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A  Brusciano, lungo una  strada storica,  la piacevole sosta delle “Vie del gusto” presso il ristorante “Terra del Vesuvio”.

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Le “Vie del gusto” approdano a un ristorante che interpreta l’arte del convito nel segno del razionalismo estetico, capace di sollecitare l’emozione della mente e la suggestione dei sensi. La cucina si presenta sotto il segno musicale dell’ “accordo”, così come il territorio di Brusciano “congiunge” la Campania Felice e il Vesuviano.

 

 

I paesi che si sviluppano lungo le strade di antica storia e di ininterrotto traffico si confrontano quotidianamente con la percezione di un flusso di uomini e di cose che viene da lontano e va lontano, che non si ferma. Sembra che per chi si muove lungo quelle strade i paesi siano solo un succedersi di nomi  stampati su cartelli azzurri. Brusciano  si distende ai lati di una via che congiunge da sempre la Terra di Lavoro casertana con Nola, e dunque con il Vallo di Lauro,  ma guarda senza sosta al  Vesuvio: tra gli alberi che proteggono la via  splendono le luci di Natale assemblate a forma di ramo, e ne vien fuori l’immagine elegante e vigorosa di una luminosa galleria, disseminata di botteghe, di negozi, di bar che invitano a sostare.

Il ristorante “Terra del Vesuvio”  ha un arredo segnato dal colore bianco: qui non ci sono le tinte chiassose, le lacche e gli stucchi e gli orpelli con cui altri ristoranti  “accendono “ i sensi dei clienti prima ancora che si mettano a tavola.  Le “vie del gusto” sono approdate, martedì sera, in un “luogo” che interpreta l’arte del convivio nel segno del “razionalismo” estetico:  ogni pietanza, prima in cucina e poi in tavola, deve essere intesa non come una “sorpresa” artificiosa, ma come un esercizio di logica, di una logica che sa parlare ai sensi e sa ascoltarne le impressioni.  Te ne accorgi dalla competenza cromatica con cui sono stati disposte sul piatto di portata  le fette del salame dal colore aggressivo e le varietà del “bianco” di latte: i formaggi, i “bocconcini” di mozzarella e gli assaggi di ricotta. Lo vedi, ancora più chiaramente, da uno dei due “primi”,  pasta, patate e provola, che lo chef Vincenzo Troiano costruisce con la sapienza di chi sa combinare i sapori rispettandone l’identità  ed è capace di imprimere il segno della raffinatezza in un piatto che fa parte della cucina piccolo-borghese.

Brusciano sta al centro di due territori, il Vesuviano e la Campania Felice, di storia antichissima, anche al forno e ai fornelli: e sebbene il Vesuvio  stia abbastanza lontano, le ceneri di alcune eruzioni si sono depositate sul territorio bruscianese e hanno dato  vigore agli ortaggi.  Il ristorante “ Terra del Vesuvio” è consapevole di questa posizione, e ne vuole cogliere abilmente i suggerimenti: e perciò nell’altro “primo” lo chef accorda in modo magistrale, intorno ai fusilli, le castagne e i porcini, e poi, proponendo come “secondo”  una scaloppina al lacryma christi, ci sollecita a confrontare  la nota energica del vino vesuviano con il vigore prezioso del Taurasi  dei Fratelli Follo, -che è il vino della serata -, e ci  ricorda, nello stesso tempo, che  “Terra del Vesuvio” è anche “braceria”.

In questo contesto si inseriscono con naturale eleganza la simpatia con cui  una splendida Sonia Sodano intervista  due dei proprietari, Giuseppe Cerciello e Luca Forlano, e lo chef;  l’arte fotografica di Giovanni Sodano, mago delle immagini e della grafica; la generosa “presenza” di Carmela D’ Avino, la direttrice  del nostro giornale, che osserva, annota, propone,  ed è visibilmente soddisfatta perché  la tappa delle “vie del gusto” è un successo, e perché si conferma ancora una volta la validità del progetto.  Nel clima particolare della serata anche il mandolino miracoloso di Ferdinando De Simone e la voce  di Gianni Tarricone danno  delle canzoni napoletane, anche di quelle più “agitate”, una interpretazione  elegantemente ironica, che i cori dei convitati – delle splendide signore, soprattutto – sviluppano con un incantevole gusto del “teatro”. E anche le immagini dei quadri di Achenbach –   la riproduzione esposta in sala , e quella che correda l’articolo – contribuiscono a ricordarci che il Vesuvio non è solo la pittoresca scena di fondo del Golfo, ma è anche, e soprattutto, il vero protagonista della storia sociale, religiosa,  economica, alimentare di coloro che abitano le pendici, le valli e i “tuori” del vulcano.  Di questa storia alimentare fanno parte le albicocche “pelecchielle” che rendono prezioso il sapore del panettone del “bar Royal” di Somma e concludono il convito nel segno di un gusto che accende la memoria e induce alla meditazione.

Ma  di questa serata al ristorante “ Terra del Vesuvio” parleremo ancora.