sintomi, ma sappiamo tutti che ci sono molte più persone infette in giro, rispetto ai numeri ufficiali  (le fughe dal nord di questi giorni stanno alimentando gli incubi del sud).

Che fare, dunque? Prendere a modello ciò che è stato fatto a Vo Euganeo (provincia di Padova): cioè, fare di Somma Vesuviana una città-pilota (ovviamente previo concerto con la Regione Campania), per attuare uno screening della popolazione sommese in modo da individuare tutti i positivi asintomatici che – loro malgrado – sono potenziali diffusori del virus.

Oggi sappiamo che ci sono in commercio tamponi i cui risultati sono pronti in un’ora (di gran lunga più utili rispetto a quelli che fino a qualche settimana fa avevano bisogno di alcuni giorni prima di far conoscere gli esiti). Abbiamo la fortuna di avere nella nostra zona laboratori di analisi a Pollena Trocchia (Apicella) e Sant’Anastasia.

L’organizzazione e lo scaglionamento della popolazione possono essere realizzati in varie modalità; non è impossibile. Al Sindaco la possibilità/volontà/responsabilità di recepire questa esigenza e fare di Somma Vesuviana una città-pilota e offrire un modello per fermare un virus che sta seriamente attentando alla nostra vita.

Luigi Pone

Coronavirus, mascherine vendute fino a 30 euro: Codici in azione contro lo sciacallaggio

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dall’associazione Codici

Neanche un’emergenza mondiale come quella del Coronavirus ferma gli sciacalli. Non possono essere definiti in maniera diversa quelli che stanno approfittando della condizione di grave difficoltà e paura dei cittadini per aumentare gli incassi applicando aumenti sconsiderati a prodotti richiestissimi come le ormai famose mascherine.

“Stiamo ricevendo segnalazioni – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – da parte di cittadini che pagano cifre esorbitanti per una mascherina. Abbiamo casi di rincari che arrivano addirittura al 1500% ed anche proteste per chi ha fatto un acquisto presso un rifornitore ufficiale e si è visto negare lo scontrino dal titolare. Questo è un altro aspetto che preoccupa, perché le mascherine sono diventate una merce rarissima e non vorremmo che dietro ci fosse una strategia volta a far aumentare ancora di più i prezzi. Quello che si sta profilando è un mercato nero in piena regola. Invitiamo i consumatori a segnalarci aumenti ingiustificati dei prezzi e comportamenti scorretti da parte dei professionisti. Stiamo già raccogliendo del materiale che gireremo alla Guardia di Finanza affinché possa effettuare tutte le verifiche del caso e punire chi specula sull’emergenza”.

I consumatori possono inviare le loro segnalazioni all’indirizzo di posta elettronica segreteria.sportello@codici.org.

Dalla Lombardia alla Sicilia si moltiplicano le segnalazioni corredate da foto sui social di casi limite, dalla farmacia in centro a Milano che le vende a 60 euro, a quella di Gela dove le fanno pagare 15 euro. La speculazione non conosce confini geografici, addirittura segnalata stamane un’edicola di Milano che vendeva i moduli per l’autocertificazione che sono tranquillamente scaricabili dal web.

In Campania spopola su Facebook il video di tal Roberto che testimonia di come una farmacia di Ottaviano abbia venduto 6 mascherine a 90 euro e si sia anche rifiutata di emettere lo scontrino. Ovviamente dove non è postato lo scontrino le segnalazioni andrebbero comunque verificate.

Codici invita i cittadini vittima di abusi e presunti tali nell’immediato a chiamare il numero verde 117 per segnalare alla Guardia di Finanza .

 

 

 

Whirlpool, Ficco (Uilm): “Raggiunte intese in quasi tutti gli stabilimenti sulle misure sanitarie”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dalla Uilm
“Grazie alla proficua collaborazione fra le direzioni aziendali e le rappresentanze sindacali dei lavoratori sono state raggiunte intese in quasi tutti gli stabilimenti di Whirlpool sulle misure sanitarie da adottare per contrastare l’epidemia di Coronavirus. Ora puntualmente verificheremo la loro aderenza alle ulteriori prescrizioni contenute nel protocollo definito fra Governo e CGIL, CISL e UIL”. Lo dichiara Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile dei settori auto ed elettrodomestici.
“Sono state raggiunte intese – spiega Ficco – nelle fabbriche di Cassinetta (Varese), Napoli, Carinaro (Caserta), Siena, Melano (Ancona), che contemplano varie azioni quali la chiusura o la riorganizzazione degli spazi comuni e della mensa, la riduzione delle presenze per garantire le distanze minime di un metro fra lavoratori, anche laddove ciò comporta momentaneo stravolgimento dell’organizzazione del lavoro e degli orari, la dotazione di mascherine nelle postazioni critiche. Lunedì cercheremo di fare altrettanto nella fabbrica di Comunanza (Ascoli). Negli uffici, invece, era già stato concordato un ampio utilizzo dello smart working, oltre che naturalmente l’interruzione delle riunioni. Ora dobbiamo però verificare in modo analitico che tutte le misure del Protocollo concordato fra Governo e Parti sociali siano recepite e applicate. I rappresentanti di fabbrica e le strutture sindacali territoriali stanno facendo un lavoro davvero straordinario”.
“Il risultato conseguito in Whirlpool è la prova che la forte presa di pozione della categoria dei metalmeccanici, con la proclamazione dello sciopero fino al 22 marzo salvo intese raggiunte nelle singole unità produttive che verifichino la corretta applicazione delle misure sanitarie, e la successiva positiva intesa fra Governo e CGIL, CISL e UIL possono essere l’occasione di un confronto proficuo, se le Parti vogliono collaborare per coniugare l’esigenza di non bloccare l’Italia con quella di dare la massima tutela possibile nei luoghi di lavoro. È chiaro che non si può semplicemente smettere di lavorare a tempo indeterminato, poiché temiamo che questa emergenza durerà a lungo, ma è altrettanto chiaro che le fermate sono state utili per riorganizzarsi sul serio e saranno inevitabili in quelle imprese che non useranno tutte le cautele ragionevolmente possibili. Se noi metalmeccanici siamo così importanti da dover restare al nostro posto, evidentemente meritiamo anche di ricevere la giusta tutela”.

Nola, Maria Masi a guida del consiglio nazionale forense

Riceviamo e pubblichiamo dal COA di Nola

 

L’avv. Maria Masi, iscritta al Foro di Nola, assumerà le funzioni di Presidente del Consiglio Nazionale Forense. L’avv. Masi attuale Vice Presidente del CNF è stata, due lustri fa, Presidente del COA di Nola.

«Ho appreso con gioia la notizia che l’avv. MARIA MASI, Vice Presidente del CNF, assumerà le funzioni di Presidente del Consiglio Nazionale Forense», sottolinea il Presidente del Consiglio dell’Ordine Forense di Nola, avv. Domenico Visone, “sono certo che l’avv. Masi, a cui io e i Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati di Nola rivolgiamo i migliori auguri di buon lavoro, saprà affrontare con intelligenza e tenacia le pressanti questioni che riguardano la massima istituzione forense in questo delicato momento per la storia del nostro Paese e dell’Avvocatura italiana».

Buon lavoro.

Dott. Salvatore Esposito (Resp. Ufficio Stampa COA Nola)

Wellness. Tocilizumab, il farmaco della “speranza” e l’aiuto degli alimenti antifiammatori

Una speranza nata nella culla Partenopea, tra l intuito medico e la capacità di fare squadra con chi questa piaga l’ha già subita e superata, la Cina.

Il Tocilizumab è un agente farmacologico già noto nel trattamento delle complicazioni polmonari dell’artrite reumatoide giovanile e nella colite ulcerosa.

Ma per quale motivo è stato pensato per combattere l’infezione da COVID 19?

Già utilizzato nei protocolli di gravi polmoniti su base immune associate a farmaci o agenti virali, si è visto capace di neutralizzare l’interleuchina 6. Questa proteina è il principale vettore dell’infiammazione polmonare prodotta dal Coronavirus.

Importantissimo, quindi, soffermarci di più su questo DECISIVO bersaglio!

L’interleuchina 6  da chi viene prodotta?

L’interleuchina-6 (IL-6) è una molecola proteica prodotta da vari tipi di cellule, in particolare da quelle immunocompetenti – come i linfociti T ed i macrofagi- in risposta a traumi o a danni tissutali. Ma non solo il sistema immunitario è capace di produrre questa importantissima proteina, anche altri tipi cellulari possono sintetizzare e secernere interleuchina-6; è il caso, ad esempio, degli adipociti bianchi maturi, “padri” di circa 1/3 dell’IL-6 circolante.

Più attivo Nella produzione di IL 6 è il tessuto adiposo viscerale, mentre in quello sottocutaneo si registrano livelli di interleuchina-6 inferiori. Il tessuto adiposo bianco non è assolutamente inerte né da ricordare solo ai fini estetici  ma è , oltre che un ammortizzatore meccanico e isolante termico , un decisivo produttore di ormoni e sostanze biologicamente attive (adipochine), tra cui la leptina, l’adiponectina, l’interleuchina 6 (IL-6) ed il fattore di necrosi tumorale-α. Il più attivo dal punto di vista endocrino è il tessuto adiposo addominale.

Il farmaco che , si spera, potrà salvare le vite di tanti pazienti COVID19 +  non combatte a monte il coronavirus, ma è efficace sui suoi effetti, è efficace sul contrastare l’interleuchina 6, in quanto già dopo alcune ore dalla sua somministrazione migliora le condizioni respiratorie del paziente.

Come agisce RoActemra (questo il nome farmaceutico del Tocilizumab)?

Il principio attivo di RoActemra è il tocilizumab, un anticorpo monoclonale, ovvero un anticorpo (un tipo di proteina) realizzato per riconoscere una struttura specifica (antigene) presente nell’organismo e legarsi ad essa.

Il tocilizumab ha la funzione di  legarsi al recettore dell‘interleuchina-6. Impedendo all’interleuchina-6 di legarsi ai suoi recettori, il tocilizumab riduce l’infiammazione e altri sintomi della patologia.

In questo modo si aggredisce il virus “ in modo indiretto” dando la possibilità al mix di farmaci antivirali aggiunti, pur non essendo  nessuno di loro COVID specifico,  di lavorare in un ambiente a più “bassa infiammazione “, permettendo una risoluzione più veloce e con meno complicazioni.

 Facciamo un passo indietro e cerchiamo di chiarire, a questo punto, anche il perché,  il coronavirus è particolarmente aggressivo in alcuni soggetti ed in altri meno.

Eccessive concentrazioni di interleuchina-6 nel sangue sono predittive di cardiovasculopatie e diabete; questa proteina, a sua volta, stimola probabilmente la produzione epatica di un altro importante marker d’infiammazione, la proteina C-reattiva, che aumenta ulteriormente il rischio cardiovascolare del paziente.

Come detto prima,  l’interleuchina 6 viene prodotta ad elevate concentrazioni in presenza di grasso viscerale (obesità androide o a mela).

IL-6 è stata classificata con citochina ad azione sia pro che anti-infiammatoria.

Esiste una relazione causa effetto tra grasso viscerale ed infiammazione sistemica e, nello specifico, è la produzione di interleuchina 6 ad elevate concentrazioni, in presenza di grasso viscerale, ad aumentare il rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2 ed infarto del miocardio.
Questo succede perchè nelle persone con obesità viscerale, quelle in cui predomina il grasso che si forma all’interno della pancia e non nelle cosce o nei glutei, le cellule adipose stimolano una condizione infiammatoria sistemica, con la secrezione ad alte concentrazioni dell’interleuchina 6 (IL-6),  L’interleuchina 6 a sua volta stimola la produzione nel fegato della proteina C-reattiva, un altro importante marker d’infiammazione.

Oggi  sono in tanti i pazienti  COVID19+, asintomatici o con lievi sintomi respiratori, ma con carica virale tale da poter contagiare. I soggetti più fortunati e senza complicanze date da altre patologie, comorbilità, ora sono in quarantena , senza alcuna cura specifica, se non con farmaci sintomatici, atti a mirare il sintomo , ma non a risolvere la patologia alla fonte, nella speranza di un “decadimento”, fisiologico della carica virale.

Possiamo aiutarci, quindi, a combattere l’infiammazione “spegnendo” l’interleuchina 6 in modo naturale? La risposta è SI!

Gli alimenti antinfiammatori,  quelli che indeboliscono fino a far produrre minime quantità di IL6, sono diversi :

-Frutta e verdura

Tutta la frutta e verdura, grazie al ricco contenuto di nutrienti e fibre, aiutano a combattere l’infiammazione cronica. Si consigliano buone quantità  ogni giorno, sia freschi che surgelati. I prodotti freschi, tuttavia, sono ancora più potenti

Frutta e verdura con proprietà anti-infiammatorie formidabili, includono: mele, frutti di bosco, broccoli, funghi, papaia, ananas e spinaci.

-Tè verde

Questa bevanda è l’ideale per aiutare a ridurre il giro vita e per diminuire l’infiammazione. I flavonoidi presenti nel tè hanno proprietà anti-infiammatorie naturali. E l’EGCG composto presente nel tè verde ha dimostrato di contribuire a ridurre il grasso corporeo, quindi diminuzione dell’IL 6.

-I Grassi monoinsaturi

Questi grassi sani contribuiscono ad aumentare i livelli di colesterolo buono HDL e ridurre l’infiammazione generale. Grandi fonti includono l’olio d’oliva, mandorle e avocado.

-Acidi grassi omega-3

La ricerca ha dimostrato che una dieta ad alta percentuale di acidi grassi omega-3 e una bassa percentuale di acidi grassi omega-6 è collegata ad una diminuzione dell’infiammazione, con una progressiva e veloce diminuzione di IL6.Le fonti alimentari di omega-3 sono noci, semi di lino e pesce, come il salmone.

Ma non dimentichiamo

– le Spezie

Alcune spezie, tra cui l’aglio, la curcuma, cannella, zenzero e peperoncino, hanno grandi capacità di ridurre numerosissime cotochine infiammatorie. Si consiglia di aggiungerle ai pasti il più spesso possibile.

-Cereali integrali

Ricchi di fibre, i cereali integrali aiutano a controllare la risposta insulinica nel vostro corpo. L’alto contenuto di vitamina B dei cereali integrali aiuta anche a ridurre l’ormone infiammatorio omocistina.

di vitale importanza è L’ Acqua

Durante un periodo, piu o meno lungo di infiammazione da patologia, soprattutto virale, rimanere idratati è essenziale per eliminare le tossine causate dell’infiammazione stessa…

 Atteniamoci in maniera scrupolosa alle direttive nazionali : restate a casa! Supereremo tutto questo, ma solo  restando a casa  possiamo evitare altri contagi.

 

 

Marigliano, un distretto culturale per cambiare il paradigma della cultura in città

La città di Marigliano ha un assoluto bisogno di spazi, o per meglio dire, di luoghi. Questo emerge dalle richieste degli organismi associativi presenti e attivi sul territorio, ma anche dai tavoli promossi dalla politica, dove è possibile confrontarsi sui temi dello sviluppo per una comunità.

Affrontare la criticità dell’assenza di spazi per la cultura è fondamentale e necessario, oggi come non mai. Marigliano si trova alle porte di una campagna elettorale che si prospetta incandescente, per questo motivo sarebbe auspicabile cercare di disinnescare le tensioni e alimentare proposte costruttive che tendano a unire invece di dividere. Per dare valore alla consapevolezza di sé e del proprio mondo, intrinsecamente connesso agli altri, forse un primo passo è non pensare più in termini di cultura, bensì di distretto culturale. La proposta, dunque, potrebbe essere quella di realizzare un distretto culturale per la Città Metropolitana di Napoli, di cui Marigliano fa parte. Protagonista del distretto culturale mariglianese dovrebbe essere necessariamente il centro storico, uno dei più suggestivi e peculiari dell’intera provincia. Di conseguenza la definizione di un distretto culturale ivi collocato passa obbligatoriamente attraverso la riqualificazione del complesso monastico carmelitano dei Santi Giuseppe e Teresa (di proprietà comunale) – poi “A.M. Verna” in virtù dell’istituto didattico ospitato per anni all’interno, da cui il non attendibile “Palazzo Verna” con cui ci si riferisce oggi all’edificio in via quasi confidenziale – e di Palazzo Nicotera, bene ecclesiastico di proprietà della Chiesa: due stabili che occupano oltre un’insula dell’antico castrum romano, compresa tra via Collegiata, via Giannone, via Garibaldi, via Giordano Bruno e via Porta S. Pietro. Le due antiche costruzioni, ormai quasi interamente inagibili e prigioniere di un degrado che dura da quarant’anni esatti (dal devastante terremoto dell’Irpinia del 1980) presentano un numero considerevole di spazi, tra vani interni ed esterni, che potrebbero diventare luoghi per la socialità, per la cultura e per gli eventi in città. Ulteriore slancio a un’idea di distretto culturale nel centro storico potrebbe darlo anche la riqualificazione del Palazzo D’Alessandro, un immobile privato che sorge a poche decine di metri dai due succitati, in via Garibaldi. Questo edificio, magniloquente e abbandonato da anni – tra l’altro in vendita – attende di essere individuato come risorsa possibile per una nuova pianificazione urbanistica, potendo contare anche su un grande giardino che termina proprio al limitare del centro storico.

Come illustra bene lo studio del prof. Pietro Valentino, docente di Economia Urbana presso l’Università La Sapienza di Roma, il distretto culturale è un sistema di relazioni, geograficamente delimitato, che integra il processo di valorizzazione delle dotazioni culturali, sia materiali che immateriali, con le infrastrutture e con gli altri settori produttivi che a quel processo sono connesse e indica un territorio che si contraddistingue sotto due aspetti:

– da un lato, per una significativa presenza di un’industria che procede sia a valorizzare le risorse culturali che a “raffinare” i prodotti risultanti dal processo di valorizzazione. Un’industria che non deve essere per forza “dominante”, ma deve svolgere un ruolo significante nella definizione delle caratteristiche del modello di sviluppo economico e sociale di un’area urbana o territoriale;

– dall’altro, per il fatto che il carattere del processo di valorizzazione delle risorse “marchia” anche la qualità delle infrastrutture e delle offerte esterne a questo processo ma ad esso congiunte. L’imprinting che queste ricevono dal partecipare più o meno direttamente al processo di valorizzazione dei beni culturali investe la loro tipicità e le loro proprietà per cui partecipano a pieno titolo alla definizione della “marca” distintiva di quel territorio.

A Marigliano, nelle sale e dunque negli spazi di Palazzo Nicotera e del complesso Verna si potrebbero realizzare i luoghi che identificano culturalmente la comunità, dalla musica all’agroalimentare, passando per il teatro, l’arte e tanto altro ancora. Alla fine anche un progetto interessante come “Marigliano – Terre di Eccellenza”, presentato e sviluppato solo nelle ultime settimane dall’amministrazione, risulta poco incisivo se non è inserito all’interno di un ragionamento sistemico che deve riguardare proprio la cultura, perché la cultura non significa solo eventi e su questo bisognerebbe davvero allargare gli orizzonti e guardare con interesse alle varie progettualità messe in campo all’estero nel settore. Cultura, in particolare nel sud di un Paese come l’Italia, è anche e soprattutto enogastronomia, agricoltura, storia, arte, architettura, accoglienza, vivibilità, e si nutre della relazione tra queste dimensioni del territorio. Per questo motivo un distretto culturale potrebbe sistematizzare le evidenze che rendono unica la città di Marigliano, ottimizzando le risorse, anche quelle umane, e ricamando un tessuto di relazioni sociali che sappia stimolare e mettere in risalto le competenze dei cittadini che vivono la comunità.

Bisognerebbe provare a considerare il centro storico della città come un piccolo borgo alle prese con il problema della spopolamento e poi fare come a Nughedu, questo minuscolo paesino della Sardegna che ha deciso di realizzare “Eja”, il primo corto interamente realizzato dai residenti, diventati per l’occasione attori, tecnici e costumisti al fine di mettere in scena il loro nemico più grande: la desertificazione urbana. Un’iniziativa che si è concretizzata grazie al progetto Spop Lab, promosso da Sardarch, spin-off dell’Università di Cagliari. Sardarch è un gruppo interdisciplinare di progettazione e ricerca che studia fenomeni di trasformazione urbana e territoriale, e propone strategie per l’ambiente urbano con la partecipazione attiva dei cittadini. Lavorando a stretto contatto con privati e amministrazioni, sia in rete che con incontri sul territorio,  la società di ricerca promuove il diritto alla città e una dimensione etica del progetto compartecipato, puntando a un impegno civile e ad un’urbanistica collaborativa.

Qualcosa di molto simile, magari coinvolgendo le università della Regione Campania, potrebbe essere fatto anche a Marigliano, dove è auspicabile una visione del territorio comunale condivisa da tutte le forze politiche, unite nell’impegno di intercettare i fondi e coinvolgere nel progetto tutte le realtà potenzialmente interessate, i cosiddetti stakeholders. Questo perché l’urbanistica partecipata implica che le istituzioni locali si orientino verso un nuovo concetto di governo del territorio che tenda a coinvolgerne tutti gli attori seguendo un modello di sistema aperto, adattivo e reversibile. Alle sedi tradizionali degli eletti si possono affiancare sedi formali e informali di confronto e orientamento come tavoli sociali, laboratori di quartiere, cabine di regia e piani strategici, che hanno lo scopo di mettere a confronto in forma diretta gli interessi territoriali in gioco. Attraverso la partecipazione, l’amministrazione pubblica può condividere le scelte urbanistiche con una comunità allargata fin dal processo di formazione degli atti di pianificazione: un coinvolgimento finalmente attivo dei cittadini, investiti di un ruolo di rilievo in quanto abitanti, perché il processo dell’urbanistica partecipata responsabilizza i membri di una comunità.
Lucia Lancerin, architetto che da anni si occupa di queste tematiche, sostiene che “ora abbiamo città senza cittadini, ambiente senza abitanti. Le persone sono scollegate dal luogo in cui vivono. La partecipazione è, al contrario, un processo per arrivare a risentirsi parte di una comunità, di una città e di una società di individui”.

In conclusione, ciò che si auspica è una sorta di patto tra le espressioni politiche della città: concordare e condividere una progettualità che possa svilupparsi a prescindere dal risultato delle imminenti elezioni comunali, per trasformare il territorio insieme, adottando una pianificazione che per una volta sappia guardare davvero al futuro ma senza dimenticare le esigenze che si palesano già nel presente. Sacrificare qualcosa per convogliare tutti i fondi necessari a realizzarne concretamente un’altra sarebbe già la dimostrazione che le forze politiche non si lasciano guidare più da una smodata rincorsa al consenso, chimera autodistruttiva della nostra bellissima terra.

Coronavirus, diario di bordo dei giovani. Parlano i loro cuori

Oggi il pensiero è rivolto ai ragazzi che per la prima volta si ritrovano ad affrontare una situazione di crisi mai vista prima. Le loro storie, le loro parole ricche di speranza riescono ad infondere la forza di cui ognuno di noi ha bisogno.

I dati sono importanti, ma per quello ci sono le agenzie stampa che seguono con lanci aggiornati minuto per minuto l’espandersi del Coronavirus. Almeno per oggi basta dati. In questa situazione di emergenza e di crisi mondiale, è importante andare anche oltre i report con le loro agghiaccianti statistiche. È giusto raccontare il virus attraverso gli occhi dei tanti ragazzi che si trovano per la prima volta a fronteggiare un problema inimmaginabile.

Prima d’ora, si sono alternate nel corso della storia differenti tipologie di epidemie, dalla peste al colera, dall’influenza spagnola alla Sars, ma i giovani non le hanno mai vissute direttamente, come invece sta accadendo ora. Forse per l’ultima dell’elenco, risalente al 2003, i ragazzi d’oggi, che allora erano solo dei bambini, conservano qualche sfuocato ricordo. Lottare contro un problema di portata mondiale può far paura, soprattutto se si è inesperti e impreparati ad una nuova crisi, quale quella attuale. È doveroso, a questo punto, lasciare la parola proprio ai giovani, a chi guarda con occhi nuovi un problema mai affrontato prima e cerca di fare forza a chi, invece, con qualche anno in più, ne ha già viste tante.

Ed è proprio grazie alla grinta dei ragazzi che questa guerra silenziosa, che si sta combattendo a colpi di guanti e mascherine, sarà vinta. Il Coronavirus può far paura, ma l’unione, anche se virtualmente, riesce a infondere quella positività che da tempo in molte case è stata messa alla porta. Non si può mollare, bisogna resistere a denti stretti nell’attesa di una fine, si spera, non troppo lontana.

«In questo clima quasi surreale, cerco di trarne gli aspetti positivi», confessa Sara, 26 anni, studentessa fuorisede di Sociologia dell’Università di Salerno. «Sono convinta che siano proprio in quelle situazioni nelle quali si è messi alle strette che si cresce tanto. Cerco di non abbattermi, mi concentro sulla lettura, guardo serie tv, specie la sera, così da rilassare completamente la mente, scacciando via i brutti pensieri. E poi… la famiglia. Sempre presi dai mille impegni, dimentichiamo spesso che sedersi sul divano e confrontarsi, dedicarsi del tempo, resta una delle cose più gratificanti al mondo».

C’è, poi, chi come Alessio, 17 anni, studente presso il Liceo Albertini di Nola, affronta questa situazione con maggiore serenità, anche in virtù di uno stile di vita diverso: «Personalmente, sono sempre stato una persona che preferisce stare a casa anziché uscire di continuo, quindi l’enorme peso dell’essere forzati a stare chiusi in casa non lo sento così tanto. L’emergenza deve essere affrontata con la prudenza e l’unico tipo di prudenza che ci viene chiesta ora è quella di evitare di uscire».

Tra i pensieri che emergono dalle parole dei giovani intervistati, si tingono del rosso dell’amore quelli di Vincenzo, 22 anni, studente di Ingegneria alla Federico II: «Il mio primo dovere è quello di studiare, quindi ne sto approfittando, però senza trascurare il riposo e, perché no, anche un po’ di svago, tramite videochiamate con la mia fidanzata e i miei amici. Le restrizioni imposte dal governo si fanno sentire anche nel mio piccolo: ad esempio, non posso uscire per andare dalla mia ragazza. Che sia chiaro, ritengo giusta questa restrizione, ma una cosa è potersi sentire ed un’altra è poterla abbracciare. Mi manca, ma riesco a sopportare l’idea di non poterla vedere rimanendo a casa, così che il virus non si diffonda».

Sottovalutato da molti sul nascere, il Coronavirus non si è dimostrato quella semplice influenza, come si credeva che fosse. Barbara, 23 anni, ne è consapevole quando confessa che: «Nei primi giorni, a dire la verità, non ci badavo più di tanto. Pensavo si trattasse di un semplice virus influenzale, ma nelle ultime settimane mi sono resa conto della gravità della situazione per cui rispetto appieno le regole che ci sono state “imposte”. Non sappiamo se questo servirà, ma invito tutti a non essere egoisti e a pensare al bene del nostro Paese, perché aggrapparci alla speranza è ciò che ci serve per affrontare questo momento».

E poi c’è chi riflette sulle persone più deboli, i nostri amati nonni, che alla fine di questo triste periodo potremo riabbracciare più forte di prima. Salvatore, 26 anni, studente di Ingegneria all’Università di Salerno, lo ammette: «In un momento così difficile per tutti, ciò che manca di più sono i nostri cari che non possiamo vivere come prima: la propria fidanzata, i nonni, gli amici. È a loro che voglio dedicare questo hashtag, che si legga come un grido capace di scuotere gli animi di tutti, #CiVediamoPresto».

La fiducia nel progresso della ricerca è l’aspetto che li accomuna tutti. Il timore non manca, ma la voglia di vincere è più forte. Un plauso ai medici e a tutti i professionisti che da mesi negli ospedali stanno lottando per noi. «Dico a tutti di rispettare ciò che ci viene richiesto, perché loro stanno lavorando per noi. Se lo facciamo insieme, sicuramente ci vorrà meno tempo per ritornare alla vita abituale. Dobbiamo essere uniti anche nella distanza. Noi siamo un Paese forte e sicuramente ce la faremo, perché ce l’abbiamo sempre fatta», aggiunge Domenico, 20 anni, studente di Ingegneria alla Federico II.

A parlare è stato il cuore dei ragazzi che con grande lucità hanno compreso il problema e sanno che ognuno può fare la propria parte in questa guerra contro il Coronavirus. «Potremo raccontare, fra qualche tempo, che abbiamo superato un periodo complicato, tutta l’Italia, tutti insieme, ma distanti», aggiunge Alessio.

Oggi, è proprio di questo che abbiamo bisogno: messaggi positivi lanciati da una gioventù che non mollerà mai. «Non abbiate paura, siate creativi! – chiude Vincenzo – Nel senso di reinventarsi per trovare un modo per vincere la paura», mentre in sottofondo Sara fa partire dal suo cellulare il ritornello di una canzone di Nesli: “Se ci credi, andrà tutto bene”.

 

Marigliano, anche il Liceo “C. Colombo” si adopera per resistere alla sospensione didattica

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo scorso prevede anche la sospensione delle attività didattiche in tutte le scuole italiane fino al prossimo 3 aprile. Di conseguenza i dirigenti scolastici sono stati invitati ad attivare modalità di didattica a distanza, con riguardo anche alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

La Regione Campania, nella persona dell’assessore regionale alla Istruzione, Politiche Giovanili e Sociali Lucia Fortini, ha annunciato che da venerdì 13 marzo è disponibile gratuitamente la piattaforma WEBEX, lo strumento innovativo fornito da Cisco, in accordo con Apple, che consente di avere in linea migliaia di scuole per svolgere attività didattiche a distanza, via computer o smartphone.
Per fare il punto della situazione in questo momento di emergenza, e relativo bailamme, abbiamo interpellato la dott.ssa Nicoletta Albano, dirigente del Liceo Scientifico Statale “C. Colombo” di Marigliano.

Grazie per la sua disponibilità. A causa dell’emergenza Coronavirus le attività didattiche sono state sospese. Per preservare il contatto vivo con gli studenti, come auspicato anche dal Ministero, quali modalità di didattica alternativa ha messo in campo il suo istituto?

La nostra Istituzione scolastica, al fine di ottemperare a quanto prescritto dal DPCM, ha adottato la modalità di didattica a distanza avvalendosi, prevalentemente, della piattaforma ARGO e di altre piattaforme didattiche, già in uso e sperimentate, che permettono a docenti e allievi di continuare il programma scolastico, anche in assenza di un luogo fisico in cui ritrovarsi, e per fornire agli studenti tutte le indicazioni utili per lo studio domestico, quali: esercizi di ripasso, letture di approfondimento, link a video, attività di ricerca. Tali piattaforme consentono di gestire lo scambio di informazioni e di file direttamente con il docente, e di effettuare la diretta streaming di lezioni, chat, spiegazioni su L.I.M. (lavagna interattiva multimediale, ndr) a distanza. Dunque, un insegnamento “agile” (smart teaching) che sostiene gli studenti in un percorso di studio altrettanto dinamico, in grado di accompagnarli verso gli appuntamenti importanti che li attendono. Il team digitale è al lavoro per assicurare guida e assistenza a docenti e a studenti. Si sta procedendo nel modo più agevole per assicurare a tutti uno sviluppo graduale, ma mirato ed efficace, delle competenze e delle conoscenze coinvolte.

“Chi NON si ferma è perduto”: una iniziativa promossa per raccomandareanche ai cittadini più giovani di vivere con senso di responsabilità questomomento delicato. Sta dando i suoi frutti a Marigliano?          

Lo spot creato per combattere la paura del Coronavirus che ci ha investito, mira a sensibilizzare e sollecitare soprattutto i giovani sulla necessità di attenersi ad alcune semplici regole, per qualche tempo, per rallentare la diffusione del virus. Non siamo in vacanza, anzi stiamo affrontando la crisi sanitaria più complicata in assoluto per il nostro Paese in tempi recenti. I nostri ragazzi hanno bisogno di vederci equilibrati, rassicuranti, affidabili, presenti, rispetto alla gestione emotiva del problema in questi giorni. Il loro benessere è fondamentale, quanto lo stato di salute che si sta cercando di tutelare con le misure messe in atto. Serve la collaborazione di tutte e di tutti per contenere la diffusione del virus, perché ciascuno, col proprio comportamento, è responsabile della salute di tutti.

Il Liceo “C. Colombo” però non si ferma, come procedono le attività della scuola senza gli studenti?

Credo in una scuola che si rinnova e non si ferma, anche in condizioni di emergenza, per costruire nuovi spazi e ambienti di apprendimento, fisici e virtuali. La Comunità educante del Liceo “C. Colombo” sostiene le metodologie innovative come irrinunciabili per la formazione che si sviluppa sia in presenza che a distanza. Bisogna sostenersi a vicenda, ognuno per il ruolo che ricopre, affrontando un’emergenza che rinsalderà la nostra scuola, la farà crescere e la renderà migliore.

Si è parlato molto della triste vicenda di Ugo Russo, il quindicenne ucciso dal carabiniere in borghese, spesso affermando che un certo tipo di mentalità si possa combattere solo attraverso la cultura e in questo la scuola ha un ruolo fondamentale. Ora gli istituti scolastici stanno promuovendo lezioni online perché le attività sono sospese, ma non potrebbe diventare questa anche una strada tesa all’avvicinamento di quei ragazzi che sembrano un po’ “allergici” alla scuola intesa come istituzione? Esperienze di didattica in video, come quelle di Mattia Saudino e Barbasophia, potrebbero suggerire nuove prospettive di insegnamento ai professori che hanno una grande capacità comunicativa nei confronti dei ragazzi. Qual è la sua opinione in merito?

La triste vicenda del giovane quindicenne Ugo Russo, morto durante il tentativo di rapinare il carabiniere che ha sconvolto Napoli e l’opinione pubblica, genera tristezza e svariate riflessioni. L’illegalità non è la soluzione ai problemi economici, la criminalità non è inevitabile né tollerabile e/o scontata. Purtroppo, per molti a Napoli, e non solo a Napoli, è così. Matteo Saudino, con il suo canale YouTube BarbaSophia, è in prima linea per “promuovere un sistema scolastico che metta al centro le persone e la loro emancipazione umana e collettiva, perché l’istruzione non deve reiterare le ingiustizie economiche e le differenze sociali, bensì deve ridurre le disuguaglianze”. Credo che la scuola, nella sua azione educativa debba prestare particolare attenzione ai rapporti relazionali quotidiani, nel caso del delicato tema della lotta alla dispersione scolastica, PRIVILEGIANDO il rapporto umano diretto, unico e insostituibile nella sua accezione più profonda, nel convincimento che soltanto modificando gli atteggiamenti individuali e di gruppo si possono creare i presupposti per una società libera e democratica che dia attuazione alle garanzie che la Costituzione della Repubblica italiana prevede. Tra le iniziative della nostra scuola, ha trovato ampio spazio il progetto “Legalità e Cittadinanza”, articolato in diverse fasi e arricchito di molte attività curriculari ed extracurriculari. In questo contesto, l’adesione del Liceo “C. Colombo” al “Parlamento della legalità Internazionale”, con l’istituzione dell’Ambasciata della libertà e dell’ottimismo, ha promosso la diffusione tra i nostri ragazzi della cultura alla legalità, mediante il coinvolgimento delle diverse componenti della società, sensibili ai valori della legalità, della cittadinanza e dei diritti umani.

“PROMUOVIAMO LA CITTADINANZA E LA CULTURA DELLA LEGALITÀ NELLA SCUOLA, PER FORMARE CITTADINI ATTIVI E RESPONSABILI NELLA SOCIETÀ”.

“’E pizzelle ‘e sciurilli”: rispettiamo la “cucozza”, che combatte l’ansia e la depressione. I “sciurilli” di D’Annunzio e di Viviani…

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I “sciurille co la pastetta” di I. Cavalcanti e la cattiva fama della zucca – “cucozza” nei giochi metaforici e nei proverbi, a partire dallo scrittore greco Ateneo. Le virtù salutari dell’ortaggio, indicate dai medici del ‘700.  “’A vucchella” di D’Annunzio e “’O malamente” di Viviani: il significato di “sciurillo”.

“Tutte le cose spampanate nun so’ maje bone”( I.Cavalcanti)

Ingredienti (per 40 pezzi): gr.270 di fiori di zucca, gr. 500 di farina, gr. 10 di lievito di birra fresco, 20gr. di parmigiano reggiano, 1 uovo, sale, olio di semi di arachide. Staccate il bocciolo dal gambo dei “sciurilli” aprendo i petali e separandoli dalla corolla. Poi, per preparare la pastella, in una caraffa con l’acqua versate il lievito di birra e scioglietelo aiutandovi con un cucchiaino;  in una ciotola mettete la farina, il parmigiano e l’uovo, e cominciate ad impastare aggiungendo anche l’acqua . Non appena l’impasto avrà preso consistenza, unite il sale e soltanto in ultimo i fiori di zucca puliti . Coprite la ciotola con la pellicola trasparente  e fate lievitare il tutto per almeno 2 ore . A questo punto portate l’olio a 170°, quindi versate 4-5 cucchiaiate di impasto nell’olio bollente e lasciate dorare  Ci vorranno all’incirca 2 minuti affinché la cottura  delle “pizzelle” si completi: giratele spesso per farle dorare uniformemente 13 e poi scolate su carta assorbente e proseguite con la cottura di tutte le altre. Servitele ancora caldissime. ( La ricetta è, nella sostanza, quella pubblicata sul “sito” di “giallozafferano”).

Ippolito Cavalcanti pubblicò la ricetta di “sciurille co la pastetta”, consigliando di usare “li sciurilli de li cocozzielle, ma chilli nchiusi, no chilli spampanati, pecché tutte le cose spampanate nun so maje bone”: e il significato “napoletano” di questo termine, “spampanato”, presente anche nella lingua italiana merita di essere discusso, come tutte quelle parole – un lungo elenco- che la lingua di Partenope usa per indicare persone di scarso valore. Come si sa, anche la “zucca” non gode di buona fama, e mantiene gli stessi significati poco piacevoli quando prende, a Napoli, il nome di “cucozza”: “cunniscela cumme vuò’, sempe cucozza rimmane”, condiscila come vuoi, si vede e si sente sempre che è una zucca: e qui gli esempi si sprecano, si potrebbe scrivere un libro: non avrei mai immaginato che in Italia ci fossero tanti giuristi, tanti economisti e tanti virologi: molti dei quali, però, non dovrebbero mai aprir bocca, per non farsi “scanagliare”, per evitare che gli altri capiscano subito che sono “vacant’ comm’a na cucozza”, sono vuoti come una zucca. E tuttavia la zucca porta in sé qualcosa di ambiguo. Il greco Ateneo prendeva in giro gli allievi dell’Accademia, aspiranti filosofi, zoologi e botanici, che dicevano di sapere tutto su animali, alberi e ortaggi, ma quando un medico siciliano domandò “ a quale specie appartenesse la zucca”, andarono in difficoltà: e il medico li sbeffeggiò, e li offese,  diciamo così, con poco profumati rumori corporali. “Zucca” e “zuccone” sono sinonimi di “persona stupida, ottusa”, eppure noi usiamo l’espressione “avere del sale in zucca”, che deriva dall’ abitudine dei contadini di svuotare le zucche e di usarle come recipienti per il sale e per i pesci salati. Poco giovò alla fama della zucca il fatto che già nella seconda metà del ‘700 i medici incominciarono a parlare delle sue virtù salutari: questa “pianta di grandissimo uso” contrastava con successo la febbre polmonare (Giornale d’Italia, 1773) ed era un positivo rimedio contro l’ansia e la depressione. E’ probabile che proprio quella insipidezza che contribuì a consolidare la sua cattiva fama si sia rivelata un mezzo efficace per placare e rasserenare animi scossi e sensibilità agitate.

Ma  i “sciurilli” dovrebbero bastare, da soli, a giustificare l’elogio dell’ortaggio, perché le “pizzelle” di cui sono i principali ingredienti rappresentano un vanto della cucina napoletana e fanno parte della storia gloriosa del “cuoppo”. “Sciurillo” significa “fiorellino”. In questo senso, di positiva delicatezza, lo usò Gabriele D’Annunzio nel testo “’A vucchella”, che poi il Tosti musicò. La donna è “nu sciurillo”, anche se il poeta trova qualcosa che non va nella sua “vucchella”, che è “nu poco pucurillo / appassuliatella”, un poco, ma solo un poco, appassita, sfiorita. Invece il “malandrino” protagonista della poesia di Viviani “ ‘O malamente” alla donna che lo “ha licenziato” ordina di non dirlo in giro, “si no t’aggi’a sfriggia / pe’ dignità”. Le comunica che ha “cinquanta femmene ‘e riserva”, le chiede la restituzione dei regali che le ha fatto, e la chiama “sciurillo giallo”: e qui pare chiaro il riferimento, in senso offensivo, al fiore della “cucozza”. Il “giallo” è a Napoli il colore della livida invidia e della cattiveria: nemmeno a San Gennaro credo che faccia piacere sentirsi chiamare “faccia ‘ngialluta”.

 

 

 

 

 

Emergenza coronavirus, controlli serrati della Guardia di Finanza: sequestri e denunce

Negli ultimi giorni la Guardia di finanza ha denunciato all’autorità giudiziaria 25 soggetti sopresi a circolare in auto in comuni diversi da quello di residenza senza autocertificazione al seguito e senza alcuna valida giustificazione e 7 titolari di esercizi commerciali che hanno mantenuto aperti i loro negozi in violazione alle prescrizioni nazionali. Tra quest’ultimi è stato sanzionato anche un ambulante abusivo di Cardito (NA) che, insieme a tre collaboratori, aveva apprestato un punto vendita di carciofi arrostiti lungo una strada nel comune di Orta di Atella.

In questo caso – si spiega – oltre alla sanzione penale per il mancato rispetto del D.P.C.M. in quanto l’attività veniva svolta in modo da creare assembramento di persone, i militari hanno sequestrato l’intera struttura, comprese le griglie in ferro di grosse dimensioni e ben 2.400 carciofi, tra quelli in cottura e quelli già confezionati in vaschette esposte per la vendita. Inoltre sono state sequestrate più di 1.600 mascherine nel corso di diversi controlli volti a scongiurare episodi di frode legati alla vendita di dispositivi non sicuri, perfino realizzati artigianalmente con materiale assolutamente inidoneo.