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L’altro ieri si celebrava la Resistenza, e ieri tornava lo spettro del liberalismo…..

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La nuova legge elettorale frantuma uno dei pilastri della democrazia sociale, costruita dai padri della Costituzione. La sconfitta della minoranza del PD. Le riflessioni di Ortega y Gasset.  La filosofia del vitalizio.

Irrisi. Umiliati. Sbeffeggiati. Bersani paragonato allo stopper del Cagliari Niccolai – che si chiama, guarda caso, Comunardo – il quale spesso “sbagliava porta”. Gli oppositori di Renzi, offrendo cristianamente l’altra guancia ai papagni e agli insulti, si sono limitati a lanciar crisantemi e a mitragliare parole pesanti, Resistenza, Fascismo, Aventino. Gridate  tra i clamori con cui si celebrano il 25 aprile e il Primo Maggio, quelle parole suonano come bestemmie.

I parlamentari che  le pronunciano, se credono veramente che la democrazia e la libertà siano in modo serio minacciate da questa legge elettorale e dalla maggioranza di Renzi,  non devono limitarsi a schiamazzare, ma hanno l’obbligo di dimettersi , di allontanarsi, formalmente e fisicamente, da un parlamento in cui i diritti dei cittadini vengono cancellati. Ma lor signori non hanno alcuna intenzione di compiere gesti estremi. E dunque non possono impedirmi di sospettare che non si dimettono perché, anche perché, a suggerire di non farlo sono i calcoli: i calcoli sui nuovi collegi elettorali e sulle candidature, i calcoli sul vitalizio. Forse dobbiamo chiedere tutti scusa all’on. Razi, alla franchezza e al coraggio con cui ha indicato il Dio segreto, il vero Ideale di certi politici: il Vitalizio.

Cosa sia questa legge elettorale, lo vedono e lo sanno tutti. Essa costruisce un parlamento dei nominati più che degli eletti, e dunque stravolge i principi primi della democrazia e della costituzione italiana. Sono curioso di vedere come si comporterà il Presidente della Repubblica quando eserciterà le funzioni di competenza. Ma pare che il progetto del sig. Renzi e dei suoi non agiti troppo i nostri sonni: il “porcellum” ci ha già ammorbiditi e annacquati e inoltre, quando il piatto e il portafogli sono vuoti, passa la voglia di interessarsi di politica e dei meccanismi elettorali.

Anzi dice qualche malpensante che uno degli obiettivi di questa interminabile crisi pilotata dell’economia e delle finanze è la cancellazione della “borghesia”, di quel variopinto blocco di gruppi sociali che da sempre si è interessato di parole complicate e pericolose: libertà, politica, democrazia, riforme. Ma il disinteresse per l’azzardo del sig. Renzi  nasce soprattutto dal fatto che sta rapidamente e radicalmente  mutando la nostra  concezione del ruolo della politica e della funzione dei politici.

Per tutta la seconda metà del  sec.XX abbiamo fermamente creduto che l’ attività politica fosse il vertice del sistema sociale e un valore essenziale della cultura della Nazione. Poi le ideologie si sono dissolte, le scale di valori hanno incominciato a mischiarsi e a confondersi, si è diffuso a poco a poco il sospetto che i centri del potere reale non fossero più le istituzioni della politica, ma le banche, i salotti segreti del capitalismo, le agenzie di rating, e poi i “santuari” del mercato globale, i fondi di investimento, e infine i “signori” che decidono le sorti dell’ Europa unita. Il liberismo è tornato a dettare leggi e ritmi all’ economia: era fatale che in politica la democrazia sociale venisse attaccata e scossa dal liberalismo.

Di conseguenza, la politica nazionale viene vista da molti solo come un’attività che dovrebbe garantire servizi e risolvere i problemi del vivere quotidiano:  l’ orario dei treni, la distribuzione della posta, l’ organizzazione della scuola, forse il calcolo delle pensioni. Ma non muove dito, né a Torino, né a Napoli, né a Caserta,  quando gli operai trovano chiuse le fabbriche, e nel deserto  restano solo le scorie dell’attività industriale. E non può e non sa muovere dito, la politica nazionale, quando si abbatte sull’ Italia il cataclisma della migrazione di massa: tutt’al più politici e funzionari sfruttano l’emergenza  per aprire bottega e costruire affari. L’opinione pubblica “sente” che i burocrati contano ormai più dei politici e non si meraviglia della corruzione degli uni e degli altri: la ritiene, per così dire, una necessità fisiologica. Una necessità con cui accetta di fare i conti anche la delinquenza organizzata.

Gli “eccessi” della democrazia  vennero sottolineati già agli inizi del sec.XIX dagli intellettuali liberali. Nel 1917 Ortega y Gasset ( che morì nel ’55) scrisse che “ il nerbo valido della democrazia è il livellamento dei privilegi, non proprio dei diritti” e che  la parola “ democrazia”  è stata sempre equivoca, soprattutto perché in nome della libertà può portare all’assolutismo maggioritario. Riflettendo su ciò che avviene in Italia, potremmo dire che oggi la democrazia sociale perisce colpita dalla sua stessa spada, la dittatura della maggioranza.  Il sig. Renzi dichiara  che non vuole “morire democristiano”, ma morire da “liberale” non è una bella morte. La storia della prima metà del ‘900 lo spiega con chiarezza pedagogica.

La vignetta che correda l’articolo viene da un sito in lingua spagnola, Wereverwero. Lui dice: “Salve, sono deputato e sono onesto” e lei ribatte: “ Salve, sono prostituta e sono vergine”. La battuta della signora dalla chioma corvina non è nuova, ma mi è piaciuto il disegno, e inoltre ho trovato la conferma che certe parole latine risultarono così efficaci  agli eredi della civiltà di Cesare e di Orazio che essi le trasferirono nelle  lingue neolatine lasciandole intatte. Come la parola “ prostituta”……

LA STORIA MAGRA

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