Nola, l’imprenditore Francesco Napolitano risponde all’appello della Caritas in favore dei più bisognosi

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa dell’imprenditore  di Nola Napolitano .
L’invito ai colleghi del  territorio: “facciamo  squadra” .
“Siamo imprenditori, siamo brave persone. Facciamo rete ed aiutiamo chi è in difficoltà”.
Francesco Napolitano, 39 anni, giovane imprenditore di Nola, amministratore delegato di Napolitano Case Spa, azienda impegnata nel settore edile ed immobiliare, risponde all’appello della Caritas che, solo qualche giorno fa, aveva lanciato un s.o.s in virtù delle poche risorse economiche a disposizione che avrebbero potuto compromettere il regolare svolgimento dei servizi, tra cui quello legato alla mensa fraterna che ogni giorno assicura circa 150 pasti a chi ne ha bisogno e ai senza tetto.
Ma c’è di più. Napolitano fa suo l’accorato appello e lo rilancia ai colleghi e ai professionisti del territorio, oltre che a tutta la comunità,  invitando all’unione sociale, in un “patto di solidarietà” per contrastare i disagi legati all’emergenza Coronavirus.
“Siamo consapevoli dei rischi, economici, emotivi e psicologici a cui sono maggiormente esposti i nuclei familiari meno abbienti, costretti a vivere il doppio dramma di un’emergenza dai molteplici volti. Al dramma sanitario, infatti – continua Francesco Napolitano – si aggiunge quello sociale di chi non riesce a mettere un piatto caldo a tavola anche in presenza di bambini. Il mio pensiero va soprattutto a loro. Ecco perchè mi rivolgo a tutti gli imprenditori e ai professionisti del territorio, agli amici ma anche all’intera comunità. Facciamo rete, uniamoci in un patto di intenti in linea con il sistema solidale, alla base dei valori cristiani, rispondendo con una donazione alla “catena di solidarietà” avviata in favore della Caritas. C’è un detto che dice – aggiunge l’imprenditore – da soli si corre veloci ma insieme si va lontano. Noi ci siamo. Facciamo squadra, aiutiamo il territorio e restiamo a casa uscendo solo per le necessità, adottando ogni precauzione a tutela nostra e di chi ci è accanto”.
Questo il link per le donazioni:

Sant’Anastasia/Concorsopoli, politici del vesuviano (ed oltre) tirati in ballo nelle confessioni degli indagati

Pasquale Iorio

 Tantissimi i comuni, i dirigenti, gli aspiranti impiegati, i colletti bianchi coinvolti nell’inchiesta «Concorsopoli» che a dicembre scorso vide finire in carcere l’ex sindaco Lello Abete, l’ex segretario Egizio Lombardi, l’ex consigliere comunale Pasquale Iorio e l’imprenditore salernitano Alessandro Montuori. Le rivelazioni di tre indagati, tutti tranne l’ex primo cittadino Abete che tiene la bocca cucita e continua a professare la sua innocenza in attesa del Riesame che venerdì 10 aprile dovrebbe decidere sulla sua eventuale scarcerazione, faranno «tremare» molti Palazzi.

Egizio Lombardi

Lombardi, Iorio e Montuori sono già ai domiciliari dopo interrogatori e confronti in cui hanno confessato confermando il castello accusatorio dei due pubblici ministeri, Luca Pisciotta e Antonella Vitagliano. Tra le tante rivelazioni si trova la distruzione di verbali delle prove d’esame debitamente firmati che vengono sostituiti da altri stampati ad hoc, mentre i tre si occupano di dar fuoco a quelli originali. Un «adempimento» occasionalmente  avvenuto anche nel giardino adiacente l’abitazione di una parente dell’ex consigliere Iorio. Sarebbe stato Montuori a chiamare Lombardi, già segretario nei comuni di Sant’Anastasia e Pimonte dove aveva «proficuamente» collaborato con il titolare dell’agenzia selezioni e concorsi, anche nelle commissioni d’esame a Cercola. La gestione del concorso per la carica di comandante della polizia municipale era esattamente la copia di quelle truccate altrove, consegnando a chi era già stato designato per la vittoria le tracce d’esame già redatte.

Alessandro Montuori

A ricoprire il ruolo di numero uno della polizia locale a Cercola, nonostante ci fossero in lizza ufficiali con curricula di pregio, fu chiamata poi una candidata ventottenne. La stessa che aveva svolto la pratica forense al comune di Sant’Anastasia, la stessa che aveva fatto da speaker nei comizi elettorali per le amministrative 2019 in sostegno di Lello Abete, la stessa che – come Montuori ha confessato ai pm – sarebbe stata raccomandata da un importante e noto imprenditore di Sant’Anastasia. La questione dei concorsi, compreso quello riguardante la polizia locale di Cercola, è stata oggetto di interrogazioni parlamentari del senatore Antonio Iannone il quale fa preciso riferimento alla vincitrice. Nelle rivelazioni di Iorio, molti nomi di vincitori «paganti» e tra loro – avrebbe confessato l’ex consigliere – anche quello del compagno della sorella del sindaco stesso.  «Tra i candidati che hanno superato il concorso c’è anche lui. Il segretario Lombardi mi disse che aveva fatto una prova scadente e pertanto era necessario sostituire le sue prove. Gli consegnai, a casa sua, dei fogli protocollo in bianco senza distintivo». Molti i politici, attuali amministratori in carica di San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Nocera Inferiore, Pontecagnano, Cardito, Lettere, Cercola e molti altri comuni, tirati in ballo durante gli interrogatori. Inoltre, si comprende bene che già altri concorsi, nella prima consiliatura di Abete – come quello riguardante la polizia locale – erano stati oggetto di manipolazione ma non andati come il sindaco sperava, tanto che lui stesso aveva cercato di tendere a Montuori una trappola, registrandolo. Noie presto dimenticate, nel caso dei concorsi 2019, grazie all’intercessione dell’ex segretario comunale.  Ed è riguardo al comune di Lettere che l’imprenditore salernitano, titolare dell’agenzia selezione e concorsi, avrebbe raccontato ai giudici di aver ricevuto una commessa diretta «propiziata» da due politici che nei rispettivi comuni sono attualmente in carica: un assessore di Cercola e uno di Somma Vesuviana. Quest’ultimo, all’epoca dei fatti, chiese a sua volta una raccomandazione per un amico, in cambio avrebbe agevolato Montuori nell’affidamento di altri concorsi che la Regione Campania aveva necessità di organizzare. Tutti e tre gli indagati, al momento in custodia domiciliare, hanno esaurientemente risposto ad ogni domanda dei giudici, tirando in ballo molti altri amministratori e taluni di essi ricoprivano la doppia veste, a Sant’Anastasia per esempio, di “concorrenti paganti”.

 

Gabriella Ferri: Il core de Roma che riempie la scena e fa saltare gli schemi

Sono passati già sedici anni dalla sua prematura scomparsa. Rileggiamo il suo animo di grande artista, generoso e prorompente, soprattutto a beneficio delle nuove generazioni, grazie a un toccante puzzle (a più voci)…

Il 03 aprile del 2004, a soli sessantuno anni, muore Gabriella Ferri. Una delle voci più straordinarie e singolari della musica degli anni Settanta. Una donna passionale, generosa, affascinante che ha avuto una vita difficile e tormentata.

Il dramma: era questa la sua caratteristica. Nella costruzione dei lavori lei andava cercando proprio questo. L’espressione di quello che aveva dentro, il senso drammatico partecipato, passionale della vita.

Per il pubblico più vasto è la grande rivelazione del 1973, quando conduce il primo varietà televisivo della Rai, girato interamente a colori. E’ uno spettacolo del sabato sera che prende il titolo da quello che è già uno dei suoi cavalli di battaglia: Dove sta Zazà. Forse il più bello degli spettacoli televisivi di tutta la storia della televisione (Pippo Franco), condotto da una donna bella, ma amante dei travestimenti (Pino Strabioli). L’alchimia è avere da una parte Antonello Falqui che è il maggior regista del momento, dall’altra Gabriella Ferri che è l’artista emergente e Castellacci e Pingitore che sono gli autori del momento (Pippo Franco).

Quando si era visto mai che una cantante si vestisse da pagliaccio e uscisse fuori vestita da clown e cantasse con tanta verità in televisione? Già solo questo era un fatto che rompeva gli schemi, una grande rivoluzione! (Vincenzo Mollica).

Una grandissima artista, come ha detto di lei il Maestro Federico Fellini: una voce, una faccia, un clown. Una trasformista, un’attrice, una mattatrice che canta, recita, conduce e muove da sola lo spettacolo!

Era espressione della passione e del tormento (Pippo Franco), come quel piatto cinese dolce e amaro (il marito). Era una madre molto diversa (il figlio), l’amica ideale (Luisa De Santis), ti dava tutto (la sorella). Una persona più che un personaggio, dura come un sanpietrino (Valerio Mastandrea). Non penso che abbia mai cantato per cantare (Ferzan Ozpetek), lei interpretava la canzone (il marito). Dove cantava, lì era il centro del mondo (Vincenzo Mollica). E’ stata l’unica persona che è riuscita a cacciarmi dal palco (Patty Pravo). Non era certo una che rispettava la scaletta, era la disperazione degli autori (Dario Salvatori), era una molto dispersiva nel suo lavoro (Antonello Falqui). Lei era un po’ pazzariello, era un po’ clown (Enrico Montesano). Un clown di razza (Antonello Falqui). Era già spettacolo (Vincenzo Mollica) e doveva esprimere se stessa in qualche modo (Pippo Franco). L’intensità del suo sguardo e della sua faccia era incredibile (Enrico Montesano), una maschera con cui nascondeva tutto quel macello che si portava dentro (Luisa De Santis). Era alla ricerca di qualche cosa (Renzo Arbore). Cosa cercava? Non lo so! (Antonello Falqui). Mia madre era molto sensibile (il figlio), era abbastanza infelice nella vita (Antonello Falqui), era molto ansiosa (Luisa De Santis). Crollava (la sorella). Una donna veramente fragile perché molto sensibile che si impone di essere forte (Mia Martini). Non era difficile, ma impegnativa (Enrico Montesano). Era severa con se stessa (la sorella), ma non si preoccupava di quello che gli altri pensavano di lei, non stava a guardare le esteriorità (Pippo Franco). Sapeva di essere diversa (il figlio). Era una donna bellissima (Vincenzo Mollica), tanto è vero che fa la commessa a Piazza di Spagna e fa la modella (Pino Strabioli) e non aveva paura di imbruttirsi (Enrico Montesano). Era un’attrice (il marito), una Magnani canora, una verace (Antonello Falqui), una persona rivoluzionaria (Pippo Franco) eccentrica, bizzosa, capricciosa… testaccina (Renzo Arbore), feroce, terribile, una molto romana lei (Luisa De Santis), dominante (il marito), un’anticonformista (Dario Salvatori), libera (Tosca), troppo in tutto (la sorella), unica (Vincenzo Mollica), una grande madre, una grande moglie, una grande amante, vorace, perturbante, conturbante, turbante (Pino Strabioli). Sicuramente non una donna che io mi sposerei (il figlio), una timida (Antonelo Falqui), una senza pelle (Ferzan Ozpetek), una trasparente (Pino Strabioli), una straordinaria (Vincenzo Mollica). Un aggettivo solo? S’incazzerebbe! (Patty Pravo).

Ciro Castaldo rende omaggio a Gabriella Ferri al Cimitero monumentale del Verano (Roma)

Una goccia di Paradiso: la Madonnina in marmo in via Roma a Somma Vesuviana

Collocata sotto il campanile di San Domenico, la bellissima statua dell’Immacolata Concezione fu eretta per volontà del popolo in occasione della Santa Missione del 1954.

 

In Italia – come riferisce il prof. Gennaro Mirolla – gli anni Cinquanta del secolo scorso sono stati consegnati alla storia come gli anni del miracolo economico con una poderosa espansione produttiva, che cambiò il volto della società italiana. A Somma Vesuviana, a quanto pare,il tanto sospirato miracolo arrivò, invece, con il solito ritardo. Bisognò attendere il decennio successivo per cambiamenti degni di nota, specie in campo edilizio e in opere infrastrutturali. In relazione al mondo cattolico, le parrocchie di Somma all’epoca erano cinque. Diverse le ricorrenze celebrate attraverso le novene, tridui, messi solenni, ore di adorazione e processioni. Per quanto riguarda i laici, nelle parrocchie erano presenti associazioni dell’ apostolato della preghiera, terz’Ordini, confraternite e, in qualche luogo, l’Azione Cattolica. Nel campo dell’istruzione, esistevano nei territori parrocchiali colonie estive, corsi di qualificazione e scuole popolari. Nel Rione Casamale, in particolare, non mancava – continua Mirolla – una certa ignoranza religiosa e sue conseguenze, che i presbiteri cercarono di estirpare con l’istruzione catechistica. Tra l’altro, proseguendo l’impegno sul versante della formazione, dal 7 al 21 febbraio del 1954, ci fu in città l’acclamata Santa Missione. Dopo il secondo conflitto mondiale, infatti, vi fu una breve ripresa delle missioni popolari, interrotte precedentemente, principalmente in occasione Nell’Anno Santo 1950 e dell’Anno Mariano 1954.

Nel 1953, in particolar modo, con l’enciclica Fulgens corona, Papa Pio XII ordinò la proclamazione dell’anno mariano per il 1954, il primo nella storia della chiesa. Esso venne chiesto per commemorare il centenario della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria. L’anno mariano, dal dicembre del 1953 al dicembre del 1954, fu riempito di iniziative mariane, di eventi culturali, sociali e caritatevoli. L’ Ordine Francescano di S. Maria del Pozzo, sempre spinto dal pieno amore cristiano della Missione, ospitò nell’ occasione numerose messe e predicazioni con grande concorso di pubblico in maniera speciale; in quanto, proprio in quelle mura, vi era un’ardente devozione alla Vergine Maria concepita senza la macchia del peccato. Fu un anno, insomma, ricco d’iniziative in città.     All’ epoca, a Somma Vesuviana, il Vicario foraneo era don Luigi Prisco. Nato il 28 marzo del 1911 a San Giuseppe Vesuviano, era stato nominato parroco della Parrocchia di San Michele Arcangelo con bolla del 1° luglio 1939. Sacerdote dal carattere intransigente, era solito risiedere in paese e partecipava con frequenza assidua al ritiro mensile della foranìa. Coabitava con i nipoti e possedeva una sgangherata Balilla 508 che guidava personalmente o con l’aiuto del nipote maschio. Tra i suoi compiti ci fu anche quello di commissario delle confraternite. Nell’occasione della Santa Missione, don Luigi Prisco indirizzò una missiva al Sindaco di Somma Vesuviana, Dott. Giuseppe Aliperta, tendente ad ottenere la destinazione dell’area comunale posta al centro delle aiuole antistanti l’albergo D’Avino in Piazza Emanuele Filiberto Duca d’ Aosta, onde far sorgere un monumento marmoreo in onore della SS. Vergine Immacolata, a ricordo dell’ Anno Santo mariano e delle SS. Missioni svoltesi in questo Comune durante il mese di febbraio 1954. Non tutti sapevano che, l’attuale palazzo che si affaccia in via Roma dietro la Madonnina, era un albergo. Giuseppe Aliperta fu un sindaco poco conosciuto, che improntò sempre le sue azioni al principio di vera democrazia. Dapprima monarchico, entrò successivamente nella DC. Era l’epoca in cui lo scudo crociato si appoggiava al serbatoio di voti dei possidenti delle masserie a nord del paese. Solo contro tutti, nell’ inverno del 1953, subì un avvertimento politico ad opera di ignoti nel saliscendi vicino all’attuale convento dei Trinitari, nelle prossimità di Porta Terra nel quartiere storico Casamale. Fu miracolato.

Numerosi colpi d’arma da fuoco provocarono molteplici fori sulla porta destra della sua auto, una topolina. Si dimise il 16 giugno 1955 e si ritirò a Napoli, dove continuò la sua attività di medico. Ebbene, grazie all’impegno del Sindaco e del Consiglio cittadino, il 27 aprile 1954, con delibera consiliare fu destinata l’area comunale in piazza Emanuele Filiberto al centro delle aiuole, antistanti l’albergo citato e prossimamente (sembra un problema geometrico) a metà della bisettrice formata dal lato sud-ovest del campanile di San Domenico e dal lato est della cabina elettrica nel punto intermedio tra il vertice dell’ angolo ed il bordo del marciapiede, così recita la delibera comunale.  Il monumento fu eretto grazie alle oblazioni volontarie dell’intera popolazione. Il Reverendo Vicario Don Luigi Prisco avrebbe, poi, dovuto provvedere a sue spese alla risistemazione delle aiuole e del viale secondo i suggerimenti dell’ufficio tecnico comunale, una volta completati i lavori. L’opera, di cui non conosciamo il realizzatore, fu inaugurata l’otto dicembre 1954 alla presenza del clero, autorità e fedeli. Madrina fu la nobildonna Margherita Rimondini.

Nola, maratona solidale per l’ospedale e un dono d’amore per i piccoli

L’associazione non profit, Mamma Nola, non si ferma. Continua la distribuzione di beni di prima necessità per i più piccoli. Avviata la raccolta fondi per contrastare l’emergenza sanitaria con un valido aiuto per l’ospedale Santa Maria della Pietà.

È passata appena una settimana e sono stati raccolti già oltre 4 mila euro da devolvere in beneficenza per l’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola. L’iniziativa è stata lanciata dall’Associazione Festa Eterna che da anni sposa il progetto solidale Mamma Nola, vicino alle sorti del territorio e di tutta la cittadinanza. Grazie al prezioso contributo delle Associazioni culturali e sportive, delle Paranze, dei Maestri di Festa 2020 e di numerosi artisti nolani è stato possibile lanciare questa raccolta fondi per aiutare la struttura sanitaria affinché sia provvista di tutto il necessario in questo momento di terribile crisi che ha colpito l’intero pianeta.

Basta poco per fare la propria parte. La crisi è dilagante, il mondo si è fermato poco più di un mese fa quando tutto è iniziato. Le sirene delle ambulanze non si spengono, le sale intensive non si svuotano. È bene che chi può, spinto dall’amore verso il prossimo, dimostri con un piccolo gesto la propria vicinanza a un’intera popolazione ormai in ginocchio. Oggi la comunità di Nola cerca di combattere il virus non solo stando a casa, ma aiutando dalle proprie abitazioni l’ospedale della città. Basta un click al seguente link () per dare concretamente una mano contro questa minaccia che, purtroppo, riguarda tutti.

#aiutiamonola è l’hashtag lanciato dal promotore di questa iniziativa, Carlo Fiumicino, che attraverso la piattaforma “Rete del Dono” sta cercando di dare il suo contributo. Tanti sono i chilometri che lo tengono lontano dalla propria terra natale, ma l’amore per la sua città batte qualsiasi distanza e da nord a sud lancia il suo appello di aiuto, affinché sempre più persone possano prendere parte a questa importante maratona solidale. L’intero ricavato sarà utilizzato per acquistare materiale sanitario, dietro indicazioni dei medici nolani.

L’amore per il prossimo, soprattutto nei momenti peggiori, non ha confini. Altro importante progetto lanciato negli scorsi giorni ha come obiettivo principale i bambini nolani che in questo momento si trovano in estrema difficoltà insieme alle proprie famiglie. Con il blocco dei lavori e della maggior parte delle aziende, in tanti purtroppo hanno perso il lavoro, ancor di più chi viveva alla giornata e oggi si ritrova con le mani legate. È per loro che Mamma Nola distribuirà su precisa richiesta omogeneizzati, latte in polvere, biscotti, pannolini, salviette, insomma tutto il necessario affinché almeno i più piccoli riescano a soffrire meno in questa situazione di allarme, coccolati dal bene sincero di un’intera comunità.

«Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio. Questo noto proverbio mette in rilievo quanto sia importante, per ogni essere umano, sentirsi parte di un insieme. Vi è tanto bisogno di un villaggio che riesca a mettere al centro il bambino, intercettando le sue primarie esigenze» – aggiunge Carlo Fiumicino. Insieme, solo uniti nell’amore per il prossimo, si vincerà questa terribile battaglia.

Focolai nei lazzaretti di Napoli: già esaurito ad Acerra il reparto Covid appena inaugurato

Il reparto anti Covid19 della clinica Villa dei Fiori di Acerra, l’unico in un territorio servito di circa 300mila persone, è stato realizzato in tempo record e inaugurato mercoledi scorso, primo aprile. Eccone la capienza: 12 posti letto, 4 di terapia intensiva con ventilatori e 8 di terapia sub intensiva. Ma è già quasi del tutto pieno. E’ diretto dal dottor Nicola Maresca, un medico stimatissimo nell’area, originario della vicina Pomigliano. Ha un figlio che fa lo pneumologo in un ospedale Covid i Verona. A ogni modo il reparto di Acerra nuovo di zecca è già in piena emergenza: dei 12 posti 11 sono occupati. Una saturazione determinata dal fatto che qui sono state trasferite 5 povere anziane di una casa di riposo di Napoli, un vero lazzaretto del Coronavirus, “la Casa di Mela”, ubicata a Fuorigrotta. Sono tutte positive. Gli altri 6 ricoverati nel Covid19 della Villa dei Fiori sono cittadini di Acerra e di Casalnuovo. Si spera intanto che uno dei pazienti della nuovissima struttura acerrana sia in fase di dimissione definitiva, così almeno si libererà un altro posto che potrà essere utile a un territorio, quello a nord est di Napoli, nel polo delle grandi fabbriche, che per il momento conta almeno 120 contagiati ufficiali e altre 400 persone in quarantena cautelativa. “E’ stata Maria Vittoria, la figlia del titolare della cliinica, l’ingegner Ciccarelli, a lavorare notte e giorno per realizzare questo sogno, il nuovo reparto Covid – racconta il dottor Maresca – mettendo peraltro in campo un investimento di non poco conto. Poi mi hanno dato l’incarico di organizzarlo. Intanto i posti sono già quasi tutti occupati. Ma io tenterò di recuperarne altri quando aumenteranno i casi: dobbiamo dare per quanto possibile una risposta alla popolazione”. Il rischio è che chiunque abbia la febbre tenti di andare nel reparto di Maresca. “Si – conferma il dirigente medico – ma purtroppo dobbiamo fare una selezione. Si tratta di ricoverare certamente coloro ai quali diagnostichiamo la polmonite interstiziale”.  Degli 11 pazienti ricoverati nel centro anti Covid di Acerra 8 sono risultati positivi al test del tampone e 3 sono in attesa del risultato. L’efficienza del reparto dipende anche dalla celerità dei test. “Il laboratorio del Cotugno è più che sovraccarico  – spiega ancora Maresca – in media impiega due giorni per darci il risultato”.  Dunque, posti pochi e tamponi lenti. “Qui dobbiamo ricoverare solo i casi che sono veramente da Covid- chiarisce il primario – altrimenti c’è il rischio di saturare inutilmente tutto. L’unico modo per contrastare efficacemente il contagio e dare il via a alle cure adeguate è avere subito i risultati del test”. Reparti da coordinare. Il pronto soccorso della Villa dei Fiori, ubicato in un altro punto della struttura sanitaria, può ospitare circa altre 10-12 persone al giorno. Qui un medico è rimasto contagiato ma il centro delle emergenze è stato chiuso e poi riaperto, previa sanificazione completa, nello spazio di poche ore. A questo proposito c’è un’altra buona notizia: sono risultati tutti negativi i 15 tamponi fatti per i medici, gli infermieri e i pazienti che avevano avuto contatti ravvicinati col medico contagiato. Adesso però la necessità di una sintonia perfetta tra reparto Covid e pronto soccorso è d’obbligo. Fatica che si fa sentire. Sta lavorando duro l’equipe del dottor Maresca, composta da 6 tra medici e infermieri, tra i quali il caposala Roberto Beatello. Si conta già un morto nel Covid 19: un 80enne di Casalnuovo. E per tutti i sanitari i prossimi giorni saranno probabilmente quelli più impegnativi. In giro si vede ancora gente che non rispetta la legge. I numeri del contagio crescono impietosamente.

“ ‘E spaghetti d’’o puveriello”. Una poesia di Di Giacomo: “’o Pataterno”, turista con San Pietro a Piazza Dante, soccorre “’e puverielle”……

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“’O Pataterno” e San Pietro turisti a Napoli, a Piazza Dante: San Pietro vestito come un dandy inglese, o come un viaggiatore del Grand Tour. La “mezza limonata” al caffè Diodati, l’incontro con i poveri, e la decisione di portarli in Paradiso. “’A tavuliata” dei poveri in Paradiso. Solo Nannina “’a pezzente” ritorna sulla Terra. Nel poemetto “Lassamme fa’ Dio”, sotto lo “scherzo” della “trovata” teatrale c’è l’amarezza del poeta: solo Dio può salvare i poveri di Napoli, e non su questa Terra.

 

Ingredienti: 400 gr spaghetti, 4 uova, olio extravergine oliva, parmigiano reggiano, sale e pepe. Mentre gli spaghetti cuociono nella pentola piena d’acqua su fiamma viva, versare abbondante olio d’oliva in una padella antiaderente, immergere nell’olio le uova preparate a “occhio di bue” e coprire la padella con un coperchio. Scolare gli spaghetti già cotti, rimetterli nella pentola, versare su di essi, con l’olio, le uova “rotte” in pezzi con la forchetta, aggiungere abbondante parmigiano grattugiato e il pepe, rimescolare con cura. Gli spaghetti sono pronti per essere portati in tavola ( la ricetta è, in sostanza, quella pubblicata dal sito “Deliziosi tentazioni di Vale”).

Chella bella zuppiera ‘e maccarune

La poesia “Lassammo fa’ Dio” è, come altre di S. Di Giacomo, un puro e luminoso divertimento in cui il poeta mette genio inventivo, luce, malizia, finezza linguistica e quello “spirito del teatro” che egli considerava elemento essenziale del carattere dei napoletani. Una domenica di Pasqua “’o Pataterno” si sveglia verso le sette, manda a chiamare San Pietro e gli dice che, poiché è una bella giornata, vuole fare una passeggiata sulla Terra, vuole andare a Napoli. E scendono a piazza Dante: “’ o Pataterrno” porta gli occhiali, e questo gli consente di “scanzare nu tramme”, e San Pietro è vestito come un dandy inglese, “nu gilè (comm’o porteno ‘e cocò) /tutto piselli verdi in campo blu/ cappiello a tubbo, cravatta a rabà/…e un piccolo bastone di bambù”. I due “turisti” entrano nel caffè Diodati, il caffè- teatro caro a Ferdinando Russo, e chiedono “due mezze limonate”:  mentre consuma la bevanda, “’o Pataterno” osserva, incantato, il viavai della gente, e, “pusanno ‘o cucchiarino”, domanda a Pietro, il “mio Pierino”, “ ma com’è che si dice che la Terra è infelice? / Ma guarda, guarda un po’ che movimento/ che scena pittoresca, che allegria”. San Pietro lo invita a uscire “mmiez’’a strata”, e Dio Padre si trova in mezzo alla folla dei miseri, “stuorte, struppie, cecate,/ guagliune senza scarpe, / vicchiarelle appuiate a ‘e bastuncielle, / scartellate, malate..”: e tutti “strillano” una sola parola, come una litania, “carità, carità”. “’O Pataterno”, superato il momento della sorpresa, fa un gesto: e cento angeli, scesi dal cielo, stendono un lenzuolo sui basoli di piazza Dante, avvolgono “ ‘e puverielle”, “cchiù de mille”, e li portano in cielo, una “mappata ca pe ll’aria” si agitava, “ma che ghiammo ‘int’’o pallone?”.

Appena giungono in Paradiso, i poveri vengono invitati a “na tavuliata”: carne, pesce, frutta, “vine paisane e vine mbuttigliate /…curassò, strega, cummel e anisetta” e, perfino, il “vischisodo a marca inglese”. Per mezzora non si sentono voci: solo rumori di piatti e di bicchieri, e qui il poeta cita la famosa scena di “Miseria e nobiltà”, quando Sciosciammocca e “chill’ati stracciune” contemplano immobili e stupefatti “chella bella zuppiera ‘e maccarune”: e questo è un verso intraducibile, meraviglioso per timbro e ritmo. Un cieco ringrazia “’ o Pataterno”, poi arriva il Sonno, e con il Sonno la Morte: perché riportare questi infelici sulla Terra? “tutta sta gente/ turmentata e nnucente” è meglio che passi dalla gioia del banchetto all’eternità. Solo Nannina “’a pezzente” non ci sta: fugge dal Paradiso, trova a fatica “ ‘a via d’’a casa soia”, perché qui l’aspetta suo figlio, “dint’ a nu spurtone”, che già piangeva, “sennuzziava, cu ‘e manelle stese”…E Nannina se lo stringe al seno, e l’allatta, “dint’’o chiaro ‘e luna”.  La scena finale di Nannina che stringe al seno il suo bambino non è solo “colore napoletano”, l’immagine di un quadro di Irolli.  Di Giacomo è persuaso che le istituzioni non siano in grado di risolvere  il problema della povertà a Napoli: solo Dio può salvare i poveri, e non su questa Terra, ma portandoseli in  Paradiso. L’amarezza, in questo poemetto, viene stemperata, ma non dissolta del tutto, dallo “scherzo” iniziale: e si manifesta in tutta la sua intensità nelle immagini della donna che fa di tutto per tornare  nel vico scuro, – sciuliava ncopp’’o muro /nu raggio ‘e luna, – dal suo bambino, e ll’arravugliaie dint’a nu sciallo viecchio,/s’’o pigliaie mbraccia, s’’o strignette mpietto.

A proposito delle uova, ingrediente fondamentale di questo piatto: ricordiamo che nell’Ottocento i venditori di uova e di alici – i “piatti” dei poveri – erano una categoria “protetta” dai camorristi di ogni livello.

(fonte foto: Vale)

Covid 19, il deputato Di Sarno:” Tamponi nel vesuviano per individuare gli asintomatici positivi”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal deputato  Di Sarno M5s.

Questa mattina il deputato di Somma Vesuviana Gianfranco Di Sarno, ha chiesto al direttore del distretto Asl Napoli 3 sud, di applicare il modello “Casello Tampone” avviato giá dall’Asl Napoli 2 Nord per individuare gli asintomatici positivi sul territorio Vesuviano. Modello già effettuato in Toscana ed Emilia Romagna.

“Un sistema che garantisce 50 tamponi al giorno per un totale di 150 tamponi effettuati in tre giorni, dove il paziente arriva in macchina in un piazzale indicato dai sanitari, si ferma presso una postazione dove sono presenti due infermieri ed un medico e, senza scendere dall’auto, viene sottoposto al tampone attraverso il finestrino.
Il protocollo del “Casello Tampone”, si conferma come una procedura estremamente veloce, molto sicura e consente di ridurre l’impiego dei Dispositivi di protezione individuale.” Ha affermato il deputato Gianfranco Di Sarno.

” Sarebbe anche necessario far entrare in servizio ulteriori ambulanze sul territorio, dedicate esclusivamente all’effettuazione dei tamponi a domicilio”. Conclude l’onorevole Di Sarno.

San Giuseppe Vesuviano: il sindaco Catapano avvia la distribuzione di 5.000 uova di Pasqua a tutti i bambini della città

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di San Giuseppe Vesuviano.

È iniziata, questa mattina, la distribuzione di circa 5.000 uova di Pasqua a tutti i bambini della città di San Giuseppe Vesuviano. L’Ente di piazza Elena d’Aosta, dopo i colloqui intercorsi nei giorni scorsi, ha ricevuto la donazione del tipico dolce del periodo pasquale da una nota azienda del territorio, che ha manifestato il desiderio di contribuire ad alleviare le difficoltà che anche i più piccoli stanno vivendo in questi giorni difficili. Gli uffici comunali competenti, dunque, in base alle risultanze dei registri anagrafici rapidamente acquisite, hanno individuato tutte le famiglie della città con bambini nel nucleo familiare, in modo da poter procedere alla distribuzione capillare del dono. Appena ricevuto il via libera, attraverso la disponibilità e la collaborazione della Protezione Civile Comunale, in coordinamento con i Servizi Sociali ed i volontari qualificati che già in questi giorni stanno già intervenendo nei casi di bisogno e di difficoltà, specialmente in favore delle persone anziane o delle famiglie con diversamente abili, questa mattina è iniziata la distribuzione delle uova di Pasqua.

I volontari prevedevano di distribuire circa 800 uova ogni giorno, ma l’ampia disponibilità e collaborazione ricevuta hanno fatto sì, che nella sola giornata odierna, se ne riuscissero a consegnare oltre 2.000. La distribuzione, dunque, proseguirà nei prossimi giorni.

Tale intervento costituisce solo l’apice di un sistema di welfare tempestivamente avviato dal Comune di San Giuseppe Vesuviano e dal Sindaco Vincenzo Catapano, che sin dai primi giorni dell’emergenza ha stanziato importanti risorse per far fronte ai bisogni alimentari delle famiglie in difficoltà, ha attivato un conto corrente solidale attraverso il quale far pervenire donazioni utili a sostenere il Covid Hospital di Boscoreale, ha avviato il servizio di consegna e spesa e farmaci a domicilio per anziani over 65 e famiglie in difficoltà, ha reso disponibile un servizio di assistenza telefonica psicologica gratuito e, grazie all’alacre lavoro dei Servizi Sociali, che ricevono continue telefonate, sta procedendo ad uno screening continuo dei casi di bisogno, ove intervenire tempestivamente e con efficacia. In questi giorni, inoltre, è stato pubblicato anche l’avviso pubblico che consentirà alle famiglie più bisognose di usufruire di buoni spesa gratuiti per l’acquisto di generi alimentari primari.

“Grazie alle risorse stanziate ed alla generosità ed al gran cuore dei cittadini di San Giuseppe Vesuviano che hanno fatto importanti donazioni, abbiamo consegnato già oltre 250 pacchi alimentari a famiglie in stato di bisogno segnalateci dai Servizi Sociali, che stanno svolgendo un lavoro continuo di monitoraggio – commenta Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano – abbiamo intravisto forse un po’ prima degli altri che questa grave crisi sanitaria avrebbe portato difficoltà economiche importanti nelle famiglie di San Giuseppe Vesuviano e, per questo, ci siamo attivati tempestivamente. Il dono dell’uovo di Pasqua ai bimbi della città è un segno di gioia e di speranza, perché sono certo che presto, attenendoci rigorosamente alle regole impartite, riusciremo a far sì che tutto quello che stiamo vivendo sia solo un brutto ricordo e, soprattutto i nostri figli, potranno riprendere con serenità il loro percorso di vita. Io sono in isolamento domiciliare – aggiunge Catapano – perché risultato positivo al tampone per il nuovo cornavirus. Sto bene e desidero ringraziare tutti i componenti dell’amministrazione, i dipendenti e tutti coloro che stanno contribuendo a tenere in piedi la rete degli aiuti, con dedizione ed abnegazione. In particolare, desidero ringraziare Tommaso Andreoli, vicesindaco ed assessore alle politiche sociali, che in questi giorni mi sta sostituendo nelle attività che io posso seguire solo a distanza, verificando da vicino che la macchina degli aiuti, ancorché in condizioni emergenziali, possa funzionare senza criticità particolari”.

Covid 19, Piano anticrisi, i commercialisti coadiuveranno la Regione Campania

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dall’ordine dei commercialisti.

“I dottori commercialisti campani coadiuveranno, insieme alle Camere di Commercio, la Regione Campania nell’applicazione delle misure economiche a favore dei cittadini previste dal piano anticrisi annunciato questa mattina dal presidente Vincenzo De Luca per contrastare l’emergenza economica provocata dal nuovo Coronavirus”. Lo ha detto Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli.

“Sarà un grande sforzo, ma possiamo dirci soddisfatti perché finalmente viene dato alla nostra categoria un riconoscimento di rilievo. Siamo già al lavoro con la Regione – ha aggiunto Moretta -, occorre gestire nel migliore dei modi i fondi che saranno immessi nel circuito finanziario: 604 milioni di euro da distribuire, tra gli altri, alle piccole imprese e ai professionisti”.

Ettore Cinque, assessore al Bilancio della giunta di Palazzo Santa Lucia, ha evidenziato “Grazie agli Ordini dei commercialisti della Campania per il supporto che hanno garantito alla Regione e alle imprese affinché le misure di questo piano possano trovare piena attuazione, facendo arrivare in pochi giorni la liquidità a tutti i soggetti che abbiamo individuato come beneficiari. Stiamo combattendo una guerra contro un nemico invisibile e abbiamo necessità di far arrivare le risorse alle persone che hanno maggiore capacità di spesa con scarse disponibilità, altrimenti il circuito economico non ripartirà mai. È un grande sforzo della Regione Campania, speriamo che sia un segnale anche per il governo nazionale”.