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Lavoro nero e profitti record: sotto controllo giudiziario il colosso low cost con sede a Nola

Un modello di business fondato sulla compressione dei diritti dei lavoratori e su una filiera produttiva opaca. È quanto emerge dall’inchiesta che ha portato il Tribunale di Firenze – sezione Misure di prevenzione – a disporre l’amministrazione giudiziaria di Piazza Italia, storica azienda dell’abbigliamento low cost con quartier generale a Nola e una presenza capillare sul territorio nazionale.

La decisione è arrivata su richiesta della Procura di Prato e prevede la gestione controllata della società per un periodo di dodici mesi. Al centro dell’indagine, il ricorso sistematico a fornitori del distretto tessile pratese, in particolare le aziende Infinity Design e Chic Girl srl, finite sotto la lente degli investigatori per presunti reati di sfruttamento della manodopera e caporalato.

Secondo la ricostruzione accusatoria, l’esternalizzazione della produzione avrebbe garantito all’azienda committente margini di profitto elevatissimi, fino a triplicare i costi iniziali, consentendo di immettere sul mercato capi a prezzi estremamente concorrenziali.

Le verifiche ispettive, avviate nell’estate del 2023, hanno portato alla luce una realtà fatta di lavoro nero, orari massacranti e condizioni di sicurezza inesistenti. In diversi casi, i lavoratori erano privi di regolare contratto e di permesso di soggiorno, costretti a vivere e lavorare in ambienti degradati.

Particolarmente rilevanti sono state le dichiarazioni di un operaio maliano, che ha raccontato agli inquirenti di percepire 35 euro al giorno per turni di dodici ore senza riposi settimanali. Un’altra testimonianza ha confermato il sistema, rafforzando il quadro accusatorio.

Attraverso perquisizioni, intercettazioni e l’analisi della documentazione contabile, la guardia di finanza ha ricostruito un rapporto commerciale continuativo tra le aziende terziste e il marchio di abbigliamento. Il Tribunale ha così ravvisato una “agevolazione colposa” da parte della società committente, dovuta alla mancata verifica delle condizioni operative dei fornitori.

I vertici aziendali non risultano indagati, ma l’amministrazione giudiziaria dovrà ora intervenire sulla filiera produttiva, rinegoziare i contratti e riferire periodicamente al giudice. Un provvedimento definito innovativo, volto a contrastare lo sfruttamento del lavoro senza bloccare l’attività d’impresa.

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