Campania e Sicilia con saldo negativo della spesa. L’ultimo studio della CGIA di Mestre mette a nudo l’incapacità di utilizzare le risorse.
Possibile che mentre il premier gira il Mezzogiorno a firmare patti di sviluppo e inaugurare opere, in Europa continuino a classificarci come colpevoli ritardatati ? Ritardatari e incapaci di spendere i soldi che ci arrivano. Di fare in fretta le cose che si possono fare, creare nuovi posti di lavoro, sistemare l’ambiente e dare lavoro ai giovani. L’Italia nelle prossime settimane rischia di perdere una bella fetta di fondi europei 2007-2013 . Per l’esattezza 9,3 miliardi di euro non ancora certificati , come invece previsto dalle severe procedure dell’Unione. E avremmo dovuto imparare la lezione, perché non è il primo ciclo di finanziamenti che ci vede inadempienti. Nei passati cinque anni ci sono stati assegnati 46,4 miliardi, ma ne abbiamo rendicontato solo 37 : poco meno dell’80 per cento. L’ultima bacchettata l’ha data la CGIA di Mestre che ha studiato il fenomeno e reso pubblici dati così poco edificanti. La massa di risorse è calata su tutta la Penisola, ma il buco più grande sta in Campania e Sicilia. Sono le Regioni con più difficoltà a dare concretezza a progetti e piani a lungo elaborati. Piani che prima di essere ammessi a beneficiare dei fondi europei, entrare a far parte di Por o Pon, hanno dovuto superare una seria selezione. Campania e Sicilia da sole toccano il record negativo del 54 per cento di fondi a disposizione non certificati. In Campania mancano 1,6 miliardi, in Sicilia 1,9 . Non siamo nemmeno capaci di amministrare i nostri soldi. Ogni italiano versa all’Unione Europea mediamente 970 euro all’anno. Meno di altri Paesi che ne sborsano dai 2000 ai 4000 euro procapite e finiscono per pesare di più nelle scelte politiche. Ma l’Ue ha avuto bisogno dei nostri soldi, dell’apporto di oltre 210 miliardi tra il 2000 e il 2014. Ce ne sono stati restituiti 151,6 sotto forme di incentivi e il saldo economico è stato positivo. Se fossimo più attenti a queste cifre non sconteremmo certo la pena di dover restituire soldi preziosi. Il governo cerca di accelerare la ripresa nelle zone depresse ,ma è inconcepibile – come dicono gli analisti CGIA – che di fronte alle difficoltà del Mezzogiorno, a migliaia di disoccupati , di giovani in cerca di occupazione , si lasci a Bruxelles qualche miliardo di euro per l’ignavia o l’incapacità delle burocrazie regionali a portare a casa queste risorse. Sconforta sapere che i settori su cui concentrare questi soldi sono stati a lungo dibattuti – ambiente, turismo, infrastrutture, energia, smart city – approvati dalle Regioni e dal governo. I piagnistei non piacciono a Renzi ed ha ragione. Rileggiamo l’ultimo Rapporto Svimez e ci ricordiamo che il pil procapite delle Regioni del Mezzogiorno è ancora meno della metà di quelle del Centro Nord. Non lo facciamo sapere a Bruxelles.****
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