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Le associazioni svelano i luoghi e i sapori di un territorio da riscoprire. Cittadini per il Parco e Vivi Trecase, nell’ambito di Girando intorno al Vesuvio 2015, conducono i visitatori tra gli orti e le antiche cantine del comune vesuviano.

La seconda tappa di Girando intorno al Vesuvio 2015 porta un centinaio di cittadini alla scoperta di Trecase e in particolar modo in quella di un suo prodotto tipico: il pisello cornetiello. La visita, pregevolmente guidata in primis da Giovanni Cirillo di CpP ed aperta da Tommaso Orapallo di Vivi Trecase, ci ha permesso di conoscere un aspetto recondito della cittadina, conoscendo alcuni tratti della sua architettura spontanea, antiche cantine e quel che resta di secolari tecniche di vinificazione come ad esempio quella dello ‘ngegno o quella della “quercia vinaria”, grossa quercia che nella sua interezza veniva utilizzata come asse per la torchiatura delle uve locali.

Incontriamo nel nostro percorso la presenza anticamente pacata di Ciro Borriello, il suo campo e il suo vino generoso. Speriamo che la sua agricoltura tradizionale diventi un baluardo di fronte all’immondizia che circonda la sua masseria e il territorio circostante e speriamo anche che quelle belle persone che sono Tommaso Solimeno e sua moglie, possano diffondere un verbo agricolo genuino come i prodotti della loro terra.

L’escursione si è mossa dalla centrale piazza San Gennaro e grazie all’ausilio di un minibus, messo a disposizione dall’amministrazione locale, ci si è comodamente spostati verso le masserie più distanti ma non è mancato un tratto escursionistico, come quello dalla stessa piazza fino al cratere del Viulo e la splendida campagna che lo attornia. Si è poi terminato in bellezza presso il ristorante Cooks pranzando, manco a dirlo, con pasta e piselli.

L’emozione che ha caratterizzato questa variabile ma tutto sommato bella giornata di primavera è stata quella di conoscere un’antica sapienza ormai messa in pericolo dall’inesorabile abbandono delle terre. Un’emozione nello scoprire, dietro uno scorcio di lava del 1760, uno splendido campo di fave e piselli ma anche quella di rimanere senza parole davanti al contorto fusto di più che settantenni viti dalle qualità e dai prodotti ancestrali.

La ricchezza del nostro territorio è proprio questa, non solo la fertilità del suolo ma anche l’eterogeneità dei suoi prodotti, ed è questa che andrebbe tutelata. Ormai i nostri orti sono dei fortini, attaccati da speculazione edilizia, inquinamento e massificazione del gusto ma soprattutto messi in pericolo da una cultura contadina andata gradualmente spegnendosi sotto i colpi di un mercato univoco e impietoso.

L’agricoltura vesuviana, all’epoca di un’Expo’ figlia di Coca Cola e Mc Donald’s, si è ormai persa o si è adeguata ai tempi, dove la chimica e le qualità standard la fanno da padrone.