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Anche in Campania la popolazione invecchia. Nella nostra regione l’età media dal 2002 a oggi è passata da 37 a 42 anni; nello stesso periodo in Italia si è arrivati da 41,5 a 45,4 anni, in Liguria, la regione più “vecchia”, da 47 a 49 anni. E cioè in Liguria è aumentata di due anni, in Italia di due anni e mezzo, in Campania di cinque anni. Questo vuol dire che anche da noi, la regione “giovane” per antonomasia, ci sono più anziani. E, soprattutto, ampie schiere di ex giovani si avviano speditamente verso la terza età. E quindi urge per la Regione Campania attrezzarsi con adeguate politiche per gli anziani, a breve e medio termine.

Indispensabili strumenti di intervento per non autosufficienti e fragili sono, ancora, il sostegno economico, soprattutto attraverso l’indennità di accompagnamento, e poi i servizi sanitari e sociosanitari. Sappiamo tutti dell’uso dell’indennità per far fronte a difficoltà economiche di intere famiglie, se non per la sopravvivenza stessa delle persone. Nel corso degli anni i fondi dal governo centrale per il sociosanitario si sono sempre più ridotti, il fondo nazionale per la non autosufficienza è vicino allo zero.

In Campania occorre costituire un fondo regionale per la non autosufficienza attraverso la fiscalità generale. Così come occorre consolidare la presa in carico delle persone non autosufficienti con piani di intervento personalizzati; generalizzare l’integrazione delle reti di assistenza sociale e sanitaria, un’esperienza che a Napoli si fa da qualche tempo. Si dovrebbe anche da noi erogare un contributo aggiuntivo all’assegno di cura, finalizzato a sostenere una parte della spesa per le assistenti familiari (le badanti). Per intervenire così sulla qualificazione della loro attività e per regolarizzarne il rapporto di lavoro.

Insieme ai tradizionali strumenti di intervento s’impongono misure innovative nella direzione di migliorare la qualità della vita degli anziani. A cominciare da serie e concrete politiche abitative per loro, che prevedano interventi strutturali sulle abitazioni. Per rendere più fruibili gli spazi, eliminare le principali barriere architettoniche, applicare tecnologie e attrezzature. Dovrebbero esserci disponibili soluzioni abitative alternative per gli anziani che non hanno la casa. Ad esempio ristrutturare edifici dismessi o sotto utilizzati, per realizzare soluzioni abitative più amichevoli e accessibili, con la formula del cohousing, cioè alloggi privati e ampi spazi comuni e condivisi.

Per la popolazione anziana è fondamentale, oltre la pianificazione dei servizi sociosanitari, la loro integrazione con servizi e attività dei diversi settori, come mobilità, urbanistica, sicurezza. Così come lo è la domiciliarità, cioè vivere a casa propria, per gli anziani sono importanti la mobilità, spostarsi con i mezzi pubblici, la vivibilità del quartiere e della città, arredo urbano e spazi verdi compresi, un sistema di protezione contro truffe e raggiri.

Ma considerando le caratteristiche dell’esercito di nuovi anziani, o giovani anziani, che si affacciano alla terza età, e cioè più istruiti, meno “usurati” fisicamente, più disposti alla partecipazione e alla vita sociale, occorrono soprattutto vere e proprie scelte politiche per l’invecchiamento attivo. Promozione della cultura di prevenzione con particolare attenzione ai corretti stili di vita, educazione permanente, volontariato di comunità. Fondamentale diventa una legge nazionale di promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo.

Una legge strategica a cui non può certo sopperire la pur lodevole legge regionale esistente. La quale mira a una programmazione più attenta e a un miglior coordinamento degli interventi, ma quelli già previsti, a favore delle persone anziane. ci vuole una legge nazionale, con adeguata dotazione finanziaria, con chiare finalità. Promuovere azioni a favore delle persone anziane. Sostenere un invecchiamento attivo in grado di utilizzare al meglio le risorse di ogni persona per tutto l’arco della vita. Dandogli la possibilità di essere protagonista del proprio futuro, favorendone l’inclusione sociale.