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Somma Vesuviana, quello che non è stato fatto…

Tra pubblici (pochi) e privati (tantissimi) incontri politici per la preparazione delle prossime elezioni amministrative, Somma sta registrando un pullulare di nomi per la poltrona di Palazzo Torino. E come sempre c’è un lungo elenco di candidabili, ma non si scorge l’elenco delle cose da fare. Ma speriamo che tutti loro almeno abbiano capito tutte le cose da non fare. Noi elettori invece speriamo che il peggio sia passato…

 

Ma soprattutto manca la riflessione sul disastro politico. Ma è successo qualcosa? Nel giro di qualche mese abbiamo “perso” (si fa per dire) Consiglio, Giunta e Sindaco, e per finire anche due consiglieri regionali. Poi le voci su un deficit colossale, la sorpresa di tasse super, ecc.  Tutto normale? Qualcuno ha sbagliato? Qualche regista occulto, se c’era,  sta facendo il “mea culpa”?

Nessuno ancora ci ha spiegato davvero cosa sia successo. Probabilmente la struttura politica alla base presenta caratteristiche di inefficienza totale. I partiti? E più ancora le liste civiche? Le liste civiche un tempo lontano misero sotto accusa i partiti. Bene. Ma le liste civiche adesso chi ne mette in discussione l’operato?

E’ sembrato che le cariche elettive fossero solo cariche onorarie, invece di avere un ruolo di responsabilità e di guida politica al servizio della comunità. Progettazione quasi zero. Visione del futuro: inesistente. Purtroppo non basta rattoppare le buche stradali. Somma necessita ben altro.

Sembra così che tutti siano in grado di fare tutto e quindi è solo una questione di nomi. Invece abbiamo visto che i nomi c’erano e pure tanti voti, ma poi è arrivato il disastro. Con poco o nulla fatto di ciò che andava fatto. E di tempo e risorse disponibili ne hanno avuto!

Ma che andava fatto?

Quello che è scritto più o meno in tutti i programmi delle formazioni elettorali. Copia degli uni e copia-incolla di altri.  Per la verità, poi, dopo le vittorie elettorali, mai se n’è parlato più. Ora noi qui vorremmo, timidamente, invocare questa discussione: cosa serve fare? Quali le cose urgenti? Nel settore delle attrezzature sportive? Nel settore scolastico? Nel settore viabilità? E in ambito sociale, in ambito agricolo, nel turismo culturale? E se il debito è quello enorme di cui si parla? Cosa bisognerebbe fare?

L’elenco lo potrebbero fare gli elettori. Noi possiamo solo accennare a qualche deficienza di cui abbiamo spesso parlato da qui. Uno della lista potrebbe essere dunque un Museo Civico. Ma come è possibile che una città così vasta, con tanta storia e monumenti, non abbia uno straccio di museo? E non serve ai turisti! Tanto arrivano ugualmente… Questa comunità, sparpagliata in tanti rioni lontani, ha bisogno assoluto di un luogo di unità, di identità, di socialità, di un salotto pubblico. Sono quarant’anni che se ne parla…Ci stanno pure gli edifici adatti ad ospitarlo (Castello d’Alagno, San Domenico, ecc.). Ma quello che fa più rabbia: ci sono pure i materiali per riempirlo. Reperti ed oggetti d’arte di ogni genere ed età disseminati in tutta la provincia di Napoli che non aspettano altro.

Come è possibile che in tanti decenni non un sindaco, né un assessore, né consiglieri vari si siano innamorati di questo semplice progetto? Forse ci vorrebbe un Camilleri, o meglio un Montalbano per scoprirlo. Ma forse dato il livello (con tutto il rispetto) basterebbe l’appuntato Catarella. I musei civici non sono per gli addetti ai lavori, non sono per le ricche famiglie, o per i turisti ancora da venire, ma servono al popolo, agli studenti, ai pensionati. Sono la sede del bene comune, della storia comune, quella che appartiene gratuitamente a tutti. Servono per capire chi siamo, da dove veniamo e che cosa possiamo fare.

Ambito sportivo. Notizie del Palaghiaccio? Vi ricordate? Certo sono decenni fa’. Possibile che succede sempre altrove e questa comunità deve restare confinata nel vecchio “Campo sportivo” Felice Nappi? Qui niente piscine, e niente palazzetto dello sport,

Ci fermiamo qua con il libro dei sogni. In pratica niente di eccezionale. Ne’ ponti sulle valli, né gallerie sotto i monti. Solo un minimo di attrezzature sociali, come ci sono in tante comunità d’Italia, per rendere questa comunità in grado di affrontare il futuro rimettendola in piedi. E cercare di non far scappare quelli che ancora non l’hanno fatto.

Purtroppo c’è stato un lungo corto circuito che ha mandato all’aria le naturali aspettativa di un territorio che pur ha visto nascere carriere politiche straordinarie (da consiglieri, sindaci, deputati, senatori, a sottosegretari) con poco o nulla portato a casa…

Adesso è il caso di dire: non siano solo i Giapponesi a farci sognare!

Fonte foto: Disegno di Raffaele D’Avino con i rocchi di colonna rinvenuti in località Cavone, nel 1978, e conservati nei depositi di Pompei antica. (da Summana 1991)

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