Tangenziale di Napoli, dal 1° gennaio 2026 il pedaggio passa da 1 euro a 1,05. Cinque centesimi che, però, stanno costando tempo, nervi e traffico agli automobilisti.
Cinque centesimi. Una cifra apparentemente irrisoria che, nella pratica quotidiana, sta trasformando il semplice gesto di pagare il casello della Tangenziale di Napoli in un’odissea. Dal 1° gennaio 2026 l’aumento del pedaggio da 1 euro a 1,05 euro ha innescato un disagio diffuso e prevedibile: la mancanza di monete, le macchinette che si bloccano, le file che si allungano.
Il risultato? Anche quindici minuti per superare un casello, soprattutto nelle ore di punta. Quando la moneta manca, la macchinetta va in tilt e l’intervento dell’operatore diventa inevitabile, rallentando ulteriormente il flusso.
La scena si ripete ogni giorno: clacson, motori accesi, nervosismo crescente. Un disagio che pesa su lavoratori, pendolari, famiglie, e che si somma al traffico già critico di una delle arterie più congestionate d’Italia. Per molti, quei cinque centesimi non sono solo un aumento del pedaggio, ma il simbolo di una gestione poco attenta alle reali abitudini degli utenti.
In un’epoca di pagamenti digitali e telepedaggio, l’assenza di soluzioni immediate ed efficienti appare ancora più evidente. Non tutti hanno il Telepass, non tutte le corsie sono adeguatamente attrezzate, e il contante – soprattutto le monetine – resta un collo di bottiglia.
La domanda che circola tra gli automobilisti è semplice: era davvero necessario fissare il pedaggio a 1,05 euro senza prevedere misure per evitare il caos? Perché non arrotondare, o potenziare in modo deciso i sistemi di pagamento elettronico?
Intanto, sulla Tangenziale di Napoli, cinque centesimi continuano a costare minuti preziosi, pazienza e serenità. E a dimostrare che, a volte, non sono le grandi cifre a creare i problemi più grossi, ma i dettagli mal gestiti.



