L’inchiesta: assunzioni in una ditta di vigilanza in cambio di voti. La vicenda risale alle comunali del 2012 e coinvolge un ex esponente di maggioranza e una ex guardia giurata. Le indagini di carabinieri e procura di Nola.
Posti di lavoro in cambio di voti, assunzioni promesse durante le elezioni amministrative. E’ questo il sospetto dei magistrati. La Procura di Nola ha aperto l’inchiesta nel 2012, anno dell’inizio dell’attuale consiliatura. E la prima udienza del processo è prevista per stamane. Tre gli inquisiti: un consigliere comunale di maggioranza, Nicola Ricchiuti, un ex dipendente di una ditta di vigilanza e un altro personaggio sospettato di aver fatto da gancio con gli elettori. C’è una denuncia. L’hanno sporta alcuni cittadini presso la stazione dei carabinieri di Acerra. E’ da qui, da questo presidio militare, che il maresciallo Vincenzo Vacchiano, comandante della stazione, ha fatto partire le prime indagini. Quindi il pm Cristina Curatoli ha aperto l’inchiesta. Al centro delle attenzioni c’è una ditta di vigilanza di Acerra. Un’azienda che gli inquirenti considerano direttamente riconducibile a Ricchiuti. Vari gli episodi finiti al vaglio degli investigatori. In particolare è stata esaminata una riunione tenuta in un comitato elettorale aperto nei pressi del centrale corso Italia. Qui alcuni candidati avrebbero garantito, attraverso l’intermediazione di un dipendente dell’impresa, l’assunzione come guardie giurate di vari cittadini, che in cambio avrebbero però dovuto prima procurare una serie di voti durante le elezioni comunali del maggio 2012. Promesse di lavoro che però, stando alle accuse, che sono tutte da confermare in sede dibattimentale, sarebbero state mantenute solo in parte. A elezioni avvenute alcuni giovani sarebbero stati prima assunti nella ditta e subito dopo licenziati. Quella del 2012 è stata una tornata elettorale molto tormentata. Immediatamente dopo il voto di maggio il candidato a sindaco sconfitto, Antonio Crimaldi, del centrodestra, si recò in Procura per consegnare un dossier-denuncia. All’interno c’era di tutto. Schede già votate e inserite nelle urne prima dell’apertura dei seggi, schede marcate con un particolare sistema di riconoscimento, striscioni elettorali sui balconi delle case dei boss. Secondo l’opposizione di centrodestra sarebbe molto lunga anche la lista dei “cadeaux” elargiti agli elettori prima e durante le elezioni. Si va dal rilascio di buoni per la spesa nei supermercati alla distribuzione di buoni del Comune per l’acquisto gratuito dei libri di scuola, dalle esenzioni ticket dell’Asl alla cancellazione dai ruoli comunali per il pagamento della bolletta dell’acqua. Nel dossier c’è anche un episodio relativo a un lavoro pubblico, il rifacimento di una strada. Opere che sarebbero state effettuate, in base alla denuncia, senza la preventiva autorizzazione del Municipio da un’impresa di costruzioni di proprietà del padre di una candidata: lavori realizzati in un lampo per catturare il consenso di condomini interi. Ma una delle accuse più pesanti è certamente quella relativa all’episodio scoperto nel seggio del rione Spiniello, finito nella bufera perché qui una giovane elettrice era stata sorpresa a fotografare col cellulare la sua scheda appena compilata in cabina. La ragazza è stata poi denunciata dalla polizia. Non è finita. Nel mese di ottobre dello stesso anno il neoeletto sindaco Raffaele Lettieri seppe di una sospetta compravendita dei loculi cimiteriali. Il sindaco si recò subito al commissariato di polizia per denunciare la vicenda. Poi negli ultimi tempi il comune di Acerra è stato interessato da un’altra serie di inchieste, tutte ancora in corso. Le accuse dei pm puntano in particolare sull’assenteismo di massa da parte di un numero notevole di dipendenti comunali e su un sospetto peculato messo a segno da esponenti dell’esecutivo e della polizia municipale per aver utilizzato le auto del comune in occasione di una festa di partito in Toscana. Nelle mani della magistratura è finita anche la sospetta compravendita dei loculi cimiteriali. E ora si apre il processo sul voto di scambio. Mario Calzolaio, 40 anni, è l’uomo chiave di questa inchiesta. Calzolaio è inquisito dal tribunale di Nola per aver procurato voti alla maggioranza che governa la municipalità in cambio di una serie di posti di lavoro nella ditta di vigilanza gestita da Ricchiuti. L’ex consigliere comunale una volta vinte le elezioni ha poi ottenuto varie deleghe amministrative. Ma c’è un dato su tutti: Calzolaio ha fatto i nomi del consigliere comunale e di una donna, una parente stretta di un esponente di punta della giunta attualmente al potere. “Ho fatto il nome del consigliere comunale – aveva raccontato all’epoca dell’inizio delle indagini l’ex vigilante – che era candidato alle elezioni del consiglio municipale. Ho anche fatto i nomi – aveva aggiunto, tono sicuro – di tutti quelli che so per certo che sono stati assunti da lui: uno se n’è andato dalla ditta mentre gli altri continuano a lavorare”. Calzolaio era stato assunto nell’azienda di vigilanza privata, poco prima delle elezioni, con un contratto a tempo. “Sono stato assunto il 10 aprile del 2012 e ho procurato 244 voti. Poi la polizia – ha raccontato ancora l’imputato – ha segnalato alla ditta che avevo ricevuto una denuncia per aver protestato in passato nel cantiere dell’inceneritore, in quanto avevo perso il mio lavoro di muratore. Dopo quella segnalazione il candidato, divenuto quindi consigliere con 341 voti di preferenza, mi ha detto che il contratto non poteva più essere rinnovato e mi ha cacciato”. Calzolaio ha riferito al pm i particolari del presunto voto di scambio. “Prima delle elezioni – il suo racconto – abbiamo aperto una sede per fare la pubblicità al candidato e alla parte politica che sosteneva. Il candidato mi ha incaricato di raccogliere il maggior numero di voti possibile in cambio dei posti. Poi una donna, sua parente nonché parente stretta anche di un altro candidato più importante di lui, ha telefonato ai miei: “se volete far lavorare vostro figlio dovete portare i voti”, ha intimato la donna ai miei genitori, con un tono minaccioso. E io ho fatto ciò che mi è stato imposto se volevo sopravvivere”. Dal canto suo Ricchiuti aveva replicato così durante l’abbrivio dell’inchiesta: “Chiunque si può svegliare la mattina e inventarsi qualsiasi accusa. E’ facile individuare un soggetto che fa l’imprenditore e che è un esponente della maggioranza. Inoltre non c’è stato nessun voto di scambio: la mia azienda è in forte espansione per cui non ho assunto non solo ad Acerra ma in diversi altri comuni. Quindi: ben venga l’azione dei magistrati”.



