Sorella uccisa, gip non crede a Giuseppe: spunta una testimone

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Il 4 gennaio una tragedia ha colpito la famiglia Musella: Giuseppe Musella, 28 anni, è accusato di aver ucciso la sorella Jlenia al termine di una lite domestica. Secondo le prime ricostruzioni investigative, la discussione sarebbe iniziata per la musica ad alto volume e sarebbe poi degenerata, coinvolgendo anche il ferimento del cagnolino da parte della giovane. Il ragazzo, che stava riposando e si sarebbe scagliato contro la sorella. Dopo essersi recati in ospedale insieme alla madre, i medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della giovane. Giuseppe Musella si è poi costituito alle autorità. Nella casa del rione Conocal pare fosse presente un testimone oculare: una donna che aiutava con le pulizie domestiche e che avrebbe contribuito a ricostruire la dinamica dei fatti. Secondo quanto riferito, Giuseppe Musella avrebbe preso un coltello e lo avrebbe lanciato contro la sorella, colpendola alla schiena senza l’intenzione di ucciderla. Il gip Maria Rosaria Aufieri, tuttavia, non ha ritenuto credibile questa versione, convalidando il provvedimento di fermo per omicidio volontario aggravato e disponendo la custodia cautelare in carcere per il 28enne. Gli avvocati Leopoldo Perone e Andrea Fabbozzo, al termine dell’interrogatorio, hanno chiesto una riqualificazione del reato da omicidio volontario a preterintenzionale, ritenendo necessario attendere l’esito di tutti gli accertamenti. A causare il decesso della giovane sarebbe infatti stata la lesione dell’aorta, secondo gli avvocati, è plausibile che il colpo sia stato inferto dal lancio del coltello e non dall’uso diretto e volontario dell’arma Il quadro completo della vicenda si avrà a seguito del deposito della relazione previsto entro 60 giorni. Intanto, le esequie si terranno oggi alle 16.30 nella chiesa della Sacra Famiglia, al rione Luzzatti, mentre Giuseppe Musella resta detenuto nel carcere di Poggioreale.

Somma sotto choc: giovane imprenditore muore all’improvviso a 32 anni

  Somma Vesuviana si è svegliata questa mattina avvolta da un silenzio irreale, spezzato da una notizia che ha colpito tutti come un pugno allo stomaco. La morte improvvisa di Giuliano Cefalo, appena 32 anni, ha lasciato la città sotto choc, incredula e profondamente addolorata. Giuliano era un giovane imprenditore conosciuto e stimato, figlio di Maria Pangiroli, segretaria cittadina del Partito Socialista Italiano. Ma prima ancora dei ruoli e dei cognomi, Giuliano era un ragazzo perbene, come in tanti oggi lo ricordano con la voce rotta dall’emozione. Un giovane pieno di valori, educato, rispettoso, capace di lasciare un segno autentico in chiunque lo abbia incrociato sul proprio cammino. Sportivo, appassionato di tennis, Giuliano incarnava l’energia e la voglia di vivere dei suoi 32 anni. Il campo da gioco era per lui uno spazio di libertà, sacrificio e passione, gli stessi principi che portava nella vita quotidiana e nel lavoro. Una vita che sembrava appena cominciata e che invece si è interrotta troppo presto, lasciando un vuoto difficile anche solo da raccontare. La notizia si è diffusa rapidamente in tutta Somma Vesuviana, rimbalzando di telefono in telefono, di messaggio in messaggio. Le serrande alzate a metà, gli sguardi bassi, le parole sussurrate: la città si è fermata, stringendosi attorno alla famiglia Cefalo in un abbraccio collettivo fatto di rispetto e dolore. In momenti come questi non esistono spiegazioni che possano lenire la sofferenza. Resta solo il ricordo di un sorriso, di una vita spezzata troppo presto, e il silenzio composto di una comunità che piange uno dei suoi figli migliori. Somma Vesuviana oggi è più triste. E non lo nasconde.

Parole in trasformazione: come è cambiato il nostro modo di comunicare negli ultimi 30 anni?

La domanda è inevitabile: come è cambiata la società e, di conseguenza, il nostro linguaggio? Lo vediamo insieme attraverso la lettura di questo articolo che nasce da un “trend” sui social e da una domanda che mi sono posta. Se potessimo riascoltare oggi una cena di famiglia del 1996, probabilmente ci stupiremmo. Niente telefoni sul tavolo, poche interruzioni, la TV magari accesa in sottofondo, ma le voci che si intrecciano davvero sono quelle delle persone sedute attorno al tavolo. Oggi, quello stesso momento è attraversato da notifiche, chat di classe, gruppi WhatsApp di lavoro, Reel che scorrono veloci. Il tema che ho deciso di trattare oggi, per la rubrica ComunichiAmo, è nato proprio da un “trend” che da qualche giorno gira sui social. Ma iniziamo proprio da qui: cos’ è un trend?… Trend è definito come “contenuti, formati, hashtag, suoni o sfide (challenges) che si diffondono rapidamente e vengono riproposti da un alto numero di utenti su piattaforme social” quindi qualcosa che trent’anni fa, appunto, non c’era. Da qualche giorno sulle piattaforme social è comparso questo “gioco” del mettere a confronto l’anno 1996 con l’anno 2026, trent’anni di tempo, trent’anni di cambiamenti che sono visibili in noi (il confronto più diffuso è fotografico), trent’anni della nostra società ed io mi sono chiesta: come e quanto sia cambiata la nostra comunicazione e, quindi il nostro modo di relazionarci, in questo tempo. Vediamolo insieme. Negli ultimi trent’anni è cambiato tutto: gli strumenti, i tempi, i ruoli, le aspettative. E il modo di comunicare non poteva restare immobile. Proviamo a guardare alcune aree chiave.

Il linguaggio in famiglia: dal “si parla a tavola” al “ti scrivo su WhatsApp”.

Trent’anni fa, molte conversazioni importanti avvenivano in presenza: a tavola, in salotto, in macchina. Oggi, una parte crescente del dialogo familiare passa anche dai messaggi: genitori che scrivono ai figli nella stanza accanto, aggiornamenti su orari, impegni, permessi gestiti con brevi chat. È un bene o un male? Come spesso mi trovo a scrivere, dire ed anche pensare, la parola magica è “dipende”. Dipende da come lo usiamo e, aggiungo, quanto lo utilizziamo. Da un lato: – aiuta a coordinarsi velocemente; – permette di restare in contatto anche a distanza; – offre ai più timidi un canale per esprimersi. Dall’altro: – rischia di sostituire il confronto faccia a faccia; – favorisce malintesi (un “ok” può sembrare freddo, un silenzio può essere letto come rifiuto); – riduce gli spazi di ascolto profondo. In molte famiglie il linguaggio è diventato più orizzontale, meno gerarchico: si parla maggiormente di emozioni, si spiegano le regole, si argomenta. Allo stesso tempo, si è perso a volte il coraggio del “no” chiaro, sostituito da lunghi giri di parole o da silenzi pieni di risentimento. La comunicazione tra i giovani: velocità, sintesi e codice condiviso. Tra i ragazzi, lo abbiamo osservato tante volte durante la lettura di questi articoli, il cambiamento è ancora più evidente. Il linguaggio giovanile di oggi è: – ibrido: italiano, inglese, slang, meme; – velocissimo: frasi brevi, risposte istantanee, voice da pochi secondi; – visivo: emoji, GIF, sticker, video. La chat è diventata il “luogo” in cui si conoscono, litigano, si innamorano, si chiariscono. Un “visualizzato e non risposto” può pesare più di mille parole. Per gli adulti, questo codice sembra spesso superficiale. In realtà ha regole precise: – il tempo di risposta comunica interesse o disinteresse; – la scelta dell’emoji modula il tono; – il passaggio dalla chat alla telefonata o all’incontro “dal vivo” segna un salto di intensità nella relazione. Il rischio? Che tutto si giochi sul piano dell’immediato e del reattivo, con poca allenata capacità di stare nelle conversazioni lente, scomode, complesse.

La comunicazione online: da marginale a centrale.

Trent’anni fa internet era per pochi. Oggi, la nostra identità passa anche da: profili social, commenti, recensioni, mail e newsletter. La stessa informazione – e se siamo su un giornale on-line ne siamo consapevoli – è completamente cambiata, nella forma oltre che nei contenuti. La comunicazione online ha alcuni tratti distintivi: – è potenzialmente permanente: ciò che scriviamo può restare, essere salvato, condiviso; – è pubblica o semi-pubblica: spesso non parliamo solo a una persona, ma a un pubblico; – è misurabile: like, visualizzazioni, condivisioni influenzano cosa e come diciamo. Questo ha cambiato il linguaggio: – più orientato all’immagine e alla “presentazione di sé”; – più polarizzato (o bianco o nero, giusto o sbagliato); – più esposto al giudizio immediato. La tentazione è quella di comunicare per “piacere” e non per capirsi. Ma gli stessi strumenti, se usati con consapevolezza, possono diventare spazi di confronto, divulgazione, relazione autentica. Dal monologo al dialogo, quanto questa forma di comunicazione ci ha resi migliori interlocutori? Rispetto a trent’anni fa, oggi: – i dipendenti parlano di più con i datori di lavoro; – i pazienti fanno domande ai medici; – i clienti contestano, chiedono spiegazioni, recensiscono; – i cittadini dialogano (anche duramente) con istituzioni e aziende. La comunicazione si è “democratizzata”: più voci, più canali, più possibilità di esprimersi. Ma non sempre più capacità di ascoltare. Qui entra in gioco una competenza che considero decisiva: la comunicazione consapevole. Non basta avere strumenti e canali; serve chiedersi: – che effetto avranno le parole che sto per usare? – sto reagendo o sto davvero rispondendo? – questo messaggio costruisce o distrugge la relazione? Tre domande per comunicare meglio in un mondo cambiato. Il motivo stesso per cui tengo questa rubrica di comunicazione ed il motivo stesso per cui insegno la comunicazione efficace alle persone e nelle aziende è questo: aiutare le persone ad essere competenti al punto da guidare il cambiamento culturale, sociale, comunicativo (senza subirlo); ad essere consapevoli di ogni scelta comunicativa e relazionale. Come possiamo aiutarci? Attraverso semplici domande.
  1. Ho scelto il canale giusto? Una critica forte è meglio a voce che in un commento pubblico.
Un chiarimento delicato merita una telefonata, non solo una riga secca in chat. Sto parlando o sto anche ascoltando? In famiglia, al lavoro, online: mi accorgo di come rispondono gli altri, delle loro emozioni, o penso solo a “dire la mia”? Questo messaggio mi rappresenta? Se qualcuno rileggesse tra dieci anni ciò che sto scrivendo ora, mi riconoscerei? O sto solo seguendo la fretta, la rabbia, la moda del momento? In trent’anni sono cambiati i mezzi, i ritmi, i codici. La vera sfida, oggi, è non perdere l’essenziale: usare parole e strumenti per avvicinarci, non per allontanarci. Allenare un linguaggio che tenga insieme velocità e profondità, libertà e responsabilità, spontaneità e cura.        

Divani, targhe rubate e rifiuti: blitz sull’Alveo Quindici

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  Marigliano – Un’importante operazione di controllo del territorio è stata condotta nei giorni scorsi lungo l’alveo Quindici, dove la Polizia Locale di Marigliano, in collaborazione con l’Esercito, ha scoperto una vasta discarica abusiva estesa per circa cinquanta metri. Durante il sopralluogo gli agenti hanno rinvenuto un ingente quantitativo di rifiuti, tra cui numerosi divani dismessi, materiali ingombranti e scarti di varia natura, abbandonati senza alcun rispetto per l’ambiente e per la sicurezza dell’area. Una situazione di degrado che da tempo rappresentava una criticità per il territorio, ora finalmente riportata all’attenzione delle autorità competenti. Nel corso delle verifiche, poco distante dal punto principale dell’abbandono, sono state inoltre trovate cinque targhe di autoveicoli, tutte risultate rubate. Il ritrovamento ha fatto scattare ulteriori accertamenti per ricostruire eventuali collegamenti con attività illecite e per risalire ai responsabili. Alla luce di quanto emerso, è stato disposto l’immediato sequestro dell’intera area da parte della Polizia Locale del Comune di Marigliano, al fine di impedire nuovi sversamenti e avviare le procedure necessarie alla messa in sicurezza dei luoghi. «Si tratta di un altro sequestro importante – ha dichiarato il comandante della Polizia Locale, Nacar – che porterà alla bonifica delle aree interessate. Il nostro impegno è costante e mira a tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini». Negli ultimi anni, grazie a controlli mirati e interventi continui, sono state rimosse complessivamente circa cinque tonnellate di rifiuti e il fenomeno dell’abbandono indiscriminato è stato quasi azzerato. Un risultato significativo che conferma l’efficacia delle azioni di prevenzione e repressione messe in campo dalle forze dell’ordine sul territorio

Giornate Raccolta del Farmaco, 26ª edizione: nessuno debba scegliere se mangiare o curarsi

Dal 10 al 16 febbraio 2026 tornano le Giornate di Raccolta del Farmaco (GRF), giunte alla 26ª edizione, uno degli appuntamenti di solidarietà più rilevanti per il mondo della farmacia italiana. Durante la settimana di raccolta, sarà possibile andare nelle farmacie che aderiscono, e donare un medicinale per chi ha bisogno. I dati più recenti delineano un quadro che richiede un impegno corale: in Italia le persone che non riescono ad accedere alle cure necessarie sono 502.000, con un aumento dell’8,4% rispetto al 2024; di queste, 145.000 sono minori. Numeri emersi durante la presentazione del 12° Rapporto sulla Povertà Sanitaria, svoltasi lo scorso 2 dicembre presso AIFA. Serve un gesto corale di gratuità perché anche loro possano curarsi in maniera dignitosa. La  presenza dei farmacisti, aiutati dai volontari, rappresenta un volto conosciuto per i cittadini, un segno di fiducia che consente di donare con serenità, sapendo che i farmaci saranno custoditi correttamente prima di essere consegnati agli enti assistenziali. I risultati dell’ultima edizione confermano l’impatto concreto dell’iniziativa: grazie all’adesione di 5.909 farmacie, al coinvolgimento di oltre 20.600 farmacisti e 26.500 volontari, sono state raccolte 653.339 confezioni di farmaci, per un valore complessivo di quasi 6 milioni di euro. Le farmacie che aderiscono sul nostro territorio e che conferiranno i farmaci raccolti allo studio medico “Suor Regina” della locanda S. Vincenzo (già mensa fraterna), sita in via Duomo 22 Nola (NA), sono: Farmacia Franzese di Saviano, Farmacia Nazionale di San Vitaliano, Farmacia Pesce di Marigliano e Farmacia Terracciano, Castello di Cisterna. Le farmacie partecipano fattivamente e concretamente alla raccolta di farmaci. Le Giornate di Raccolta del Farmaco si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio di AIFA e in collaborazione con Cdo Opere Sociali, Federfarma, FOFI, Federchimica Assosalute, Egualia – Industrie Farmaci Accessibili. Perché nessuno debba più scegliere se mangiare o curarsi!  

Giancarlo Bigazzi: l’artigiano della canzone conquista le olimpiadi invernali con “ti amo”

Per il cortometraggio del countdown mondiale delle Olimpiadi invernali, il Comitato Olimpico Internazionale ha scelto “Ti Amo”, uno dei brani iconici del vastissimo repertorio del compositore fiorentino Giancarlo Bigazzi.

 

Scritta e concepita per Umberto Tozzi nel 1977, nel tempo “Ti Amo” è stata tradotta in ventiquattro lingue fino a essere scelta dal CIO, quale brano «riconosciuto in tutto il mondo per la sua energia romantica e il suo fascino intramontabile».

E pensare che l’eterna “Ti Amo” prese vita in poche ore.

Bigazzi fu colto da un’ispirazione dopo essere stato al Teatro della Pergola, per assistere a “La gatta cenerentola” di Roberto De Simone. Rimase folgorato dal suono di un battito ipnotico di una scena dell’opera teatrale con il canto delle lavandaie, grazie al ritmo ancestrale della Tammorra. La notte stessa si mise all’opera al pianoforte della sua villa “la Cingallegra”, la magica dimora di Settignano, la collina affacciata su Firenze, dove ha vissuto con il figlio Giovanni, la moglie Gianna e i figli di lei, Leonardo e Laura e dove aveva il suo studio.

Da lì, in oltre trent’anni di lavoro, hanno preso vita innumerevoli brani senza tempo che a oggi continuano a girare per il mondo.

Quella notte e il giorno seguente, senza percepire più di tanto l’incedere delle ore, rimase aggrappato al pianoforte a coda (un gran concerto C. Bechstein acquistato poco prima dal Teatro Comunale di Firenze) con il suo inseparabile registratore a cassetta che chiamava “Trombino” e che, appoggiato sopra il piano, fungeva come da “blocco degli appunti sonori”.

Dopo ore di costante lavoro, senza sentire né fame né sete, si alzò solo la sera seguente per chiamare Tozzi: «Umberto! Ho partorito un brano che farà cantare il mondo!». Il cantante tentò di capire meglio e comunque di prendere qualche ora per riorganizzarsi, ma Bigazzi fremendo gli disse: «Hai ventiquattro ore per tornare qui!».

Tozzi, con la sua Fiat 127, arrivò nei tempi stabiliti da Giancarlo. Diversamente, forse, non avremmo vissuto il loro straordinario sodalizio con tante produzioni di successo. In primis la hit internazionale “Gloria”. Un sodalizio artistico durato fino al 1991 con l’uscita dell’attualissimo Album “Gli Altri Siamo Noi”.

Giancarlo Bigazzi, classe 1940, cofondatore e anima ironica dei mitici Squallor, autore anche di colonne sonore indimenticabili (tra le quali quella del premio Oscar “Mediterraneo”, firmata con Marco Falagiani), è scomparso il 19 gennaio 2012, ma la sua musica e i suoi testi restano vivi più che mai ed è infatti l’autore italiano che conta il più alto numero di streaming mondiali.

La Cingallegra, attualmente, è sede della “Fondazione Giancarlo Bigazzi” e della storica etichetta “GB Music” diretta oggi dal figlio Giovanni con il suo staff.

In quel luogo è ancora presente quel pianoforte coi tasti ingialliti dal fumo, come segno distintivo di Giancarlo, strumento di molte notti creative da dove hanno preso forma le sue “note d’autore” fino a generare una serie incredibile di successi, interpretati e/o firmati anche da artisti di fama mondiale come Laura Branigan, Anastacia e Jennifer Lopez e da molti dei più grandi interpreti della musica italiana, come, ad esempio: Massimo Ranieri, Riccardo Del Turco, Fausto Leali, Gianni e Marcella Bella, Mia Martini, Ornella Vanoni, Mina, Loretta Goggi, Adriano Celentano, Umberto Tozzi, Francesco Guccini, Marco Masini, Raf, Gianni Morandi e tanti altri ancora.

L’artigiano della canzone – come dal titolo del libro di Ciro Castaldo a lui dedicato – era costantemente impegnato nella sua ricerca creativa per sorprenderci spesso con immagini folgoranti e geniali intrise di dono della sintesi. Cosa c’è di più originale di una frase come “Apri la porta a un guerriero di carta igienica”, per rendere bene l’idea di uno stronzo che, nel fare i conti con i suoi rimorsi, chiede perdono alla donna amata a ritmo di “Ti amo ti… amo”.

Oggi, anche grazie alla scelta del CIO, “Ti Amo” fa ancora cantare il mondo intero, proprio come aveva immediatamente intuito quell’amabile geniaccio fiorentino di Giancarlo Bigazzi.

Un esempio di come le sue canzoni siano “un’energia sempre rinnovabile nel tempo”, come sostenuto da suo figlio Giovanni Bigazzi.

Per la Fondazione Giancarlo Bigazzi – il Presidente Leonardo Quagliotti

Docente escluso dalle graduatorie, la preside di Caivano condannata a pagare 16mila euro

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Il Tribunale civile di Napoli Nord ha condannato la dirigente scolastica dell’istituto Morano di Caivano, Eugenia Carfora, al pagamento di circa 16mila euro in favore di un docente, a titolo di risarcimento per il danno economico subito a seguito dell’esclusione dalle graduatorie per le supplenze. La dirigente, divenuta nota al grande pubblico per aver ispirato la recente fiction televisiva La Preside, nella quale è stata interpretata da Luisa Ranieri, aveva firmato un decreto di depennamento successivamente ritenuto in parte illegittimo dal giudice del lavoro. La vicenda risale all’ottobre del 2022, quando l’insegnante era stato convocato per una supplenza presso l’istituto Morano. All’atto della presa di servizio, gli era stata richiesta la documentazione relativa ai titoli di studio entro pochi giorni. Non riuscendo a reperire la pergamena di laurea, smarrita, il docente aveva presentato regolare denuncia di smarrimento, allegando comunque i certificati di laurea e di diploma. La segreteria scolastica aveva tuttavia deciso di non perfezionare l’incarico, invitando l’insegnante a valutare altre supplenze. Pochi giorni dopo, il 12 ottobre, il docente aveva infatti sottoscritto un contratto a tempo determinato con un altro istituto scolastico del territorio. La situazione si è complicata il 18 ottobre, quando all’insegnante è stato notificato il decreto di depennamento firmato dalla dirigente del Morano, con effetto su tutte le classi di concorso e su ogni ordine e grado di istruzione. Un provvedimento che ha prodotto conseguenze rilevanti: la perdita di diverse supplenze nell’anno scolastico 2022-2023 e l’assenza di nuove chiamate negli anni successivi. Il Tribunale civile di Napoli Nord ha accolto parzialmente il ricorso del docente, assistito dagli avvocati Pasquale e Pietro Marotta, stabilendo che il decreto fosse legittimo solo per l’anno scolastico 2022-2023, ma illegittimo per quelli successivi, compreso il 2023-2024. Da qui la condanna al risarcimento per il danno economico subito.

Somma, Giuseppe Nocerino: «Sono a disposizione della mia città. È tempo di responsabilità e di sindaci che sappiano ascoltare e decidere nell’interessi di tutti»

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riceviamo e pubblichiamo Il commercialista Giuseppe Nocerino annuncia la sua disponibilità a candidarsi alla carica di sindaco di Somma Vesuviana. Una scelta che raccoglie l’esperienza maturata in questi anni di attività politico-amministrativa, e fatta per senso di responsabilità nei confronti di una comunità che chiede a gran voce stabilità, ascolto e leadership costruttive. «In questi anni ho avuto l’onore di dare un contributo alla città come consigliere comunale e anche da presidente della Commissione Trasparenza della Città Metropolitana di Napoli. Dopo un periodo di riflessione, ma soprattutto di confronto con diversi cittadini, ho scelto di mettere a disposizione questa mia esperienza per contribuire a un nuovo inizio per Somma Vesuviana», dichiara Nocerino. «Parto da un principio – continua Giuseppe Nocerino – che è anche pietra angolare di questa avventura che nasce e parte con gambe forti e idee chiare: “in una Somma corretta, il risultato cambia”. Un messaggio simbolico e concreto al tempo stesso dove con lealtà, competenza e passione si possano costruire le condizioni di un’amministrazione capace di generare cambiamento reale. Sommare è mettere in comune le forze migliori, rinunciare agli interessi personali e orientare ogni scelta al bene comune. È questo lo spirito con cui mi metto a disposizione della città». Nei prossimi giorni saranno presentati i dettagli del progetto civico che accompagnerà questa candidatura, aperto al contributo di cittadini, associazioni e realtà del territorio che condividano la volontà di costruire una Somma Vesuviana più giusta, inclusiva e lungimirante.

Una giovane sommese nella segreteria nazionale dei GD: incarico chiave a Ludovica Gentile

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Somma Vesuviana. Ludovica Gentile, 21 anni, giovane attivista sommese, è stata eletta nella segreteria nazionale dei Giovani Democratici, assumendo l’incarico di responsabile economia, finanza e impresa, uno dei ruoli di maggiore rilievo all’interno dell’organizzazione. Si tratta di un risultato che porta la città di Somma al centro della scena politica giovanile nazionale. Il percorso politico di Ludovica è iniziato molto presto ed è profondamente legato al territorio sommese: “Io faccio politica da quando avevo 17 anni e oggi ne ho 21, ho iniziato proprio a Somma con i Giovani Democratici, prima come militante e poi sono diventata segretaria nel 2023″.

Il messaggio in vista delle comunali.

Un impegno che non si limita ai confini nazionali, ma che continua a guardare con attenzione alle dinamiche politiche locali, soprattutto in vista delle prossime elezioni comunali a Somma. Gentile non nasconde una posizione critica verso l’attuale situazione del centrosinistra sommese, richiamando alla necessità di un rinnovamento reale e credibile. Sul prossimo appuntamento elettorale a Somma Vesuviana, Gentile sottolinea: “Le elezioni comunali di quest’anno saranno un importante banco di prova per la solidità politica del centro sinistra. Il campo progressista ha bisogno di un traino forte, non di dirigenti politici e amministratori che hanno dimostrato poca serietà e incoerenza. In questo vulnus politico e in questo trasformismo imperante i Giovani Democratici si inseriscono con la volontà di cambiare le cose e di riportare al centro la politica. I giovani non devono essere un mezzo per chi fa politica da 20 anni e ha necessita di ripulire la sua immagine”.

Un appello ai giovani

Infine, Gentile conclude con un messaggio chiaro rivolto ai giovani e al futuro del centrosinistra cittadino: “La nostra porta sarà aperta a tutti i ragazzi che vogliono mettersi in gioco senza l’etero direzione di chi ha distrutto questa città. È il momento di costruire, partendo da un candidato sindaco forte e dalla presenza dei giovani: in questo quadro il centro sinistra può vincere le elezioni garantendo, finalmente, un buon governo alla nostra città”.

Nola, rientro al mercato entro primavera: operatori a rotazione nell’ex ortofrutticolo

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Mercato settimanale: pronto il piano per il rientro in centro entro la primavera Operatori a rotazione nell’ex ortofrutticolo Il mercato settimanale di Nola tornerà nel centro cittadino entro la primavera e sarà accolto nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo con una organizzazione a rotazione degli operatori, poiché gli spazi disponibili non consentono di accogliere contemporaneamente tutte le attività. È quanto stabilito nell’ultimo tavolo tecnico presieduto dal sindaco Andrea Ruggiero e dall’assessore alle Attività Produttive Andrea Manzi. All’incontro erano presenti le sigle SIVA, ASSOCAMPANIA, ANA UGL, ASSO AMBULANTI e l’Associazione Insieme per Federico, oltre alla delegata di un gruppo di operatori del mercato alimentare. Assenti i rappresentanti di Confartigianato. Condivisa dai presenti la soluzione che prevede la conferma del mercoledì come giornata di svolgimento del mercato, con gli operatori del settore non alimentare suddivisi in due gruppi a rotazione settimanale. Sarà così possibile favorire il ritorno nel centro cittadino nella sua forma completa, dopo la divisione e delocalizzazione voluta dalla precedente amministrazione e dovuta a causa dei lavori in corso a Piazza d’Armi, storica location di uno dei mercati più grandi della Campania, ora interessata da un progetto di valorizzazione con i fondi del PNRR che ha preso il via nel 2024. Nel corso del confronto, l’amministrazione comunale aveva avanzato anche l’ipotesi, a carattere organizzativo e sperimentale, di spostare il mercato dal mercoledì al sabato: una soluzione che avrebbe consentito, grazie alla disponibilità delle aree e ai necessari nulla-osta, lo svolgimento di un mercato diffuso nel centro storico, permettendo la presenza di tutti gli operatori, incentivando la partecipazione dei cittadini impegnati negli altri giorni per lavoro o studio e rafforzando il rilancio del cuore della città. La proposta non è stata accolta dagli operatori, in considerazione di impegni lavorativi già assunti in altri mercati nella stessa giornata. “La soluzione individuata – ha sottolineato l’assessore alle attività produttive, Andrea Manzi – consente di ripartire in modo ordinato e sostenibile, tenendo insieme le esigenze organizzative, la sicurezza e la salvaguardia delle attività commerciali. Gli uffici sono già al lavoro per definire l’assetto operativo del mercato nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo. Si tratta di un importante passo in avanti che consente non solo di salvaguardare una tradizione commerciale che ha fatto della città di Nola un punto di riferimento regionale, ma anche di accelerare verso quelle prioritarie politiche di rilancio del nostro tessuto produttivo locale che, accanto alle nuove logiche del mercato globale, ha sofferto della mancanza di visione e di prospettiva”. Il sindaco, Andrea Ruggiero, ha aggiunto: “Abbiamo vagliato tutte le opzioni possibili, dal portare il mercato nel Rione Gescal, fino all’ipotesi della soluzione diffusa nel centro storico, ma limiti tecnici e amministrativi avrebbero non solo rischiato di lasciare fuori diversi operatori, ma reso ciascuna di queste soluzioni estremamente complesse da realizzare. Con un’estensione di circa 18mila metri quadrati, quella del vecchio mercato in Piazza D’Armi era l’unica superficie che assicurava lo svolgimento in un’unica area della frazione alimentare e non”. L’esigenza era riportare l’intero mercato nel centro cittadino: “Abbiamo fatto nostra la forte volontà dei mercatali di tornare nel cuore di Nola – aggiunge il primo cittadino – e lavorato per ripristinare la completezza del mercato cittadino, che resta confermato nella giornata di mercoledì, con la presenza di tutte le categorie merceologiche. Un risultato tutt’altro che scontato”.