La Giornata della Terra 2020 è anche un’occasione per riflettere sulle nostre prossime giornate sulla Terra

“[…] Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini e tutti gli artigiani, quando non ci saranno più le lucciole, le api, le farfalle, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita”. Parole e musica che oggi risuonano come una profezia quelle proferite da Pier Paolo Pasolini nel cosiddetto cine-match “La rabbia” del 1962, realizzato insieme all’illustre scrittore Giovannino Guareschi.

Certo, la visione che mi accingo a illustrare è romantica, sognatrice. Però.

Da quando è iniziata la pandemia ho un riferimento cinematografico in testa che non mi abbandona: “E venne il giorno” (The Happening) di M. Night Shyamalan. In quel film del 2008 le piante sprigionavano una tossina che induceva gli esseri umani al suicidio in una sorta di volontà vegetale di ripristino dell’equilibrio fisico del mondo. Quasi allo stesso modo il COVID-19 fa respirare il pianeta – come dimostrano le immagini, a corredo, del mare di Napoli e dell’inquinatissimo fiume Sarno – fermando le attività (produttive) umane e, di conseguenza, costringendo anche a gesti estremi le persone più in difficoltà. Pensiamo a cosa succederà quando e se l’Unione Europea non troverà un accordo sui bond. Solo l’Italia sta già perdendo miliardi di euro, pensiamo al disastro sociale imminente.

Tuttavia faccio anche un’altra riflessione: perché la UE, oltre a pensare ai soldi da elargire, non inizia a muoversi anche su quello che forse è il tema centrale di questa emergenza: rinnovare la cosiddetta normalità. Bisogna agire subito ma dimostrando visione, questa sconosciuta. Oggi mari e fiumi sono limpidi, benissimo: perché non approfittarne per dotare di nuovi strumenti e tempistiche chi ha il dovere di individuare coloro che li inquinano (locali, fabbriche, esercizi commerciali, strutture ricettive, industrie)?

Probabilmente la pensa così anche Ciriaco Sapienza, da cui è partita l’idea di una petizione rivolta direttamente al governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per chiedere maggiori controlli sugli scarichi industriali. L’iniziativa conta già quasi tremila firme. “Alle fine del lockdown pretendiamo un’indagine capillare per identificare tutte le industrie che fanno danno alla nostra terra. Non facciamo gli indifferenti, valorizziamo di nuovo la nostra splendida regione che nel corso degli anni è già stata martoriata in tutti i modi possibili”, sollecita Sapienza.

Qui il link alla petizione.

D’altro canto, quando torneremo alle nostre malsane abitudini, chi oggi è in difficoltà dovrà lavorare il doppio per recuperare: ciò significa anche emettere il doppio e dunque inquinare il doppio, a dimostrazione che tutto questo non sarà servito a nulla. Allora io mi chiedo: perché sarebbe deprecabile l’idea di un reddito universale? Se tutti gli esseri umani potessero contare su un introito fisso mensile, probabilmente non avrebbero più bisogno di stressare se stessi e le risorse naturali, penso alla pesca, agli allevamenti intensivi come a tante altre cose. In che termini?

Le dinamiche del profitto, un po’ come le dinamiche del consenso (politico), annullano le nostre libertà e ci costringono a essere ciò che non siamo. Chi esercita il potere attraverso le condizioni del profitto soggioga e tiene in scacco chi non ha altra forma di sostentamento ed è costretto a produrre quanto più possibile per riuscire a guadagnare il giusto (per “campare”, che equivale a sopravvivere).

Ma se un uomo fosse premiato da un reddito solo per il fatto di esistere, non sarebbe indotto a vivere piuttosto che a sopravvivere? Così facendo si potrebbe impiegare il tempo per andare a pesca ma non per pescare, se riesco a far passare la sottile differenza. Ognuno sarebbe libero di dedicarsi a ciò che ama davvero, e anche questo significherebbe produttività. Sarebbe una diversa espressione della stessa, una naturale conseguenza dell’umana esistenza sul pianeta Terra. Lo sappiamo che il genere umano fa di tutto per vivere, pur di non morire, ma ad oggi lo fa anche e soprattutto a scapito del pianeta e questo non possiamo più permetterlo o soccomberemo.

Il fatto di poter ammirare un ambiente migliore ma senza poterlo esperire, toccare con mano, godere, è un paradosso estremo che ci deve far riflettere. Che vita è questa?

Buon Earth Day a tutti.

Earth Day 2020, il respiro collettivo di un’umanità scomposta che vuole celebrare un pianeta oggi più solo ma più felice

Auguri alla Giornata della Terra, nata il 22 aprile del 1970, che compie oggi ben 50 anni. L’iniziativa vede la luce grazie all’impegno dell’attivista John McConnell che nel 1969, in una conferenza dell’Unesco tenutasi a San Francisco, avanzò la proposta di istituire una giornata dedicata a Gaia, la nostra Terra. L’intento, nobilissimo, era quello di sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali del pianeta, stimolando anche dinamiche educative e divulgative che poi hanno attecchito nel corso degli anni. Ancora oggi i gruppi ecologisti approfittano dell’occasione per valutare le criticità ambientali che ci circondano: l’inquinamento atmosferico, delle falde acquifere e del suolo, la distruzione degli ecosistemi, l’estinzione delle specie animali e vegetali, nonché l’esaurimento delle risorse non rinnovabili.

A tal proposito è di queste ore la notizia, decisamente d’impatto, che per la prima volta nella storia i futures statunitensi sui contratti di maggio del petrolio sono crollati talmente tanto da scendere in territorio negativo: un barile di greggio è arrivato a costare, infatti, meno 37 dollari al barile. Potere del lockdown ma che prefigura un serio problema all’orizzonte: alcuni impianti stanno per arrivare alla massima capacità di giacenza e sono in molti a chiedersi dove verranno stipate le nuove scorte di greggio.

Tornando a casa nostra, invece, troviamo il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, alle prese con il preoccupante taglio degli alberi. Su Facebook Costa ha pubblicato la richiesta di un approfondimento al Comitato per il verde pubblico, già impegnato a definire le nuove linee guida di gestione del verde pubblico per tutta Italia. Vuole vederci chiaro il ministro: le segnalazioni di tagli massicci alle alberature non provengono solo da alcune zone d’Italia ma sono trasversali, e riguardano aree urbane dislocate praticamente lungo tutto il territorio. Per questo è stato allarmato il Comandante delle Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari Carabinieri, che si é già attivato per le opportune verifiche.

50 anni di Earth Day e non sentirli, anzi. In epoca di pandemia e relativo isolamento la Giornata della Terra 2020 dimostra di stare al passo coi tempi ed evolve quella che è sempre stata una straordinaria mobilitazione di individui in un evento digitale. Una maratona virtuale che per l’intera giornata attraverserà il globo e raccoglierà testimonianze e impegni a favore del pianeta Terra. Il tema di quest’anno tutto speciale è l’azione per il clima: per questo motivo si svilupperà “24 Hours of Action”, un variegato programma teso ad attivare l’impegno individuale in modo responsabile che mostrerà, ogni ora, un’azione possibile da compiere per proteggere l’ambiente, il clima e quindi società. Appuntamento sul sito www.earthday.org per interagire con i contenuti interattivi e live streaming.

Giornata della Terra tutta da vivere anche nel napoletano, dove due giovani di Somma Vesuviana e Volla, Marisa e Sara, hanno dato vita a un contest sui loro profili Instagram per premiare il vincitore con la possibilità di dare il proprio nome a un albero di cacao che verrà piantato in Camerun in virtù del progetto Treedom, l’unica piattaforma web al mondo che permette di piantare un albero a distanza e seguirlo online. Dalla sua fondazione, avvenuta nel 2010 a Firenze, sono stati piantati più di 1.000.000 alberi in Africa, America Latina, Asia e Italia. Tutti gli alberi vengono piantati direttamente da contadini locali e contribuiscono a produrre benefici ambientali, sociali ed economici.

Sara e Marisa (entrambe professioniste nel campo estetico) hanno deciso di creare dei make-up ispirati proprio alla Giornata della Terra. Due bellissime foto che sono un omaggio al pianeta che ci ospita e che diventano lo spunto per aiutare l’ambiente. Partecipare al contest è semplicissimo. Basta scoprire i loro profili Instagram e seguire le istruzioni:

(Sara) – https://www.instagram.com/p/B_PjcympDYP/

(Marisa) – https://www.instagram.com/p/B_PjRoHquxp/

Tra i partecipanti verrà sorteggiata una persona che avrà in regalo un albero da piantare in Africa per produrre ossigeno e assorbire fino a 55kg di CO2 annui. Frutti, semi e foglie saranno fonte di cibo e guadagno per le piccole popolazioni camerunensi.

Una bella iniziativa tesa a impreziosire una giornata speciale, che possiamo spendere per riflettere sulla condizione dell’ambiente che ci ospita e che, oggi più mai, subisce la nostra assenza e non lamenta sofferenze.

Un pianeta più solo ma anche più sano, che senza di noi sembra tornare a respirare.

(Foto di Louis Maniquet)

Diario ai tempi del Coronavirus

Dopo due mesi di assenza mi rifaccio vivo. Tengo da un po’ una specie di diario. Alcuni giorni scrivo, altri no. Vorrei condividere gli appunti di tre giorni, l’11 marzo, il 4 aprile e l’11 aprile, per me importanti. Nel primo una visione ancora speranzosa, nel secondo il crollo, nel terzo una sorta di ripresa, di impegno, di denuncia. Pensando ai ragazzi e alle contraddizioni della scuola.

11marzo.  Gli anziani al tempo del coronavirus

In tempi di epidemie siamo, naturalmente, noi anziani, i più esposti alle complicazioni. E non ci stupisce che l’età media delle vittime, ad oggi, sia abbastanza elevata. Nonostante allungamento della vita e invecchiamento attivo. Sappiamo bene che la gran parte di noi ci siamo presentati già alla soglia della vecchiaia con acciacchi vari, malattie di lungo corso, conseguenze di una vita spesso non facile: privazioni, carenze sanitarie, lavori a volte usuranti. Non ci lamentiamo, anche perché abbiamo vissuto netti miglioramenti nel corso degli anni; e ancora oggi, in tanti, contribuiamo a sostenere le nostre famiglie in diverse circostanze.

Anche ora ci preoccupiamo, mettendo a disposizione tempo e risorse, per i nostri figli e i nostri nipoti, per quello che gli può succedere e per come si organizzano in questo periodo. Ma è logico che siamo noi i più esposti. E pensiamo a noi in riferimento a loro, con tanta tristezza e nostalgia, ma anche con un po’ di consapevolezza di dover svolgere un ruolo, al solito, importante. Persino quando sentiamo affacciarsi l’agghiacciante domanda: a chi dare la precedenza nelle cure intensive; chi salvare per primi?

La verità è che si sta parlando molto della crisi sanitaria e della crisi economica, com’è logico; ma stiamo trascurando un’altra crisi, che s’insinua peggio del virus, la crisi morale. Di pari passo con l’aumento dei contagiati, si manifesta con più intensità. Da come ci guardiamo con diffidenza, come ci evitiamo nell’uso di ascensori e scale, come facciamo incetta di cose, anche inutili. Fino a come accettiamo le giuste norme di isolamento: spesso senza alcuna sofferenza, diciamocelo. Arrivando perfino a trovare nell’emergenza e nei comportamenti da essa imposti, l’alibi, l’assoluzione a nostri atteggiamenti diffusi. Di chiusura, di egoismo, di scarsa o nessuna solidarietà.

È una crisi, quella morale, che non risparmia nessuno, neppure gli anziani. E però gli anziani hanno diversi modi per difendersi da essa: la prima è la famiglia, ovviamente, come abbiamo visto. Ma c’è un’altra grande opportunità per tanti di essi: è il mondo associativo. Quel contesto in cui, per uscir fuori dall’isolamento e invecchiare attivamente, si organizza tempo libero, apprendimento permanente, turismo sociale, volontariato per assistere i coetanei in difficoltà, impegno civico al servizio della comunità.

E però, con l’intensificarsi dei contagi, siamo arrivati a norme riassumibili nel “iorestoacasa”, la necessità per gli anziani di restare a casa. Sembra la negazione e l’opposto dello scopo delle nostre associazioni, che è quello di far uscire gli anziani da casa, dalla solitudine, dalla depressione, da un senso diffuso di inutilità, e portarli nelle attività, negli impegni, nella socialità. Per fortuna c’è il modo per rimediare anche a questa situazione temporanea di disagio. Sentite un po’, per esempio, cosa ha proposto ai soci del suo circolo culturale Auser di Benevento la presidente, Adriana:

“Per alleggerire un po’ il cuore senza fare cose a cuor leggero. Ciascuno a casa propria può impegnarsi in lavoretti di bricolage, uncinetto, decorazioni su vetro, cartone ecc. Quando tutto sarà passato si potrà allestire una mostra. Coloro che sono favorevoli a questa iniziativa interagiscono tra di loro in un apposito gruppo. Il secondo gruppo vede invece impegnati coloro che amano la scrittura: l’idea, condivisa appunto da un gruppo di soci, è quella di scrivere un romanzo a più mani. Infine c’è il gruppo di lettori che, alla ripresa, ci parleranno dei testi letterari più famosi sulla “peste” dai versi di Lucrezio, passando per Tucidide fino a Manzoni, Camus, Saramago.  Solo così possiamo continuare le nostre attività e soprattutto manifestare la voglia di non farci sopraffare dall’angoscia per i tempi presenti. Ci basti essere scrupolosi nel rispettare le regole”.

4 aprile. Io, anziano fragile. (Il crollo)

Seguace della cultura dell’invecchiamento attivo e impegnato nel terzo settore, ho provato per lunghe settimane a reggere nell’interpretare al meglio il ruolo che mi veniva richiesto, nella famiglia e nella società. Poi…, poi ho subito un crollo, lo ammetto; forse meno di un crollo, o forse di più.

Il coinvolgimento diretto come anziano negli sviluppi dell’epidemia: l’età media dei contagiati e morti, la paura per la comparsa di un sintomo (uno non basta, ma…), le lunghe quarantene scelte o obbligate, la modifica traumatica di tutte le abitudini. E i pianti dopo le videochiamate con i nipoti, fratelli e figlie.  La commozione a sentire di coetanei, contagiati, intubati e morti, da soli, senza la presenza dei propri cari. Di morti depositati, ammassati, smaltiti.

Un coinvolgimento emotivo, direte. Non vi sembra importante? Quando faccio le videoconferenze con i miei colleghi dell’associazione di tutta Italia, li guardo sullo schermo. E spesso li vedo preoccupati, smarriti. Come me. Perché non parliamo di questi sentimenti comuni? Perché sentirci condannati ad essere eroi per forza? Abbiamo passato una vita in questo ruolo: per essere coerenti, utili alla società. Non lo rinneghiamo, ci mancherebbe! Forse una maggiore partecipazione personale, privata, ci avrebbe aiutato anche in una situazione come questa.

Emotivi sì, ma lucidi. Vediamo tante cose che non vanno. Nel mondo delle istituzioni, ma anche nel nostro mondo del Terzo Settore. È così variegato: sbagliamo a volerlo vedere unito, unico. Sono spesso diversi gli interessi di quelli che vi lavorano e di quelli che solo vi partecipano. Una semplice partita di mascherine abbassa i costi dei primi, rende meno velleitari ed esposti gli interventi dei secondi. Ma come si sceglie? È difficile quasi come decidere chi sottoporre per primo alla terapia intensiva.

Ma più importante di sentirsi vittime, è la consapevolezza che il paese ha bisogno di noi, ha bisogno anche degli anziani: per curare una crisi che non è solo sociale ed economica, ma anche morale. Ha bisogno di anziani che trovino soluzioni adeguate ai loro problemi, che possano avere il carattere dell’esemplarità, da proporre cioè anche agli altri: ispirate al valore delle persone, delle relazioni, della solidarietà e del servizio alla comunità.

Fragilità dell’anziano e impegno sociale si ricompattano in una forma di indignazione profonda di fronte alla strage delle residenze per anziani. L’unica che accomuna Nord, Centro e Sud. Con perfetta coerenza si realizza la missione dell’istituzione totale, dalla segregazione, alla malattia, alla morte. E non vengono risparmiati gli “addetti”. E allora ripenso alle denunce, alle ricerche, agli studi sulla domiciliarità, cioè la possibilità per ognuno di vivere a casa propria. Nell’elaborazione sull’invecchiamento attivo siamo andati molto avanti. Con generosità, abbiamo enfatizzato soluzioni e diffusione di modelli alternativi.

Ma qual è la realtà? La percezione, il concetto e il ruolo dell’anziano, a cui abbiamo lavorato in tanti con entusiasmo: è bastato lo tsunami di poche settimane a riportarli indietro anni luce. La ripartenza non sarà facile, e non so in che misura vedrà gli stessi protagonisti.

Questi sono alcuni dei pensieri altalenanti che mi attraversano, mentre resto tenacemente aggrappato alla vita.

11 aprile. La scuola contagiata

L’esame di terza media non ha il peso dell’esame di maturità (né ce l’hanno gli studenti delle medie e le loro famiglie). E quindi in buona sostanza “salta”, nonostante l’”elaborazione” di una tesina.

Per la maturità, stante l’impossibilità e forse anche l’inutilità e i rischi di un rientro, ci sarà un unico colloquio online.

Per il resto tutti rimandati a settembre, alunni e scuola. A settembre, dal primo (?), recuperi e lezioni online obbligatorie fino a raggiungere il regime ordinario.

Vuoi vedere che non interesserà gli alunni che già da ora non seguono lezioni a distanza, proprio quelli che già studiavano poco, ripetenti e prossimi alla dispersione? Sembrano gli anziani alla mercé del coronavirus.

Non stiamo garantendo il diritto allo studio a tanti ragazzi, né lo garantiremo. Veramente pensiamo, avendo stanziato soldi per l’acquisto di pc e tablet, di stare a posto con la coscienza? Chissà quando arriveranno nelle case degli studenti giusti. Poi magari si scoprirà che manca internet… Ma allora?

Né le cose vanno meglio per i precari della scuola. Quella categoria che si prende grandi elogi perché rende possibile lo svolgimento dell’anno scolastico, anche se come tappabuchi. Se l’ignoranza fosse paragonabile al Coronavirus, sarebbero gli eroi dell’istruzione. Ma poi la stessa categoria viene guardata con sospetto e con sufficienza se rivendica la stabilizzazione, se vuole passare di ruolo. Senza concorso? Con quale preparazione? ecc. ecc. E così l’incapacità di elaborare un sistema di reclutamento, efficace e rapido, continuano a pagarla loro.

Il Ministro ammette che non si riuscirà ad aggiornare le graduatorie d’istituto, deludendo in modo forte le aspettative dei precari. È lo stesso Ministro che incassa gli elogi per la formazione a distanza, e la rende obbligatoria per decreto. Con una certa indifferenza per quelli che rimangono fuori. E poi, rispetto a inadempienze tutte sue e del suo Ministero, pensa che sia sufficiente “scusarsi” con i precari per il mancato aggiornamento.

Dovremmo ammettere tutti, a cominciare dal Ministro, che non siamo in grado di assicurare il diritto allo studio, che ci assumiamo la grave responsabilità di allargare il fenomeno della dispersione scolastica, di non saper stabilizzare e utilizzare al meglio gli insegnanti e il personale che abbiamo. Con e senza coronavirus.

Per la ripartenza si richiede un mix equilibrato di umiltà, consapevolezza e determinazione, oltre che di competenze e risorse.

(fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, oltre 500 tamponi alla casa di cura «Santa Maria del Pozzo», l’amministratore: «Attivati tutti i protocolli»

Le voci si rincorrevano da giorni ma è stato il sindaco di Palma Campania, Nello Donnarumma, a dare con un post facebook il via all’allarme che si è presto diffuso a Somma Vesuviana. Donnarumma scriveva, riferendosi al settimo caso di Covid – 19 nella sua città: «Si tratta di un nostro concittadino che dal 17 febbraio è ricoverato alla clinica Santa Maria del Pozzo a Somma ed ha, molto probabilmente, contratto il virus in clinica». Non ci è voluto molto perché le voci si diffondessero e sui social iniziassero a circolare voci di contagi ad oltranza. L’amministratore delegato della Santa Maria del Pozzo, l’avvocato Sergio Terracciano ha confermato che nella giornata di ieri sono stati eseguiti ben 500 tamponi. Per i 127 pazienti ricoverati, per i 385 dipendenti e per tutti i collaboratori esterni e i fornitori di servizi.

 

Intanto, mentre il dipartimento di prevenzione dell’Asl Na 3 si è attivato, l’avvocato Terracciano racconta come è stata affrontata l’emergenza Coronavirus alla casa di cura.

«Abbiamo adottato fin dall’inizio tutte le misure di prevenzione secondo le linee guida ministeriali e regionali – spiega l’ad della Santa Maria del Pozzo – inoltre la struttura ha acquistato autonomamente dei test rapidi al fine di valutare lo stato epidemiologico Covid sia per i pazienti che per gli operatori». Sabato scorso, uno di questi test ha dato un esito positivo, si tratta appunto del paziente di Palma Campania che dopo un’ischemia e un ricovero in ospedale era stato trasferito alla casa di cura di Somma Vesuviana. «Nel paziente indice si è evidenziata la sintomatologia quadro e abbiamo deciso di trasferirlo immediatamente, come da procedura prevista, in un centro Covid dell’Asl Na 3 (ndr, a Nola). Dopodiché abbiamo subito provveduto a chiamare la ditta di pulizia che ha sanificato tutti gli ambienti con prodotti certificati dal Ministero e iniziato nuovamente lo screening di ciascun paziente ed operatore». Aggiunge, Terracciano, che prima di sabato non vi era alcun caso positivo, quantomeno non risultava dai test eseguiti fino ad allora. «Nessuno, assolutamente – prosegue – da ieri mattina poi, con tamponi inviati dall’Asl, si è provveduto ai test per tutti i dipendenti, oltre 500, includendo per massima correttezza i dipendenti delle ditte esterne, della manutenzione, della pulizia. Ora rimaniamo in attesa». Intanto sembrerebbe che il paziente «indice», quello di Palma Campania ora ricoverato in ospedale, non sia intubato e non abbia febbre. Quanto alle voci che stanno circolando nelle ultime ore, Terracciano precisa: «In Campania sembra uno sport cominciare a buttare palate di fango alla prima occasione, noi auspichiamo che tutti i test siano negativi, confermando il risultato degli screening precedenti, ma intanto è bene dire che noi abbiamo fatto tutto quel che si doveva fare, a cominciare dal vietare le visite dei familiari subito dopo le direttive e adottando tutte le precauzioni». Se i tamponi evidenziassero altri casi di contagio in clinica? «Metteremmo in essere tutte le procedure, come abbiamo fatto fino ad ora».

 

 

 

Fase 2 , sìAMO Anastasiani: “Le nostre proposte per cittadini ed imprese”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal movimento politico siAmo Anastasiani.
Il movimento politico “sìAMO ANASTASIANI – IL FUTURO CHE CI MERITIAMO” ufficializza le proposte per implementare l’azione dell’Ente a partire dal 4 maggio, in vista della cosiddetta ‘Fase 2’.
“In questi giorni abbiamo lavorato sodo per dare – come al solito – il nostro contributo di idee, proponendo iniziative attuabili ed orientate a migliorare la qualità della vita degli anastasiani in questo momento difficile per tutti. Lo abbiamo fatto in modo coordinato e serio. Ed è proprio per questo motivo che ci siamo finanche preoccupati di farlo in anticipo, per dare il tempo di riflettere ed organizzarsi a chi oggi è chiamato a governare questo percorso di ripresa” – annuncia il segretario Ciro Terracciano.
Il pacchetto di proposte – già annunciato su Facebook e inoltrato ufficialmente al Comune con una missiva diretta al Commissario Prefettizio – prevede 13 punti suddivisi in 4 macroaree e una cabina di regia permanente fino al 31 luglio: sicurezza del territorio, sostegno al cittadino, incentivi alle imprese e un capitolo dedicato all’edilizia scolastica.
“Il nostro impegno è capillare: dalla decontaminazione dei luoghi pubblici alla sospensione delle tasse fino al 31 dicembre (compresa quella del pagamento di suolo pubblico), passando per la costituzione di un fondo di emergenza da 100.000 € ad uno sgravio fiscale sulle sanificazioni, arrivando ai test sierologici per i dipendenti pubblici, all’installazione di dispencer comunali per la distribuzone di mascherine e guanti, ad un numero verde centralizzato a disposizione degli anziani e dei disabili, alla creazione di uno sportello di supporto alle imprese, ad un protocollo d’intesa con la Polizia di Stato per la sorveglianza del territorio, alla possibilità di nuove apeture al pubblico per le attività commerciali già esistenti e – infine – approfittando della lunga pausa, uno screening dei nostri edifici scolastici finalizzato a migliorare la condizione statica delle strutture” – spiega il portavoce Ciro Pavone.
“Abbiamo anche chiesto un incontro al Commissario Prefettizio: siamo disponibili a dare il nostro contributo all’Ente, come abbiamo fatto fino ad ora con grande senso di responsabilità e in modo sempre propositivo” – conclude Pavone.

“La correttezza non fa notizia, il bene non fa rumore”. Riflessioni di una cittadina di Saviano

Riceviamo e pubblichiamo una riflessioen da parte di una cittadina di Saviano, l’avvocato  Angela Tufano

 

Il rumore non fa bene. Il bene non fa rumore”, asseriva Niccolò Castiglione e mai citazione fu più appropriata per descrivere l’eco mediatica creata a seguito dell’ultimo saluto che, sabato 18 aprile, i medici dell’ospedale di Nola ma soprattutto alcuni cittadini di Saviano hanno voluto tributare al Dott. Carmine Sommese.

Sì perché il clamore dato alla sola notizia del corteo funebre tenutosi nel mio paese ha danneggiato la memoria di un MEDICO che, fedele al giuramento di Ippocrate, ha messo a repentaglio la propria vita per perseguire uno scopo più grande quello della difesa della vita e della salute altrui.

 Infatti, nella gogna mediatica che si è susseguita in questi giorni non v’è stato mai alcun cenno alla generosità di un uomo morto per aver contratto il Coronavirus, primo cittadino di un paese che conta più di 16.000 abitanti e non solo i 200 che inopinatamente si sono riversati in strada sabato mattina, che nonostante i traguardi raggiunti come medico e come politico è rimasto una persona semplice ed umile…uomo del popolo tra il suo popolo.

Ritengo che proprio queste sue qualità umane e l’intima riconoscenza nei suoi confronti hanno portato dapprima i suoi colleghi, medici ed esponenti della pubblica amministrazione, e di poi i suoi compaesani a superare i limiti della legalità per compiere quell’atto di pietas dettato dallo sgomento per perdita di una persona cara.

Atto che, si badi bene non trova il consenso di tanti savianesi che come me hanno scelto di omaggiare il Dott. Carmine Sommese restando nelle proprie dimore, ma che evidentemente può essere compreso alla luce della naturale fallibilità dell’essere umano soprattutto quando si trova a fare i conti con il dolore provocato da eventi inaspettati ed indesiderati.

Ciò che, però, da cittadina di Saviano non posso assolutamente giustificare è che si continui ad identificare tutti quanti i savianesi con il contegno tenuto da una sparuta minoranza!

Mi mortifica ed umilia la sola diffusione delle immagini di sabato mattina laddove i tanti che stanno affollando con le proprie dichiarazioni le pagine di giornali o i social network sono in possesso del video di quanto accaduto venerdì sera a Saviano a poche ore dalla dipartita del Dott. Sommese… una Saviano in lutto… in cui l’oscurità della notte ma soprattutto dei cuori di TUTTI i suoi cittadini è stata diradata dalla flebile luce delle candele apposte alle finestre delle case e per le strade del paese…dove il silenzio veniva rotto soltanto dalla diffusione di un canto funebre e dal rintocco delle campane.

Eppure di ciò si è scelto di non dare alcuna notizia! Saviano è parte di una Nazione dove la democrazia è un valore fondamentale…dove si rispetta la voce della minoranza e stranamente in questo caso quella che si è messa a tacere è proprio la voce della MAGGIORANZA, di quella maggioranza di savianese che in maniera composta e rispettosa della legislazione vigente ha salutato il suo primo cittadino con responsabilità e rettitudine senza prestare il fianco a critiche ma evidentemente la CORRETTEZZA NON FA NOTIZIA…IL BENE NON FA RUMORE, come sosteneva Niccolò Castiglione!

Ad oggi tutti gli abitanti di Saviano sono destinatari del provvedimento giustamente preso dal Governatore De Luca ma non possono però continuare ad essere tutti destinatari di una condanna di inciviltà ed irresponsabilità derivante da una omissiva e parziale narrazione dei fatti.

Ecco perché non ho potuto esimermi dalla presente segnalazione…per rispetto della verità, nella sua interezza, e per rispetto a quel primo cittadino che mai avrebbe voluto veder legato il nome del suo paese e dei suoi conterranei a siffatti eventi; primo cittadino a cui rivolgo il mio ultimo saluto con le parole del Foscolo :” Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna

Funerale del sindaco di Saviano, proseguono le indagini: quarantena obbligatoria per i partecipanti

Scattano le prime multe a Saviano dopo gli assembramenti di venerdì scorso in occasione della marcia funebre del sindaco di Saviano, portato via dalla brutalità del Covid-19. Le sanzioni coinvolgono il vicesindaco, i sindaci di Nola e Ottaviano e il consigliere regionale. Le indagini continuano per identificare e sanzionare tutti i presenti, nonostante il divieto previsto dalla legge e la richiesta dei familiari di evitare situazioni di assembramento. Per tutti i partecipanti alla marcia funebre c’è l’obbligo di isolamento domiciliare per 14 giorni. Ancora grande fermento sul web, che continua con messaggi di indignazione contro i provvedimenti che hanno coinvolto tutta la cittadina, nonostante solo una parte di essa si fosse mostrata responsabile dell’accaduto. C’è chi, rispettando la memoria del sindaco, ha preferito omaggiarlo con silenziose preghiere e candele sparse per i viali.

Arrivano le prime sanzioni dopo la contestata vicenda che lo scorso venerdì ha visto formarsi assembramenti in strada durante il funerale del sindaco di Saviano, Carmine Sommese, travolto da questo terribile virus che non lascia scampo a nessuno.

Nonostante le richieste da parte della famiglia di evitare in alcun modo ogni possibile forma di assembramento, invitando tutti i cittadini a rivolgere una preghiera silenziosa dal chiuso delle proprie abitazioni, circa duecento persone sono scese in strada senza mostrare rispetto né per i familiari del dottor Sommese, né per la legge, che in questo periodo non prevede la celebrazione di nessuna cerimonia o manifestazione organizzata di qualsiasi natura, nonché le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri.

Dopo il gran polverone che si è alzato in seguito alla diffusione di video e immagini del corteo funebre, sono state avviate le indagini per fare maggiore chiarezza su questo spiacevole accaduto che inevitabilmente ha arrecato un più grande dolore ai familiari del compianto dottor Sommese.

Dopo un’iniziale confronto con il prefetto di Napoli, Marco Valentini, e l’intervento del governatore, Vincenzo De Luca, che ha chiuso ogni accesso a Saviano fino al 25 aprile, sono scattate le prime multe al vicesindaco del comune, Carmine Addeo, presente tra gli astanti il giorno del funerale, nonché il consigliere regionale, Pasquale Sommese, oltre al sindaco di Nola, Gaetano Minieri e di Ottaviano, Luca Capasso, che hanno preso parte agli assembramenti fuori l’ospedale di Nola, dove il feretro era stato portato per un ultimo saluto, prima di giungere nel proprio comune.

I carabinieri hanno già notificato le sanzioni amministrative senza fermare le indagini, procedendo all’identificazione nei video e foto di tutte le altre persone che hanno preso parte alla marcia funebre.

Con ordinanza n° 56 del 20/04/2020 è stato stabilito l’obbligo di isolamento domiciliare per 14 giorni a tutti i partecipanti alla marcia funebre con divieto assoluto di contatti con altre persone. I cittadini coinvolti sono obbligati a comunicare tempestivamente al medico di Medicina Generale e all’Asl Napoli 3 Sud l’insorgenza di qualsiasi sintomo riconducibile al Covid-19.

C’è ancora un gran trambusto sul web, soprattutto dopo il provvedimento di De Luca, che ha “punito” l’intera cittadina, nonostante solo una parte di essa fosse scesa in strada, mostrandosi irrispettosa delle leggi. Ancora tanti i dubbi in merito alla vicenda che saranno fugati dalle indagini dei carabinieri.

In questo clima infuocato di rabbia, di indignazione e  di polemiche, però, è passato in secondo piano un gesto significativo per la memoria del sindaco, salutato per l’ultima volta con una preghiera, nel buio della notte, quando solo tante candele riuscivano a illuminare strade ormai spente dopo la sua fine. L’amore, l’affetto e il bene sono sentimenti che non necessariamente vanno sbandierati ai quattro venti. Un atto intimo e commosso, così come avrebbe sicuramente voluto il sindaco Sommese, che vale più di mille parole.

Somma Vesuviana, contagio alla Clinica S.M. del Pozzo, Di Sarno:” Stiamo monitorando costantemente la situazione

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal comune di Somma Vesuviana
“Un paziente che era ricoverato presso la Clinica di Santa Maria del Pozzo in Somma Vesuviana, è risultato positivo al Coronavirus. Non è un cittadino di Somma Vesuviana.  Questa mattina alle ore 8 ho incontrato il Direttore Sanitario chiedendo maggiori dettagli. Dalle informazioni in nostro possesso sarebbero stati effettuati tamponi sul personale, mentre altri controlli sempre sul personale verrebbero effettuati in queste ore. Al momento, sempre da quanto ho avuto modo di apprendere non ci sarebbero casi positivi tra il personale. Controlli sarebbero stati effettuati anche sui pazienti dei quali si attendono i risultati. In queste ore c’è anche l’Asl . Allo stato attuale non ci sono le condizioni per la messa in quarantena dei dipendenti e dei familiari dei dipendenti. Negli ultimi 20 giorni per ben due volte mi sono recato di persona con la Polizia Municipale ad effettuare controlli per la verifica del rispetto delle norme di sicurezza COVID all’interno dei reparti della Clinica con un presidio anche esterno.  In queste ore si stanno ricostruendo gli eventi, siamo in attesa di una nota della Clinica e stiamo monitorando costantemente la situazione. Intanto abbiamo altri 2 guariti. La situazione attuale è questa: 24 casi in totale, 2 morti, 4 guariti e 18 positivi attuali tra cui un non sommese”. Lo ha dichiarato poco fa Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana.
C’e piena sinergia a tra i  sindaci.
“E’ un cittadino di Palma Campania – ha affermato il sindaco di Palma Campania, Nello Donnarumma – che ora è ricoverato presso altra struttura. In questo momento per quanto riguarda i cittadini di  Palma Campania abbiamo 5 guariti, 2 contagiati e 100 in quarantena. C’è piena sinergia con il sindaco di Somma Vesuviana con il quale sono in stretto contatto e che ho avuto modo di sentire nella tarda serata di ieri”.

Omaggio a Sommese a Nola, Capasso: “Ho commesso una leggerezza, pago la sanzione e continuo la quarantena”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Ottaviano

 Il sindaco Capasso: “La multa certifica che non ho detto bugie. Non ero a Saviano, né alla commemorazione. Ho commesso leggerezza, pago sanzione e continuo quarantena”

Nella giornata di ieri, il sindaco di Ottaviano Luca Capasso ha ricevuto un accertamento di violazione amministrativa dai carabinieri, con la seguente motivazione: “violazione commessa alle ore 10 circa del giorno 18/4, presso il parcheggio antistante l’ingresso principale dell’ospedale di Nola in occasione del minuto di raccoglimento tenutosi in memoria del dottor Carmine Sommese”.

A commento della vicenda, Capasso ha scritto il seguente post, pubblicato su Facebook:

“Mi ha sempre contraddistinto la trasparenza, ecco la multa che mi è stata notificata stasera. Nel notificarmela, i carabinieri certificano che ho detto la verità: non ero a Saviano, non ero alla commemorazione della salma all’ospedale (avvenuta alle 11) ma al minuto di raccoglimento avvenuto alle 10 nei pressi del parcheggio dell’ospedale. RIPETO: al minuto di raccoglimento delle 10. Pago la multa, pago una leggerezza commessa, mi sono messo in quarantena. La legge è uguale per tutti. Ma non ho detto bugie”

Arriva IO.it, l’app per interagire in maniera semplificata con i servizi pubblici locali e nazionali

Da oggi IO può. Il progetto IO (io.italia.it) è un importante pilastro della visione di cittadinanza digitale del governo italiano. Ideato e sviluppato dal team per la trasformazione digitale e oggi gestito da PagoPA S.p.A., ha l’obiettivo di facilitare l’accesso dei cittadini a tutti i servizi digitali della pubblica amministrazione e ai diritti che questi servizi garantiscono. Più che annunciarlo il governo in questi giorni frenetici, però, è stato oggi Riccardo Luna su La Repubblica a darne sostanzialmente notizia.

L’applicazione, che vuole essere un unico punto di accesso per interagire in modo semplice e sicuro con i servizi pubblici locali e nazionali (Comuni, Regioni, agenzie centrali), direttamente dallo smartphone, è stata ufficialmente lanciata anche con un post sulla pagina Facebook ufficiale, ancora scarsamente seguita.

“Abbiamo mantenuto l’impegno di rendere disponibile, nei tempi previsti, la prima versione pubblica di IO, l’app dei servizi pubblici, dando inizio al percorso che – progressivamente – porterà i cittadini italiani ad avere dei nuovi servizi pubblici digitali, moderni e centrati sulle loro esigenze. Tutti i cittadini che desiderano partecipare alla sperimentazione dell’app, oggi possono iniziare a usarla con i primi servizi degli Enti nazionali e locali che hanno già aderito; molti altri se ne aggiungeranno nelle prossime settimane. Per contribuire alla gestione dell’emergenza COVID-19 lavoriamo allo sviluppo di nuove funzionalità pensate per rimanere disponibili su IO anche in futuro. Intanto, avere l’app sugli store consente a tutti gli Enti di definire quali servizi possono integrare già oggi, compresi quelli di maggiore utilità legati all’emergenza”, si legge sulla pagina IO, l’app dei servizi pubblici (@IOitaliait).

La grande novità consiste nell’esprimere una nuova visione dei servizi pubblici, completamente centrata sui bisogni dell’utente. Finalmente si mette il cittadino al centro della relazione con le istituzioni e si introduce un modo diverso di fare innovazione per e con la cittadinanza, seguendo dinamiche di sviluppo tipiche di una startup. Un radicale cambio di paradigma grazie al quale si cerca di perfezionare il modo in cui vengono erogati i servizi pubblici. L’innovazione di IO (che sta per input/output) intende portare importanti benefici alla PA: integrando i propri servizi sull’app, gli enti pubblici possono risparmiare denaro (non dovendo più sviluppare soluzioni proprietarie), aumentando nel contempo l’efficacia della relazione con i propri utenti e la conoscenza che i cittadini hanno dei servizi che essi erogano.

Grazie a IO, il cittadino può accedere alle funzioni comuni dei servizi pubblici di tutti gli enti di suo interesse (nazionali e locali) integrati sull’app. Per esempio:

  • ricevere messaggi e comunicazioni da un ente, con la possibilità di archiviarle;
  • ricordare e gestire le proprie scadenze verso la pubblica amministrazione (es. carta d’identità, permesso ZTL, bandi per iscrizione ai nidi), aggiungendo i promemoria nel proprio calendario personale con un clic;
  • ricevere avvisi di pagamento, con la possibilità di pagare servizi e tributi (es. bollo auto, TARI, mensa scolastica, multe) dall’app in pochi secondi (direttamente dal messaggio o tramite scansione QR dell’avviso cartaceo) portando sempre con sé lo storico delle operazioni e le ricevute di pagamento;
  • [prossimamente] ottenere certificati, notifiche e atti pubblici, da conservare nel proprio smartphone;
  • [prossimamente] avere sempre a disposizione i propri documenti personali in formato digitale (codice fiscale, patente, tessera sanitaria).

Per iniziare a usare IO, ogni cittadino deve registrarsi all’app con un’identità digitale forte, per garantire la propria identità in maniera sicura e inequivocabile agli enti che erogano i servizi di interesse. Il cittadino deve, quindi, autenticarsi con le proprie credenziali SPID o, in alternativa, con la Carta d’Identità Elettronica (CIE) abbinata al PIN che il cittadino riceve al momento del rilascio della nuova carta, e che garantisce che possa essere l’unico ad utilizzarla (anche in caso di furto del documento). In seguito alla prima registrazione, si potrà accedere all’app più facilmente digitando il PIN scelto dal cittadino o tramite riconoscimento biometrico (impronta digitale o riconoscimento del volto). A tutela della privacy, aggiornando le proprie preferenze nell’app, il cittadino può scegliere in ogni momento quali servizi possono contattarlo tramite IO, quali messaggi ricevere, e come riceverli.

Tutti gli enti pubblici, locali e centrali, possono portare i propri servizi liberamente su IO:  è semplice e veloce, ma soprattutto è la conditio sine qua non per consentirne l’utilizzo ai cittadini. Per questo motivo è auspicabile che le amministrazioni provvedano in tempi rapidi a integrare lo strumento, a maggior ragione in questa fase di isolamento e distanziamento fisico che consentirebbe di agevolare l’interazione tra cittadini e PA. La nuova app IO ha un’anima interamente open source basata su processi di sviluppo aperti e collaborativi: di conseguenza , in quattro semplici passaggi gli enti locali possono cogliere l’opportunità di avvicinare la comunità.

A tal proposito Riccardo Luna, nel suo contributo quotidiano per la rubrica Stazione Futuro fa notare che per il momento “a livello nazionale c’è solo l’ACI: potete pagarci il bollo auto e informarvi sul certificato di proprietà dell’auto. Insomma l’app c’è, i servizi arriveranno, speriamo presto anche perché così non serve a molto. Ma c’è un servizio che ci permettiamo di suggerire: il famigerato modulo di autodichiarazione che ogni cittadino dovrebbe scaricarsi e stampare o ricopiare a mano aggiungendo una motivazione valida per poter circolare. Ecco, in attesa che la app si popoli, questo semplice strumento le darebbe un senso”.