Somma Vesuviana al voto, politica sospesa tra attese, divisioni e candidati ancora nell’ombra

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A Somma Vesuviana la scena politica appare ferma, quasi sospesa in una calma solo apparente. Il tempo scorre, ma le certezze restano poche. In molti coltivano l’ambizione di candidarsi a sindaco, tuttavia, ad oggi, le ufficialità latitano.
L’unico nome che sembra emergere con chiarezza è quello di Peppe Nocerino. Restano invece ancora in una fase interlocutoria le possibili candidature di Antonio Granato, Adele Aliperta e Celestino Allocca, tutte figure che si muovono con discrezione, senza ancora sciogliere definitivamente le riserve.
Un primo segnale nella direzione di un possibile coordinamento arriva dall’associazione “9 Marzo”, che ha proposto la costituzione di un tavolo permanente tra tutte le liste civiche, un percorso che resta però ancora in fase di sviluppo.
Sul fronte opposto, il centrosinistra  continua a mostrarsi diviso, attraversato da tensioni interne e difficoltà nel trovare una sintesi condivisa. Una frammentazione che, al momento, impedisce l’individuazione di un candidato unitario. Parallelamente, il cosiddetto “campo largo”, più volte evocato negli ultimi mesi, resta poco più che una chimera, incapace di tradursi in un progetto politico concreto.
A rendere il quadro ancora più complesso è la situazione interna al Partito Democratico, scosso da una recente bufera culminata con le dimissioni – inviate via PEC a tutti gli iscritti cittadini – del segretario Francesco Barra. Dimissioni che, seppur formalizzate, sono state immediatamente congelate dalla segreteria provinciale, nel tentativo di evitare ulteriori strappi.
Alla base della crisi ci sarebbe anche la proposta avanzata dallo stesso Barra di sostenere il nome di Gino Cimmino, ipotesi che avrebbe incontrato la netta contrarietà di diverse componenti del partito, in particolare del gruppo “A Testa Alta”.
Il momento, dunque, è estremamente delicato. A pesare come un macigno è soprattutto l’attesa per la sentenza definitiva della Corte dei Conti, prevista per il prossimo 26 marzo. Un verdetto che potrebbe avere conseguenze rilevanti: in caso di dichiarazione di dissesto, alcuni esponenti politici rischierebbero addirittura l’incandidabilità.
In questo clima di incertezza, fatto di attese, divisioni e manovre sotterranee, la città resta in stand-by.

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