L’elezione dei Presidenti di Camera e Senato sembra che abbia indotto anche il Movimento5 Stelle a seguire la strada della politica realistica, della politica “arte del possibile” e disciplina pragmatica, quale venne disegnata anche da Cicerone e da Guicciardini. E tuttavia quella elezione è solo il primo atto. Non è escluso che negli atti successivi si avvii il processo del rinnovamento radicale della politica.
Chi crede che la politica dipenda dalla volontà dei politici è capace di credere che anche il tempo di domani dipende dalla volontà di chi fa le previsioni (de Gourmont)
Per me, imbevuto di cinismo democristiano, le cose si erano messe male. I titoli dei giornali di sabato erano pugnalate: Salvini non voleva più Romani, Berlusconi considerava questo strappo di Salvini “un atto ostile”, il centrodestra si sgretolava, l’articolo di Aldo Cazzullo si intitolava “Il Mondo Nuovo”. Vuoi vedere che è incominciata veramente la rivoluzione? Se le cose stanno così, ci toccherà buttare nella spazzatura parecchi libri che trattano di politica. E intanto il Comune di Roma faceva cancellare il murale del bacio tra Salvini e Di Maio (immagine in appendice), e Massimo Gramellini supponeva, con un tocco di malizia antiRaggi, che a richiedere la cancellazione fossero stati “i condomini” del palazzo di fronte, nella fondata speranza che i tecnici dell’azienda municipale che si occupa di decoro urbano, venuti a cancellare il murale, si accorgessero dei cassonetti pieni, da tempo, di monnezza, e li svuotassero.
Nella giornata di sabato le cose si sono raddrizzate. Alla presidenza del Senato è stata eletta una fedelissima del dott. Berlusconi, Elisabetta Alberti Casellati con cui Marco Travaglio ha già combattuto, in passato, un clamoroso duello. I deputati hanno scelto come loro presidente il napoletano Roberto Fico, personaggio di buona sostanza politica: qualche giorno fa, quando i giornalisti gli chiedevano cosa pensasse dell’alleanza con Salvini, lui, che aveva sempre dichiarato che tra i pentastellati e la Lega c’era un’incompatibilità assoluta e irreversibile, ha risposto: “voi giornalisti fate solo teatro”: che è un tipo di ribattuta democristianissimo. Insomma, la notte tra venerdì e sabato ha riportato la politica italiana lungo i binari, che possiamo chiamare metafisici, tracciati dalla storia millenaria di quest’arte. Non posso non ricordare ciò che diceva Andreotti, e cioè che le trattative importanti della politica si concludono sempre di mattina, perché, come dice il proverbio, la notte porta consiglio, modifica le prospettive, confonde luci e ombre, e soprattutto spinge a percepire la spietata vanità del tutto.
A proposito di fedeltà e di prospettive. Una settimana fa, mentre in un salotto televisivo l’on. Brunetta, commentando i risultati della tornata elettorale e i meriti del Cavaliere nella vittoria del centrodestra, esaltava la lealtà di Salvini e la storica fedeltà della Lega a Forza Italia, mi distraevo leggendo una “storia” di Stefano Benni, “Pari e patta”. Seduti in un elegante ristorante, un marito e una moglie si rinfacciano i tradimenti reciproci, mentre il “tortino di tartare di tonno tremulo” si scioglie a poco a poco. La disputa finisce in parità, sette a sette. Sette tradimenti lui, sette tradimenti lei. Cinque anni prima, era finita nove a nove: la lista era stata registrata nel computer. Ma questa volta lui ha un sussulto: afferra la mano di lei e cerca di “svitarle dal dito un anello con lo smeraldo. “Troia” sibila, “Porco” sussurra lei.”. Il cameriere che li sta osservando da lontano, e non può sentire le loro parole, vede che stanno mano nella mano e che la luce della candela trema per il loro respiro affannoso. E pensa: “Come si amano”.
Aspetterò qualche giorno prima di gettare via il libretto in cui Karl Kraus, lingua maligna, scrive che la politica rovina il carattere – ma forse la “sentenza” la copiò da Otto von Bismarck-, e che il segreto dell’agitatore di folle sta nel rendersi stupido quanto i suoi ascoltatori in modo che essi credano di essere intelligenti come lui. Lascerò ancora a portata di mano i libri in cui Francesco Guicciardini dice che in politica “la pratica è diversa dalla teoria” e ricorda, con amarezza, che ha passato la vita a servire proprio quei preti della cui “tirannia” sperava che il mondo potesse liberarsi. E mentre scrivo, immagino Andrea Scanzi che intervista Cicerone. “Egregio Marco Tullio, ma com’è che ti sei sempre schierato con Pompeo contro Cesare, sebbene tu da sempre abbia giudicato Pompeo un incapace, una mezza cartuccia consumata dall’ invidia? “. E Cicerone risponde, con un amaro sorriso: “ E tu che avresti fatto? Questa mezza calzetta mi piace: egli è un gigante restato nano, un margutte che cerca qualcuno che lo allunghi un poco, che gli fornisca il filo e gli indichi la strada. Egli mi invidia, ma mi abbraccia e mi rispetta, perché sa che quel filo per uscire dal labirinto io glielo posso fornire. Se mi schierassi con Cesare, quanto conterei? Meno che niente… A Cesare potrei tutt’al più fare da scrivano…”.
Cosa c’entrano queste storielle con il tema dell’articolo? C’entrano, c’entrano…Ma siamo solo al primo atto. Da democristiano, non posso escludere che il secondo e il terzo atto portino veramente la rivoluzione nel teatro della politica italiana. Perché, ha scritto Aldo Cazzullo (CdS,24 marzo), “entrare a Montecitorio rappresenta un’esperienza straniante: è un Parlamento di sconosciuti. Di facce non solo nuove, ma misteriose..”. Conviene aspettare, e augurarsi che i padroni europei dell’economia non decidano di entrare a gamba tesa nelle cose della politica italiana manovrando lo spread…..




