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Cosa diamo nella ciotola ai nostri amici a quattro zampe? Una riflessione per non improvvisarci nutrizionisti

In Italia ci sono 60 milioni e mezzo di animali domestici: quasi 7 milioni di cani e 8 di gatti, 30 milioni di pesci, 13 milioni di uccelli e 3 milioni tra rettili e roditori. E i proprietari sono ben 14 milioni di proprietari, di cui molti hanno oltre 65 anni. Animali da compagnia, che diventano veri e propri membri delle nostre famiglie, che impariamo ad amare e accudire. E per accudirli, secondo i dati Eurispes, spendiamo quasi 2 miliardi di euro l’anno: per lo più in crocchette e scatolette per cani e gatti, e 128 milioni solo per i fuoripasto.

Così, recentemente il programma Report ha mandato in onda un servizio sul cibo industriale per animali domestici dal titolo Troppa trippa. Un argomento sicuramente accattivante per un’inchiesta, che andrebbe approfondito e regolamentato meglio, ma che per il momento ha solo generato un’ondata di allarmismo generale: molti hanno smesso di nutrire i propri animali con cibo industriale bilanciato, improvvisandosi dietologi. A pagarne le conseguenze come al solito sono i nostri amati animali. Proviamo a capire perché.

La tesi sostenuta dall’inchiesta che promette “di fare luce su un settore poco trasparente” è che spendiamo troppo per i nostri pet: troppo non solo considerando il cibo che buttiamo come scarto alimentare (che sottolinea, vale 8 milioni di euro), ma troppo anche rispetto alla qualità dei prodotti che acquistiamo per i nostri amici pelosi. Insomma, secondo il servizio, meglio nutrirli con gli avanzi della nostra tavola, o con scarti di macelleria.

Ed è proprio questo il punto: no, forse non è meglio nutrirli con gli avanzi (come si faceva tempo fa), né con diete crudiste come la BARF. Soprattutto se auguriamo ai nostri amici pelosi una vita dignitosa e lunga, molto più dei 3-5 anni che vivevano il secolo scorso. E soprattutto se sono a stretto contatto con noi e i nostri bambini, dormono sui divani o sui letti e non nei nostri giardini.

E questo per vari motivi. Innanzitutto noi mangiamo spesso pane e pasta: alimenti indigeribili ad esempio per i gatti che non hanno l’enzima alfa-amilasi per digerire l’amido. Questo perché sono carnivori, e non discendono come noi da primati onnivori. La nostra amata mozzarella? Latte e derivati? Via anche questi: cani e gatti sono intolleranti al lattosio in età adulta, come del resto la metà degli italiani. Niente alcol e cioccolato, non riescono a detossificarli e muoiono di avvelenamento. Niente zucchero né dolci: provocano carie e soprattutto diabete. Inoltre noi umani dobbiamo introdurre solo otto amminoacidi essenziali con la dieta, cani e gatti dieci. Tra cui l’arginina e la taurina, necessaria per la corretta formazione della bile, la salute dell’occhio ed il funzionamento del muscolo del cuore. La taurina, però, si degrada con il calore quindi nella carne cotta non se ne trova molta. Se allora vogliamo evitare di perdere la taurina, e nutrire i nostri pet con la dieta Barf a base di carne cruda, dobbiamo comunque sapere che correranno il rischio di ammalarsi di toxoplasmosi, salmonellosi e altre infezioni, senza contare che le schegge d’osso possono perforare l’intestino. Inoltre la quantità di grassi e di fibre necessaria a uomini, cani e felini è differente: dipende dalla razza (ce ne sono 50 di gatti e oltre 400 di cani), dall’età, dal sesso, dallo stato riproduttivo e dal tipo di vita.

Meglio quindi non improvvisarsi nutrizionisti, rifilando ai nostri amici avanzi e scarti di macelleria. Potremmo chiedere a un veterinario specializzato in nutrizione? Forse, con la consapevolezza che non tutti sono esperti (del resto quanti di noi hanno intrapreso diete che non hanno funzionato a dovere?), che ci costerà tanto (molto più del cibo industriale), e iniziando a cucinare in casa cose differenti da quelle che cuciniamo per noi e ovviamente aggiungere minerali vari con gli integratori.

Oppure potremmo imparare a scegliere tra prodotti industriali buoni e prodotti meno buoni, e soprattutto iniziare a chiedere alle aziende che producono cibo per ogni razza, età, stadio della vita e malattia, più garanzie ed etichette più trasparenti (l’origine della carni e la loro lavorazione, tanto per fare un esempio, o anche limiti alla sperimentazione). Insomma il cibo industriale garantisce ai nostri amici una vita dignitosa e lunga, se non abbiamo né il tempo né le conoscenze giuste per preparare del cibo adeguato.

Inoltre nel servizio le varie marche (ma si calca la mano soprattutto su Royal Canin) non aprono le porte alla stampa e alle telecamere come a nascondere chissà quali nefandezze. Ma è immaginabile che nessuna azienda apra le porte per svelare i suoi segreti industriali. Sempre Royal Canin è accusata di diversificare i propri prodotti in base alla razza, ma non ci è dato sapere se questi prodotti siano veramente tutti uguali (e allora sì che è una truffa), o se ci siano effettivamente differenze di formulazione e magari di sapore. E allora quando il nostro cane rifiuta un tipo di crocchette rispetto a un altro, potrebbero non essere solo vezzi.

Il secondo messaggio che emerge dal servizio è poi che i veterinari che consigliano il cibo industriale sono tutti corrotti al servizio delle multinazionali. E, reato ancor più grave, possono “prescrivere solo farmaci ad uso veterinario” e non “farmaci a uso umano, anche se hanno la stessa molecola”. Secondo il servizio, solo per salvaguardare i guadagni. Non viene proprio sollevato il problema dosaggio: un farmaco che usiamo noi, che in media pesiamo 60 chili, non può essere usato per un chihuahua o per un gatto, che pesano in media 2-3 chili. E questo perchè non possiamo considerare la nostra abilità nei dosaggi pari a quella di un laboratorio dove si lavora al centesimo di grammo. E tra le lamentale dei veterinari intervistati (vedi il caso di Andrea Zatelli), l’unico che esula dal contesto complottistico è Giacomo Biagi, che appunto dichiara che a una dieta casalinga bisogna aggiungere altri composti, tra cui taurina e fosfato di calcio. Ma possiamo fidarci dei proprietari (e quindi di noi stessi) per il dosaggio degli integratori? No, o almeno non sempre. Sia per i farmaci che per gli integratori. E infatti più avanti nel servizio si vede un suo paziente a quattro zampe che ha i calcoli, per eccesso di calcio nella dieta. Siamo quindi sicuri che questa dieta casalinga addizionata di integratori sia la scelta migliore per i nostri amici animali?