Librandi cerca un seggio, Martusciello cerca un tesoriere: ma il partito sta implodendo.
Gianfranco Librandi dopo aver attraversato quasi ogni partito del centrosinistra italiano — Scelta Civica, PD, Italia Viva — nel 2024 è approdato in Forza Italia, portando con sé il suo movimento L’Italia C’è e, soprattutto, il suo portafoglio.
Ad accoglierlo in Campania è stato Fulvio Martusciello, coordinatore regionale del partito azzurro e uomo di lungo corso della politica napoletana. L’intesa tra i due ha una logica cristallina: Librandi vuole un seggio parlamentare che gli sfugge da anni, Martusciello ha bisogno di risorse per tenere in piedi una macchina elettorale sempre più costosa. Un accordo che i giornali nazionali hanno già messo sotto la lente, calcolando in circa centomila euro il contributo dell’imprenditore lombardo alle casse azzurre in occasione delle regionali del novembre 2025.
Quelle regionali non sono andate come sperato. Nonostante il sostegno di Martusciello e della sua squadra, Librandi ha raccolto 8.185 preferenze — quarto nella lista di Forza Italia, con il Consiglio regionale che eleggeva solo i primi due. Davanti a lui tre candidati con quasi il doppio dei voti, radicati in un territorio che l’imprenditore del Nord conosce poco e che lo conosce ancora meno. La sconfitta si aggiunge a una collezione già nutrita: il collegio uninominale perso nel 2022 per 1.400 voti, la lista che non supera lo sbarramento alle europee del 2024. Il seggio continua a sfuggire, ma i versamenti continuano.
Tanto che la stampa nazionale ha scoperto, agli inizi del 2026, un dettaglio imbarazzante: nonostante Librandi fosse in Forza Italia da oltre un anno, continuava a versare quote mensili a Italia Viva — circa 28mila euro finiti al vecchio partito, quello che aveva appena lasciato per abbracciare quello nuovo. “Un errore”, ha spiegato. Un errore da 28mila euro, protratto per mesi. Nel mondo della politica italiana, certi errori si chiamano in altro modo.
Dentro Forza Italia campana circola ormai apertamente l’ipotesi di una candidatura di Librandi alle prossime elezioni politiche nazionali. Un collegio più favorevole, una posizione blindata in lista, una struttura alle spalle che trasformi i voti in un seggio. In cambio, la consueta disponibilità a sostenere quella struttura. Il meccanismo è lo stesso di sempre, applicato a un palcoscenico più grande.
Il problema è che quella struttura sta scricchiolando. L’8 aprile 2026 il senatore Francesco Silvestro e i deputati Annarita Patriarca e Pino Bicchielli hanno firmato una nota congiunta chiedendo la sospensione del congresso regionale di Forza Italia in Campania. Il linguaggio era quello ovattato della diplomazia interna — “fase politica complessa”, “dinamiche potenzialmente divisive”, necessità di “fare squadra” — ma il senso era tutt’altro che diplomatico: fermate Martusciello prima che il congresso lo consacri definitivamente. Alla fronda si aggiungono, secondo le voci interne al partito, anche i consiglieri regionali Petitto, Parente e Panico e il senatore De Rosa. Il congresso è stato bloccato.
Per Martusciello, che si ritrova con una rivolta parlamentare in casa, la posta in gioco è alta. Chi è sotto attacco ha ancora più interesse a stringere le fila, a disporre di risorse proprie, di alleati che non guardino dall’altra parte. Un finanziatore esterno, estraneo alle guerre intestine, fedele perché ha tutto l’interesse a esserlo, vale in questo momento più di qualsiasi quadro di partito.
In Campania, con Martusciello che difende il territorio da una fronda sempre più organizzata, quei conti potrebbero tornare. O potrebbe essere l’ennesima volta che non tornano. Ma per chi ha già pagato senza incassare, la vera domanda non è se il tavolo sia instabile. È fino a quando vale la pena restare seduti.








