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Le ricette di Biagio: macedonia di frutta. O è sinfonia, o è “na ‘nzalata”

Perché la macedonia si chiama così. Il significato di “miscuglio” che è proprio del termine “macedonia” può essere metafora di un insieme di “ingredienti” che riesce a diventare armonia, ma può anche essere metafora di un disordine condannato a restare confusione, quel tipo di confusione che i  Napoletani chiamano “’nzalata” e che dettò a Eduardo De Filippo una famosa poesia.  Questi due valori metaforici della macedonia si sono visti, concretamente, nella partita di calcio Macedonia – Italia. Secondo Bruno Migliorini esistono anche le parole-macedonia: “biaricetta” potrebbe essere una di queste parole.

 

Ingredienti: gr. 200 di fragole, gr. 100 di polpa di melone, gr. 150 di ananas, gr. 300 di kiwi, gr. 150 di polpa di banane, g. 40 di zucchero, succo di mezzo limone. Dopo aver tagliato a metà il melone e portato via con un cucchiaio i piccoli semi interni, trasformate in palline la sua polpa usando l’apposito attrezzo. La polpa dell’ananas e quella dei kiwi opportunamente sbucciati vanno tagliate in cubetti, mentre a metà si tagliano le fragole, dopo che sono state private del picciolo verde. Sbucciate le banane e dividetele in sottili rondelle. Versate tutte le parti in cui avete diviso la frutta in una ciotola ampia, e dopo aver mescolato delicatamente, aggiungete il succo di  limone e lo zucchero, e mescolate di nuovo con movimenti delicati della mano. La macedonia “riposerà” per un’ora prima di essere portata in tavola.

 

Questo dessert di frutta di stagione i Francesi lo chiamarono “ macedonia” alludendo probabilmente al numero e alla varietà di popoli che abitavano la terra su cui regnarono, nell’antichità, Filippo e suo figlio Alessandro. Dunque la “macedonia” è immagine di un “miscuglio”, che nel dessert aspira a diventare armonia, a confermare, anche in questa difficile prova, che un “piatto” è perfetto quando diventa musica sinfonica e tutti i suoi ingredienti trovano saporose corrispondenze o vengono sistemati in un ordine coerente dall’ingrediente – principe, in modo tale che non vi siano stonature capaci di offendere il gusto. Nella ricetta da noi proposta il ruolo di direttore d’orchestra lo svolge l’ananas, che è in grado di trovare l’accordo anche tra il succo di limone e lo zucchero. Ma se l’accordo non c’è, allora la macedonia è solo miscuglio e diventa metafora di una confusione e di un disordine che i Napoletani definiscono con un’altra metafora gastronomica: “ è  na ‘nsalata”.E  talvolta “’a  ‘nzalata “ pare armonia, ma in mezzo alle foglie nasconde la nota stonata, come faceva notare Eduardo De Filippo  in una sua poesia, che si intitola “ na ‘nzalata”: “ Sta vita è come fosse na ‘nzalata/ è tutt’errba mmiscata / e che t’’a truove / già priparata / dint’ ‘a nzalatiera; / mmiez’ ‘a verdura fresca e profumata / nce truov’ ‘o verme..”

La partita Italia – Macedonia mi ha suggerito l’articolo, non solo per la sollecitazione del nome “macedonia”, ma anche, e soprattutto perché in campo ho visto una macedonia ben riuscita, ordinata e armoniosa, e dall’altra, “ na ‘nzalata”, – la nazionale italiana -, una farragine di ruoli, di idee, di intenzioni. E il giorno dopo un’altra fastidiosa, sciambrata macedonia – “’nzalata” l’hanno messa insieme i commentatori, non solo i giornalisti sportivi e gli ex calciatori, ma anche quegli straordinari personaggi che in questi tempi confusi devono essere contemporaneamente virologi, esperti di geografia politica, Maestri di arte militare e emuli di Gianni Brera. Ma tutta la società di oggi pare  una macedonia – “nzalata”: noi  non vogliamo trovare il motivo che metta armonia tra le nostre voci e i nostri ritmi, e perciò arriva sulla tavola della nostra vita quotidiana un “piatto” che non è musica, ma solo trambusto. Nel 1949 il linguista Bruno Migliorini usò per primo l’espressione “parola macedonia” per indicare parole composte, costruite mettendo insieme gruppi di lettere e frammenti di altre parole o aggiungendo questi frammenti a una parola intera. “Eliporto” e, per restare in tema, “apericena” sono “parole macedonia”.  Una nuova “parola macedonia” potrebbe essere “biaricetta”, in cui  “bia” si riferisce a Biagio, ma anche a una parola greca che significa “forza vitale”. E Biagio parte spesso dalle ricette pubblicate sui “social”, ma varia sempre la misura di qualche ingrediente, o aggiunge, o toglie: la musica dei suoi “piatti” deve essere sempre vigorosa. Perciò, nella ricetta della macedonia, ha ridotto, rispetto alla fonte consultata, la quantità del succo di limone e ha accresciuto quella del kiwi.

(fonte foto:giallozafferano)

 

 

 

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