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<< La sinistra è morta a Pomigliano >>. Lo ha detto Luigi Di Maio tre anni fa, durante l’ultima campagna elettorale per le amministrative nella “sua” città delle fabbriche. Parole in qualche modo azzeccate visto che qui, nell’ormai più che ex roccaforte rossa dei grandi stabilimenti metalmeccanici, non solo c’è un sindaco di Forza Italia da otto anni di fila ma c’è anche il grosso rischio per tanti militanti che ci avevano creduto di perdere proprio la sede fisica della sinistra locale, la Casa del Popolo.

L’altro giorno infatti è stata messa all’asta dal tribunale di Nola. Il giudice della sezione fallimentare, Lorella Triglione, ha fissato al 16 ottobre prossimo la vendita dell’immobile di via Cavallotti, due locali al piano terra nel centro storico, per un totale di circa duecento metri quadrati. Il prezzo a base d’asta è di 165mila euro. L’offerta minima partirà da 125mila euro. La Casa del Popolo di Pomigliano si trova nel bel mezzo della movida di Pomigliano, in un labirinto di pub, bar e ristoranti divenuti negli ultimi anni una gigantesca calamita per migliaia e migliaia di giovani provenienti da tutto l’hinterland a est di Napoli. Per cui c’è chi vorrebbe trasformare la sede storica del Partito Comunista Italiano proprio in un pub. Si tratta di un imprenditore edile della zona. Che per ovvi motivi vuole conservare l’anonimato. Dunque, un pub al posto della culla della politica cittadina, un posto nato alla fine deli anni Settanta grazie ai sacrifici di tanti operai dell’AlfaSud, dell’Alfa Romeo Avio, dell’Aeritalia. Tute blu che ogni mese di autotassavano per pagare il mutuo d’acquisto sottoscritto dal Pci per pagare il venditore, un costruttore della vicina Sant’Anastasia scomparso da tempo. Una volta passata al partito comunista la Casa del Popolo di Pomigliano è divenuta l’attrattore principale degli eventi politici del polo industriale. Qui sono stati di casa alcuni dei più noti leader della sinistra nazionale, da Giorgio Napolitano ad Antonio Bassolino, da Alessandro Natta a Massimo D’Alema. I guai sono iniziati con la fine del Pci e il progressivo indebitamento prima del Pds, poi dei Ds e infine del Pd. A un certo punto la proprietà è passata nella mani della fondazione Gerardo Chiaromonte, che però in molti casi non ce l’ha fatta a fronteggiare l’aggressione dei creditori, banche in prima fila. La vicina Casa del Popolo di Acerra è già stata messa all’asta. Ora è la volta di quella di Pomigliano. Unicredit, San Paolo, RRH e Medior Banca gli istituti che hanno pignorato l’immobile fino a centrare l’obiettivo dell’asta fallimentare. << Non è detta l’ultima parola >>, rintuzza nel frattempo l’ex sindaco di Pomigliano PDS-DS, dal 1995 al 2005, ed ex consigliere regionale dal 2005 al 2010, Michele Caiazzo, che insieme ad altri compagni gestisce la struttura attraverso l’associazione politico culturale “La Casa del Popolo”. << Faremo di tutto per non perdere la Casa del Popolo – la tigna dell’ex sindaco, ancora bassoliniano di ferro – intanto c’è un contratto di affitto >>. Il contratto di affitto è stato stipulato dall’associazione il primo luglio del 2016 con la fondazione Chiaromonte. Non si sa però se la vendita a un privato da parte del tribunale possa comportare o meno improvvisi cambi di rotta. Certo è che per il momento non c’è un soldo per salvare la Casa del Popolo. Tre anni fa il capogruppo del Pd in consiglio comunale aveva promesso di raccogliere dei fondi attraverso la conservazione dei gettoni di presenza destinati ai quattro consiglieri comunali democrat di opposizione. << Ma poi – risponde lo stesso Michele Tufano – la Casa del Popolo è passata dal partito alla fondazione per cui non abbiamo potuto fare più niente >>. A pesare su tutta questa situazione ci sono gli attriti che stanno lacerando il Pd anche a Pomigliano. Democratici che qui sono divisi tra la sinistra rappresentata dai consiglieri comunali e dalla destra renziana (che a volte ha ammiccato allo stesso sindaco di Forza Italia, Raffaele Russo) guidata dall’avvocato Vincenzo Romano, attuale segretario cittadino del partito. << Mi dispiace che la Casa del Popolo sia stata messa all’asta, ma bisogna guardare avanti. Dal primo gennaio di quest’anno la sede del Pd si trova in via Torino >>, chiarisce, tono sicuro, il segretario. Via Torino è un vicolo di Pomigliano distante solo duecento metri dalla Casa del Popolo. Ma quei duecento metri da queste parti sembrano duecento chilometri. << Il partito è finito nelle mani di un renziano che tutto è fuorché di sinistra – la bile di Ciro Lanzillo, militante storico della sinistra cittadina – mentre sono andati in fumo i soldi che mio padre e tutti i compagni come lui mettevano ogni mese per pagare il mutuo della Casa del Popolo, che è andata all’asta >>. C’è tanta rabbia. << Stanno facendo morire – aggiunge Lanzillo – per la seconda volta i tanti compagni scomparsi che hanno sacrificato la loro vita per l’acquisto di quest’immobile. Tante collette operaie e alla fine tutto finisce in mano ad un giudice. È’ proprio vero: non esistono più valori e sentimenti. Di chi è la colpa? Tutto viene da lontano ma, fosse vivo lo stesso Gerardo Chiaromonte, ciò non sarebbe accaduto. La vendita all’asta della Casa del Popolo è come certificare ufficialmente la morte della sinistra a Pomigliano. Provo un’immensa vergogna nei confronti dei compagni anziani e dei tanti che, ai tempi in cui “i comunisti mangiavano i bambini”, ci hanno creduto nei valori della sinistra. Sta per scomparire il simbolo delle conquiste operaie e sociali. Bisogna chiedere scusa e perdono >>. E torna in qualche modo d’attualità il “taboo” del finanziamento pubblico ai partiti. << La demagogia che ha portato alla progressiva riduzione del finanziamento pubblico – sostiene Tommaso Sodano, ex senatore ed ex vicesindaco di Napoli nonché pomiglianese doc – ha creato un deficit di democrazia. Grazie a quel danaro si creavano tante strutture utili a tutti i cittadini, come le case del popolo >>.