Somma Vesuviana, Covid 19, Di Sarno: “Multe per chi fa la spesa frazionata, si esce una sola volta a settimana”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal comune di Somma Vesuviana.

 

Di Sarno: “A Somma Vesuviana da oggi multe a tutti coloro i quali si recheranno ogni giorno al supermercato per la spesa frazionata. C’è gente che esce anche due volte nella stessa giornata. Ho inviato lettera a Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Polizia Municipale. Ora scatteranno controlli sugli scontrini. NON SI ESCE! La spesa? Al massimo una volta a settimana”.

“A Somma Vesuviana multe per coloro i quali si recheranno ogni giorno al Supermercato per la spesa frazionata. Intendo precisare che, per “spesa frazionata” si definisce l’acquisto di pochi alimenti (inferiori a 5) non compresi nei freschi di giornata.  Mi segnalano la presenza di cittadini che escono tutti i giorni per recarsi al supermercato. Ora basta, scattano le multe. Si esca al massimo una volta a settimana per la spesa. Ho scritto alle autorità deputate al controllo sul nostro territorio, Guardia di Finanza di Casalnuovo, Commissariato di Polizia di San Giuseppe Vesuviano,  Stazione Carabinieri di Somma Vesuviana, Comando di Polizia Municipale, che non perdo occasione di encomiare e ringraziare per il lodevole lavoro svolto, nella quale ho espresso la mia preoccupazione per una prassi negativa direttamente riscontrata dal Centro Operativo Comunale e ampiamente rappresentata da numerosi esercizi commerciali di generi alimentari che si è andata affermando negli ultimi giorni, per cui molti cittadini, al fine di uscire in modo ingiustificato, provvedono alla loro spesa attraverso piccoli e distinti acquisti nell’arco della medesima giornata. Ora scattano le multe per violazione del divieto degli spostamenti”. Lo ha annunciato poco fa Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, non distante da Napoli.

“Comportamenti simili certamente non sostengono lo sforzo della gran parte della popolazione che con correttezza sta supportando i sacrifici necessari al contenimento dell’emergenza ed alla diffusione del virus attenendosi scrupolosamente alle disposizioni impartite dal governo e dalla Regione Campania. Per tali motivi ho richiesto alle autorità di procedere ad un sistematico controllo degli scontrini della spesa, con lo scopo di verificare gli allontanamenti dei cittadini dalla propria abitazione – ha continuato Di Sarno –   e per scongiurare abusi in tal senso, ovvero diversi spostamenti nell’arco della giornata <spesa frazionata>. Per “spesa frazionata” si definisce l’acquisto di pochi alimenti (inferiori a 5) non compresi nei freschi di giornata. Gli abusi sono da considerarsi violazione del divieto degli spostamenti, sanzionabili ai sensi delle disposizioni emanate per il contenimento della diffusione COVID -19.  Spesa settimanale si, spesa frazionata giornaliera NO! Si verrà multati”.

Ed intanto sulle strade di Somma Vesuviana si intensificano i controlli.

“La media è di circa 50 controlli giornalieri – ha ricordato Salvatore Di Sarno – effettuati da Polizia Municipale e Forze dell’Ordine, ora abbiamo anche la Polizia Provinciale ed ho chiesto l’Esercito ma dal momento in cui abbiamo persone che escono, escono, escono, anche piu’ volte al giorno per andare a comprare una cosa, due cose e tutti i giorni, adesso multeremo anche fuori ai supermercati”.

Grande la catena di solidarietà. Arrivano decine e decine di “spese sospese”. Sindaco e volontari della Croce Rossa impacchettano mentre la Protezione Civile distribuisce alle famiglie che ne hanno bisogno. Il sindaco armato di mascherina, in prima linea.

“Sta funzionando la catena di solidarietà messa in campo dalle Associazioni, con i parroci, Protezione Civile e Croce Rossa. Al Centro Operativo allestito presso la Piazza principale ed il Comune, stanno arrivando centinaia di “spese sospese” lasciate ai supermercati o donate da imprenditori e cittadini. Stiamo aiutando tutte le famiglie – ha proseguito Di Sarno – che il coronavirus ha portato in emergenza economica!”.

Il sindaco ricorda che per tutte le famiglie che NON VOGLIONO USCIRE c’è la possibilità di acquistare la spesa e di farla ritirare dai volontari della Croce Rossa chiamando al numero di tel 331 233 90 74, soprattutto in presenza di anziani in famiglia. I volontari ritireranno la lista e consegneranno la spesa con i relativi scontrini.

PER I BONUS SPESA SI POTRA’ FARE TUTTO TRAMITE WAHTSAPP ED EMAIL.

“Le persone che hanno i requisiti al fine di chiedere i buoni spesa potranno informarsi dal sito del Comune ed inviare tutta la documentazione tramite il numero Wahtsapp che è il seguente: tel 370 1548285. Inviare una foto chiara e leggibile del modulo e dei documenti di riconoscimento. Può accedere a questa misura chi ha avuto una chiusura o sospensione di attività lavorativa propria o svolta in qualità di dipendente – ha concluso Di Sarno –  chi non riceve ammortizzatori sociali e non ha alcuna forma di sostentamento. La richiesta può essere presentata o tramite posta elettronica a ambiton22@libero.it o ancora tramite pec a responsabile.po7@pec.sommavesuviana.info o  tramite Wahtsapp. E’ escluso chi ha già una prestazione, chi ha un reddito medio – alto”.

L’epidemia sconvolge anche il significato delle parole e dei sentimenti. E il quadro di C. D. Friedrich non mi “dice” oggi le stesse cose di ieri

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Il dramma dei morti, della paura, della solitudine, della miseria rovescia il senso delle parole, blocca la Storia alta e quella individuale, scuote il nostro rapporto con la realtà e con noi stessi. La tecnica che i giapponesi chiamano “ kintsugi”. Si modifica la percezione delle immagini, e delle opere d’arte. Il quadro “Viandante su un mare di nebbia” oggi non mi dice le stesse cose che mi  ha detto fino a ieri.

 

La storia si è fermata, e non sa ancora che strada prendere.La storia è la nostra anima, e la nostra anima, ha scritto Aldo Masullo (la Repubblica, 29 marzo), è come l’acqua in un fosso: se non si muove, non si rinnova, e se non si rinnova, “imputridisce”. La storia minaccia di tornare indietro: Gabriele Romagnoli (la Repubblica, 6 marzo)cita un romanzo di Martin Amis, “La freccia del tempo”, in cui la vita di un medico nazista, Tod Friendly, viene raccontata al contrario, dal letto di morte al momento della nascita. La solitudine, il silenzio, lo spazio, la paura non hanno oggi lo stesso significato di tre mesi fa: non solo il tempo esterno prosegue la sua marcia senza una trama e senza una prospettiva, ma anche il tempo interiore si aggroviglia tra incertezze e confusioni, e ci capita di essere aggrediti, nel vuoto in cui viviamo, da ricordi vivissimi che però non riusciamo a incastrare nella storia del nostro passato, in quella che crediamo sia stata la storia del nostro passato. Sono ricordi reali o fantasie? Le parole cambiano suono e significato: e non solo quelle che la battaglia contro il virus ha reso note a tutti, “positivo”, “picco”, “pronato” ( Antonio Polito ne ha fatto un elenco, CdS, 31 marzo), ma anche quelle del lessico quotidiano, “attesa”, “abbraccio”, “febbre”, “progetto”, “amico”, “passeggiare”.Cambiano le parole e cambia il senso delle immagini, che sono lo spazio dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti: le strade del nostro paese hanno perso la loro identità, il vino nel bicchiere, il pane, la mela non hanno sapore, e non importa che ce l’abbiano, perché mentre mangi, ti chiedi come stanno i tuoi figli, i tuoi genitori, i tuoi parenti, anche se li hai sentiti a telefono un’ora prima, oppure pensi che, finito il dramma del virus, vedremo in modo più chiaro quanti altri drammi sono andati già in scena: la miseria, il massacro degli umili, il trionfo dei delinquenti e degli sciacalli. E la guerra sociale.

Barbara Stefanelli (settecorriere.it, 3 aprile) ricorda la tecnica “kintsugi” con cui i giapponesi riparano gli oggetti di ceramica che si sono rotti mettendo insieme i cocci con un collante e con polvere d’oro: “niente sarà più come prima, il vaso non sembrerà come nuovo. Al contrario: le nervature mostreranno il trauma, saranno la mappa rivelatrice di una storia unica e irripetibile. Ogni pezzo rammendato esce dalla produzione in serie e diventa soltanto sé stesso, impreziosito dal metallo e dalla cura.”. Sfoglio ogni sera i libri dell’arte, e ogni sera mi accorgo che quadri, sculture, disegni il cui significato credevo solido e definitivo ora mi dicono qualcosa di nuovo, e di diverso. “Il viandante sul mare di nebbia”, che correda l’articolo, Caspar David Friedrich lo dipinge nel 1818, e subito il quadro diventa l’immagine simbolica del Romanticismo. Il viandante, “assorto”, “nella solenne solitudine sull’ abisso nebbioso”, “nella contemplazione di qualcosa che è al di sopra della comprensione umana”, “ha una grandezza tragica” (Eva di Stefano). Egli è giunto al mare di nebbia, alla non-conoscenza del mondo e di sé, ma in fondo, oltre le rupi, oltre la nebbia, c’è una luce, che secondo gli studiosi (Geismeier, Jensen, Koerner, De Paz), il pittore mette in particolare risalto perché solo in quel punto   i colori vengono stesi a dense pennellate. Quella luce è una speranza ed è una sfida.L’uomo con il bastone è il vero centro dell’opera, perché verso di lui convergono tutte le diagonali, e la sua figura si staglia nitida e ritta sull’indistinto mare di nebbia: ciò significa, dicono gli studiosi, che il viandante ha accettato la sfida, non si fermerà, andrà avanti, verso quella luce, alla scoperta del mondo e del futuro, e alla scoperta di sé. La forza che lo spinge, scrive Geismeier, è quella del sublime, che è vertigine di meraviglia e di paura, di desiderio di conoscenza e di ricerca della mistica Bellezza: il viandante, pronto a diventare viaggiatore, copre con il corredo dei suoi valori simbolici tutta la “strada” che va da Kant a Nietzche, attraverso Kierkegaaard.  Fino a pochi mesi fa avrei condiviso questa interpretazione del quadro, che – lo confesso – non mi ha mai incantato, e per l’eccessivo carico di simboli – era un vezzo del pittore – e per alcune soluzioni formali: non mi è chiara, per esempio, la funzione degli alberi disegnati sulle rocce che emergono dal mare di nebbia. Ma oggi non riesco più a vedere nell’opera il trionfo dei valori della conoscenza, la vittoria dell’uomo “romantico” diventato uomo “globale”. Mi pare che la nebbia sia impenetrabile, che l’abisso sia invalicabile, e che il viandante si tenga saldo sul bastone e sulle gambe per non cadere nel vuoto, per resistere all’urto della paura e dello smarrimento: “sente” che è arrivato alla fine del viaggio. Quel viandante sta per  voltarsi verso di noi, a mostrarci come il vento, che gli scompagina i capelli, muove il suo sguardo, e per in iniziare il viaggio a ritroso, nel tentativo di capire quali sono stati gli errori degli uomini, e in che misura il Caso si è divertito a indurli all’errore.

Erano le domande che si ponevano già molti secoli fa il cieco Tiresia e Edipo Re.

 

 

Madonna dell’Arco, cittadella blindata per Pasqua e Lunedì in Albis: De Luca chiude la frazione per tre giorni

Padre Alessio Romano, priore di Madonna dell’Arco, con il governatore Vincenzo De Luca

Nella diretta streaming di ieri – venerdì 3 aprile – il governatore De Luca ha citato Sant’Anastasia annoverando la città tra quelle più a rischio per “punte di contagio”. Ha poi annunciato di aver chiesto provvedimenti più corposi al Prefetto. Ebbene, tolti i 53 contagi (solo alla Rsa di Madonna dell’Arco) e gli altri, pochi, casi in città, l’unica criticità che abbisogni di urgenti misure riguarda – e il governatore ne è informato quotidianamente – eventuali assembramenti in occasione delle festività pasquali. Ed ecco che ieri è giunta l’ordinanza numero 27 con la quale De Luca blinda per tre giorni (11, 12, 13 aprile) la frazione di Madonna dell’Arco. 

“Nei giorni 11, 12 e 13 aprile 2020 è interdetto l’accesso alla frazione di Madonna dell’Arco del Comune di Sant’Anastasia (NA), salvo che per comprovate esigenze di lavoro o di urgente necessità, nei limiti strettamente indispensabili. A tal fine, è fatto divieto agli esercenti del servizio di trasporto pubblico locale, anche non di linea, di effettuare fermate all’interno del territorio di detta frazione ed è disposta la chiusura delle strade di accesso alla frazione medesima, come individuate dal Comune, sentita la Prefettura competente”. Qui si può scaricare: ordinanza-27-def

Tutti i pellegrinaggi vietati, le funzioni religiose per la Pasqua sì, ma senza fedeli. Dovrebbe essere ormai pacifico che, a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus, anche il pellegrinaggio più imponente della Campania, quello del Lunedì in Albis a Madonna dell’Arco – circa quattrocentomila persone ogni anno, contando solo quel giorno – non si farà. Così è infatti, ma se gli irriducibili fedeli della Mamma dell’Arco sembrano aver accolto la notizia con dispiacere ma buon senso, ve ne sono alcuni – una sparuta minoranza – che non ha alcuna intenzione di rinunciarvi. Alcuni commenti sui social ma soprattutto numerosi messaggi inviati in privato alla pagina facebook del Santuario mariano, non promettono nulla di buono. C’è chi incalza, criticando la nota del priore padre Alessio Maria Romano il quale invita i devoti ad un «pellegrinaggio dell’anima», scrivendo: «Aprite le porte della chiesa e state voi a casa, noi quel giorno ci saremo con tutte le porte chiuse». C’è chi tenta di mettere in guardia il priore inviandogli chat private dalle quali si evince che in tanti si stanno organizzando per raggiungere il Santuario nella notte tra il 12 e il 13 aprile.

«Dice la Messa a porte chiuse? E noi andiamo e restiamo fuori, ascoltiamo dagli altoparlanti». Ancora, c’è chi tenta di strappare una promessa e propone un pellegrinaggio ristretto: non tutte le squadre di fujenti ma solo i presidenti con i gonfaloni. Alcuni, più ragionevoli ma in ogni caso mai convinti che per il 2020 il pellegrinaggio debba essere definitivamente annullato, pretendono di conoscere una data diversa, entro maggio, il mese della Madonna. Altri propongono il 12 settembre, la festa dell’Incoronazione nonché onomastico di Maria.  «C’è una piccola speranza?» – ripetono, messaggio dopo messaggio. «Non sono spaventata per il virus – prega una donna, ma per il fatto che il Lunedì in Albis sia annullato, ne sto morendo». A Madonna dell’Arco, poco più in là del Santuario Mariano, nella residenza sanitaria per anziani dei Domenicani, insignita con il premio Buona Sanità 2018, i morti da Covid – 19 ci sono stati davvero. Dieci, un anziano dopo l’altro non ha retto al contagio. Tutta la struttura è in quarantena obbligatoria e ormai da sei giorni la situazione sembra essere normalizzata, con report quotidiani che fanno ben sperare. Di contro, nella diretta streaming di ieri, il governatore Vincenzo De Luca ha citato proprio Sant’Anastasia e i cinquantatré contagi nella casa per anziani, parlando di «punte di contagio preoccupanti» e annunciando di aver chiesto al Prefetto interventi di particolare fermezza. «Il presidente De Luca mi ha fatto contattare ieri – conferma il priore Alessio Romano – e mi è stato chiesto se avessi sentore di eventuali disordini. Non ho potuto che confermare, visti i messaggi che quotidianamente smistiamo e che ci fanno ipotizzare come non sarà un divieto scritto a fermare alcuni irriducibili. Spiace molto a noi tutti ma non è certo la presenza fisica in Santuario a confermare o smentire la devozione per la Madonna, noi faremo in modo di coinvolgere tutti con celebrazioni mandate in streaming ma abbiamo chiesto aiuto al presidente affinché non ci sia alcuna possibilità che, tanti o pochi che siano, l’ostinazione di alcuni possa mettere in pericolo altri». La cittadella Mariana, si evince anche dall’appello del governatore al Prefetto, dovrà essere blindata, come è in effetti poi accaduto con la firma di De Luca all’ordinanza numero 27. Tutti i riti pasquali sarà possibile seguirli dalla pagina facebook «Santuario Madonna dell’Arco», dalla domenica delle Palme al rito della bambagia lunedì 6 aprile, dalla solenne Messa di Pasqua, fino all’apertura delle porte del Santuario – un rito che stavolta rimarrà solo virtuale – alle 3 del mattino del Lunedì dell’Angelo. «Non è possibile sostituire quel giorno – dice il priore – ma quando torneremo alla normalità della vita quotidiana, ciascuno dei devoti potrà venire, adesso sia solo uno spirito di vicinanza e preghiera, basterà per farci sentire, come siamo, tutti fratelli e dunque responsabili gli uni degli altri. Proprio per questo mi rivolgo ancora a tutti i pellegrini, ai fujenti: onorate la Mamma dell’Arco ciascuno a casa propria. Lei ascolta tutti e dovunque».

 

 

FCA Pomigliano, la “strage” dei vigilantes al tempo del Covid19: licenziato un altro sorvegliante

La “strage” dei vigilantes Fiat ai tempi del contagio: settimo vigilante licenziato nel giro di alcuni mesi da FCA Security, controllata del gruppo FCA, a Pomigliano. E’ un giovane della vicina acerra, R.C., 35 anni. Qualche giorno fa è stato estromesso dal mondo del lavoro per motivi disciplinari. Anche gli altri colleghi che lo hanno preceduto hanno subito un provvedimento disciplinare del genere. Comunque quest’ultima è una storia complessa. R.C. aveva fatto ricorso al tribunale del lavoro contro l’azienda per un presunto demansionamento. Tra le prove presentate dal lavoratore c’erano alcune registrazioni telefoniche fatte da lui. Ma secondo l’azienda quelle registrazioni fatte conversando al telefono con colleghi e responsabili di lavoro sono state realizzate senza avvisare gli interlocutori. “E’ quindi venuto meno il rapporto di fiducia”, il motivo sostanziale del licenziamento. Intanto è una mattanza occupazionale quella che si sta abbattendo sui 70 vigilantes della grande fabbrica automobilistica di Pomigliano, per la gran parte ancora impegnati nei servizi di sorveglianza dello stabilimento, chiuso da quasi un mese a causa del contagio. Una sfoltita silenziosa che sta avendo come sfondo la tragedia nazionale del Coronavirus. Intanto pare proprio che il taglio sia pure consentito in questo periodo maledetto. Si perché il licenziamento disciplinare non rientra nella moratoria provvisoria sui licenziamenti, lo stop varato dal governo nell’ambito dei decreti economici anti contagio. “Più che di provvedimenti formativi – commenta Mario Di Costanzo, della Fiom di Napoli settore auto –  dovremmo parlare in questi casi di provvedimenti punitivi, vale a dire il cui obiettivo non è quello di richiamare il lavoratore a un comportamento corretto ma piuttosto di punire e basta. C’è inoltre, ma non è cosa secondaria, la sensazione netta che questi provvedimenti punitivi servano a ridimensionare gli organici di FCA Security Pomigliano in una fase aziendale difficile”.

Sant’Anastasia, fissato per venerdì 10 aprile il riesame per l’ex sindaco Abete

L’avvocato Isidoro Spiezia, difensore del sindaco Lello Abete

 Rigettata l’istanza di scarcerazione per l’ex sindaco Lello Abete, i suoi legali presentano appello al tribunale del Riesame. Il 12 marzo scorso furono concessi i domiciliari ad altri due indagati per l’inchiesta «Concorsopoli» e l’ex segretario generale di Sant’Anastasia e Pimonte, Egizio Lombardi, come l’imprenditore Alessandro Montuori – titolare dell’agenzia selezioni e concorsi di Salerno – sono nelle proprie abitazioni da allora, con misure meno afflittive del carcere.

Così era stato già mesi fa per l’ex consigliere comunale Pasquale Iorio. Abete, invece, rieletto sindaco nella scorsa primavera, è nella casa circondariale di Poggioreale dal 6 dicembre scorso. Ed è l’unico a non aver confessato il proprio coinvolgimento nello scandalo dei concorsi truccati emerso dopo le indagini della guardia di finanza e della Procura di Nola. Posti di lavoro «venduti» a venti, trenta o cinquantamila euro. I suoi legali, gli avvocati Isidoro Spiezia e Valentino Di Ludovico, avevano presentato istanza di scarcerazione a metà marzo, considerata anche l’emergenza sanitaria da Covid -19 in corso e l’impossibilità di reiterare i reati contestati oltre che di occultare eventuali prove, giacché Abete aveva a suo tempo presentato le dimissioni dalla carica di primo cittadino. Respinta l’istanza, Spiezia e Di Ludovico hanno fatto ricorso al tribunale della Libertà che deciderà venerdì 10 aprile, due giorni prima della Pasqua che a questo punto Abete potrebbe trascorrere a Sant’Anastasia dove da dicembre, per effetto delle sue dimissioni e dello scioglimento del consiglio comunale, si sono avvicendati già due commissari prefettizi.

Somma Vesuviana, grave incidente in via Aldo Moro: coinvolti due carabinieri

E’ di poco fa un grave incidente all’incrocio di via Aldo Moro, altezza bar Food e Rir.  A scontrarsi, in una dinamica ancora tutta da chiarire, un’auto di grossa cilindrata e un’auto con a bordo due carabinieri. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, il comandante dei carabinieri della stazione locale, i carabinieri di Castello di Cisterna, la polizia municipale,  la protezione civile Cobra 2 e il sindaco Di Sarno. Ad aver la peggio i due carabinieri che sono stati estratti dall’auto con poche difficoltà e trasportati all’Ospedale del Mare. Il conducente della Mercedes non ha riportato ferite.

Casoria: rissa al supermercato. Carabinieri denunciano le altre due persone coinvolte

Pochi giorni fa sono stati coinvolti – insieme ad altre due persone già denunciate – in una rissa scoppiata per futili motivi in un supermercato di Casoria.

I carabinieri hanno acquisito il filmato circolato online che riprendeva quanto avvenuto e le immagini del sistema di video sorveglianza del centro commerciale identificando i restanti 2 responsabili.

I militari della stazione di arpino di Casoria li hanno denunciati per rissa aggravata in concorso: si tratta di un 44enne e un 43enne, entrambi del posto e già noti alle forze dell’ordine.

 

Napoli: nasce “MANOAMANO”, la piattaforma web per sostenere la ristorazione campana

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Nasce MANOAMANO la piattaforma web (www.manoamano.eu) per sostenere la ristorazione e tutte quelle piccole e medie imprese oggi messe a dura prova dall’emergenza Covid-19.

MANOAMANO è un modo per fare rete, per restare UNITI e guardare al futuro con FIDUCIA, per dare UNA MANO ad un settore in ginocchio, per procedere tutti MANOAMANO verso tempi migliori. Un progetto no profit, nato dall’esperienza e dalla professionalità del gruppo WSTAFF, agenzia pubblicitaria napoletana che opera da quindici anni nel settore della comunicazione di impresa in tutta Italia, sviluppato a quattro mani con DABLIU spin off del gruppo imprenditoriale per la parte strategica.

“Vogliamo tendere UNA MANO agli amici ristoratori e a tutte le persone che lavorano in questo settore offrendo un servizio semplice: il principio è quello del coupon, si compra ora un pranzo o una cena per consumarla alla riapertura del ristorante o della pizzeria quando l’emergenza sarà finita”, spiega Aldo Carlotto co-fondatore di DABLIU e Direttore Clienti della Wstaff.

Il concetto è quello del pay&save ovvero dell’acquisto anticipato di una cena o di un pranzo, da consumare successivamente. Un modo semplice e trasparente per rimettere subito in moto l’economia del settore. Il ristoratore pubblica sulla piattaforma la propria offerta, il consumatore acquista e riceve un voucher che potrà utilizzare entro 6 mesi dalla data dell’acquisto. Da qui il nome MAMOAMANO, come darsi una mano, aiutarsi, tenersi per mano per uscire da questa emergenza che ha travolto tutto e tutti.

Il progetto nasce a Napoli per le imprese campane, ma non si esclude un raggio di azione più ampio. La Campania con oltre 15mila imprese di ristorazione attive è terza in Italia per numeri nel settore, un comparto fondamentale all’economia locale con un indotto importante oggi seriamente compromesso.

Ci siamo chiesti come potevamo essere d’aiuto a tanti amici e clienti che all’improvviso hanno dovuto chiudere la propria attività e abbiamo deciso di impegnarci con quello che sappiamo fare: comunicare – aggiunge Antonello Vivace, co-fondatore di DABLIU e Direttore Commerciale Wstaff -, MANOAMANO vuol essere solo un tramite tra gli imprenditori della ristorazione e il consumatore finale, una mano tesa per ricominciare”.

Il progetto mira a mettere in pratica un consumo e un approccio critico in questo particolare momento storico, e a generare una piccola economia che possa essere di sostegno a tante piccole e medie imprese.

INFO: www.manoamano.eu

 

Bomba Auchan-Conad: da lunedi 8mila in cigs per crisi. Poi i licenziamenti. Trema la Campania

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L’accordo per il momento  è stato firmato dalla Fisascat-Cisl e da Margherita Distribuzione e Conad alla presenza del  governo. Non hanno ancora sottoscritto Filcams Cgil e Uiltucs Uil 

Margherita Distribuzione e Conad hanno dato il via  a un’ondata di tagli ai posti di lavoro nel settore della grande distribuzione commerciale, ipermercati e supermercati. L’accordo è stato firmato ieri dal sindacato Fisascat Cisl ma non  ancora dalle altre due organizzazioni maggiormente rappresentative, la Filcams Cgil e la Uiltucs Uil, che si sono rifiutate di sottoscrivere l’intesa solo nella parte relativa alle ricollocazioni del personale eventualmente licenziato. L’accordo è stato quindi fatto trapelare da ambienti vicini  alla  Fisascat Cisl  che in call conference ha partecipato alla riunione insieme al sottosegretario al ministero del Lavoro e Politiche Sociali, Francesca Puglisi (PD), e  al sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico Alessandra Todde (Movimento Cinque Stelle). Nel documento, oltre all’avvio della cassa integrazione a zero ore per stato di crisi dal 6 aprile fino al 12 dicembre 2020, è stato annunciato l’avvio della procedura di mobilità, cioè il licenziamento, per un numero non ancora precisato di lavoratori non appena terminerà la moratoria sui licenziamenti fatta scattare dal governo Conte nell’ambito dei provvedimenti economici volti a contrastare le conseguenze del contagio da Coronavirus. Dunque, ora che a causa del contagio c’è l’impossibilità di protestare, scioperare e far scendere in piazza la reazione “difensiva” dei lavoratori, Conad dà il via ai tagli che tutti temevano. Non c’è che dire: per l’azienda è il momento più propizio. Chi finirà da lunedi in cassa integrazione non si sa se rientrerà più al lavoro. Conad nell’accordo parla anche di possibili ricollocazioni e piani di formazione. Ma proprio su questo punto Filcams e Uiltucs sospettano il più classico dei tranelli.  Intanto un settore che si riteneva essenziale in questa tragica fase del paese, quello della distribuzione dei generi alimentari, rischia di finire in ginocchio per volontà della cooperativa finanziaria bolognese che non ha voluto attendere la fase delle ripresa economica dopo la tempesta Covid 19, in pieno svolgimento peraltro. Intanto nel Napoletano tremano i 700 lavoratori degli ipermercati Auchan di Nola, Pompei, Mugnano e Giugliano.

  

Scuole paritarie e servizi educativi: caos per il pagamento delle rette scolastiche

C’è fibrillazione nel mondo delle scuole paritarie e delle strutture che gestiscono servizi educativi. La questione che sta infiammando gli animi di famiglie e addetti ai lavori riguarda il pagamento delle rette scolastiche in conseguenza della sospensione delle attività per l’emergenza sanitaria da Covid-19.

Ma le scuole paritarie si sono riorganizzate, proponendo servizi a distanza e ripensando le modalità didattiche. Nonostante ciò, non sono pochi quelli che sostengono che nulla sia dovuto alle strutture.

Confcooperative Campania, così come le Associazioni di categoria FIDAE ed AGIDAE, opta per una mediazione, e prova a stemperare i conflitti tra le famiglie degli utenti ed i gestori delle strutture scolastiche, sostenendo la funzione educativa della comunità scolastica.

“Il blocco dell’attività scolastica con l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha generato fraintendimenti tra le famiglie degli alunni ed i gestori di scuole paritarie e dei servizi socio-educativi. Alcune famiglie, infatti, mettono in discussione il pagamento delle rette. A tal proposito, è utile qualche precisazione. Le rette scolastiche sono rette annuali e coprono le spese dell’intero anno scolastico, ossia 12 mesi per la gestione e ben 14 mesi per i costi del personale. Per prassi le scuole sono solite frazionare, con rate mensili, bimestrali, trimestrali, la retta annuale, la cui entità resta l’unica somma di riferimento per tutti i servizi educativi e amministrativi resi. Nel momento in cui un genitore iscrive il proprio figlio, infatti, si impegna a corrispondere alla scuola l’intero importo annuo, a prescindere da eventi imponderabili o prevedibili: assenze, malattie, eventi straordinari, risultati conseguiti, ecc. Inoltre, in particolare per la scuola dell’obbligo, è stata attivata la modalità della didattica a distanza per assicurare continuità al percorso scolastico e, pertanto, la retta scolastica va regolarmente ed indiscutibilmente pagata. Per la scuola dell’infanzia, tuttavia, se il servizio didattico è stato sospeso del tutto, è congruo riconoscere alle famiglie uno sconto sulla retta, valutando responsabilmente l’impatto sugli equilibri complessivi della gestione scolastica e della sostenibilità economica” fa sapere Manrico Gesummaria, vicepresidente Confcooperative Campania e referente del settore scuola in Consiglio nazionale di Confcooperative Cultura Turismo Sport.

E continua: “Per nidi e sezioni primavera, l’INPS ha confermato il rimborso riconosciuto alle famiglie attraverso il “bonus nido” anche nel periodo di sospensione del servizio. Non va sottaciuto che la retta scolastica esula da un mero discorso utilitaristico: essa ricomprende l’esperienza formativa ed educativa di un intero anno scolastico, perché la scuola opera, cresce, progetta, anche quando gli alunni sono assenti”.

Il dialogo e il senso di responsabilità sono fondamentali in questo momento. Siamo certi che le famiglie sosterranno il valore della comunità educante che accoglie i loro figli e li guida anche da remoto. I gestori, invece, hanno il compito di salvaguardare gli equilibri economici della scuola e di comprendere le richieste delle famiglie, stabilendo modi e tempi idonei a tutelare i diritti e gli interessi di tutti” conclude Gesummaria.