Da almeno trenta anni grava sul Centro Abitato di Ottaviano la crisi causata dal fatto che lo sviluppo economico del Vesuviano interno si sviluppa in pianura lungo l’asse Caserta- Nola- Sarno. A ciò si aggiungono i problemi del presente: la “fuga” dei giovani e la crisi dell’occupazione. L’apertura e la messa in sicurezza del sentiero n.1 del Parco e della rete dei sentieri interpoderali possono alimentare un flusso importante di turisti. Nella fotografia di Felice Mandola la bellezza del connubio tra Natura e Storia.
Per secoli, gli Ottajanesi hanno “vissuto” la Montagna di Somma da tutti i punti di vista. La coltivarono, vi produssero uva, castagne, i melograni che Della Porta considerò squisiti e preziosi, ricavarono dalle sue selve legna, erbe e fascine, vi esercitarono il sentimento della comunità e dell’identità civica, come oggi fanno i Sommesi. Nella Montagna di Somma gli Ottajanesi impararono a vedere e a sentire la presenza del sacro e del magico: i teologi nolani erano persuasi che la Valle dell’Inferno fosse una porta degli Inferi, ma furono anche convinti del fatto che San Michele e le Madonna Nere proteggevano i Vesuviani dalle insidie dei démoni: e streghe e fattucchiere cercarono negli anfratti dei “tuori” le erbe per i filtri, ma anche per “utili medicamenti”. La Montagna salvò Ottajano dalle lave del vulcano in tutte le eruzioni, eccetto due, e diede agli Ottajanesi quella cultura dell’appartenenza che non li protesse da cenere e lapilli, ma anche quando lapilli e ceneri sommersero case e campi, e tutto sembrava irrimediabilmente finito, li “costrinse” a tornare e a ricostruire. Nel maggio del 1907 l’ingegnere Fiorentino, citando gli studi del geologo Riccardo Travaglia, esortava i commissari di Ottajano e di San Giuseppe a rimettere in sesto la rete dei sentieri del Vesuvio, e a curarne l’agibilità: era indispensabile che i contadini potessero raggiungere di nuovo selve e poderi per ricevere dalla Montagna il contributo al sostentamento delle famiglie: inoltre, la loro quotidiana presenza lungo “tuori” e “carcave” avrebbe garantito un controllo diretto, meticoloso e saggio dei “luoghi” che costituivano e costituiscono l’”ambiente” del Somma-Vesuvio. Gli amministratori ottajanesi del ventennio fascista misero in ogni bilancio annuale somme destinate a tenere “sgombri” i valloni e i sentieri montani e dopo il 1934 incominciarono a concentrare la loro attenzione anche sul sottobosco. Sulla Montagna gli Ottajanesi hanno scoperto la bellezza della Natura: è una bellezza intatta, lo dimostra la fotografia che correda l’articolo e che mi è stata fornita dal mio amico Felice Mandola: la bellezza del connubio tra Natura e Storia.
Sulla Montagna gli Ottajanesi hanno anche visto dispiegarsi, nei secoli, la cupidigia e l’arroganza dei “potenti”, che si dichiararono padroni di selve e di poderi che invece appartenevano al demanio, e dunque erano “bene comune”: non so se oggi le autorità cittadine siano in grado di stilare un “catasto” attendibile del territorio montano. Gli altri Ottajanesi, quelli che potenti non erano, videro tutto, capirono, e tuttavia tacquero, perché dalla storia avevano imparato l’importanza della prudenza e la cultura del dissimulare. Merita certamente applausi l’incontro tra la Montagna e gli Ottajanesi che si è svolto ieri, patrocinato dall’ Amministrazione Comunale e voluto dal consigliere Vincenzo Caldarelli. Ma la Montagna ci invita non solo a cogliere il fascino dei luoghi, a garantire l’impegno di tutti nella tutela di un patrimonio ineguagliabile, e a sostenere la campagna per la sicurezza del Somma- Vesuvio voluta dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. La Montagna ci invita a riflettere sulle condizioni attuali e sul destino del Centro Abitato di Ottaviano. Lo dissi – non era la prima volta- quando venne consacrata la Grotta della Madonna di Lourdes, e lo ripeto: per il Centro Abitato la Montagna costituisce l’ultima speranza di salvezza. Non c’è polemica nelle mie parole: c’è la constatazione di un fatto che dipende dalla storia: da trenta anni ormai, nel Vesuviano interno lo sviluppo strutturale dell’economia segue le vie della pianura, lungo l’asse Caserta –Nola- Sarno. A questo elemento si aggiungono oggi i problemi che riguardano la provincia di Napoli e la Campania tutta: la fuga dei giovani, la disoccupazione, la crisi degli investimenti.
La salvezza del Centro Abitato può venire dall’apertura reale, effettiva, del sentiero n. 1 che da Ottaviano porta al cratere: un’apertura che diventa efficace strumento di sviluppo turistico solo se la rete dei sentieri viene ricostruita, liberata da ogni tipo di impedimento e, soprattutto, dotata di tutto ciò che è necessario per rendere agevole l’orientamento e sicuro il movimento delle persone. Non credo che sia possibile riportare in vita l’agricoltura, ma certamente la sistemazione dei sentieri può incrementare il flusso dei turisti, soprattutto se questo flusso viene sostenuto da un ben concertato programma di eventi: un programma che consideri il Palazzo Medici non un punto d’arrivo, ma una stazione di partenza. Mi dissero, anni fa, che i sentieri “ottavianesi” del Somma sono assai adatti al trekking a cavallo: mi pare che centri ippici e maneggi dimostrino che la valutazione è esatta. Fino agli anni ’60 Ottaviano fu sede di una Fiera importante, che si teneva durante la Festa di San Michele. Esponevano i loro prodotti anche i costruttori di carretti e di calessi. E i cuoiai mettevano in mostra selle e finimenti.
Una Fiera di cavalli da montagna, di selle e di finimenti allestita intorno al Palazzo potrebbe destare curiosità e interesse….









