Sono passati vent’anni dalla barbara uccisione di Angelo Prisco, il finanziere finito a colpi di fucile nella Valle dell’Inferno, nel parco nazionale del Vesuvio. Non una celebrazione, non una parola in suo onore, nel suo ricordo.
L’unica cosa buona che ci resta di questi 20 anni di parco nazionale del Vesuvio è Angelo, Angelo Prisco, e mi piace chiamarlo per nome, e questo anche se non l’ho mai conosciuto, ma Angelo è come se lo conoscessi da sempre, perché da sempre percorro i suoi sentieri o quei sentieri che lui avrebbe voluto percorrere col suo cane e con le sue scarpette da corsa, se non lo avessero così prematuramente fermato.
Angelo è l’unico esempio positivo di un’idea di Parco Nazionale degna di questo nome, unica idea di area protetta nel vero senso della parola, e non da spot politico per giustificarne una opportunistica e clientelare esistenza. Angelo è stato l’unico baluardo contro ciò che è successo in vent’anni di niente assoluto e scrivo questo non certo perché Angelo è morto da martire ed io voglia farmi scudo della sua immagine intoccabile per dire la mia opinione, ma perché Angelo è stato ammazzato dalla prepotenza, dall’ignoranza ma anche dall’oblio e perché se ci fossero state altre persone come lui, in questo parco nazionale di carta, questo sarebbe stato un po’ più Parco o, per lo meno, si sarebbe lottato, per il suo esempio e per quell’idea di ambiente protetto che tanto amava, e invece no, fatta la lapide la si è lasciata lì, alla dimenticanza e alle domande di chi si chiede ancora oggi chi sia mai stato Angelo Prisco e perché lo abbiano ucciso LEGGI.
Mentre altri martiri vengono ancora usati a proprio piacimento e opportunità, Angelo rimane lì dimenticato da tutti. Non una celebrazione, non una parola per la prima vittima del Parco Nazionale del Vesuvio; la seconda, il parco stesso, ucciso dall’ipocrisia di chi lo vive e di chi lo amministra tace anch’essa, così come le altre vittime del Vesuviano. Anche per l’omicidio di Angelo Prisco, i suoi assassini sono ancora a piede libero, anche per il processo che ne conseguì furono sollevati dubbi e interrogativi ma pare che una coltre nera e spessa sia calata su quella storia, non ci fu ricorso in cassazione dopo il ribaltamento della sentenza di primo grado, si scagionò l’imputato, lo stesso che all’atto dell’arresto, minacciò l’amico di Angelo che vi partecipò, dicendogli che gli avrebbe fatto fare la stessa fine, lo stesso personaggio che fu assistito da un locale principe del foro per la sua difesa LEGGI.
È forse proprio per questo che a San Giuseppe Vesuviano, città natale di Angelo Prisco, non è mai stato fatto nulla per lui; fatta esclusione per la fiaccolata del 2 ottobre 2012, organizzata da pochi e intimi amici; non una commemorazione, non una strada intitolata, non un vicoletto e neanche una lapide in città, perché la storia esemplare di Angelo, forse sporcava, con il suo lucido agire, quella logica che ci terrà sempre relegati nel nostro oscuro angolo di mondo a bearci della nostra presunta unicità ma senza fare niente per dimostrarla e soprattutto meritarcela, perché farlo significherebbe abbandonare le nostre ancestrali abitudini di prepotenza e di egoismo, quelle che ci hanno da sempre permesso di fare del territorio quel che si voleva, così con la caccia di frodo, così con l’abusivismo edilizio, così come lo si fa ancora oggi con lo scarico dei rifiuti e del loro rogo tossico.
I venti anni dal sacrificio di Angelo, contrastano con i venti anni di esistenza del parco nazionale, un parco che, dopo proroghe e rinvii, stenta ancora a trovare un presidente dell’ente che lo amministra e il completamento del suo direttivo, un parco nelle mani di una politica che cerca di porre strategicamente le sue pedine e che se ne infischia dell’ambiente e della sua reale gestione.

Vedi caro Angelo, col senno di poi forse anche tu avresti detto, ma chi me l’ha fatto fare, ma credo che la differenza tra un uomo, un eroe, nel vero senso della parola, e un ignavo, stia tutta là, nella presa di coscienza e della decisione giusta e vera da prendere ed è questo che ti rende ancora oggi un esempio unico di coerenza in questo limbo che è il parco nazionale del Vesuvio.





