Il dott. Mario Iervolino, Direttore Generale dell’“ASL Salerno”,ha scritto al personale dell’Azienda Sanitaria una lettera importante
Non è una lettera di routine. Essa nasce dalla convinzione del dott. Iervolino che il sistema sanitario, essenziale tra i sistemi su cui si fonda l’organizzazione dello Stato democratico, funziona solo se è una squadra vera, in cui ognuno svolge il proprio ruolo con impegno assoluto, con intelligenza, con competenza e nel rispetto della comunità, della “persona” e delle singole persone. Orgoglio ottavianese.
Non è una lettera di routine: del resto all’autore non piace servirsi degli schemi della retorica, che di solito sono banali, e nel dramma che stiamo vivendo, risulterebbero a dir poco fastidiosi. Il dott. Iervolino non dimentica nessuno: il suo grazie va a tutti, ai medici, agli infermieri, agli operatori socio- sanitari, al personale tutto che opera in prima linea nei reparti ospedalieri e nei servizi, e a coloro che continuano a lavorare per far sì che la “macchina amministrativa” sia sempre in funzione. Un grazie particolare il dott. Iervolino lo invia a tutti gli operatori che “durante la loro attività si sono ritrovati ad essere positivi al Covid.19”: “dico loro che li aspettiamo per continuare insieme la nostra guerra”. Il dottor Iervolino non può, per ovvi motivi di decoro, ringraziare sé stesso, lui che ogni ora del giorno combatte la battaglia in primissima linea, e in un territorio in cui l’epidemia ha imposto drastici provvedimenti a molti Comuni, da Atena Lucana, perla luminosa, a Caggiano, da Polla a Sala Consilina. Il grazie, che il dottor Iervolino non può dire a sé stesso, glielo dicono certamente tutti gli operatori dell’Azienda Sanitaria. Nella conclusione ( v. testo in appendice) il Direttore Generale delinea una riflessione di notevole importanza: “…il lavoro di tutti noi ci consentirà di essere più pronti ed orientati a una sanità che avrà ancora di più, per esperienza vissuta, come obiettivo l’umanizzazione e una maggiore vicinanza ai nostri assistiti.”. Secondo la psicoanalista Costanza Jesurum, l’epidemia ci ha reso tutti disposti “a regredire al rango di figli sotto la voce di un Primo Ministro che ci dice cosa bisogna fare” e a “eseguire tutti i nuovi ordini con uno zelo inaspettato” ( l’Espresso del 29 marzo). In questa riflessione c’è molta verità. Ma il dott. Iervolino fa notare che questa battaglia si vince se tutto il sistema diventa una squadra vera, in cui tutti i “giocatori” interpretano il loro ruolo con generoso spirito di sacrificio, con intelligenza, con competenza. Questa tragedia, dice il dott. Iervolino, ci ha insegnato che prima di tutto, e sopra ogni altra cosa, c’è il rispetto della “persona” e delle persone, c’è il riconoscimento dei valori e delle competenze, c’è insomma quel senso autentico e profondo della comunità che è il vero fondamento della democrazia.
Quando il dott. Iervolino fu nominato Direttore Generale dell’ “Asl Salerno”, scrissi: …”per fortuna nostra c’è ancora, al comando della nave su cui siamo imbarcati, chi è fermamente convinto del fatto che in alcuni settori meriti e competenze sono fattori determinanti, da cui non si può prescindere: e al centro di questi settori c’è il sistema sanitario. Nel libro “La democrazia del merito” Giuseppe Tognon ha spiegato che meriti e competenze non sono soltanto il bagaglio delle conoscenze tecniche, ma comprendono, prima di tutto, la capacità di rispettare negli altri la gioia e la fatica di vivere e i valori della persona. Quando parliamo della “competenza” del dottor Mario Iervolino, non dobbiamo mai dimenticare la sua preziosa capacità di saper “vedere” le persone che stanno dietro i problemi e dietro le questioni, e di saper trattare e risolvere questioni e problemi partendo sempre dai bisogni della “persona” dei malati, degli infermieri, dei medici, dei funzionari. La sua nomina a Direttore Generale diventa per tutti motivo di confortante speranza, e, per gli Ottavianesi, una ragione di legittimo orgoglio.”.
Il conforto della speranza, in questo incubo in cui siamo immersi, è ancora più grande, e rende più grande anche l’orgoglio.
Concorsopoli, i Comuni: tutto iniziò a San Giuseppe Vesuviano
La valanga giudiziaria ha investito Sant’Anastasia – con l’arresto di sindaco, segretario e di un consigliere nonché la conseguente caduta dell’amministrazione comunale – ma le diramazioni della vicenda vanno lontano. Le verità degli indagati, quelli attualmente ai domiciliari, hanno confermato le risultanze delle indagini della Guardia di Finanza e della Procura di Nola. Dinanzi ai pm Pisciotta e Vitagliano, Egizio Lombardi, Alessandro Montuori e Pasquale Iorio hanno raccontato ogni cosa avallando le risultanze degli investigatori. Ma precisiamo, a Sant’Anastasia non vi è l’inizio di questa vicenda bensì soltanto la fine ingloriosa giacché almeno due dei protagonisti, l’ex segretario Lombardi (difeso dall’avvocato Antonio De Simone) e l’imprenditore Montuori (difeso dai legali Vincenzo Desiderio e Antimo d’Alterio), agivano già in precedenza. Si limita alla sola vicenda anastasiana, invece – salvo precise indicazioni di candidati non del luogo a loro noti – la responsabilità di Iorio (avvocato Sabato Graziano) e dell’ex sindaco Abete (difeso dagli avvocati Isidoro Spiezia e Valentino Di Ludovico).
Molti sono i comuni interessati e in altrettanti si sarebbero svolti concorsi truccati, in altri ancora restano in carica amministratori che hanno pagato per approdare ad un posto pubblico: ne parleremo a fondo ma val la pena iniziare dal…principio. Ne hanno parlato, intanto, e dettagliatamente, di fronte ai pm Luca Pisciotta e Antonella Vitagliano della Procura di Nola, sia Egizio Lombardi, che anche a San Giuseppe Vesuviano è stato segretario, sia Alessandro Montuori, sia Pasquale Iorio. Il Lombardi approda in quel comune nel 2013, nominato con decreto del sindaco, lo stesso di oggi, ossia Vincenzo Catapano. Ma al sindaco Lombardi fu presentato da un altro politico, un suo fedelissimo allora (ricopriva tra l’altro anche un ruolo importante nella maggioranza dell’epoca) che, adesso, non lo è più. I due, Lombardi e il predetto politico si conobbero in montagna e il segretario fu invogliato dal clima che l’amico gli descriveva come «familiare». Erano gli anni in cui si arrivava da un blocco delle assunzioni presso gli enti pubblici e stava dunque per aprirsi la stagione dei concorsi. Infatti, anche a San Giuseppe Vesuviano – era il 2015 – si iniziò a programmare concorsi pubblici per funzionari tecnici e contabili.
All’epoca dei fatti, Lombardi era già segretario del comune di Pimonte ed esisteva dunque una convenzione tra i due comuni che gli consentiva di ricoprire il doppio incarico. Dinanzi ai pubblici ministeri, Lombardi ha rivelato che non fu il sindaco ad indicargli nomi, demandando la gestione della cosa ad un dipendente comunale. Ed è quel dipendente comunale – che sarebbe poi stato il favorito per andare a ricoprire il ruolo di responsabilità messo a concorso per l’area tecnica – che parla al segretario di una società di Salerno, una agenzia in grado di «addomesticare» l’esito dei concorsi. Avviene in questa fase, dunque, il primo incontro tra Lombardi e Montuori che saranno poi arrestati lo scorso 6 dicembre per aver alterato i risultati dei concorsi a Sant’Anastasia. Ma come andò a San Giuseppe Vesuviano? Il dipendente comunale, colui che attualmente riveste un ruolo di responsabilità in un gruppo di azione locale che comprende parecchi comuni ed enti pubblici come privati, ebbe le tracce prima del concorso, così Lombardi avrebbe rivelato ai giudici. Ma quando avvenne la correzione del suo elaborato, pur avendo ricevuto tutti gli aiuti possibili prima, si presentò un problema consistente in una prova assolutamente insufficiente: il meccanismo non era ancora ben oliato e dunque la correzione avveniva in forma anonima per essere poi abbinata al nominativo. Così, dopo aver ricevuto precisi ordini di risolvere la questione presto e bene, Lombardi avrebbe concesso al candidato di rifare il compito. Dove? Nell’ufficio del segretario, alla sua presenza. Prima dell’orale, al candidato evidentemente poco preparato, furono rivelate le domande. Con relative risposte, naturale. La rottura tra il sindaco di San Giuseppe Vesuviano e Lombardi si consuma nel 2017. Perché il segretario sembrava aver molti problemi a seguire alcune direttive: dal rifiuto di muovere lettere di contestazione al comandante della polizia locale ai contrasti relativi alla gestione dei fondi riconducibili alla legge 328 del 2000. Lombardi avrebbe anche detto ai giudici di non essere a conoscenza se nella gestione dei concorsi di due anni prima vi fosse stato mercimonio. In ogni caso, i rapporti si incrinarono e, di contro, si rinsaldarono invece quelli tra Lombardi e Montuori. Sfociò anche in confidenza, durante un viaggio che i due intrapresero per una comune passione: andarono infatti a Milano per assistere ad una partita dell’Inter. Ci fu accordo e a Lombardi fu chiesto di collaborare, quale presidente di commissione, per procedure concorsuali su scala nazionale. Lui, invece, coinvolse Montuori dicendogli che stavano per essere banditi dei concorsi a Pimonte. Ma questa è un’altra storia.
Il nome del Comune di San Giuseppe Vesuviano compare più di una volta nelle risposte degli indagati ai pm. Per esempio, quando i concorsi di Pimonte vengono banditi, Lombardi è già segretario anche a Sant’Anastasia. In questa fase viene avvicinato da un collaboratore dell’ufficio tecnico di San Giuseppe Vesuviano con il quale aveva già buoni rapporti. Detto soggetto va a trovare Lombardi a Sant’Anastasia e gli chiede di aiutarlo nel concorso ma il segretario gli risponde di essere già a conoscenza del nome del vincitore che sarebbe stato un parente del sindaco di Pimonte. Il candidato non si rassegna e riprova a parlare con il presidente della commissione nonché segretario Lombardi, facendosi accompagnare da due persone – il fratello (un medico) e un soggetto che Lombardi taccia quale «poco raccomandabile». Gli dicono di aver parlato personalmente con il sindaco e che non ritengono sia come lui aveva detto in precedenza, vale a dire che il posto di vincitore fosse ormai già scritto. E Lombardi si impegna per il secondo posto, a fronte di una somma di 20mila euro. La risposta arriva qualche giorno dopo, quando il candidato cerca di nuovo Lombardi nel suo ufficio di Sant’Anastasia, accetta la proposta e si stabiliscono versamenti in due tranche. Il soggetto in questione, alle selezioni di Pimonte, si è realmente classificato al secondo posto. Sempre rispetto al Comune di San Giuseppe Vesuviano, Alessandro Montuori avrebbe ammesso dinanzi ai giudici di aver alterato le prove dei concorsi tenutisi nel 2016. I concorsi erano tre e in almeno due casi il presidente della commissione era Egizio Lombardi. Nell’occasione, Montuori sarebbe stato avvicinato da un amministratore dell’epoca e da un dipendente, il medesimo che oggi ricopre un ruolo in un gruppo di azione locale e che già una volta era stato coinvolto in un’inchiesta riguardante un altro comune.
VinGustandoItalia, diventare “Quasi Sommelier” seconda lezione.
Le differenze tra Vino aromatizzato e Vino aromatico, Vino Spumante e Vino frizzante, Vino passito e Vino liquoroso…
Cari lettori, continuiamo il percorso di formazione a distanza per diventare “Quasi Sommelier”. Oggi parleremo delle differenze tra Vino aromatizzato e Vino aromatico, Vino Spumante e Vino frizzante, Vino passito e Vino liquoroso.
2 Lezione: Differenze tra i Vini.
Partiamo spiegando cosa è un Vino Aromatizzato. I vini aromatizzati (minimo 10°) partono da un vino/mosto fermo al quale si aggiungono alcol, zucchero o mosto, infine erbe o spezie aromatizzanti. Per esempio affinché si possa ottenere il Barolo Chinato (vi consiglio di provarlo perché è una prelibatezza) si usa la corteccia di china; il vino aromatizzato per eccellenza è stato ed è il Vermouth e ricordo mio nonno che voleva sempre offrire “A’ Vermut”. Questo vino si ottiene dalla pianta aromatica Assenzio ed il termine tedesco dà nome al famoso vino aromatizzato Martini. Il vino così ottenuto viene filtrato e chiarificato, e dopo una maturazione di 6-12 mesi si imbottiglia. Non dobbiamo confondere questi vini Aromatizzati con i Vini cosiddetti Aromatici, i quali sono ottenuti da uve aromatiche (es.: Moscato, Gewurtztraminer,Malvasia, Brachetto). Bene, capita la prima differenza continuiamo con la spiegazione, parlando dei vini spumanti e frizzanti. Per definizione, gli spumanti sono vini nei quali è presente anidride carbonica disciolta che genera una sovrapressione di almeno 3,5 atmosfere assolute all’interno della bottiglia. Nel momento in cui si stappa la bottiglia, la caduta di pressione crea l’effetto dell’ effervescenza, ossia un forte sviluppo di bollicine e la formazione di una spuma più o meno persistente sulla superficie del vino. Le bollicine che si formano sono caratterizzate da una maggiore o minore numerosità, finezza e persistenza, che rappresenta uno degli indicatori di qualità per lo spumante. I due più importanti metodi di spumantizzazione, il Metodo Classico e il Metodo Charmat (o Martinotti) comporta la partenza da un vino base al quale viene addizionata una miscela di zuccheri e lieviti la cui rifermentazione è alla base dell’effervescenza dei vini. Il Metodo Classico comporta una rifermentazione in bottiglia, con un periodo di permanenza del vino base a contatto con i lieviti molto lungo (può andare da svariati mesi a diversi anni). Nel Metodo Charmat la rifermentazione viene condotta in recipienti (fermentatori) in acciao inox sotto pressione, e la permanenza del vino base a contatto dei lieviti è molto più breve. Un terzo metodo di spumantizzazione, anch’esso in bottiglia, consiste nell’imbottigliamento del vino base con i suoi lieviti e la presenza di un residuo zuccherino, che con l’innalzamento primaverile della temperatura porterà alla rifermentazione e all’effervescenza: è il cosidetto Metodo Ancestrale (o tradizionale) usato soprattutto per il Prosecco e per altri vini, anche frizzanti.
A seconda dello zucchero residuo che rimante nello spumante dopo l’elaborazione e la presa di spuma, si distinguono le diverse categorie di spumanti: Dosaggio Zero: inferiore a 3 g/l e lo spumante non ha subito aggiunta di di zucchero dopo la presa di spuma; Extra Brut: compreso tra 0 e 6 g/l; Brut: inferiore a 15 g/l; Extra Dry: compreso tra 12 e 20 g/l; Dry o Secco: compreso tra 17 e 35 g/l; Demi-sec o Abboccato: compreso tra 33 e 50 g/l; Dolce: se superiore a 50 g/l. Un vino Frizzante è qualcosa di molto simile agli spumanti, la differenza principale sta nellasovrapressione, che deve essere compresa tra 1 e 2,5 bar. Nella maggioranza dei casi, essi oggi vengono prodotti con la rifermentazione in autoclave (Charmat), ma ultimamente in molte zone si nota un ritorno della rifermentazione in bottiglia, utilizzando anche il Metodo Ancestrale. Passiamo all’ultima differenza da spiegare, quella tra vini passiti e vini liquorosi. I Vini Passiti sono vini naturalmente dolci e nello stesso tempo molto ricchi in alcol, ottenuti da uve che hanno subito una essiccazione naturale oppure non naturale. L’essicazione può avvenire sulla pianta, dopo la raccolta al sole o in appositi locali su supporti di vario tipo, con essiccazione artificiale. L’appassimento può durare da due a quattro mesi nel corso dei quali le uve raggiungono una percentuale di zucchero intorno al 30-40%. Dopo l’ammostamento il mosto viene messo in botti o in vasche a fermentare. La fermentazione inizia in inverno ed è solitamente stentata a causa dell’elevato tenore zuccherino. Maturazione e affinamento durano dai tre ai cinque anni.
Alcune produzioni come i Sauternes ed il Tokaji ungherese si ottengono da uve “botritizzate”, cioè attaccate dalla muffa nobile Botrytis Cinerea. Questa muffa provoca l’appassimento per evaporazione e concentrazione di sostanze, producendo glicerina e sostanze aromatiche, consumando gli acidi. Un altro vino pregiato è il Picolit del Friuli le cui uve subiscono “acinellatura”(aborto floreale), per cui solo alcuni degli acini presenti sul grappolo giungono a maturazione, con una conseguente maggiore concentrazione zuccherina negli stessi. Abbiamo poi gli Ice Wine (i miei preferiti, una favola!), vini ottenuti dalla vinificazione di grappoli d’uva sottoposti ad almeno tre giorni di gelo. L’uva non viene raccolta al momento di maturazione ottimale, ma la si lascia sulla pianta durante i mesi di dicembre e gennaio, in maniera che gelo e disgelo di questo periodo invernale disidratino l’acino in modo naturale, processo che concentra gli zuccheri, gli acidi e gli estratti dell’uva, intensificando l’aroma e conferendo grande complessità. I vini liquorosi invece sono quelli ottenuti da un vino base prodotto con uve aromatiche (Moscato, Malvasia, Aleatico, etc.) a cui si aggiunge alcol, acquavite di vino, mosto concentrato (è possibile anche l’utilizzo di caramello come colorante). Devono avere una gradazione alcolica non inferiore a 17,5% vol. L’aggiunta di alcol può essere fatta prima, durante o dopo la fermentazione alcolica del mosto o del pigiato intero. Quando viene fatta al mosto, viene impedita qualsiasi fermentazione e il prodotto viene definito “mistella” (vino dolce prodotto senza fermentazione aggiungendo al mosto alcol e/o acquavite in modo da raggiungere una gradazione alcolica compresa tra i 16 e i 22 gradi). Il tenore zuccherino dell’uva, normalmente elevato, in certi casi viene aumentato tramite appassimento delle uve stesse.
A seconda delle zone, esistono diversi tipi di vini liquorosi prodotti di volta in volta con tecnologie particolari e vitigni diversi (es.: Porto, Sherry da provare il Pedro Ximenez, Madera, Marsala, etc…). Spesso il vino liquoroso deriva da un vino passito mediante l’aggiunta di alcol o acquavite (es.: Caluso passito liquoroso). Anche questa lezione è finita, vi aspetto alla prossima , senza mai dimenticare il mio motto, Le tre T “Tipicità, Tradizione e Territorio”.
Boscoreale, emergenza Covid-19: l’azienda “Aqua Club” dona mascherine al comune
Continua la grande solidarietà delle piccole e medie aziende locali che in questo periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19 stanno producendo e donando mascherine.
Oggi è stata la volta dell’azienda Aqua Club, un piccolo laboratorio di moda, collezione e produzione di costumi da bagno, con sede nella frazione Marchesa, che ha donato al Comune un limitato quantitativo di mascherine.
Le sorelle Rosaria e Carmela Carotenuto, titolari dell’azienda, sono state ricevute dal sindaco Antonio Diplomatico che le ha ringraziate per l’importante gesto di solidarietà e di vicinanza alle istituzioni.
“Siamo particolarmente felici di essere state ricevute dal sindaco Antonio Diplomatico al quale abbiamo donato un piccolo quantitativo di mascherine che potranno essere utili a quanti in questi giorni operano per garantire i servizi essenziali alla nostra comunità -spiega Rosaria Carotenuto, stilista e titolare, con la sorella Carmela, della Aqua Club-. La nostra è una piccola azienda di moda, collezione e produzione di costumi da bagno. In questo momento di emergenza, con l’attività ferma, abbiamo sentito il dovere di mettere a disposizione le nostre competenze e il nostro laboratorio per la produzione di pochi quantitativi di mascherine in TNT certificato, triplo strato lavabili e riutilizzabili. Nei giorni scorsi – ha aggiunto Rosaria Carotenuto – ci siamo prodigate per distribuire gratuitamente una esigua quantità a diversi concittadini e a qualche studio medico. Non ci fermeremo qui, ci impegniamo a produrne altre che distribuiremo nei prossimi giorni”.
Contributo foto: web
COVID-19, il Sindacato di Polizia “UPL Sicurezza Napoli”: “poliziotti abbandonati dall’Asl Napoli 1”
“Dipendente della Polizia di Stato richiede tampone da circa 13 giorni senza alcuna risposta”.
“Sono ormai in aumento i casi di contagio da COVID-19 – dichiara il Segretario Generale della UPL Napoli Roberto Massimo – vista la forte esposizione degli uomini e delle donne della Polizia di Stato, attesa anche la peculiarità di lavoro e gli scenari di forte imprevedibilità che stanno attanagliando la nostra società.
Nel manifestare la massima vicinanza e solidarietà a quanti stanno vivendo momenti di sofferenza per combattere un nemico invisibile così bellicoso ed ingannatore – continua il numero uno della U.P.L. Sicurezza Napoli – chiedo che non vengano abbandonati i lavoratori disposti in quarantena a qualsiasi titolo.
E’ il caso di un poliziotto in forza al R.P.C.C (Reparto Prevenzione Crimine Campania) che dal giorno 22 Marzo, dichiarandosi malato con sintomi, dopo aver prestato servizio in auto con un collega risultato positivo al virus ed aver attivato la procedura presso il proprio ufficio, notiziato il medico curante, ad oggi, con temperatura corporea ancora a 38°, non ha effettuato il tampone previsto a carico della struttura sanitaria di competenza. E’ in forte valutazione, da parte del sintomatico paziente, la possibilità di dare mandato all’avvocato per eventuale denuncia presso la Procura della Repubblica, per danni imprevedibili alla sua persona, nonché alla sua famiglia composta anche da due minori”, conclude il Segretario Massimo.
Emergenza Sanitaria, stop parziale ai panificatori. L’allarme della categoria: verso la serrata
Con il presente comunicato, la categoria dei panificatori intende rappresentare il proprio disappunto rispetto ad una situazione che si sta generando in vari comuni della regione Campania e sembra stia portando al comune sentire che i panificatori intendono fare da sciacalli in un periodo così triste per la storia locale e nazionale.
Dall’Associazione Provinciale Libera Panificatori Napoletani, nei giorni tra il 13 e 15 marzo, è stato registrata ai protocolli di tutti i Comuni, della Città Metropolitana di Napoli, del Prefetto di Napoli nonché degli Uffici Regionali, una nota di interpello in cui si chiedevano urgenti chiarimenti e delucidazioni sul perché, in alcuni luoghi si perpetuavano controlli in cui, inspiegabilmente si obbligava ad alcune aziende di panificazione a ridurre i propri prodotti fino ad arrivare alle sanzioni di carattere penale.
Da allora solo confusione e caos!
Il chiarimento n. 15 del 4 aprile 2020, a firma del Governatore De Luca, dà l’opportunità a qualche organo di controllo di continuare a gestire a proprio modo le verifiche in quanto recita testualmente: la sospensione delle attività e dei servizi – disposta dall’Ordinanza in termini generali – è riferita anche alle vendite on line nonché alle attività dei relativi laboratori. Si conferma, pertanto, che risulta vietata l’attività di laboratorio di prodotti dolciari e simili e si sollecitano i Comuni, le Polizie Municipali, le Forze dell’Ordine e la Guardia di Finanza all’attività di vigilanza, controllo e sanzione di competenza.
Se da una parte si dà il via libera ad alcune produzioni (focacce, casatielli, prodotti salati vari), dall’altra, ponendo un veto su dolciumi (uova di pasqua, pastiere, colombe, ecc.) si va in contrasto con i decreti nazionali e con gli allegati che consentono l’apertura delle attività appartenenti al codice Ateco 10.
In particolare, la categoria di chi produce pane e prodotti della pasticceria anche fresca, è individuato proprio nell’area 10.71 che riguarda buona parte dei prodotti da forno. E’ evidente la contraddizione in termini tra all’allegato 1 del DPCM del 22 marzo 2020 e il Chiarimento n. 15 di De Luca. Senza dire che lo stesso chiarimento sfavorisce le aziende campane in genere rispetto a quelle delle altre regioni che potranno vendere on line ai consumatori campani con due effetti correlati: 1. maggiori costi per i consumatori che intendono acquistare, ad esempio una colomba on line in quanto potrà arrivare solo da fuori regione (e siamo in possesso di documenti di trasporto in tal senso); 2. impossibilità per le aziende campane a vendere, anche fuori regione o all’estero, i prodotti dolciari in quanto il chiarimento non fa eccezioni alla vendita on line. Le aziende che hanno già in partenza i prodotti per i vari posti del mondo come si dovranno comportare? E chi aveva acquistato materie prime dedicate, con un chiarimento che arriva con estremo ritardo, dovranno buttare tutto e metterci anche i costi dello smaltimento? In tutto questo ci si mette anche l’informazione.
Dal sito di un noto giornale regionale sotto il titolo: Coronavirus a Napoli: pastiere, tortani e casatielli vietati anche online riporta tra le dichiarazioni del comandante della polizia municipale di Napoli, Ciro Esposito che “In ottemperanza all’ordinanza adottata il 28 marzo dal governatore «sono sospese ulteriormente le attività e i servizi di ristorazione tra cui pub, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie, pasticcerie anche con riferimento alla consegna a domicilio». «I panifici – prosegue la circolare (ma non sappiamo quale????) – possono rivendere oltre al pane e ai prodotti da forno anche gli sfarinati. I relativi prodotti devono essere opportunamente imbustati, confezionati ed etichettati e comunque tali esercizi non possono in alcun modo effettuare la vendita per il consumo sul posto».
Il Comune di Napoli è uno dei comuni in possesso dell’interpello dell’APLPN fin dal 15 marzo senza aver fornito mai alcuna risposta. Surreale che le interpretazioni restino nella mente di chi le fa!
In ogni caso la categoria dei panificatori intende evidenziare altresì che si sta perpetuando un ingiustificato (anche per il particolare momento) aumento del prezzo delle farine e ciò mette ancora più in difficoltà le aziende in quanto strette dalla morsa tra aumento dei costi e riduzioni della produzione. In questo scenario la categoria sta valutando di CHIUDERE I PANIFICI fino a quando non si ripristineranno le condizioni ed il ritorno alla normalità. Con le attuali condizioni, facendo entrare una persona alla volta (cosa che abbiamo sempre ritenuto opportuno ed adottato fin dal primo momento) ogni 4-5 minuti e vendere 1 kg di pane, va da sé che a fine giornata non si recupera neanche il costo della farina!
I PANIFICATORI NON SONO SCIACALLI CHE INTENDONO APPROFITTARE DEL MOMENTO E NON VOGLIONO NEANCHE CHE PASTICCIERI E PIZZERIE DA ASPORTO RESTINO CHIUSI (COSA CHE NON AVVIENE IN ALTRE REGIONI D’ITALIA). TUTTAVIA NON INTENDONO METTERE A RISCHIO DI CONTAGIO I PROPRI FAMILIARI ED I PROPRI DIPENDENTI SUBENDO, ALLO STESSO TEMPO, VESSAZIONE DA ORDINANZE E PSEUDOCHIARIMENTI CHE STANNO FACENDO PIU’ DANNI DI QUANTI NE STIA FACENDO IL CORONAVIRUS!
Inoltre, e questo alle autorità sanitarie, se si ritiene che il contagio possa essere incrementato da alcuni cibi quali i prodotti dolciari, facciano chiarezza sull’argomento non solo per le aziende ma anche e soprattutto per tutti i cittadini della Regione (visto che in altre regioni non sembrano esserci queste problematiche).
UNIPAN Confcommercio pres. D. FILOSA
ASS. PANIF. SALERNO pres. N. GUARIGLIA
Panificatori Confartig. Salerno pres. C. Vieri
FEDERCONSUMATORI CAMPANIA pres. R. STORNAIUOLO
Somma Vesuviana, Covid 19, Domenica delle Palme: preghiera al Cimitero in diretta FB
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Somma Vesuviana.
Padre Giuseppe: “Tanti hanno perso i loro cari in questo periodo di Coronavirus e non hanno potuto salutarli. Chi è stato fortunato ha avuto una benedizione a casa o al Cimitero. Ecco oggi, nella Domenica delle Palme, la preghiera è soprattutto per loro, per chi ha perso un caro senza poterlo salutare”.
Di Sarno: “A Somma Vesuviana nella giornata delle Palme, una preghiera per quanti anche in queste ore stanno garantendo servizi e salvando vite. Per la prima, nel nostro paese non si svolgerà la tradizionale Processione del Venerdì Santo che neanche la Seconda Guerra Mondiale riuscì a fermare”.
“Con la Domenica delle Palme inizia la Settimana Santa il Mistero di morte e Resurrezione di Gesu’. Oggi avrebbero tutti voluto portare una Palma ai propri cari e fare una preghiera per i prori cari. Dunque è a nome di tutti che abbiamo fatto una preghiera con benedizione al Cimitero. Nella visita al Cimitero luogo dei nostri fratelli e sorelle defunte abbiamo voluto rinnovare la Fede nel Cristo morto e risorto. Abbiamo rivolto una preghiera per tutti coloro i quali sono stati chiamati dal Signore in questo periodo di Pandemia e che non hanno potuto avere un regolare svolgimento delle esequie senza il saluto dei propri cari. Chi è stato fortunato ha avuto una benedizione a casa o al cimitero del proprio congiunto. Ed allora questa preghiera è stata per tutti ma in particolare per quei familiari che hanno perso un caro in questo periodo senza poterlo salutare al Cimitero”. Lo ha dichiarato oggi Padre Giuseppe D’Agostino, parroco della Chiesa Santa Maria Maggiore Collegiata di Somma Vesuviana che questa mattina della Domenica delle Palme, con il sindaco Salvatore Di Sarno e Don Nicola De Sena, parroco della Chiesa San Michele Arcangelo ha in diretta social dal Cimitero di Somma Vesuviana rivolto una preghiera particolare ed impartito la Benedizione.
“Oggi preghiamo per tutti ma in particolare per coloro i quali hanno perso la vita in Italia e nel Mondo a causa del Coronavirus. A Somma Vesuviana abbiamo 19 contagiati ma per fortuna nessun morto. Il nostro pensiero va anche ai 4 miliardi di persone in isolamento, metà del Pianeta, a tutte le popolazioni. Il nostro pensiero è per i medici, gli infermieri, per tutti coloro i quali stanno garantendo servizi anche ora. Il nostro pensiero – ha concluso Di Sarno – è per tutte le famiglie che stanno vivendo l’emergenza sanitaria ed economica. Noi, rappresentanti dello Stato ci siamo e ci siamo non solo quando con onore indossiamo la Fascia Tricolore, ma ci siamo sempre. Somma Vesuviana il Venerdì Santo lo viveva con passione anche grazie alla processione millenaria con piu’ di 2000 confratelli in saio bianco, le Congreghe, il canto in latino. Era un evento sentito e per il quale venivano nella nostra città fedeli e cittadini da tante zone dell’Italia e non sono.
Quest’anno la Processione che si svolse anche sotto le bombe della Seconda Guerra Mondiale, non si svolgerà ma non escludiamo la possibilità che la Madonna con il Cristo Morto possa rivolgere uno sguardo al suo popolo”.
Sant’Anastasia, emergenza coronavirus, Il Pd: “E’ ora di cambiare passo!”
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Pd di Sant’Anastasia.
Il Comune di Sant’Anastasia, come è noto a tutti, è al momento guidato dal commissario prefettizio dott.ssa Stefania Rodà in seguito alle vicende dello scorso dicembre: ci troviamo quindi a dover fronteggiare le pensatissime conseguenze dell’emergenza Covid-19 senza sindaco, assessori e consiglieri comunali ed in più con un organico del tutto sotto-dimensionato a causa dei costanti pensionamenti di questi anni e dell’ovvia impossibilità di portare a termine tutti i concorsi che erano stati banditi.
Come Partito Democratico abbiamo sempre manifestato (e continuiamo a farlo) il nostro rispetto nei confronti del lavoro del Commissario e nelle ultime settimane le abbiamo più volte scritto in via formale, anche insieme ad altri attori politici, per dare il nostro contributo in questa battaglia comune che tutti insieme stiamo affrontando. Purtroppo non abbiamo mai ricevuto alcun genere di risposta né alcun segnale che le nostre proposte fossero state quantomeno lette!
La situazione ora, è doloroso ma necessario dirlo, sta completamente sfuggendo di mano. Ci riferiamo in particolare all’accesso ai benefici per generi alimentari e beni di prima necessità che il Governo ha posto nelle mani dei Comuni.
Il Comune di Sant’Anastasia ha previsto la possibilità di presentare tale domanda via mail o tramite consegna a mano e, come era facilissimo da prevedere, già nella giornata di giovedì si è creata una lunga fila di persone fuori al Palazzo Comunale in evidente contrasto con l’idea di fondo di tutto questo periodo che è quella di restare a casa!
È facile immaginare che chi si trova in uno stato di bisogno non abbia a casa i mezzi (stampante, scanner ecc.) per presentare la domanda via mail né in molti casi la capacità di compilarla da solo: ecco quindi che le stesse file fuori a Palazzo Siano si sono replicate fuori a diversi CAF che in questi giorni si sono resi disponibili. A tutti coloro che offrono questo servizio con spirito di solidarietà e a titolo gratuito va il nostro ringraziamento; ma proprio per tutelare il loro lavoro ed i diritti dei cittadini, ed anche per evitare possibili strumentalizzazioni da parte di chi si muove per finalità personali, abbiamo chiesto al Commissario che sia lo stesso Comune – tramite dipendenti o anche il Corpo di Protezione Civile – a creare una task-force che aiuti i cittadini in queste procedure, magari dividendoli anche in ordine alfabetico. Si potrebbe, ancora, “copiare” i vicini comuni di Somma Vesuviana e Pomigliano D’Arco che hanno attivato dei numeri whatsapp dedicati. Non si può chiedere alle persone di scegliere tra la tutela della salute e la tutela economica!
Più in generale, è ormai doveroso e non più rinviabile che il Comune si doti di pagine social ufficiali in cui dia aggiornamenti costanti della situazione dei contagiati e delle misure adottate.
Non vogliamo in nessun modo accusare, anzi ringraziamo vivamente, i funzionari che nonostante lo scarso numero e i pochi dispositivi di protezione individuale stanno continuando a fare il proprio lavoro, ma è necessario un coordinamento generale più attento ed efficace.
Auguriamo nuovamente buon lavoro alla dott.ssa Rodà e rinnoviamo la nostra disponibilità, ma è ora di cambiare passo: siamo senza Amministrazione ma non senza Ente, dobbiamo tutti prenderne atto!


