La televisione italiana perde il suo simbolo più grande: Pippo Baudo è morto a 89 anni, in un sabato sera che sembra scritto dal destino. Proprio la sera dei suoi varietà, quella fascia oraria che lui aveva trasformato in un rito collettivo.
Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, nato a Militello in Val di Catania nel 1936, è stato più di un presentatore: un costruttore di format, un talent scout, un maestro di intrattenimento. Dopo gli esordi come pianista e cantante, entrò in Rai negli anni Sessanta e si impose con Settevoci. Nel 1968 salì per la prima volta sul palco dell’Ariston e da allora Sanremo non sarebbe stato più lo stesso: tredici conduzioni in totale, di cui sette anche come direttore artistico.
Il sabato sera, il grande show televisivo, era il suo regno: da Fantastico a Canzonissima, da Domenica In a Serata d’onore, il pubblico sapeva che davanti allo schermo avrebbe trovato il suo carisma rassicurante e la sua professionalità. Non a caso ha lanciato o rilanciato figure che avrebbero segnato la musica e lo spettacolo italiano, da Giorgia a Bocelli, da Lorella Cuccarini a Laura Pausini.
La sua carriera ha attraversato anche parentesi nelle tv private, ma il legame più forte è rimasto sempre con la Rai, dove negli anni Novanta fu anche direttore artistico di Rai 1. Negli ultimi tempi si era ritirato a vita privata, rifiutando comparsate e interviste, pur restando nell’immaginario collettivo come “il maestro”.



