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Ieri secondo giorno consecutivo di blocchi.  Quindi l’accordo salva posti.

La rsu, il consiglio di fabbrica, aveva sostenuto che l’azienda volesse andare al superamento dell’accordo del marzo di quest’anno, accordo che prevedeva garanzie precise per tutti i 220 addetti della Dema di Pomigliano, destinati a essere trasferiti nell’impianto principale di Somma Vesuviana una volta chiuso quello di Pomigliano. Ma le cose poi si sono complicate. Lo stabilimento pomiglianese chiuderà ad agosto però il trasferimento di tutti gli addetti sembrava  a un certo punto messo in discussione. Ecco perché per due giorni gli operai del sito ubicato nel consorzio del Sole hanno bloccato il trasferimento dei macchinari nell’altra fabbrica aeronautica di proprietà della Dema, quella di Brindisi. Anche ieri scioperi e picchetti quindi. L’astensione, in un primo momento fissata a sole due ore per i colleghi di Somma Vesuviana, è stata poi prolungata per tutto il giorno. Gli operai di Pomigliano avevano bisogno di rinforzi. Da qui la necessità di chiedere il massimo coinvolgimento dei colleghi impegnati nello stabilimento principale di via San Sossio, a Somma Vesuviana. Si temevano licenziamenti per cui sindacati e operai puntavano a un nuovo accordo che blindasse i posti di lavoro. E alla fine la nuova intesa è spuntata: confermata la chiusura della fabbrica di Pomigliano, entro settembre, ma tutti i 220 addetti di Pomigliano per quella data passeranno nello stabilimento principale di Somma Vesuviana. Tutti, compresi i 58 operai addetti alle macchine a controllo numerico, che ormai hanno preso la strada di Brindisi. Per le tute blu previsto un periodo di cassa integrazione a rotazione, una settimana di stop al mese, da effettuare fino a tutto il 2016 nell’impianto di trasferimento, quello di Somma. Ergo: la lotta stavolta ha pagato. Posti salvi. Ma un’altra fabbrica sparisce dal polo industriale più importante e più in crisi del Mezzogiorno.