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Francesco Caracciolo, il santo protettore dei cuochi

La vita e le opere di San Francesco Caracciolo rappresentano una testimonianza reale per tutti quelli che, in questi tempi bui, ancora credono nei valori della pace, della fede e della umanità. San Francesco Caracciolo, al secolo Ascanio, è compatrono di Napoli ed è molto amato dai fedeli in Italia ed all’estero. Per la sua fede e per l’opera di totale dedizione è stato dichiarato patrono dei cuochi.

 

Il Santo nacque nel 1563, nel feudo paterno di Villa Santa Maria, in provincia di Chieti. Discendente dalla nobile famiglia dei principi Caracciolo, che annovera nei suoi ranghi porporati, governatori e cavalieri, Ascanio vive tranquillamente la sua gioventù. Una grave malattia contagiosa, però, costringe il giovane all’isolamento.

Nella sofferenza si avvicina a Dio e decide di dedicarsi totalmente alla vita ecclesiastica. Guarito miracolosamente dalla malattia Ascanio, all’età di 22 anni, si reca a Napoli per completare i suoi studi teologici. Lascia ogni bene terreno e si dedica anima e corpo alla cura ed all’assistenza dei poveri dei malati e dei condannati a morte presso la Compagnia dei Bianchi di Giustizia all’ospizio degli incurabili. In questa instancabile attività Ascanio si contraddistingue particolarmente per la cura degli ultimi. Già in questa fase sono in tanti a parlare di guarigioni miracolose. A Napoli il giovane Caracciolo conosce il nobile genovese Agostino Adorno e Fabrizio Caracciolo, abate di Santa Maria Maggiore di Napoli e insieme decidono di dare un particolare contributo alla Chiesa. Si ritirano all’eremo dei Camaldoli di Napoli ed in quaranta giorni scrivono la regola del nuovo ordine religioso che viene chiamato: “Chierici regolari minori”. La regola che oltre ai voti di povertà, di obbedienza e di castità considera anche il divieto di assumere importanti cariche religiose viene approvata da  Papa Sisto V nel 1588.

Intanto Ascanio è ordinato sacerdote e assume il nome di Francesco in onore del Poverello di Assisi. Nella sua missione, tra le chiese e gli ospedali di Napoli e Roma, San Francesco si fa notare per il grande amore verso i malati ed i condannati a morte. Vive di poche cose nella povertà più assoluta. Digiuna almeno tre giorni alla settimana e sceglie per riposare sempre gli ambienti più angusti e bui. Morto Agostino Adorno per obbedienza è costretto ad accettare la carica di preposto della Congregazione dei Chierici regolari minori, che in suo onore viene chiamata ‘Dei Caracciolini’. In questa attività intensa di preghiera e di predicazione San Francesco Caracciolo è instancabile e fonda nuovi monasteri in Italia ed all’estero. Muore il 4 giugno del 1608 ad Agnone, di ritorno da una visita alla chiesa di Loreto nelle Marche. Viene dichiarato santo da papa Pio VII nel 1807. Le  sue spoglie riposano nella chiesa  di Santa Maria di  Monteverginella a Napoli.

Per il profondo amore per l’Eucarestia, definita “Pane di Gesù”, per la particolare propensione a donare grandi quantità di cibo, ricavate dalla casata familiare e per le grandi opere di carità compiute San Francesco Caracciolo è stato dichiarato patrono dei cuochi, che riconoscenti dimostrano verso il Santo una particolare venerazione. Il 4 giugno di ogni anno ad Agnone i cuochi, infatti, si riuniscono per celebrare un Santo a cui è stato dedicato anche un cammino di fede.

In queste vicende di uomini e di santi stride il contrasto tra l’esempio di povertà offerto da San Francesco Caracciolo e le ricche ed opulente manifestazioni legate al cibo ed espresse da alcuni media e da improvvisati food-blogger. Per tutti valga il monito del Santo patrono dei cuochi, che è stato celebrato proprio perché principe di morigeratezza e maestro del digiuno.

(fonte foto: storie di Napoli)

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