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Inchiesta «San Domenico» a Somma Vesuviana/2, parla il dirigente dell’Autorità di gestione dei fondi europei in Regione

L’ingegnere Sergio Negro, dirigente dell’Autorità di Gestione Fondo Europeo di Sviluppo

L’ingegnere Sergio Negro, già direttore generale dell’Acam, agenzia campana per la mobilità sostenibile, è a capo, fin dai primi mesi del 2016, dell’Autorità di Gestione Fondo Europeo di Sviluppo. È lui quindi a dirigere l’intera struttura amministrativa regionale che si occupa dell’iter e del controllo di tutti i progetti finanziati con i fondi comunitari, da responsabile di attuazione del programma.

Dodicimila cinquecento progetti Fesr in tutta la Campania, oltre 4 miliardi e mezzo di euro di fondi erogati o da erogare a Comuni, consorzi o altri enti i quali, prima di vedersi riconoscere il finanziamento richiesto sia pur sulla base di un progetto approvato, devono rispettare procedure e superare controlli, rendicontare e certificare ogni spillo. L’intera somma naturalmente arriva agli enti a lavori già completati, salvo anticipazioni.  Nel caso specifico di Somma Vesuviana, i fondi sono quelli del POR (programma operativo regionale) Campania FESR 2007/2013 e la procedura è nota, oltre che chiara: prevede cioè che l’ente beneficiario (Comune di Somma Vesuviana) dovesse farsi carico di anticipare i fondi per poi presentare istanza di rimborso alla Regione, accompagnandola con una documentazione che attestasse la fine dei lavori entro e non oltre il 31 dicembre 2015. Così e solo così, ossia con il certificato di ultimazione dei lavori, insieme a tutti gli altri documenti attestanti la regolare esecuzione, si poteva accedere ai fondi europei erogati dalla Regione Campania. E così infatti si era impegnato a fare il Comune di Somma Vesuviana, chiedendo alla Regione il finanziamento per il recupero del campanile del complesso monumentale San Domenico e la riqualificazione delle aree circostanti.

San Domenico prima dei lavori di recupero

Le cose, stando alle indagini e alle prove in possesso della Procura di Nola, sono andate diversamente, per stessa ammissione dei tre tecnici indagati che, ascoltati nella caserma dei carabinieri di Somma Vesuviana, hanno ammesso il falso ideologico nello stato di avanzamento dei lavori. Così ha fatto anche il responsabile dei Lavori Pubblici del Comune di Somma Vesuviana, riconoscendo di aver firmato il provvedimento di autorizzazione al pagamento, pur consapevole che alcuni dei lavori documentati nello stato di avanzamento presentato dalla ditta esecutrice non erano stati realmente effettuati nella data indicata. I motivi sono chiari e non riguardano «falsi» lavori – come nelle ultime ore si è ipotizzato sui social network –  ossia opere non eseguite, ma lavori eseguiti non in tempo utile per poter rendicontare le spese sostenute entro l’ultimo giorno del 2015. Se il Comune avesse perso i finanziamenti, infatti, non ci avrebbe rimesso soltanto la tranche ancora da ricevere, ma avrebbe dovuto restituire pure le somme già erogate. Cosa che probabilmente accadrà giacché il finanziamento è stato «congelato».

«I fondi sono stati bloccati quando abbiamo verificato la documentazione – spiega appunto l’ingegnere Sergio Negro, dirigente dell’Autorità di Gestione dei fondi europei – quando ci siamo resi conto che nemmeno un euro era stato certificato. Quello di Somma Vesuviana non è l’unico caso, ci sono anche altri Comuni o enti che cercano furbamente di aggirare i filtri in maniera spregiudicata». Per Somma Vesuviana, l’inchiesta è partita da una lettera anonima e l’indagine si è sviluppata attraverso intercettazioni, acquisizioni di documenti, sopralluoghi ed escussione di persone informate sui fatti, ma se quella lettera non ci fosse stata, se l’indagine non fosse mai cominciata, la Regione avrebbe erogato fondi sulla base di certificazioni non corrispondenti a date reali? È questo che abbiamo chiesto all’ingegnere Negro.

«No, tanto è vero che stiamo esaminando altri casi del genere, esistono livelli di controllo e filtri difficili da aggirare, ci è bastato controllare la documentazione – continua il dirigente – la struttura della Regione Campania è tra le più efficienti su questa materia, abbiamo trenta persone addette soltanto al controllo, forse la migliore che esista. Dunque è tutto sotto esame. Certo, per annullare totalmente la possibilità di comportamenti simili occorrerebbe un esercito vista la massa enorme di progetti da monitorare, in pratica ci vorrebbero più fondi per il personale dedicato che per i progetti in sé. In ogni caso il sistema funziona, è ben oliato e affiancato da un altro ufficio che si occupa di controlli a campione in loco per progetti già certificati, senza contare che la Comunità Europea fa verifiche costanti». Intanto i fondi comunitari dei programmi 2007/2013 sono stati spesi per il 94 per cento (dati aggiornati al 31 dicembre 2016) ed entro il 31 marzo 2017 si prevede di spenderli tutti: le amministrazioni titolari di programmi operativi (che abbiano effettuato i pagamenti entro il 31 dicembre 2015) dovranno entro quella data presentare certificazioni e richieste di rimborso.

 

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