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Acerra, profughi africani respinti. Parlano i cittadini: c’era CasaPound

In base al racconto di testimoni oculari sabato sera sul posto c’erano anche i nazifascisti a spalleggiare la gente. C’è però chi replica: CasaPound non ci rappresenta.    

Il piano di alloggiamento dei profughi africani sta facendo acqua dappertutto. Dopo i drammatici fatti di Quinto, nel trevigiano, si è infatti sfiorata un’altra sollevazione popolare ottocento chilometri più a sud, nella difficile Acerra. Qui l’latro ieri sera un gruppo formato da una quarantina di giovani spauriti è stato respinto dagli abitanti scesi in strada, abitanti che secondo alcune testimonianze, sono stati spalleggiati da alcuni militanti di CasaPound. C’è chi ha anche ipotizzato che i nazifascisti siano stati chiamati da alcuni residenti, forse al telefono o forse attraverso i social network. Comunque, a differenza di quanto avvenuto in Veneto, nella cittadina napoletana non si sono registrati incidenti. La polizia avrebbe dovuto sistemare i profughi in tre villette a schiera del parco Di Fiore, nel rione Spiniello, immobili affittati a una cooperativa di Gricignano di Aversa. Alla fine però le forze dell’ordine sono state costrette a dirottare gli africani in una casa famiglia di Giugliano. La cronaca degli eventi è di quelle ad alta tensione. Alle 21 di sabato il bus con i profughi arriva allo svincolo sud di Acerra. Il mezzo è scortato da un’auto della polizia. L’area del quartiere in cui gli africani dovranno essere sistemati è stata isolata: niente illuminazione pubblica, tutto buio in via Ignazio Caruso. La gente inizia a insospettirsi. Il problema però scoppia nel momento in cui i profughi scendono dal pullman. Gli abitanti li vedono e subito capiscono. Qualcuno dà l’allarme: “Vogliono metterli nei nostri palazzi”. E’ come una chiamata alla mobilitazione generale. Dalle case scendono in strada almeno cento persone, donne, uomini, anziani. Ci sono anche bambini. Chiedono ai poliziotti di non far entrare negli alloggi gli africani. Attriti che rischiano di degenerare. In base alle testimonianze di persone che hanno partecipato al presidio il peggio si teme all’arrivo in via Caruso di alcuni militanti napoletani di CasaPound. A ogni modo la protesta è composta. Nulla a che vedere con i fatti di Quinto, dove qualche giorno prima la gente si è rivoltata a suon di roghi di masserizie, blocchi stradali e parapiglia con le forze dell’ordine. Questa di Acerra invece è una ribellione civile e senza eccessi. Ma i poliziotti presenti sul posto capiscono che non ci sono le condizioni per completare l’operazione. Spunta il contrordine: si torna nel bus. Poco prima della mezzanotte la polizia riesce a reperire un’altra struttura, una casa famiglia nelle campagne di Giugliano, dove non si registrano intoppi. Qui l’edificio in cui vengono ospitati i profughi è piuttosto isolato, nella campagna. Intanto dalle villette di Acerra i facchini portano via un’ottantina di letti e altrettanti materassi.”Evidentemente doveva arrivare un altro bus”, dicono i testimoni. Gli abitanti del rione Spiniello non si fidano. Rimangono a presidiare la zona fino a ben dopo la mezzanotte. Profughi e poliziotti se ne sono andati. Ma loro restano. “Il sindaco dov’è ?”, si chiedono. La gente rimane di guardia fino alle tre e mezza. E’ solo a quell’ora che torna definitivamente la calma: tutti a dormire. Il giorno dopo, domenica di sole e caldo forte, Acerra è deserta. Ma il web è scatenato. Nei social network è il consueto scannarsi a vicenda. C’è chi dichiara di vergognarsi di tutti quegli acerrani che hanno respinto i profughi “perché  Acerra non è questa, è tutt’altro”. In un comunicato la Federazione della Sinistra parla di ” un  gruppuscolo di meschini sciacalli fascisti, deboli con i forti e forti con i deboli, che ha cercato di sobillare la rabbia popolare contro l’arrivo di una decina di profughi in fuga da bombe e persecuzioni”. Però gli abitanti del rione Spiniello si difendono: “Tutto questo non sarebbe successo se almeno le istituzioni ci avessero avvertiti in tempo, se avessero evitato atmosfere da coprifuoco e ci avessero coinvolti allo scopo di preparare l’accoglienza”.

 

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