La società che gestisce l’acqua nell’area vesuviana e sarnese non ha mai suscitato le simpatie della popolazione a causa di bollette elevate, conguagli continui, tasse pregresse e forniture idriche molto scadenti per lavori infiniti.
150 milioni di euro in cinque anni terminati nelle mani delle ditte del clan dei casalesi grazie a una miriade di lavori in somma urgenza. C’è pure un appalto di 31 milioni erogato dalla Gori al centro dell’inchiesta della Dda culminata ieri con 13 arresti a carico, tra gli altri, del deputato di Forza Italia, Carlo Sarro, e dell’ex parlamentare dell’Udeur, Tommaso Barbato “da Marigliano”, il “lama” che sputò in faccia a un suo collega di partito, collega reo di essersi rifiutato di votare la sfiducia al governo Prodi. L’esecutivo poi cadde in quelle turbolente sedute del 2008. A ogni modo Sarro, per il quale adesso si è in attesa dell’autorizzazione a procedere, è stato raggiunto dal provvedimento antimafia in qualità di commissario liquidatore dell’Ato 3, l’ente pubblico che attraverso il consorzio dei comuni controlla la maggioranza del pacchetto azionario della società di Ercolano. E’ una società parecchio invisa la Gori. In questo periodo infatti l’azienda, presieduta dal parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta, sta staccando i contatori dalle case di centinaia di utenti, molti dei quali si stanno rifiutando di pagare le bollette spedite dalla società a causa dei continui disservizi e delle ripetute richieste di quelle che ormai sono percepite come gabelle ingiuste. Il metodo del distacco è semplice: arriva alla chetichella un operaio, magari in un orario morto, e in un battibaleno ci si ritrova senza il prezioso liquido nei rubinetti, che spesso sono già a secco o senza pressione a causa dei continui disservizi. Alla fine se vuoi riavere il contatore e tornare a sopravvivere nell’alloggio che abiti l’unica soluzione è quella di pagare. E spesso si tratta di sborsare centinaia e centinaia di euro di canoni pregressi, conguagli illeggibili, bollette e controbollette. Una situazione che sta facendo inviperire l’intera popolazione dei comuni il cui acquedotto è gestito dall’azienda controllata dai seguenti soggetti: 51 % all’ Ente d’ Ambito Sarnese Vesuviano (Consorzio obbligatorio dei 76 comuni dell’ ATO 3), 37,05 % alla Sarnese Vesuviano Srl (il cui 95,79% è detenuto da ACEA S.p.A.), 11,93 % all’Asm, (Azienda Speciale Multiservizi del comune di Pomigliano d’Arco) e 0,02 % alla Sam (Azienda Speciale del comune di Castellammare di Stabia). Intanto Sarro ha annunciato di essersi dimesso dall’Ato 3. Il parlamentare berlusconiano si sta difendendo così: “In ragione dell’incarico di Commissario liquidatore dell’Ente d’ambito sarnese vesuviano – dice – non mi sono mai occupato, né avrei potuto farlo, di gare, contratti, aggiudicazioni di lavori, ecc, concernenti il servizio idrico, la cui gestione operativa è demandata alla Gori Spa, che è persona giuridica distinta dotata di propri uffici e proprio personale a tanto preposti. Desta in me sconcerto ed amarezza – aggiunge il deputato – vedere il mio nome trascinato in una simile situazione avendo improntato, in oltre trent’anni di attività professionale e venti di impegno politico e istituzionale, tutta la mia azione a principi di correttezza e onestà. E al fine di prevenire qualsiasi tipo di strumentalizzazione politica, ho rassegnato le dimissioni dalla carica di Commissario liquidatore dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano ed ho rimesso al Partito gli incarichi politici da me rivestiti. Dedicherò tutto il mio tempo a lavorare per la riaffermazione della verità, non potendo permettere che la dignità della mia famiglia e la mia storia personale, professionale e politica possano essere intaccate da una simile vicenda”.



