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A Ottaviano, nella crisi dell’identità civica, la “diana” di San Michele farà la stessa fine della processione della SS.Croce?

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In Ottaviano, soprattutto nel Centro Abitato, la crisi evidente dell’identità civica fa sì che i riti religiosi e i valori della storia tendano a dissolversi, poiché le tradizioni vengono lette e intese soprattutto nella versione “mercantile” dello spettacolo. Il ruolo della Pro Loco. Le “casette”. Il ferimento di un giovane che voleva difendere un amico.

 

Dunque, la giornata dell’8 maggio non si è aperta con il fragoroso entusiasmo della tradizionale “diana” e della folla al seguito. E’ stato detto che non erano state rispettate le norme di sicurezza: da qui il divieto dei carabinieri. Il sindaco di Ottaviano, avv. Luca Capasso, si è addossato tutta la responsabilità, come gli impone il ruolo. Ma non si riesce a capire perché il gruppo corposo degli organizzatori “materiali”, tutti esperti, tutti dotati di buona memoria,  abbia commesso una tale ingenuità, trascurando  la “lezione” che veniva dal passato, da un’altra “diana” che non si accese.  L’ Amministrazione e Ottaviano non hanno fatto una bella figura, soprattutto con i numerosi forestieri venuti ad assistere al primo omaggio che, insieme allo scampanio dei sacri bronzi, la città dedica al suo patrono. Una serie di elementi mi induce a credere che la “diana” sia destinata a scomparire per sempre dalla struttura della Festa, perché non abbiamo saputo difenderne il valore e la funzione: infatti, la crisi di identità in cui versa la nostra Ottaviano prima corrode e poi demolisce quei riti di cui non comprendiamo più il senso, e che non trovano più posto nella versione quasi esclusivamente festaiola – “consumistica”, direbbe la sociologia – che noi diamo degli “eventi” della nostra tradizione . Che il Centro Abitato di Ottaviano abbia smarrito il senso della sua identità è dato oggettivo. Ancora nel 1964 gli amministratori della città comunicavano alla Prefettura di Napoli che la storia religiosa di Ottaviano veniva rappresentata “nel sentire di ogni cittadino” da quattro processioni: San Michele, la Madonna del Carmine, la SS. Croce, il Corpus Domini. Non so se oggi si svolga ancora la processione del Corpus Domini, so che quella della SS. Croce non ha più l’importanza di un tempo, e credo che, se don Antonio Fasulo non avesse fatto incoronare la Madonna del Carmine come “compatrona” di Ottaviano, anche la processione del 16 luglio avrebbe incominciato a subire tagli di percorso e l’oltraggio del disinteresse.

La crisi della nostra identità non si manifesta solo nei “momenti” della vita religiosa. Non c’è un evento che celebri oggi la storia civile di Ottaviano, la sua tradizione culturale, il ruolo che la città ha svolto nella storia politica del territorio, i valori sociali dei suoi quartieri, il suo complicato e suggestivo rapporto con la Montagna. Non c’è una manifestazione che ricordi i Medici, il loro contributo allo sviluppo della città e di tutto il Vesuviano, non c’è un progetto politico che solleciti le scuole a dedicare alla storia di Ottaviano e del Vesuvio tutta l’attenzione che essa merita. I dirigenti scolastici, qualche docente, e qualche associazione- il Comitato Civico “A. Cifariello”, il Rotary, l’Archeoclub- fanno quello che possono, e di questo li ringraziamo: ma le pagine non scritte sono ancora troppo numerose. E siamo tutti colpevoli. Lo ripeto: tutti noi. La sera del 7 maggio c’è stata una rissa: qualcuno ha usato un coltello, un giovane è stato ferito. Mi dicono che il giovane è stato ferito perché aveva tentato di difendere un amico aggredito dal “gruppo” e che versioni non corrette dell’episodio  fanno male al ferito più del colpo di lama. Un dirigente della Pro Loco ha scritto, sotto la dettatura di una manifesta amarezza, che quel ferimento, il racconto dei giornali e il turbamento degli Ottavianesi rendevano vano il lavoro di sei mesi, l’impegno intenso e le energie fisiche e mentali che i capi e i membri dell’associazione avevano messo nell’organizzare la festa. Dico al dirigente amareggiato che l’episodio dovrebbe indurre quelli della Pro Loco e gli amministratori comunali a “ripensare” tutto il settore dell’offerta gastronomica, chiamiamola così, e a vigilare con grande attenzione sui suoi contenuti. Il riferimento al lavoro di sei mesi sembra confermare la mia tesi che la parte “carnale”  della Festa – il mangiare, il bere, i cantanti e i cabarettisti – sia diventata molto più importante della parte religiosa”. Spero che nessuno mi faccia notare che i venditori di noccioline, di torrone e di “franfellicche” hanno sempre montato i loro banchi lungo le strade di Ottaviano, durante i giorni dedicati a San Michele: sarei costretto a rispondere da maleducato. Dovrei spiegare, prima di tutto, che  il nostro San Michele, che è il San Michele “bizantino”, dopo il rituale piatto di pasta e piselli gradirebbe certamente una salsiccia vesuviana, ma non un hamburger….

La Pro Loco può impegnare una parte congrua di quei sei mesi nell’ organizzare eventi e manifestazioni che rientrino nel vasto statuto dell’associazione, che diano risalto al patrimonio culturale di Ottaviano e che non richiedano la laboriosa installazione di “casette”, baracche e banchi da mercato. A proposito delle “casette”: la loro forma e il loro colore non corrispondono ai colori e allo spirito della Festa, e poco si adattano anche all’immagine dei prodotti che in esse si smerciano: insomma, sono brutte. Hanno mai pensato, la Pro Loco e il Comitato, di servirsi dei consigli di un direttore artistico? Un bravo direttore artistico saprebbe anche riportare il concerto bandistico in Piazza Municipio – altra secolare tradizione – e suscitare di nuovo l’interesse e l’attenzione del pubblico. Chi dice che un certo tipo di musica non “tira” più  non sa che molte scuole del nostro territorio ispirano i loro programmi e la loro struttura alla “curvatura” musicale.

Il sindaco, nel commentare l’episodio del ferimento, ha esortato chi giovane non è più a fungere da modello e da esempio per chi è ancora giovane. Il discorso è complesso e merita una riflessione a parte.