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La tragedia del Canale di Sicilia

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La strage dei migranti deve scuotere la coscienza politica italiana. La morte di centinaia di persone, deve far sì che si torni a parlare di «accoglienza», al di là dell’emergenza.

E’ arrivato il momento di dire, tutti: “Mai più tragedie come quella del Canale di Sicilia. Fermiamo la strage dei migranti” . È arrivato il momento in cui si devono percorrere tutte le strade, si devono adottare tutte le soluzioni per evitare altre drammatiche tragedie. L’immigrazione è un problema complesso  e non può essere risolto con la semplificazione o con l’affondamento dei barconi. Ci auguriamo tutti che le soluzioni da adottare non siano frutto di animosità, pressapochismo o peggio ancora di gente che vuole solo lucrare qualche voto in più su questa tragedia, ma che sia invece il ritrovarsi insieme di uomini e donne di buona volontà che abbiano il potere di fare qualcosa perché si eviti quello che sta succedendo.

Quanto infine al rifiuto delle Regioni e dei Comuni che non vogliono accogliere rifugiati, essi si commentano da soli. Il tema dell’immigrazione  viene affrontato come un’emergenza, mentre non è più un’emergenza. L’agenda politica, dunque, deve tornare a prendere in considerazione questo problema dell’accoglienza, fuori dalla logica emergenziale. Ma è anche vero  che l’Italia da sola non può farcela. C’è, indubbiamente, un compito di regolazione dei flussi migratori che spetta all’autorità. La legalità va, certo, coltivata e promossa da tutti. Non credo però che certe soluzioni di chiusura siano risolutive: la storia l’ha dimostrato. I muri hanno creato ancora più odio. Possono apparire efficaci a breve termine, ma non portano pace. Ampio il fronte delle voci cattoliche sulla questione.

Nell’appello “Fermiamo la strage dei migranti” una ventina di organismi del mondo cattolico chiedono al governo italiano di farsi promotore di azioni immediate presso la Ue. Nel documento, infatti, si chiede “la costituzione di una agenzia europea per le migrazioni, l’attivazione urgente di un’azione europea per arrivare alla stabilizzazione della Libia, attraverso la formazione di un governo di unità nazionale” e “di intercettare i flussi, prima che arrivino i profughi, attraverso la costituzione di corridoi umanitari e uffici riconosciuti dall’Onu che diano visti umanitari in Egitto, Tunisia, Marocco e Algeria”.

C’è, inoltre, da dire che  la politica Ue è lacunosa: nelle iniziative annunciate sono presenti verbi come distruggere, contrastare, respingere, ma sono completamente assenti verbi come salvare, accogliere, tutelare. Oltre a contrastare i trafficanti, occorre un piano di pace e di ristabilimento della sicurezza delle persone sulle sponde africane, libiche ed egiziane del Mediterraneo, attivando anche progetti di cooperazione internazionale per il rientro delle persone, la ripresa delle attività lavorative, il ristabilimento dei presidi sanitari, la riapertura delle scuole.

Quando accadono fatti enormi, come il recente ennesimo naufragio, ecco che si naufraga pure noi un po’. Naufraga la mente tra le mille analisi. Naufraga il cuore, ferito da molte parti e quasi troppo colpito, stordito da una mole vasta e imprendibile di sofferenza e ingiustizia.  Pensando alle vittime e alla loro storia ognuno di noi deve poter dire: sono come me, persone che hanno cercato la felicità.  Uomini come me, alla ricerca di quel che ricerco anch’io. Su questo giudizio si fonda la disponibilità dell’accoglienza e la condivisione di un unico destino. Chi è forte è disposto ad accogliere e a condividere un unico destino. Chi è debole si chiude e teme che l’altro sia solo un ostacolo alla propria ricerca del bene. Non possiamo assolutamente pensare all’altro solo come invasore, sfruttatore delle nostre debolezze e minaccia.  E’, allora, anche e, soprattutto, il tempo della vera solidarietà. L’altro è un mio fratello che sta drammaticamente soffrendo. In fondo, in questa vita, siamo tutti nomadi, pellegrini, migranti e senza una patria. Almeno per noi credenti, la vera Patria è il cielo, che, ringraziando Dio , e di tutti.

(Fonte foto: Rete internet)

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