Giovanni Nappi si dimette dall’Assemblea Nazionale del PD: «Scelta di coerenza»

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Casalnuovo Giovanni Nappi ha rassegnato le proprie dimissioni da membro dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, incarico per il quale era stato eletto, in quota alla Segretaria Elly Schlein, in occasione dell’ultimo congresso nazionale. La decisione è stata formalmente comunicata via mail alla Segreteria nazionale del Partito.   La decisione nasce da una scelta politica maturata in occasione delle recenti elezioni regionali in Campania, durante le quali Nappi ha sostenuto la candidatura di Lucia Fortini nella lista “A Testa Alta”, promossa dal Presidente Vincenzo De Luca.   «Si è trattato di una scelta consapevole e coerente con il mio percorso», dichiara Nappi, «maturata anche alla luce del lavoro svolto negli anni nel campo delle politiche sociali in Campania, ambito nel quale opero anche a livello nazionale come componente del Consiglio Nazionale del Terzo Settore presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali».   Alla base delle dimissioni anche un mutato contesto politico a livello territoriale e metropolitano. «Si è determinata una distanza ormai non più ricomponibile», sottolinea, evidenziando come le prese di posizione della segreteria metropolitana di Napoli, non accompagnate da un confronto diretto, abbiano reso «di fatto non più praticabile» la sua esperienza nel Partito.   Nappi precisa inoltre che la scelta di sostenere la lista “A Testa Alta” era stata interpretata come un contributo civico nell’ambito del campo progressista e non in contraddizione con i valori e il percorso politico rappresentato all’interno del Partito Democratico.   «In questi anni ho sempre interpretato la mia presenza nel Partito con spirito di servizio e forte radicamento nel territorio, mettendo al centro il lavoro sociale e i bisogni concreti delle comunità», aggiunge.   Per rispetto del Partito Democratico, delle sue regole statutarie e della comunità politica, Nappi ha quindi deciso di rassegnare le dimissioni dall’Assemblea Nazionale e, contestualmente, di non rinnovare l’adesione al Partito per l’anno in corso.   «Rimane immutato il rispetto per il percorso politico e umano condiviso in questi anni», conclude.

Somma, presentazione del romanzo “La linea sottile tra di noi” di Mariarita Geografo

Somma Vesuviana. Si terrà domenica 22 marzo alle ore 10:30, presso Garden Carotenuto, la presentazione del romanzo “La linea sottile tra noi”, opera d’esordio di Mariarita Geografo.

L’iniziativa è promossa dall’associazione “Giovani in Campo”, che invita la cittadinanza a partecipare all’evento, dedicato alla scoperta di una nuova voce della narrativa contemporanea.

Il romanzo racconta la storia di Sofia, una giovane di 19 anni che lascia Milano per trasferirsi a Roma, dove intraprende il suo percorso universitario e ritrova la sua migliore amica, Giulia. L’equilibrio della sua vita viene però messo in discussione dall’incontro con Gianmarco, un ragazzo fuori dagli schemi. Tra relazioni complesse, verità non dette e scelte difficili, la protagonista si troverà ad affrontare un percorso di crescita personale segnato da emozioni intense e consapevolezze profonde.

L’autrice, nata a Napoli nel 2002, è attualmente studentessa di Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Prossima alla laurea, aspira a una carriera nel giornalismo e nella scrittura. “La linea sottile tra di noi” rappresenta il suo esordio letterario e nasce dal desiderio di esplorare tematiche attuali legate ai rapporti umani e alla crescita individuale.

L’evento sarà aperto al pubblico e rappresenterà un’occasione di incontro tra l’autrice e i lettori, oltre che un momento di promozione culturale sul territorio.

Somma Vesuviana al voto, politica sospesa tra attese, divisioni e candidati ancora nell’ombra

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A Somma Vesuviana la scena politica appare ferma, quasi sospesa in una calma solo apparente. Il tempo scorre, ma le certezze restano poche. In molti coltivano l’ambizione di candidarsi a sindaco, tuttavia, ad oggi, le ufficialità latitano.
L’unico nome che sembra emergere con chiarezza è quello di Peppe Nocerino. Restano invece ancora in una fase interlocutoria le possibili candidature di Antonio Granato, Adele Aliperta e Celestino Allocca, tutte figure che si muovono con discrezione, senza ancora sciogliere definitivamente le riserve.
Un primo segnale nella direzione di un possibile coordinamento arriva dall’associazione “9 Marzo”, che ha proposto la costituzione di un tavolo permanente tra tutte le liste civiche, un percorso che resta però ancora in fase di sviluppo.
Sul fronte opposto, il centrosinistra  continua a mostrarsi diviso, attraversato da tensioni interne e difficoltà nel trovare una sintesi condivisa. Una frammentazione che, al momento, impedisce l’individuazione di un candidato unitario. Parallelamente, il cosiddetto “campo largo”, più volte evocato negli ultimi mesi, resta poco più che una chimera, incapace di tradursi in un progetto politico concreto.
A rendere il quadro ancora più complesso è la situazione interna al Partito Democratico, scosso da una recente bufera culminata con le dimissioni – inviate via PEC a tutti gli iscritti cittadini – del segretario Francesco Barra. Dimissioni che, seppur formalizzate, sono state immediatamente congelate dalla segreteria provinciale, nel tentativo di evitare ulteriori strappi.
Alla base della crisi ci sarebbe anche la proposta avanzata dallo stesso Barra di sostenere il nome di Gino Cimmino, ipotesi che avrebbe incontrato la netta contrarietà di diverse componenti del partito, in particolare del gruppo “A Testa Alta”.
Il momento, dunque, è estremamente delicato. A pesare come un macigno è soprattutto l’attesa per la sentenza definitiva della Corte dei Conti, prevista per il prossimo 26 marzo. Un verdetto che potrebbe avere conseguenze rilevanti: in caso di dichiarazione di dissesto, alcuni esponenti politici rischierebbero addirittura l’incandidabilità.
In questo clima di incertezza, fatto di attese, divisioni e manovre sotterranee, la città resta in stand-by.

Leadership gentile: come comunicare autorevolezza senza rigidità

La “leadership gentile” mostra come trasformare errori in apprendimento, feedback in motivazione e confini in rispetto concreto. Un cambio di paradigma che distingue chi comanda da chi sa davvero farsi seguire, soprattutto nei contesti più complessi di oggi. Ed io ti spiego come fare in questo articolo, un passo alla volta. Per molti anni la leadership è stata associata a immagini molto precise: decisioni rapide, tono fermo, controllo della situazione e una certa distanza emotiva. Il leader era colui che “sapeva cosa fare” e lo comunicava con sicurezza, spesso senza spazio per il dialogo. Oggi il contesto lavorativo è profondamente cambiato. Le organizzazioni sono più orizzontali, i team più autonomi e le persone più sensibili alla qualità delle relazioni professionali. In questo scenario emerge un modello diverso: la leadership gentile. Essere un leader gentile non significa essere permissivi o rinunciare all’autorevolezza. Significa piuttosto sviluppare una forma di guida basata su chiarezza, ascolto e responsabilità relazionale. In altre parole, comunicare con fermezza senza irrigidirsi, e con empatia senza perdere direzione. Le ricerche sull’intelligenza emotiva, rese popolari da Daniel Goleman, mostrano che le competenze relazionali incidono profondamente sulla qualità della leadership e sulla capacità di guidare le persone nel lungo periodo. Ma cosa significa, concretamente, comunicare con autorevolezza senza rigidità? Vediamolo attraverso alcune situazioni quotidiane.
  1. Dare indicazioni chiare senza imporre – Una delle sfide più comuni per chi guida persone è trovare il giusto equilibrio tra chiarezza e partecipazione. Un leader rigido tende a comunicare in modo direttivo:
“Questo lavoro va fatto così.” Un leader gentile, invece, mantiene la direzione ma coinvolge la persona: “Per raggiungere questo risultato il metodo più efficace è questo. Vediamo insieme se può funzionare anche per te.” La differenza è sottile ma potente: la seconda modalità mantiene l’obiettivo ma non chiude il dialogo.
  1. Gestire un errore senza creare difesa – Gli errori fanno parte di ogni processo lavorativo. Il modo in cui vengono gestiti dice molto dello stile di leadership. Un approccio rigido può generare tensione:
“Hai sbagliato, dovevi fare diversamente.” Una comunicazione autorevole ma gentile può invece trasformare l’errore in apprendimento: “Ho notato questo passaggio. Vediamo insieme cosa è successo e come possiamo migliorarlo la prossima volta.” Questo tipo di comunicazione riduce il comportamento di chi, come si suol dire, si mette “sulla difensiva” e favorisce la responsabilità. Lo psicologo umanista Carl Rogers ha sottolineato quanto l’ascolto autentico e non giudicante favorisca la crescita delle persone e la qualità delle relazioni.
  1. Stabilire confini con rispetto – Molti professionisti temono che essere gentili significhi essere troppo disponibili. In realtà accade il contrario: la leadership gentile richiede confini chiari. Un esempio tipico riguarda la gestione delle richieste: Modalità passiva:
“Va bene, vedrò cosa posso fare.” Modalità rigida: “No, non è possibile.” Modalità autorevole: “In questo momento sto lavorando su queste priorità. Possiamo valutare insieme quando inserirlo.” Qui la differenza non sta nel contenuto, ma nel modo in cui viene comunicato: rispetto e chiarezza possono coesistere.
  1. Fare feedback che motivano – Il feedback è uno degli strumenti più importanti della leadership. Un feedback percepito come giudizio può demotivare:
“Il tuo lavoro non è abbastanza accurato.” Un feedback costruttivo invece descrive e orienta: “Ho notato che alcuni dati potrebbero essere verificati meglio. Se li rivediamo insieme possiamo rendere il risultato ancora più solido.” In questo caso la comunicazione non colpisce la persona ma si concentra sul comportamento e sul miglioramento possibile.
  1. Creare fiducia nel quotidiano – La leadership gentile non si esprime solo nei momenti di tensione o di decisione. Si costruisce soprattutto nella quotidianità. Piccoli comportamenti fanno una grande differenza: riconoscere il lavoro fatto bene chiedere opinioni prima di decidere ascoltare senza interrompere dare indicazioni chiare sugli obiettivi.Nel tempo questi gesti costruiscono fiducia, e la fiducia è il vero fondamento dell’autorevolezza.
Essere leader oggi – consentitemi di dire, sempre più ed in ogni settore – non significa semplicemente coordinare attività o prendere decisioni. Significa soprattutto saper gestire relazioni complesse in contesti in continuo cambiamento. La leadership gentile non è una moda né una forma di debolezza. È una competenza evoluta che unisce: chiarezza responsabilità ascolto coerenza. In un mondo professionale sempre più interconnesso, la vera autorevolezza non nasce dalla rigidità, ma dalla capacità di guidare le persone mantenendo rispetto, presenza e visione.

Brutale aggressione in casa a Casoria, Borrelli: “Porterò il caso in Parlamento”

Ci sono nuove informazioni sul caso della rapina avvenuta nella notte tra il 18 e il 19 marzo a Casoria, dove una famiglia è stata brutalmente aggredita

 

Dalla ricostruzione della dinamica 5 o 6 malviventi si sarebbero introdotti nell’abitazione in Via Pimentel Fonseca a Casoria, intorno alle 2:30, aggredendo la famiglia nel sonno. Tutte le persone presenti in casa sono state legate con lenzuola e colpite brutalmente.

La gravità della situazione si evince dai referti medici. Il padre, 62 anni, ha riportato una frattura composta dell’ala iliaca destra, con prognosi di 25 giorni. Gli altri familiari hanno invece subito traumi cranici e contusioni multiple, con prognosi tra i 5 e i 6 giorni. Fortunatamente gli esami medici hanno escluso lesioni cerebrali.

I malviventi, una volta entrati in casa, sono andati a colpo sicuro verso il denaro e questo farebbe pensare a una possibile attività di osservazione preventiva per studiare il colpo.

Questa mattina le vittime hanno rilasciato un’intervista video per il giornale “Il Mattino” dove spiegano nei dettagli l’aggressione subita. Il figlio spiega come i malviventi siano entrati in casa, scassinando la serratura, con il volto coperto, con del materiale sotto alle scarpe per evitare di far sentire i propri passi e con i guanti, in pratica un piano ad hoc per non farsi scoprire.

Il padre ha poi spiegato che i ladri avevano una richiesta ben precisa: 500.000€. Questa somma di denaro fa ben pensare ad uno scambio di persona, dato che in casa hanno trovato una somma diversa, poco meno di 1000€. La violenza è durata circa un’ora prima che i malviventi abbandonassero l’abitazione.

Infine, la madre ha aggiunto che sono stati rubati degli orecchini d’oro e che hanno perquisito tutta la casa in cerca del denaro.

Le vittime si sono rivolte al deputato Francesco Emilio Borrelli chiedendo aiuto e visibilità per ricevere giustizia dopo la violenta aggressione.

Sulla questione, Borrelli e il rappresentante territoriale di Europa Verde Salvatore Iavarone hanno dichiarato: “Quello che è accaduto a Casoria è inaccettabile. Non siamo di fronte a una semplice rapina, ma a una vera e propria aggressione brutale. Una famiglia è stata legata e massacrata in casa propria. È un fatto gravissimo”.

Il deputato ha poi affermato che farà accesso agli atti e porterà il caso in Parlamento: “Per questo farò immediatamente accesso agli atti e porterò il caso all’attenzione del Parlamento, chiedendo un rafforzamento urgente dei controlli sul territorio e risposte concrete sulla sicurezza nell’area nord di Napoli”.

“Se episodi del genere accadono davvero – concludono -, significa che nessuno può più sentirsi al sicuro nella propria casa. Serve una risposta immediata dello Stato: più controlli, più presenza delle forze dell’ordine e tolleranza zero verso queste bande violente”.

Intanto la comunità è sconvolta e spaventata, temendo che episodi del genere possano arrivare ad essere all’ordine del giorno, non trovando pace e sicurezza nemmeno nel luogo più intimo, la propria abitazione.

Le forze dell’ordine hanno avviato delle indagini per risalire ai responsabili e chiarire la dinamica.

Senato, ANGI: Sovranità digitale e strategia per la cybersicurezza cardini sviluppo paese

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Intelligenza artificiale, cybersicurezza e sovranità digitale al centro dell’incontro “Innovazione, AI e Cybersecurity: verso un nuovo paradigma nazionale”, ospitato a Palazzo Giustiniani, nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica. L’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, analisti ed esponenti del settore tecnologico per un confronto sul ruolo delle nuove tecnologie nello sviluppo economico e nella sicurezza del Paese. Ad aprire i lavori i saluti istituzionali del senatore Gianluca Cantalamessa, componente della Commissione Industria del Senato e della Commissione parlamentare Antimafia, e di Gabriele Ferrieri, presidente dell’Associazione Nazionale Giovani Innovatori. “La politica per troppi decenni non ha guardato al lungo periodo. Per questo oggi ci troviamo a rincorrere, nonostante capacità, competenze e professionalità, altri Paesi in settori strategici come l’intelligenza artificiale. Questo Governo ha l’ambizione di tornare ad avere una visione di politica industriale, partendo da asset fondamentali come banche dati, intelligenza artificiale e tecnologie avanzate”, ha dichiarato il Senatore Gianluca Cantalamessa. “L’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale incidono sulla competitività del Paese. È necessario rafforzare l’ecosistema dell’innovazione con la collaborazione tra istituzioni, imprese, università e giovani talenti, per consentire all’Italia di partecipare alla costruzione della sovranità digitale europea”, ha affermato il Presidente dell’ANGI Gabriele Ferrieri. Nel panel si è discusso di intelligenza artificiale, sicurezza informatica e competizione tecnologica tra Stati. Hanno partecipato il Sen. Gianluca Cantalamessa, Componente della Commissione Industria del Senato, della Commissione Parlamentare Antimafia e della Delegazione italiana OSCE; l’Ammiraglio Andrea Billet, Direttore Servizio Certificazione e Vigilanza, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN); Guido George Lombardi, Analista politico; Generale Massimo Panizzi già Vice Rappresentante Militare Italiano presso il Quartier Generale della NATO e Comandante dell’Istituto Geografico Militare dell’Esercito; Gabriele Ferrieri, Presidente Associazione Nazionale Giovani Innovatori; Katia Lopetti, CEO TheFace 5.0; Giuseppe Mocerino, Presidente di Netgroup S.p.A.; Ivan Ranza, CEO di EPICODE Institute of Technology; Claudio De Paoli, Head of CyberSec di BIP; Cristian Perissinotto, Technical Solution Architect presso Cisco; Fabio Fregi, Managing Director Nscale. ​”L’innovazione tecnologica non può e non deve procedere nel vuoto etico. Come ho ribadito più volte, e come sostenuto anche da leader della tecnologia come Elon Musk, la nostra priorità assoluta deve essere l’integrazione di un solido sistema di valori all’interno dei processi di Intelligenza Artificiale. La cybersecurity del futuro non si baserà solo su muri digitali, ma sulla capacità dei nostri algoritmi di riflettere i principi di democrazia e libertà che definiscono la civiltà occidentale. Dobbiamo dotare le macchine di una ‘coscienza normativa’ e di sensori capaci di leggere la realtà esterna in modo oggettivo, garantendo che l’IA sia un supporto alla stabilità globale e non un elemento di rischio imprevedibile. Non si tratta solo di proteggere i dati, ma di proteggere l’integrità del nostro modo di vivere. Il tempo di agire è adesso: servono regole chiare e una connettività intelligente che permetta all’innovazione di essere, prima di tutto, sicura” ha spiegato l’analista politico Guido George Lombardi. Secondo Giuseppe Mocerino, presidente di Netgroup S.p.A., “La cybersicurezza oggi è una dimensione strategica della sicurezza nazionale e dello sviluppo economico. Alle tradizionali dimensioni del confronto – terra, mare, aria, spazio e cyberspazio – si aggiunge un sesto dominio, quello cognitivo, dove informazione, dati e percezioni diventano strumenti di competizione tra Stati e attori globali. Per questo è decisivo rafforzare il legame tra ricerca, industria e istituzioni e investire in intelligenza artificiale, cyber threat intelligence e trasferimento tecnologico. Solo così possiamo costruire una sovranità digitale europea e nazionale e rendere il sistema Paese più resiliente di fronte alle nuove minacce”. L’incontro ha evidenziato la necessità di rafforzare ricerca, competenze tecnologiche e capacità di difesa digitale del sistema Paese.  

Afragola, nasce il “Campo largo”: Giustino candidato sindaco

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Afragola, nasce il “Campo largo”: Giustino candidato sindaco di una coalizione ampia tra centrosinistra e area moderata Afragola si prepara a una nuova stagione politica in vista delle elezioni comunali del prossimo Maggio, con la formalizzazione di un’alleanza ampia e articolata che si riconosce nel cosiddetto “Campo largo”. Dopo mesi di confronto, dialogo e costruzione programmatica, le forze politiche e civiche coinvolte hanno individuato in Gennaro Giustino il candidato sindaco chiamato a guidare la coalizione. Il progetto nasce con l’ambizione dichiarata di offrire una proposta di governo solida e condivisa, fondata su legalità, trasparenza e centralità dell’interesse collettivo. Un percorso che, secondo i promotori, rappresenta la risposta più credibile alle esigenze della città, soprattutto in una fase storica che richiede stabilità amministrativa e capacità di affrontare le emergenze del territorio. La coalizione mette insieme partiti del centrosinistra e realtà civiche dell’area moderata, configurandosi come un laboratorio politico eterogeneo ma unito da obiettivi comuni. Tra le priorità indicate: il ripristino della legalità all’interno dell’ente, il rafforzamento dell’azione amministrativa e la costruzione di una maggioranza consiliare capace di garantire competenza e trasparenza. Nel suo intervento, Giustino ha sottolineato il valore politico del percorso che ha portato alla sua candidatura, definendolo “chiaro, trasparente e partecipato”. Un’investitura che, a suo dire, non nasce da una leadership personale ma da una sintesi politica condivisa: “Non perché sia il migliore, ma perché rappresento la soluzione ideale nel contesto attuale”, ha dichiarato, evidenziando il senso di responsabilità che accompagna questa scelta. Il candidato ha inoltre rimarcato il contributo della classe dirigente della coalizione, fatta – ha detto – di professionalità ed esperienze che avrebbero potuto ambire alla candidatura, ma che hanno scelto di fare un passo indietro per rafforzare un progetto unitario. Un passaggio che evidenzia la volontà di costruire un’alternativa credibile rispetto alla precedente esperienza amministrativa, definita implicitamente come fallimentare nei metodi e nei risultati. Giustino punta molto sul rapporto con i cittadini, parlando di entusiasmo crescente attorno alla sua candidatura e promettendo una campagna elettorale basata sul confronto sui contenuti e su una visione chiara di città. “Parleremo di programmi, regole e valori”, ha assicurato, rivendicando una netta discontinuità rispetto al passato, sia nelle scelte politiche che nei processi decisionali. Forte anche il richiamo ai valori che hanno caratterizzato il percorso della coalizione: legalità, coraggio e, come sottolineato dallo stesso candidato, anche sacrifici personali compiuti per il bene della città. Un messaggio che punta a rafforzare l’identità del progetto e a costruire un legame emotivo con l’elettorato. Il “Campo largo” di Afragola si presenta dunque come una sfida politica significativa, che mira a trasformare una convergenza elettorale in una proposta di governo stabile e duratura. La campagna elettorale, ormai alle porte, sarà il banco di prova per verificare la tenuta di questa alleanza e la sua capacità di convincere i cittadini sulla bontà del progetto. “Questa città tornerà ad essere una comunità”, è la promessa con cui Giustino ha chiuso il suo intervento. Un obiettivo ambizioso che sintetizza il senso politico dell’intera operazione e che rappresenterà il filo conduttore della sfida elettorale dei prossimi mesi. Coalizione “Campo largo” – Liste, partiti e riferimenti A Viso Aperto – Giustino Sindaco Partito Democratico (PD) Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) Movimento 5 Stelle Italia Viva – Annalisa Salzano Scelta Democratica – Antonio Lanzano, Francesco Castaldo, Aniello Silvestro Più Europa – Luigi D’Antó Lista Mastella – Raffaele Mosca, Mirko Iazzetta Afragola al Centro – Santo Esposito Senna A Testa Alta – Vincenzo De Stefano, Antonio Boemio Afragola in Comune – Antonio Caiazzo, Crescenzo Russo

Somma Vesuviana, venerdì 27 marzo l’incontro pubblico di Peppe Nocerino: “Un momento di confronto con la città”

Un primo appuntamento pubblico per incontrare cittadini, amici e sostenitori, condividere le ragioni di un impegno politico e spiegare le motivazioni della candidatura a sindaco di Somma Vesuviana. È quello promosso da Peppe Nocerino per venerdì 27 marzo alle ore 19 presso il bar Luxury Royal di via Aldo Moro a Somma Vesuviana, in un momento che si annuncia come la prima occasione di confronto diretto con la comunità. Commercialista, già consigliere comunale di Somma Vesuviana e già consigliere metropolitano, Giuseppe “Peppe” Nocerino è tra i primi nomi scesi ufficialmente in campo nella corsa verso le prossime amministrative. L’iniziativa del 27 marzo nasce con l’obiettivo di aprire una fase di ascolto e dialogo, mettendo al centro la città, i suoi bisogni e la volontà di costruire una proposta amministrativa fondata su partecipazione, serietà e visione. Un invito aperto alla città, dunque, per confrontarsi in maniera franca sul presente amministrativo e sulle prospettive future del territorio.

Pomigliano: le parole del proprietario del “Ritual” dopo la chiusura del locale

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Con un secondo video pubblicato sui social, Vittorio Candurro, proprietario del Ritual di Pomigliano d’Arco, si è espresso con grande professionalità in merito al provvedimento della Questura di Napoli. 

È stata disposta la chiusura momentanea di cinque locali, alcuni per 15 giorni mentre altri, tra cui il suo, per 30, al fine di ristabilire la sicurezza pubblica.

«Sono sempre dalla parte delle forze dell’ordine e non ho intenzione di presentare alcun ricorso, in quanto comprendo l’ampia risonanza mediatica del caso, ma ribadisco che le responsabilità non sono nostre», ha dichiarato, sottolineando inoltre che lo Stato non offrirà alcun sostegno per le perdite subite a seguito della chiusura dell’attività per 30 giorni.

«In questo modo non si è risolto il problema, ma lo si è semplicemente spostato altrove», ha aggiunto, precisando tuttavia che, per quanto possibile ,dato che la legge non consente perquisizioni invasive da parte dei buttafuori, saranno adottate misure di sicurezza molto più stringenti, con l’obiettivo di garantire una maggiore sicurezza all’interno del locale.

Pomigliano, l’incontro tra gli studenti del Liceo Imbriani e l’Accademia della Crusca

L’incontro con il presidente e con la vice dell’Accademia della Crusca è nato in collaborazione con il Centro di lettura Leggimi Forte di Pasquale Avallone e il Liceo Imbriani di Pomigliano d’Arco.     L’ evento si è svolto presso la Sala Studio Imbriani dell’ex Distilleria in via Roma a Pomigliano d’Arco. L’occasione per gli alunni della Classe I Cambridge, guidati dalla prof.ssa Loredana Antignani, di riflettere sulla importanza del linguaggio giovanile e sulla lingua italiana nella sua interezza. Un vero dibattito intergenerazionale, dal titolo “L’Italiano e i giovani: competenze, acquisizione, perdita”, che ha permesso di approfondire le radici della lingua italiana, l’istruzione nel periodo degli anni’50 del Novecento fino agli anni ‘90 per poi giungere alle considerazioni dell’utilizzo della lingua italiana nel nuovo millennio. Certamente tutto è cambiato, il passato non potrà riproporsi, ma si può arginare il dilagare di forme contratte delle parole italiane con una maggiore consapevolezza dell’utilizzo dell’ italiano, dell’utilizzo dei verbi e degli aggettivi qualificativi che sono raramente adoperati. Questo è il discorso centrale del dibattito – tenuto dal presidente dell’Accademia della Crusca, Paolo D’Achille, e della vice presidente, Rita Librandi – rivolto al pubblico presente ed in particolar modo ai giovani alunni del liceo di Pomigliano d’Arco. Oltretutto, si è anche approfondita la tematica dell’utilizzo di emoticon meme, presi dal mondo del web: si tratta di una vera e propria perdita di consapevolezza del linguaggio italiano. I relatori sono giunti alla considerazione che sarebbe fondamentale trasformare in frasi gli emoticon per esprimere le proprie emozioni ed utilizzare, il meno possibile, frasi già preconfezionate. La mera imitazione dei social media riduce il linguaggio e ciò diventa un problema per le nuove generazioni. L’ acquisizione di nuove terminologie italiane permette nuova consapevolezza e nuove conoscenze per i ragazzi che al termine del percorso liceale entreranno comunque a far parte del mondo del lavoro. La riflessione finale, infine, è stata dedicata all’enorme utilizzo di parole inglesi per definire attività quotidiane o stati d’animo che sarebbe meglio esprimere in italiano. Per i relatori invece, l’utilizzo della lingua britannica è ottimo per quanto riguarda i sistemi informatici, la navigazione sul web, e tutte le attività che la tecnologia ci porta a compiere, come scaricare un documento che solitamente anche in ambito lavorativo si dice download file. Questo interessante evento si è concluso con la certezza che parlare la lingua italiana sicuramente permette maggiore consapevolezza della nostra nazione, delle nostre origini e della cultura italiana, che è ricca di storia e tradizioni dimenticate negli ultimi venti anni e che andrebbero recuperate. (articolo in collaborazione con la giornalista Ivana Murolo)