Case pagate fino a 100 milioni di lire: sono finite nelle mani delle banche. Sgomberi dietro l’angolo

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L’asta degli alloggi Soficoop di Somma Vesuviana è andata deserta.

 

Venerdi scorso è andata quasi del tutto deserta l’asta del primo lotto delle case Soficoop fatte pignorare dal tribunale di Nola. Soltanto quattro promittenti acquirenti che per i rogiti degli appartamenti avevano sborsato, negli anni Novanta, fino a 100 milioni delle vecchie lire sono riusciti a sborsare altri 100mila euro ( vale a dire altri 200 milioni delle vecchie lire ) per entrare finalmente in possesso degli alloggi evitando così lo sgombero. Sgombero che a questo punto si profila come uno spettro per i 16 abitanti delle case per le quali le buste dell’asta non contenevano nulla. Case che sono andate a finire dritte dritte nella piena disponibilità della Sofir, la fiduciaria dell’Istituto Bancario San Paolo di Torino che per conto della banca sta curando il business del pignoramento finalizzato alla rivendita a mercato libero degli alloggi. Intanto non si sa ancora come andrà a finire per gli altri due lotti di appartamenti pignorati, ognuno da quindici immobili, del rione Soficoop di via Milano.

Per il secondo lotto l’asta è fissata al 29 giugno. Per il terzo al 16 settembre. A ogni modo il tribunale di Nola ha già calendarizzato gli sgomberi delle case i cui abitanti non saranno riusciti entro la fine dell’estate a comprare con moneta sonante le quattro mura finite in una incredibile procedura di pignoramento venti anni fa. Tutta colpa di un costruttore che ha intascato i soldi dei rogiti senza girarne una cospicua fetta all’ex Banco di Napoli, l’istituto che aveva erogato i mutui finalizzati alla realizzazione, ai sensi della legge sull’edilizia economica agevolata, dei palazzi di Somma Vesuviana, rimasti peraltro incompleti.

Per completarli furono gli stessi truffati a sganciare di tasca propria altri soldi. Ora però rischiano di ritrovarsi in mezzo alla strada. Il comune, sindaco, maggioranza e opposizione, ha lanciato al prefetto il rischio di seri pericoli per l’ordine pubblico. Stessa sollecitazione è stata esercitata sulla Regione Campania. Per il momento però sin registra solo un silenzio assordante.

 

 

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