Le ricette di Biagio: fusilli con la mollica. Un piatto utile ai votabannera

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L’uomo è ciò che mangia, disse il Feuerbach. I fusilli sono, all’interno della filosofia dei maccheroni, il simbolo del tempo che per procedere deve prima “arravogliarsi” su sé stesso. Mangiando fusilli e meditando sulla loro forma imparerebbero a difendersi quei signori che sono accusati di essere dei “votabannera”: soprattutto gli intellettuali e i politici che cambiano continuamente schieramento, alleati e amici. Facciamo gli esempi di Giovanni Pontano, intellettuale di prima linea nella Napoli del ‘400, e di un noto politico italiano, che recentemente un sindaco polacco, che non conosce bene la filosofia della storia, ha pubblicamente offeso.

 

 

Ingredienti: gr. 350 di fusilli; gr. 100 mollica di pane raffermo; 4 acciughe salate; gr. 50 di pecorino grattugiato;  2 cucchiai di prezzemolo tritato: un pezzetto di peperoncino secco: olio extravergine di oliva; sale.  In una padella, nell’olio caldo, fate insaporire un frammento di peperoncino e le acciughe dissalate, aggiungete le briciole della mollica di pane e mescolate fino a quando le acciughe si dissolveranno completamente.  Calate poi nella padella i fusilli già lessati e scolati, cospargeteli con il pecorino grattugiato e, aggiunta acqua di cottura – ne basta un cucchiaio –, fateli saltare a fuoco vivo per alcuni minuti.  Infine portateli in tavola, opportunamente cosparsi di prezzemolo tritato (sito: cucchiaio d’argento).

 

Nella filosofia dei maccheroni  gli ziti sono il simbolo di una illusione: che il tempo sia una inarrestabile retta, senza nodi, senza soste, senza mutamenti di rotta. L’immagine autentica del moto della storia sono  i fusilli che si muovono in avanti, sì, ma lungo il percorso si fermano, si piegano all’indietro, si arravogliano. Se i politici e gli intellettuali accusati di essere dei voltagabbana, dei traditori pronti a saltare sempre sul carro del vincitore, chiunque sia il vincitore, mangiassero fusilli e meditassero su questo tipo di pasta, imparerebbero a difendersi e scoprirebbero di essere dei veri filosofi della storia. Sollecitato da Milano, da Venezia e da Firenze a portare le sue truppe e i suoi cannoni – i primi cannoni – in Italia e a cacciare via da Napoli la dinastia degli Aragonesi, Carlo VIII, re di Francia, entrò nella città della sirena Partenope il 22 febbraio del 1495. Pochi giorni prima era andato via da Napoli il re Ferrandino, a cui il padre Alfonso aveva ceduto lo scettro: e Ferrandino era stato salutato, a nome di tutto il popolo, da una splendida e commovente orazione di Giovanni Pontano, che del giovane re era stato maestro e che dagli Aragonesi aveva ricevuto onori, l’incarico di segretario di casa reale e sostanziosi stipendi. Quando a maggio Carlo VIII decise di lasciare Napoli per tornare in Francia prima che le truppe della Lega italica gli bloccassero il passaggio, chi salutò il re che partiva? Giovanni Pontano: e nel discorso di saluto, parlò male degli Aragonesi, tanto che Guicciardini lo accusò di essere un Maestro dell’arte dei “votabannera”: e lui, il Guicciardini, di questa arte ammetteva di essere un esperto inarrivabile. Non mi dilungo sulle vicende di questa guerra, che è un perfetto ritratto di alcune “costanti” della storia italiana e di certe eterne “inclinazioni” del nostro carattere: tra l’altro, Carlo VIII e la Lega italica combatterono, a Fornovo, una battaglia di cui si dichiararono vincitori sia i Francesi che gli Italiani. Mi limito a dire che se il Pontano avesse conosciuto la filosofia dei maccheroni e mangiato piatti di fusilli, avrebbe potuto spiegare a quella malalingua fiorentina che la storia per procedere si arravoglia su sé stessa – proprio come i fusilli – e che, dunque, capita spesso che il saggio per seguire lo sviluppo degli eventi sia costretto a “arravogliarsi” e a cambiare bandiera. Guicciardini fu maleducato con Pontano, come maleducato è stato, nei confronti dell’on. Salvini, quel sindaco polacco che gli ha pubblicamente ricordato i giorni belli in cui il politico lombardo indossava con ostentato compiacimento la maglia con l’immagine di Putin. E che vuol dire? Ieri l’on. Salvini ammirava Putin, che, a parer suo, meritava di essere ammirato: oggi Putin ha “arravogliato” la storia, e sta sotto, mentre sopra sono saliti gli Ucraini: e il politico italiano – e non è il solo- sta con gli Ucraini e si dichiara pronto ad accogliere i profughi. Proprio così.  E quel sindaco polacco, invece di applaudirlo e di invitare all’applauso, cerca di esporlo a una figura di….ma lasciamo stare. Sarebbe utile inserire tra le discipline scolastiche anche la filosofia dei maccheroni, perché se l’uomo è, come disse Ludovico Feuerbach, ciò che mangia, è indispensabile che egli sappia cosa mangia.

(FONTE FOTO:CUCCHIAIO.IT)