620 licenziamenti in città e in provincia.
Disastro call center: migliaia di posti di lavoro a rischio in tutta Italia. Ma la scure dei tagli si è abbattuta anche su Napoli. Qui la procedura di licenziamento collettivo è stata avviata per 620 addetti dei call center di Almaviva, in via Brin, e di Gepin Contact, la cui sede è ubicata a Casavatore. 220 sono i licenziamenti già annunciati, il 26 febbraio scorso, per tutti i dipendenti Gepin, azienda che ha perso, dopo 12 anni, la commessa Poste Italiane. In pratica l’ufficio di Casavatore è destinato a scomparire. 400, sul totale di 867 dipendenti in organico, sono invece le estromissioni annunciate, appena lunedì, nella sede nuova di zecca di Almaviva, il palazzo ultra tecnologico, tutto trasparente, inaugurato tre anni fa a seguito della riconversione della storica fonderia napoletana Mecfond. Qui, proprio per esaltare l’impronta new economy del nuovo polo produttivo, si trova anche la sede di “Eccellenze Campane”. E sempre qui centinaia di lavoratori hanno riposto la loro speranza di futuro. Ma l’annuncio dell’avvio della procedura di licenziamento è stata uno choc. Ieri mattina gli addetti di Almaviva Napoli, tantissime le donne, si sono riversati su via Brin. La strada è rimasta bloccata per un’ora. E’ stato un gesto istintivo, per nulla programmato dai livelli sindacali. Il segnale di una paura molto forte. Ieri il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha chiamato a raccolta lavoratori e sindacati. “Perchè i licenziamenti di Almaviva – afferma – significano non solo un gravissimo attacco alle condizioni delle persone ma anche un colpo alla crescita della città per cui mi riservo, d’intesa con i sindacati, di mettere in campo ulteriori iniziative contro questa decisione che danneggia l’intero territorio”. Il sindaco chiede al ministro del Lavoro che venga seguita “la specificità di Napoli”. Secondo quanto riferito dal Salvatore Topo, segretario generale della Fistel Cisl Campania, “fermo restando che il sindacato lotterà fino all’ultimo per tutti c’è da dire che Almaviva Napoli non presenta infatti lo stesso problema delle sedi di Palermo e di Roma, dove il venir meno della commessa Enel ha spinto l’azienda a concentrare la maggior parte degli esuberi. A Napoli – puntualizza ancora il sindacalista – si lavora prevalentemente su commessa Vodafone, che non ha mai subito picchi negativi o perdite totali”. Ma i lavoratori lamentano l’abbandono dei livelli istituzionali più elevati. Una lamentela che è stata fatta propria da Luigi Di Maio. Il vicepresidente della Camera nonché leader del Movimento Cinque Stelle lunedì mattina si è posto alla testa del corteo dei lavoratori Gepin, partito da via Galileo Ferraris e giunto al corso Meridionale attraverso una congestionatissima piazza Garibaldi. Anche il sindacato denuncia pesanti ritardi. “Al momento il governo – aggiunge Topo – attraverso il Mise, tranne che impegni sul piano verbale, non ha mosso ancora un dito. Solo il sindacato oggi si sta facendo carico del dramma sociale nel quale è sfociato il settore: la crisi di Almaviva rappresenta l’apice in quanto è il primo operatore nazionale “. Sono 2988 su 7862 lavoratori italiani gli esuberi dichiarati da Almaviva nelle sedi di Napoli (400), Roma (918) e Palermo (1670). Secondo quanto fatto sapere dall’azienda Almaviva dal 2010 al 2016 ha perso il 36,2 % dei ricavi totali, passando dai 229 milioni del periodo 2010-2011 ai 146 milioni del periodo in proiezione 2015-2016 . I ricavi di Napoli sono passati dai 25 milioni del periodo 2010 -2011 ai 13 milioni del periodo in proiezione 2015-2016. In questa fase il rendimento del primo margine della sede partenopea è passato dal 23,6 % di sei anni fa al 4,8 % attuale. “La concorrenza straniera a bassissimo costo”, sempre secondo l’azienda, sarebbe la causa principale della crisi.



