Il territorio Vesuviano-Nolano è a un bivio: o precipitare all’ultimo posto nella classifica della vivibilità o aggrapparsi ai valori della sua civiltà per difendere la bellezza dell’ambiente e il patrimonio immenso di arte e di tradizioni. L’impegno del nostro giornale.
Talvolta mi viene di pensare che il territorio Vesuviano-Nolano sia contemporaneamente un palcoscenico, il magazzino di un teatro, e un repertorio di “pezzi” e di personaggi teatrali, ora comici, ora drammatici. C’è tutta la commedia della vita, in questa nostra terra: i giovani se ne vanno lontano, “se ne fojono”, a cercare la speranza di un domani più dignitoso, l’economia è un sistema debole, e pare che nessuno riesca a proporre rimedi utili per riportare un po’ di razionale movimento in strutture sgangherate. Da una vita ripetiamo in coro che dovremmo sfruttare meglio il patrimonio ambientale, la risorsa immensa che è costituita dal solo nome ”Vesuvio”, i tesori dell’archeologia, pagana e cristiana, i santuari, i percorsi della fede, le vie del turismo antropologico che va alla ricerca anche degli antichi mestieri e delle tradizioni locali, la ricchezza rara e preziosa dei prodotti agricoli e delle opere dell’ingegno artigiano e industriale. Da una vita ripetiamo in coro che le scuole dovrebbero promuovere la conoscenza del territorio e far sì che i ragazzi avvertano l’orgoglio, la responsabilità e il peso della loro appartenenza a un mondo straordinario di valori culturali e di tradizioni. Qualche Istituto si è mosso in questa direzione, ma resta da fare la maggior parte del lavoro. “Dovrebbero”: il condizionale, da solo, smaschera e condanna la nostra impotenza, la insopportabile banalità parolaia dei nostri proclami.
I Comuni, e il pubblico e il privato non fanno sistema: per esempio, non c’è un operatore turistico che offra ai clienti un “itinerario” decentemente organizzato tra le basiliche paleocristiane di Cimitile, il santuario di Madonna dell’Arco, e il santuario sommese di Santa Maria a Castello. Il paesaggio dell’archeologia è segnato dalla immobilità assoluta – si muovono per ora solo le buone intenzioni – a Ottaviano, a Terzigno, nel Nolano: lodevoli eccezioni sono Somma e Pollena. Ma la scuola non prepara i ragazzi al mestiere di guida, e non c’è una “guida” a stampa che descriva il nostro territorio e ne indichi i punti di forza. Dal lato interno i sentieri che attraverso il Somma portano al Vesuvio sono quasi tutti bloccati da impedimenti di vario genere: e spesso gli impedimenti sono cumuli di immondizia: il nostro giornale ne parla e ne pubblica le immagini senza sosta, nella speranza che quelle sconce scene smuovano in tutti noi il sentimento della vergogna. I produttori vesuviani di vini vesuviani e di frutta vesuviana non riescono a fare consorzio, non c’è nemmeno la traccia di una rete di trasporti pubblici che colleghi sistematicamente il Vesuviano, il Nolano e il Vallo di Lauro; sulla “Vesuviana” è già stato detto tutto, a tal punto che questa Ferrovia può diventare il simbolo dei problemi del territorio, e, infine, lunghi tratti delle strade interne, anche di quelle più importanti, non sono adatti nemmeno al traffico di carrette trainate da buoi.
La classe politica è scossa qua e là da turbini di tempesta, sempre in nome del bene pubblico, e sempre in nome di questo bene quasi sempre i turbini finiscono a tarallucci e vino. Per alcune Amministrazioni comunali il 2015 è stato un anno orribile: in altri Comuni sindaci, assessori e consiglieri disegnano progetti e si impegnano a realizzarli: ma quello che manca, dicevo prima, è l’idea di un disegno collettivo che indirizzi le energie verso obiettivi condivisi. Il Vesuviano soffre di particolarismo, così come l’individualismo è una ferita nella compattezza del sistema sociale.
Commentando i risultati dell’indagine del “Sole24ore” sulla vivibilità delle province italiane – Napoli e la sua provincia occupano il posto 101 su 110 province – De Magistris ha detto che però a Napoli “c’è umanesimo”. Certo, l’umanesimo, le emozioni e la bellezza del paesaggio non erano compresi tra i criteri di valutazione del “Sole24ore”, e non so se bastino a compensare lo scarso numero di asili, l’inferno della povertà, il calo dei consumi e i problemi della sicurezza: ma nella sua ricca interiorità il nostro popolo può trovare la forza per rovesciare la tendenza della storia. Il dio Giano, bifronte, guarda al passato per “vedere” il presente e il futuro.
Di questo straordinario mondo Vesuviano-Nolano i collaboratori del nostro giornale hanno rappresentato, anche nel 2015, i fatti e gli atti, e hanno tentato di capirne le ragioni e le motivazioni profonde, e in certi casi, si sono interrogati sulle conseguenze. Li ringrazio tutti per l’impegno e per lo spirito di collaborazione: i lettori ci hanno premiati facendo crescere l’attenzione e l’interesse per il “mediano.it”. Ma la generosità dei lettori sottintende un avvertimento: non dobbiamo fermarci, abbiamo l’obbligo di migliorarci. Nell’augurare a tutti i nostri lettori un felicissimo Anno Nuovo, prendiamo un impegno: cercheremo di dare uno spazio ancora maggiore ai tesori e alle “eccellenze” del nostro territorio: e quando diciamo “eccellenze”, non ci riferiamo solo ai soliti noti, ma anche e soprattutto agli artigiani eredi di una storia gloriosa, ai piccoli “Maestri” che non sono ancora approdati alla fama, ma che nei laboratori, nelle officine, nelle cucine fanno rivivere le tradizioni rinnovandole senza intaccarne la sostanza culturale. E poi combatteremo ancora più intensamente per la tutela del territorio, della salute nostra e dei nostri figli.
Non trascureremo la cronaca: la cronaca seria, che costituisce il corpo della storia. La cronaca che si pasce di volgarità e che non rispetta i limiti del decoro e della decenza non ci interessa: se sollecitasse il nostro interesse, offenderemmo i lettori e noi stessi.



