La processione della Madonna della Neve è connessa alla civiltà contadina e ha carattere penitenziale. Al passaggio, gruppi di donne cantano dai terrazzi: ma intorno all’origine e alle forme del rito non ci sono certezze definitive.
Le confuse informazioni che mi diede anni fa un esperto di storia locale sono state ora rischiarate dall’ organica spiegazione di Alessandro Masulli, che, tra i molti pregi, ha anche quello di essere un fine studioso di cultura vesuviana. Dunque, ogni quattro anni, durante la Festa delle Lucerne, si svolge a Somma la processione della Madonna della Neve. Durante la processione – riporto integralmente la spiegazione di Alessandro – “ un canto omofono sciolto a carattere melismatico in tonalità minore viene intonato a cappella da più donne in circolo ( simile alla posizione assunta dai confratelli al canto del miserere il Venerdì Santo)”. “Il testo a rime sciolte, riportato da Ginette Herry dell’Università di Strasburgo così recita: O Madonna della Neve / tu che aiuti i tuoi fedeli (bis)/ i tuoi fedeli li puoi aiutare (bis)/. O Regina della Pietà (bis) / tutte queste lucerne accese (bis) / O Regina della città(bis) ai piedi della Madonna (bis) è caduta una bella stella nel fulgore del sole ardente (bis) cade la neve che la fa bianca”. Ritiene Alessandro che si tratti di una “lamentazione funebre”, che egli ha già “riscontrato nell’esecuzione del testo “Gesù mio”, che il gruppo Cantorum dell’ Arciconfraternita del SS.mo Sacramento di Somma intona ancora oggi il Venerdì Santo sul sagrato della Collegiata e durante il tragitto”.
Alessandro Masulli dice che le donne cantanti “sono posizionate di solito sul terrazzo del Palazzo Colletta/Papa, ubicato proprio di fronte alla Collegiata. Altri punti erano a via Castello (proprietà Angrisani), al vico Coppola (proprietà Raia), al vico Perzechiello (proprietà Nocerino) e in ultimo presso Porta Formosi dai vetusti palazzi della antica famiglia Scozio”.
L’esperto di storia locale mi disse che le donne intonano il loro canto restando nascoste: il particolare non viene confermato da Alessandro Masulli: in ogni caso le cantanti non accompagnano la processione. E questo è un dato importante, dal momento che il rito riguarda la Madonna della Neve. Il gesuita Alessandro Diotallevi nel suo libro sulle feste in onore della Madonna, pubblicato nel 1761, sostenne che la “neve “ sta a indicare, simbolicamente, la “purità”, e dunque la “salute” spirituale e fisica: a Ottaviano la festa in onore della Madonna della Salute si celebra proprio agli inizi di agosto. I tre culti sono connessi al mondo dell’agricoltura, perché richiamano l’idea dell’acqua limpida, tanto necessaria alla salute degli uomini e degli animali e al rigoglio della vegetazione. Nell’agosto del 1697 si svolse a Ottajano un complesso rito per invocare la pioggia sui campi bruciati da quasi tre mesi di arsura ininterrotta: la statua della Madonna della Salute venne portata in processione dalle asciutte cisterne di località “Paradiso” fino ai vigneti e agli orti del “ Recupo” ( di questo pittoresco evento parleremo a parte). La neve veniva usata non solo per la conservazione delle carni, ma anche come primo rimedio nelle febbri e nelle infezioni: nel territorio vesuviano l’appalto della neve non c’era anno che non provocasse polemiche e liti giudiziarie tra gli appaltatori e le autorità comunali.
Ma nel culto della Madonna della Neve ci sono anche elementi di carattere penitenziale, giustificati dalla simbologia della purezza. Nei secoli questa simbologia, religiosa e laica, ha assegnato alla donna il ruolo di capro espiatorio: da non molto tempo la Chiesa permette alle donne di far parte dei cori, e credo che sopravviva da qualche parte l’ancestrale timore che il flusso mestruale contamini i prodotti agricoli, la farina lavorata per cuocere il pane, la conserva di pomodoro quando si fanno “le bottiglie”. Non possiedo conoscenze definitive sull’origine del rito sommese del coro di donne che cantano dai terrazzi delle case: è importante stabilire con certezza se esse cantino restando nascoste, e perché cantino proprio da quelle case. La spiegazione prima dello stare nascoste sarebbe la memoria di quelle procedure penitenziali che nelle processioni della Madonna Nera imponevano alle “penitenti”, scarmigliate, di stare in coda al corteo, di reggere candele spente, di camminare a piedi nudi. Credo che anche nel canto delle donne sommesi ci sia un elemento che fa pensare alla penitenza: la bella stella che cade ai piedi della Madonna “nel fulgore del sole ardente” e poi viene fatta “ bianca” dalla neve a me pare che indichi una bella peccatrice che spegne l’ardore della passione, si pente, e così viene purificata dalla pietà della Madonna. Ma un rito “aperto” in una festa a struttura aperta come la Festa delle Lucerne consente un fascio di spiegazioni.
(Fonte foto: Facebook)







