La domanda è stata rivolta a quattro candidati, Birotti, Caiazzo, De Falco e Oratino, durante i recenti confronti pubblici. Tra le risposte non c’è quella del sindaco uscente, Russo, che non ha partecipato ai dibattiti.
Cinque anni di conflitti tra la sinistra locale e nazionale e il gruppo automobilistico della famiglia Agnelli, guidato da Sergio Marchionne. Conflitti iniziati proprio qui, a Pomigliano, con la decisione di Marchionne di dare il via al contratto dell’auto, slegato dal contratto nazionale, e di estromettere dalla fabbrica chi non è d’accordo.
Lacerazioni che risalgono a un lustro fa esatto e che hanno lasciato un segno indelebile in quest’Italia della povertà avanzante e del jobs act. Ferite aperte quando nella fabbrica automobilistica è stato dato il via al referendum del giugno 2010, che peraltro diede un esito lontano dal “cappotto” sperato dall’ad Fiat: 62 % i si all’accordo Panda e 38 % i no. Quindi lo scenario disperato della cassa integrazione e di una crisi che si è acuita e che non ha fatto decollare la nuova vettura. Intanto Pomigliano è stata molto divisa sull’argomento.
E ora che si è aperta la nuova sfida elettorale quattro candidati a sindaco durante la campagna elettorale hanno detto la loro circa l’atteggiamento che un primo cittadino della capitale del polo industriale in crisi dovrebbe tenere con la più grande e importante azienda che agisce in Italia.
Fabio Birotti: “ Io dico un’altra cosa: che comportamento deve avere a favore degli operai, della gente disoccupata, a favore dei lavoratori dell’Alenia ? Dove stava il sindaco quando siamo andati qualche giorno fa davanti all’Alenia ? Stava vicino alle persone che soffrono ? Quelle che rischiano il posto di lavoro ? Dov’era il sindaco di Pomigliano quando i 19 delegati della Fiom hanno avuto il coraggio di affrontare Marchionne ? Mi hanno accusato di non essere un politico. Io sono l’emblema della nuova politica, quella che sta accanto al cittadino, alle sue sofferenze, ai suoi bisogni ”.
Michele Caiazzo: “ Il sindaco di Pomigliano deve avere una posizione che favorisca le relazioni tra azienda e sindacati. Non deve certamente avere posizioni faziose. Io penso che sia stato un errore aver sostenuto in modo fazioso le posizioni dell’azienda sul referendum, tant’è vero che poi nel giudizio in tribunale i lavoratori e la Fiom hanno avuto ragione. Ma io penso sia il caso di andare avanti e di superare questa situazione e di convincere Marchionne e gli altri sindacati che si deve aprire una fase nuova. Ormai sono cose che appartengono al passato. La gestione dei conflitti tra l’azienda e i lavoratori deve essere fatta con la mediazione sindacale. Però è un problema anche del sindacato riuscire a ragionare di più. Si deve creare un clima diverso tra le varie sindacali, nella fabbrica. Fa bene a tutti un clima diverso. Fa bene proprio a Marchionne perché così può ottenere molti più successi. Io da sindaco consiglierei a Marchionne di evitare di fare il capo fazione ”.
Dario De Falco: “ Il sindaco deve andare a parlare con le imprese del territorio perché ne ha tutta la facoltà e l’autorità ma deve andare a parlarci con la forza rivendicativa di mantenere il lavoro sul territorio. Io dal 31 maggio sarò sindaco di Pomigliano ma dal 31 maggio avremo anche un presidente della Regione donna, Valeria Ciarambino, e già abbiamo il vicepresidente della Camera, Luigi Di maio, che è di Pomigliano. Sarebbe stato tutto diverso, migliore, se avessimo avuto una politica pomiglianese connessa alle istituzioni, quindi un sindaco di Pomigliano, al di là del colore politico, che fosse stato connesso alla vicepresidenza della Camera, alle istituzioni, ai politici che stanno a Pomigliano o ai vari livelli della politica, che però poi si sono rivelati fallimentari. Basti ricordare che la Regione è stata assente sulla questione della desertificazione industriale e in questo senso oltre alla Fiat penso anche all’Ansaldo, all’Alenia. C’è bisogno dunque di connessione, di sedersi ai tavoli importanti. La parola giusta è concertazione. Perché senza quella, senza la tensione a mantenere lavoro, occupazione, senza una tensione alla creazione d’impresa, senza tutto questo non si va da nessuna parte. In questi cinque anni abbiamo avuto una politica regionale e comunale assente: punto ”.
Roberto Oratino: “ Il sindaco nei riguardi della Fiat di Marchionne deve avere un atteggiamento costruttivo, nel senso che deve recuperare un dialogo politico, non solo con la Fiat ma io penso con la Regione e con il Governo. Bisogna aprire una vertenza seria. Perché si tratta di capire non solo quali sono le prospettive, al di là degli slogan che ci vengono propinati dai media, ma perché noi vogliamo garanzie che l’apparato produttivo sia salvaguardato sul nostro territorio, che siano salvaguardati e garantiti i livelli occupazionali, e non solo quelli di adesso, anche quelli che abbiamo perso. Quindi con la Fiat abbiamo bisogno di un dialogo franco ma serrato, perché noi vogliamo rovesciare il rapporto tra fabbrica e territorio. Fino a oggi il rapporto è stato caratterizzato dal fatto che i sindaci di turno si sono compiaciuti di dare l’elenco dei nominativi delle persone da assumere e hanno in questo senso esaurito il loro rapporto. Io invece penso che più che l’elenco dobbiamo fare in modo che la Fiat ci garantisca una prospettiva e che interagisca meglio con il territorio, come succede in altre realtà ”.



