La grande fabbrica automobilistica di Pomigliano si fermerà lunedi prossimo, 26 febbraio, e per altri otto giorni a marzo, anche durante il periodo elettorale. C’è un vistoso calo degli ordinativi. Ma la preoccupazione più grande che sta serpeggiando tra i lavoratori e i sindacati scaturisce dal fatto che l’azienda ha comunicato la sospensione del piano di salvataggio dei circa duemila addetti i cui contratti di solidarietà scadranno alla fine di giugno. Per poter prorogare di un altro anno l’ammortizzatore sociale sarebbe necessario trasferire i duemila, attualmente ubicati nell’area denominata “extra Panda”, all’interno dell’“area Panda”, dove lavorano altri 2500 dipendenti che avendo usufruito piu’ tardi dei contratti di solidarieta’ potranno ottenere la proroga dell’ammortizzatore fino al 2019. Ma l’azienda l’altro ieri ha comunicato ai sindacati che il piano di salvataggio dei duemila “e’ temporaneamente sospeso per motivi organizzativi”. Per lunedi prossimo, vale a dire quando la fabbrica fermera’ la produzione per tutta la giornata, e’ stato organizzato un faccia a faccia tra direzione aziendale e sindacati proprio per fare il punto di questa delicata fase che sta attraversando lo stabilimento partenopeo produttore dell’utilitaria piu’ venduta in Italia. In quella sede saranno anche rese note le date delle otto giornate di stop preannunciate per marzo. Ma nel frattempo c’e’ paura a Pomigliano e in tutto il comparto produttivo collegato napoletano. “Il sindacato lo sta dicendo ormai da un anno che è preoccupato per la situazione di Pomigliano”, afferma Biagio Trapani, segretario della Fim di Napoli. “C’è un calo del mercato – aggiunge Felice Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic – bisogna capire se è una cosa temporanea o meno: la Panda è un modello ormai vecchiotto”. Intanto si spera nel piano industriale che l’amministratore delegato Sergio Marchionne illustrera’ a giugno. In quella circostanza dovrebbe essere ufficializzato l’arrivo di una nuova produzione – si parla di una vettura di fascia premium – che via via sostituira’ quella della Panda, il cui nuovo modello dovrebbe, ma il condizionale e’ancora d’obbligo, essere prodotto in Polonia. A ogni modo per il momento l’azienda non intende pronunciarsi sulla situazione di Pomigliano. Lo fara’ pero’ giá’ a partire da lunedi prossimo, dopo la riunione con i sindacati. Trapelano comunque indiscrezioni circa un cauto ottimismo sul destino degli addetti i cui contratti di solidarieta’ scadranno in via definitiva tra quattro mesi a meno di misure alternative da adottare ma non ancora ufficializzate. “Non possiamo aspettare fino a giugno – avverte pero’ Francesco Percuoco, segretario della Fiom di Napoli – sarebbe invece necessario un tavolo di confronto subito per comprendere il piano produttivo: l’azienda deve chiarire immediatamente la prospettiva produttiva di Pomigliano. Comunque continuiamo a sostenere che una sola produzione, sia pure premium, non potra´ assolutamente garantire la piena occupazione dei 4500 addetti”.



