Motocross, minicross e quad. Tutti con i motori rombanti e pronti a partire per l’edizione 2016 dei Campionati Internazionali d’Italia. Fin qui nulla di male, solo uno sport che riceve molti consensi. “Nulla”, se non fosse per la location: la spiaggia.
Il campionato in questione, infatti, non a caso si chiama “Supermarecross”. I centauri di certo godranno di una vista mozzafiato. Ma a pagarne le conseguenze potrebbe essere il sistema costiero.
La prima tappa parte proprio dalla Campania, sul litorale di Miliscola a Bacoli, per la precisione. Un’area indicata “ad alta naturalità” e a “protezione integrale” nel piano urbanistico, con l’arenile quasi del tutto compreso in due SIC, Siti d’Importanza Comunitaria, istituiti con la Direttiva Habitat per la conservazione della flora e della fauna selvatica.
Nonostante le aree protette, la gara del Supermarecross non si svolgerà fuori dai confini del SIC, bensì al suo interno: nella parte in concessione al lido Turistico Beach Park. E infatti in questi giorni le ruspe sono state al lavoro sulla spiaggia proprio per costruire la pista per le moto.
In altri luoghi d’Italia tale attività ha già distrutto completamente il sistema di dune costiere. È avvenuto ad esempio nel bellissimo golfo di Baratti, in Toscana, nonostante l’avvertimento e le sollecitazioni di associazioni ed esperti: le gare di motocross in spiaggia e i camping alle spalle della battigia hanno distrutto la rigogliosa vegetazione dunale, che ha l’importantissima funzione di trattenere la sabbia e impedire l’erosione costiera. Al resto ci ha pensato la pioggia, che ha dilavato la sabbia, e oggi tutto il territorio è esposto alle forti mareggiate e al crollo degli alberi di pino che sorgevano dietro la duna.
Sulla spiaggia di Miliscola, il sistema dunale è già compromesso da anni: completamente differente da quello che è possibile osservare a un paio di chilometri nella Riserva Naturale Costa di Licola, dove le dune costiere ancora resistono. A Miliscola, invece, le dune non ci sono più. Al loro posto troneggiano i lidi in cemento, la strada, i parcheggi e le case. Il processo di erosione costiera, quindi, è già in atto da tempo.
«La consueta pulizia della spiaggia operata dai lidi impedisce la crescita delle piantine pioniere che bloccano e trattengono la sabbia, impedendo al mare di portarla al largo» spiega Enzo Pranzini, esperto dell’Università di Firenze, che da quaranta anni studia l’evoluzione degli ambienti costieri, con particolare attenzione alle cause antropiche dell’erosione costiera e alle tecniche di riequilibrio delle spiagge. «Rimuovere questa vegetazione, consente al mare di portare via la sabbia dall’arenile, anche se lentamente».
Ora, per il campionato Supermarecross, la spiaggia è stata rimodellata per consentire alle moto di effettuare la gara. «Di per sé spostare la sabbia non aumenta l’erosione costiera. Ma attività come questa, creano un nuovo profilo sabbioso che non è in grado di assorbire una mareggiata: la sabbia si scompatta e può essere portata a largo dalle onde più facilmente. Inoltre se le onde, arrivando, trovano una superficie impattante come il cemento, possono creare danni alle strutture e aspirare sabbia con più forza. Si potrebbe creare quello che si chiama “hotspot erosivo“, che non potrebbe essere sanato nel tempo». I danni di quest’attività reiterata nel tempo, quindi, potrebbero essere irreversibili.
Oltre ai meccanismi che disegnano la morfologia del territorio, c’è poi da considerare anche la fauna e la flora che vive in questi ecosistemi. «La spiaggia non è un deserto, del resto neanche un deserto lo è. Oltre alla vegetazione, le nostre spiagge ospitano molte specie animali: prima di tutto una ricca fauna interstiziale, che vive nella sabbia» continua Pranzini. Organismi minuscoli come varie specie di vermi marini e piccoli crostacei come i talitri, meglio conosciuti come pulci di mare, alla base della catena alimentare e indicatori di una buona qualità ambientale. «Inoltre non dobbiamo dimenticare che le spiagge sono importanti siti di nidificazione di specie protette, come tartarughe marine e uccelli».
Infatti, il litorale di Bacoli è monitorato costantemente dall’Associazione ARDEA, grazie a un progetto speciale avviato nel 2013: Una spiaggia per il fratino. Tramite il monitoraggio di tre specie di piccoli uccelli acquatici (corriere piccolo, corriere grosso e fratino) lo studio mira a difendere e conservare la naturalità delle nostre spiagge, coinvolgendo e sensibilizzando proprio gli operatori degli stabilimenti balneari alla tutela di questi piccoli uccelli a rischio di estinzione. «Queste specie continuano a scegliere il litorale campano per nidificare» spiega il naturalista Marcello Giannotti, coordinatore del progetto. «Ma negli ultimi decenni il sistema costiero ha subito una forte alterazione dovuta all’azione dell’uomo, che ha reso soprattutto il fratino una specie molto rara» prosegue Giannotti. I nostri arenili, infatti, sono un patrimonio prezioso, ricco di biodiversità da tutelare. «Lungo le spiagge di Bacoli sono stati osservati almeno due tentativi di nidificazione di corriere piccolo. Tentativi non andati a buon fine, purtroppo, proprio per il disturbo antropico. Inoltre in questo periodo, si possono osservare altre specie protette come i piovanelli tridattili e le beccacce di mare a passeggio sulla sabbia, alla ricerca di cibo» conclude Giannotti.



