Sant’Anastasia. Lettera in redazione, Pasquale Romano: “Rigore morale ed etica non sono contagiosi”

Riceviamo e  pubblichiamo una lettera da parte del cittadino Anastasiano Pasquale Romano, candidato alle scorse elezioni amministrative 

 

RIGORE MORALE ED ETICA, NON SONO CONTAGIOSI ! Così sentenzió Andrea Camilleri qualche anno fa. Mai nessuna frase sembra più attuale per descrivere la situazione odierna.

L’anno 2020: “Anno della Pandemia Globale”, un importante capitolo che si aggiunge ai libri di storia. Oggi la battaglia è ancora lunga, fiducioso nell’operato delle istituzioni mi auguro ed auguro che questo incubo sarà solo una prossima traccia alla maturità come prima prova. Covid-19 un virus ad altissima epidemicità, che nel giro di tre mesi è riuscito a toccare ogni punto della terra, seminando morte e messo a repentaglio lo stato psichico di molti.

E proprio nelle situazioni di estrema emergenza, l’uomo, per sua natura, combatte per la propria sopravvivenza. E poi ci sono gli eroi, che umilmente si preoccupano della sopravvivenza del prossimo, senza riposo, senza affanno e con molta umiltà.

Purtroppo c’è da dire che a sua volta il POLITICANTE trova sempre terreno fertile ed è puntualmente li anche in momenti più critici a cogliere l’ OCCASIONE D’ORO.

Lavorando nelle tenebre, trovando il terreno fertile a lui propizio laddove sussiste una frammentazione ideologica, laddove manca un leader con principi e valori sani, laddove esiste una forte instabilità economica dovuta all’ instabilità lavorativa.

Nel 2020, non possiamo permetterci una mediocrità etica e morale. Non possiamo permetterci che la mediocrità scavalchi l’ intelligenza, i sacrifici, la determinazione di chi invece ci ha creduto sempre nei propri valori e principi, facendo delle sue idee un punto saldo nella società. Non possiamo permettere, nel 2020, di SVENDERSI e di COMPRARE tutto ciò che non si riesce ad ottenere con meritocrazia.

‘Sto Feltri è scalugnato: più ci insulta, e più chiaro diventa per tutti che noi del Sud siamo un grande popolo

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Sine ira: l’ira noi del Sud la riserviamo a situazioni e a personaggi importanti. Feltri ha individuato nei “meridionali” l’avversario da demolire. L’arte del “diasyrmos”, le “virtù” indispensabili per chi vuole servirsene: virtù che Feltri mostra di non possedere. E’ probabile che i suoi attacchi a Napoli e al Sud siano strumentalizzati dai poteri che vogliono “distrarre” l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi di qualche regione del Nord. La “tecnica della distrazione” (Noam Chomsky) e le virtù necessarie per usarla. Il giudizio di Maurizio De Giovanni. Il quadro di Georg Grosz“ Vittima della società”.

 

La canzone di Feltri è inutile che ve la ripeta: è sempre la stessa, l’hanno intonata qualche generale di Cavour, Lombroso, e, nei penultimi tempi, Bossi e compagnia cantante: e nella compagnia metto pure l’inviata del TG3 che era venuta a Napoli per far vedere al mondo la folla a passeggio, e invece trovò le strade vuote: non c’era nemmeno un suonatore di mandolino, nemmeno un guappo, fosse pure un guappo di cartone. Certo, so che la napoletanità e la vesuvianità sono impastate di vizi e di difetti, e facciamo, e faccio, “mea culpa” settanta volte sette ogni giorno, ma nelle “uscite” di Feltri c’è qualcosa di particolare. Umberto Eco scatenò un putiferio quando scrisse che l’obiettività dell’informazione è un “mito professionale” e “far credere” al lettore o a chi sta davanti al televisore “che sia possibile dare un’informazione che sia l’immagine speculare della realtà non è altro che un inganno. La realtà che appare sui “media” è già per forza di cose “manipolata””: già solo la scelta della notizia da pubblicare è una interpretazione che il giornalista dà della realtà. Tuttavia il giornalista astuto, scriveva Umberto Eco, deve lasciare a chi legge e a chi ascolta il “diritto” di pensare che ci siano anche “altre verità”, per poi persuaderlo che la “sua verità” sia quella più rispettosa della realtà dei fatti. Feltri ha scelto come motivo- guida della sua lettura della realtà il disprezzo per la gente del Sud, un popolo “inferiore”. Dunque, ha individuato un avversario, “i meridionali”, e contro questo avversario vorrebbe esercitare l’arte della demolizione, quell’arte che gli oratori antichi chiamavano, con parola greca, “diasyrmòs”, e di cui furono mirabili interpreti, nei discorsi politici e nelle arringhe in tribunale, Demostene e Cicerone. Se il Feltri avesse una qualche conoscenza delle opere di questi due signori, saprebbe certamente che la demolizione dell’avversario può suscitare l’attenzione del pubblico solo se è credibile, e che risulta credibile solo se l’attaccante dichiara che il soggetto da demolire ha non solo gravi difetti e imperdonabili vizi, ma anche qualche pregio. Insomma, il pubblico deve persuadersi che la descrizione che l’attaccante fa del suo avversario sia realistica, e dunque degna di essere condivisa nella sua interezza. Invece, quando Feltri compare sullo schermo, anche quelli che la pensano come lui sanno già cosa egli dirà subito dopo, dalla prima all’ultima parola.Cicerone non avrebbe mai commesso un errore così grave, non si sarebbe mai esposto agli sberleffi del pubblico, e all’oltraggio del ridicolo. Poco fa Feltri ha- avrebbe- spiegato che si riferiva alla “inferiorità economica” dei Meridionali: se è vero, sono costretto a dire che non è abile nemmeno nel “trovare la pezza a colori”, che non ha un ricordo preciso delle sue parole, e che l’espressione “inferiorità economica” non è degna di una penna che in un lontano passato è stata una buona penna.

Non escludo che le “cacciate” di Feltri contro i meridionali siano  strumentalizzate da chi ha tutto l’interesse ad usare in questo momento la “tattica della distrazione”, che, secondo Noam Chomsky, è lo strumento primo di cui si serve il potere per controllare l’opinione pubblica, per tenerla “occupata, occupata, occupata” nell’ attenzione alle questioni marginali, perché non possa interessarsi delle questioni centrali, dei problemi importanti. Penso che di questa “strategia” parleremo a lungo nelle prossime settimane. In questo momento bisogna “distrarre” gli amici lombardi, impedire che riflettano sui “numeri” dell’epidemia nella loro regione, indirizzarli verso un “nemico” su cui si possa rovesciare, con qualche speranza di essere creduti, la colpa di tutto: e dunque i bersagli sono Conte, il governo, la Campania, il Sud che non ha interesse alcuno a “riaprire”, perché lì sono tutti sfaticati mandolinisti, che si accontentano di campare con i soldi regalati dallo Stato e forniti dai lavoratori del Nord. La “tattica della distrazione” venne inventata dai condottieri tebani Pelopida e Epaminonda, ed è stata usata dai più grandi generali della storia, da Alessandro a Isso, da Annibale a Canne, da Giulio Cesare a Farsalo, da Moshe Dayan nella guerra dei “Sei giorni”. Non è facile usare questa tattica, né in guerra, né nelle manovre dei poteri, di quelli noti e di quelli che stanno nell’ombra. Essa richiede capacità di ingannare l’avversario, risolutezza, e l’arte di “saper cogliere l’attimo”. Non credo che Feltri possieda queste virtù. E inoltre non ha né l’espressione del volto, né la voce necessarie a chi voglia essere un buon “tattico della distrazione”.

Forse ha ragione Maurizio De Giovanni, che chiude così una lunga nota dedicata al giornalista lombardo:” Quello che abbiamo davanti oggi non è un suicidio giornalistico o una boutade per ottenere attenzione o becero consenso. E’ il sacrificio di un soldato mandato a morire per la causa. Un soldato, appunto, sacrificabile”.

E in nome della “humanitas” napoletana e vesuviana – di quella “humanitas” che è ricchezza, ed è ricchezza solo nostra  – a questo “soldato sacrificabile”, dedico il quadro di Georg Grosz, la cui immagine apre l’articolo e che si intitola: “Vittima della società”. Noi sappiamo ridere, sappiamo aspettare, sappiamo controllare l’ira, e riservarla a situazioni e a persone importanti.

 

 

Madonna dell’Arco, solidarietà al femminile per aiutare il prossimo

Sette mamme social danno vita ad un gruppo solidale per aiutare i più bisognosi. Una catena che diventa sempre più salda grazie al grande coinvolgimento dei comuni di Madonna dell’Arco, Cercola, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Pollena Trocchia e San Giorgio a Cremano. Con l’emergenza Covid-19 il bisogno è diventato più evidente, ma la generosità abbatte ogni ostacolo.

Sono quasi seimila i membri del gruppo solidale “Comunità Madonna dell’Arco. Si dona e si regala di Carmela Allocca” che su Facebook sta ottenendo grande successo grazie alla generosità di quanti prendono a cuore la disperazione di molte famiglie che, ora più di prima, si trovano sull’orlo del baratro. Il progetto solidale vanta una lunga storia ricca di soddisfazioni; nasce grazie all’impegno di Carmela Allocca circa otto anni fa, quando ha deciso di dare un aiuto concreto a chi si trovava in serie difficoltà economiche.

Il nome, che non è scelto a caso, è un omaggio alle origini di Carmela e alla sua devozione per la Madonna dell’Arco, la forza motrice dell’intero progetto. Il gruppo rappresenta un uso sicuramente consapevole dei social che negli anni si è fatto strada coinvolgendo grandi numeri. Pochi passaggi per risultati efficaci: i membri possono pubblicare ogni giorno annunci con richieste di aiuto o per manifestare la voglia di donare oggetti personali a chi potrebbe averne maggiore bisogno, dall’abbigliamento all’arredamento.

La catena di solidarietà si occupa soprattutto di garantire alle famiglie in difficoltà generi di prima necessità, oltre a giochi per addolcire le giornate dei più piccoli. In questo periodo di emergenza da Covid-19 c’è stata la possibilità di prestare soccorso a più famiglie di prima, anche perché molti di coloro che stentavano ad arrivare a fine mese con piccoli lavoretti occasionali, adesso si sono ritrovati senza nulla. Prima che la pandemia facesse il suo corso, l’aiuto andava ben oltre la donazione del vestiario, grazie all’iniziativa “Una mamma che cucina per un’altra mamma”, così che il pranzo domenicale non mancasse a nessuno.

Dina Sorrentino, Anna Minieri, Carmela Allocca, Michela Ilaria Morelli, Enza Esposito, Ada dell’Ermo e Katiuscia Ferrante, sette donne in sette comuni diversi si sono impegnate fino ad ora per donare momenti di gioia a chi non riesce più ad essere felice a causa di spiacevoli situazioni. «Io li ho conosciuti due anni fa circa e nell’autunno del 2019 mi è stato proposto di diventare admin. Ero un po’ titubante in quanto mi piaceva essere nell’ombra. Pensavo che con i miei impegni di lavoro (sono un avvocato penalista), di moglie e mamma non ci sarei riuscita. Poi ho smesso di pensare e ho accettato; ora sono qui» afferma Dina Sorrentino, impegnata nel comune di Cercola, che con grande sincerità apre il proprio cuore nella speranza che anche altri «possano scoprire che tendere una mano amica arricchisce, in primis, chi lo fa».

Biblioteche ancora chiuse: a Casalnuovo libri gratis a domicilio da “Una Città Che…”

Sono già quasi duecento le richieste giunte in poche ore per avere un libro gratuito a casa. Richieste che fanno emergere un’inaspettata fame di cultura ai tempi delle restrizioni da Coronavirus nel difficile hinterland napoletano e che sono arrivate all’indirizzo di posta elettronica unacittache@gmail.com, l’associazione di volontariato di Casalnuovo che si sta inventando di tutto pur di alleviare queste stressanti e tormentate settimane di quarantena da Covid 19: dai pacchi alimentari ai ticket spesa per chi è in difficoltà economica fino alle mascherine consegnate gratuitamente proprio quando erano ingiustificatamente costose e introvabili. Putroppo però, per effetto dei divieti anti contagio, è rimasta chiusa da settimane la Biblioteca Sociale Giacomo Leopardi di via Roma, spazio aperto a tutti da anni e che è gestito dall’associazione presieduta da Giovanni Nappi, noto professionista della zona con il pallino della cultura e dell’aiuto ai più deboli. Ma ora che le biblioteche pubbliche, anche quelle gestite dai privati, sono chiuse ( lo saranno almeno fino al 3 maggio) l’associazione “Una Città Che..” ha colto la palla al balzo per colmare questo brutto vuoto. Come ? Semplice, con l’avvio della consegna a domicilio di centinaia di libri da donare gratis a chi ne farà domanda. I volontari dell’associazione li consegneranno a casa, prendendo l’auto o magari in bicicletta se il tempo lo consentirà. “E’ un modo per avviarci alla normalità – racconta Nappi – per riscaldare i motori della biblioteca Leopardi, straordinario spazio di aggregazione culturale della città”. Sono state acquistate copie de “La napoletanità”, del giornalista e scrittore Gigi Di Fiore, opera che è un viaggio nell’anima del popolo napoletano dai Borbone a Pino Daniele, e di “Vuoto”, romanzo giallo di successo del noto scrittore partenopeo Maurizio De Giovanni. Intanto, mentre le librerie potranno riaprire, sia pure parzialmente, il prossimo 27 aprile, le biblioteche dovranno restare chiuse, anche nell’area compresa tra Casalnuovo e Pomigliano, dove ci sono notevoli strutture sia comunali che private dedicate alla lettura e alla consultazione di testi anche di livello universitario e accademico. Basti pensare che gli spazi della Biblioteca Sociale Leopardi qualche anno fa hanno ospitato il manoscritto autografo de “L’Infinito”.“Da qui siamo partiti – conclude Nappi – per consegnare pacchi alimentari, ticket e mascherine. Sempre senza voler sostituire le istituzioni, ma cercando solamente di aggiungere un nostro contributo. Vorremmo tornare gradualmente alla normale attività iniziando col portare un libro a casa delle persone”.

Somma Vesuviana, i sei pazienti “positivi” al Covid 19 della Santa Maria del Pozzo trasferiti a Boscotrecase

Tra i risultati dei cinquecento tamponi effettuati ieri alla casa di cura Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana sono per ora sei i risultati positivi. Si tratta di sei pazienti per i quali si è deciso il trasferimento al reparto Covid dell’ospedale di Boscotrecase.

Dalla casa di cura fanno sapere che, per quanto comunicato dall’Asl, i tamponi esaminati si aggirano ora intorno ai duecento. Tutti i pazienti risultati positivi erano degenti della clinica e nessuno di loro sarebbe di Somma Vesuviana. Sarebbero inoltre tutti asintomatici.

 

 

Di Sarno : “Sono 6 i casi di Coronavirus alla Clinica di Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana”.

 

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa dal comune di Somma Vesuviana.

“Purtroppo in questi istanti è giunta la notizia di altri 6 casi di Coronavirus presso la Clinica di Santa Maria del Pozzo dove sono stati effettuati ben 500 tamponi. Il totale sale a 7. Non si tratterebbe di cittadini sommesi ma stiamo seguendo e monitorando costantemente la situazione. Vigilerò e sarò intransigente sulle misure di sicurezza”. Lo ha dichiarato pochi minuti fa Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano.

 

Covid 19, in Campania negozi chiusi 25, 26 aprile e 1 maggio

In Campania il pomeriggio del 25 aprile, nell’intera giornata del 26 e il primo maggio, i negozi resteranno chiusi. L’eccezione riguarda le farmacie e parafarmacie, le edicole e i distributori di carburante e con la precisazione che i distributori automatici di tabacchi posti all’esterno delle rivendite potranno restare in funzione. E’ l’ordinanza formata dal presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca. “Il mancato rispetto delle misure di contenimento e prevenzione del rischio di contagio di cui al presente provvedimento comporta l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria (pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000) nonché, per i casi ivi previsti, di quella accessoria: chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni)” si legge nel documento di palazzo Santa Lucia.

Covid 19, al via la riapertura di attività e servizi di ristorazione con consegna a domicilio

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In Campania da lunedì 27 aprile e fino al 3 maggio (giorno in cui dovrebbe terminare il lockdown) sarà consentita la consegna a domicilio del cibo e la riapertura, anche se con limitazioni di orario, degli esercizi commerciali al dettaglio di carta, cartone, cartolibrerie e libri. E’ il testo dell’ordinanza firmata dal presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca.

Quindi, saranno consentite le attività e i servizi di ristorazione – fra cui pub, bar, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie- esclusivamente, quanto ai bar e alla pasticcerie, “dalle ore 7 alle ore 14, gli altri esclusivamente dalle ore 16 alle ore 22, per tutti con la sola modalità di prenotazione telefonica ovvero on line e consegna a domicilio e nel rispetto delle norme igienico-sanitarie nelle diverse fasi di produzione, confezionamento, trasporto e consegna dei cibi e salvo l’obbligo di attenersi alle prescrizioni di cui al successivo punto” si spiega nell’ordinanza.

Inoltre sono consentite le attività di commercio al dettaglio di articoli di carta, cartone, cartoleria e libri, esclusivamente dalle ore 8 alle ore 14, con raccomandazione di “adottare misure organizzative atte a promuovere la modalità di vendita con prenotazione telefonica ovvero on line e consegna a domicilio” – spiega la regione Campania”.

Covid 19, De Luca a Porta a Porta:”No alla banalizzazione del problema”

Una sintesi del confronto tra De Luca e Fontana nella trasmissione Porta a Porta.

“Nelle ultime settimane è andata crescendo una banalizzazione del problema che a me pare estremamente pericolosa”. Lo ha detto il governatore della Campania, De Luca, nella puntata di stasera di Porta a Porta sull’emergenza coronavirus. “Questa è una malattia terribile – ha osservato – questo virus ci fa vedere la morte con gli occhi. Probabilmente è diventato meno aggressivo ma stiamo parlando di un problema di enorme gravità e serietà che va affrontato con grande rigore se vogliamo evitare tragedie per il nostro Paese”. “Stiamo vedendo dati positivi – ha aggiunto De Luca – ma sarebbe un errore drammatico immaginare di avere il problema alle spalle. Il contagio comincia ad essere più contenuto ma non ne siamo fuori e dunque dobbiamo avere comportamenti responsabili cercando di trovare i punti di equilibrio giusti e ragionevoli tra una ripresa di vita economica e sociale e la necessità di tutelare le nostre famiglie da tragedie”.  In Campania abbiamo assunto decisioni anche più rigorose perché ha la maggiore densità abitativa d’Italia e nella fascia costiera ha la maggiore densità abitativa d’Europa, siamo ai livelli di Singapore con 1.500 abitanti per chilometro quadrato. Questa è l’unica regione nella quale non si può sbagliare, perché se si sbaglia viene un’ecatombe”. Il rompete le righe ha aggiunto De Luca-  sarebbe un atto di irresponsabilità totale”.

De Luca ha ricordato che “qualche settimana fa si è determinato un problema serio per la Campania e per il Sud, quando all’improvviso si sono riversati nei nostri territori decine di migliaia di giovani studenti e lavoratori che all’improvviso sono rientrati nel Sud. Abbiamo dovuto affrontare un problema drammatico: ridurre le corse dei treni, attivare dei controlli alle stazioni di Roma, Napoli e Salerno, avevamo persone che venivano per motivi non urgenti, non di lavoro, non di altro. Abbiamo corso il rischio di avere un dilagare dell’epidemia di coronavirus,  che non c’è stata perché abbiamo messo in quarantena tutti quelli che abbiamo individuato, li abbiamo messi in isolamento individuale, i sindaci ci hanno comunicato le persone che erano arrivate nei comuni di appartenenza e abbiamo fatto un lavoro di prevenzione molto faticoso, che è riuscito”.

“Non è che siamo dei matti che vogliono rischiare la vita e che vogliono rischiare il contagio: vogliamo riaprire nel rispetto della sicurezza dei cittadini, per cui se noi rispettiamo certe misure all’interno della nostra regione dobbiamo rispettarle anche al di fuori della nostra regione”.  Questo ha dichiarato il presidente della Lombardia, Attilio Fontana , rispondendo alle affermazioni del suo omologo campano, Vincenzo De Luca che propone riaperture diverse a seconda delle regioni. “Se in Campania si possono aprire certi esercizi commerciali che in Lombardia è meglio non aprire non ci sono problemi”, ha detto Fontana, ma “il discorso fondamentale e’ quello della mobilità sul territorio”.

“Io sono assolutamente d’accordo con Attilio Fontana- conclude De Luca-  sul fatto che dobbiamo aprire in tutta Italia, ma aprire in tutta Italia non significa aprire nello stesso modo, perché abbiamo regioni dove non c’è neanche un focolaio di contagio e regioni in cui il problema è fortemente presente. Dobbiamo perlomeno limitare la mobilita, che oggi è limitata ai comuni di appartenenza, alle regioni di appartenenza per alcune settimane”. “Dobbiamo avviarci verso la vita ordinaria ma usando la ragione e non dicendo banalità. Nessuno vuole mettere barriere, new jersey o cavalli di frisia da nessuna parte, si dice semplicemente che occorre una posizione di prudenza”.

(fonte foto: rete internet)

Processi celebri. Perché venne assolto  lo scultore Filippo Cifariello  che nel 1905  aveva ucciso la moglie

La vita tormentata di uno scultore notevole (Molfetta, 1864- Napoli,1936), che cercò di conciliare la lezione di Gemito con moduli classicheggianti. Il matrimonio con Maria De Browne, lo scontro continuo tra due caratteri “difficili”. La scena dell’omicidio nella “pensione” Mascotte a Posillipo. La tragica morte della seconda moglie dello scultore, uccisa dalle fiamme nell’appartamento al Vomero.

 

Filippo Cifariello era già uno scultore di buona fama, quando nel 1890 a Roma, nel Teatro del Varietà, conobbe Maria De Browne, bellissima “sciantosa” che come nome d’arte aveva scelto quello di Bianca de Mercy. I due si sposarono nel maggio del 1894 e la storia della coppia si concluse drammaticamente il 10 agosto del 1905, quando in una camera della pensione Mascotte a Posillipo l’artista uccise la moglie con cinque colpi di pistola. Gli atti del processo, i cui passaggi più significativi vennero pubblicati dall’ avv. Nino Marazzita (rivista “Eloquenza” numero marzo- aprile 1967), raccontano la storia di una relazione che, sia negli anni del fidanzamento che in quelli del matrimonio, fu una tragicomica successione di rotture, litigi, tregue, trattati di pace. Leggendo le dichiarazioni fatte dal Cifariello davanti alla Corte di Assise di Campobasso, dove, tra il  1908 e il 1910, si tenne il processo, si capisce che lei, avendo compreso che Filippo era affascinato dalla sua bellezza e perdutamente innamorato, aveva cercato di piegarlo in modo assoluto e definitivo alla sua volontà, e di costringerlo anche a sopportare i suoi tradimenti. Lui, carattere inquieto e temperamento agitato, era arrivato al punto di “comprare” la fedeltà della moglie versandole somme cospicue di danaro, ma andava continuamente alla ricerca delle prove della sua infedeltà, e non riusciva ad accettare – lo confessò ai giudici – “la mia impotenza nel crearmi una moglie dalla creatura che adoravo”. Queste parole spiegano da sole la complessità di una persona che pretendeva di continuare ad essere scultore anche come marito. In realtà ognuno dei due cercava di “plasmare” l’altro secondo i propri desideri. Cifariello accettò l’incarico, proposto dal Comune di Bari, di scolpire la statua in bronzo di Umberto I a cavallo proprio per procurarsi il danaro che la moglie gli aveva chiesto. Qualche giorno prima dell’11 giugno 1905, in cui Vittorio Emanuele III e la regina avrebbero inaugurato il monumento, lo scultore arrivò allo scontro fisico con il fonditore Bastianelli che non gli aveva versato l’ultima quota dell’ingaggio pattuito e minacciò di non consegnarli la coda del cavallo. Vittorio Paliotti racconta, invece, che la coda già stava al suo posto, e che di notte lo scultore andò a svitarla, per costringere amministratori e fonditore a saldare immediatamente il debito: altrimenti il re avrebbe inaugurato un cavallo senza coda.

E’ probabile che a Bari il Cifariello abbia presentato la moglie a un suo amico, l’avv. Leonardo Soria, che fu l’attore dell’ultimo capitolo della storia. Il caso volle che i tre si trovassero insieme nella pensione Mascotte, a Posillipo: e qui si svolsero le scene finali. Lo scultore affronta l’ex amico, lo “penetrò con lo sguardo”, e la canzonettista “cadde ai piedi” del marito: “quanto mi sei piaciuto, sembrava che tu volessi ucciderlo con gli occhi. Quel Soria è un vile”. Soria se ne andò, ma Filippo capì che anche la moglie sarebbe partita con la scusa di andare dalla madre. Allora le diede uno chèque di 10000 lire, a patto che rimanesse, Maria acconsentì, bevvero champagne, ma poco dopo lei cambiò ancora una volta idea: gli comunicò che sarebbe andata a Roma. A letto lui si lamentò, pianse, lodò la bellezza della moglie, che all’improvviso gli disse: sai quanti uomini sarebbero disposti a pagare qualsiasi cifra per una notte d’amore con me? A Roma un tale mi ha dato 3000 lire, senza possedermi. Lui incomincia a gridare, lei impugna una pistola e minaccia di sparargli, e a quel punto lui prende dalla valigia la rivoltella che aveva comprato qualche giorno prima, spara cinque colpi e la uccide, poi corre via dalla stanza gridando “Ammazzatemi, ammazzatemi”.

Durante il processo viene provata l’infedeltà sistematica della De Browne e alla Corte la polizia comunica anche l’indirizzo dell’appartamento in cui lei si incontrava con il Soria. Tuttavia la Procura sostiene l’accusa di omicidio premeditato, pur riconoscendo le attenuanti, ma gli avvocati difensori, e in particolare il Pansini e Gaetano Manfredi sfruttano con grande abilità le diagnosi dei periti psichiatrici, in cui allo scultore si riconoscono temperamento neuropatico, carattere nevrastenico e le conseguenze di una “frenosi maniaco- depressiva” di cui egli aveva sofferto nel 1901. La giuria emette una sentenza di piena assoluzione per “vizio totale di mente” nel momento dell’omicidio. La sentenza venne aspramente criticata da giuristi e da giornalisti.

Cifariello sposò poi Evelina Fabi, che morì, anche lei, drammaticamente, uccisa dalle fiamme sprigionate da una “macchinetta a spirito” ( sulla copertina della “Tribuna Illustrata” che accompagna l’articolo è rappresentato il vano tentativo dello scultore di salvare Evelina). Cifariello si sposò, infine, con Signe Stimis,e morì suicida nel 1936.