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Violenza sulle donne: a che punto siamo?

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Dall’inizio dell’anno ad oggi ben 115 donne hanno trovato una morte violenta ad attenderle.

E’ scientificamente conosciuta come la prima causa della depressione femminile in Italia. Dall’inizio dell’anno ad oggi ha fatto si che ben 115 donne trovassero una morte violenta ad attenderle. Nel 2011 l’hanno subita, nelle sue più varie forme, ben sette milioni di donne e, secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ben una donna su cinque è stata, nel corso della sua vita, sua vittima. E’ ancora la causa più importante della morte delle giovani donne di età compresa tra i 18 ed i 44 anni.

La violenza sulle donne, a parte i facili stereotipi e le solite banalità, non sembra conoscere battute di arresto, ceti sociali prediletti, aree geografiche di particolare pertinenza: se quello all’utilizzo della violenza è un istinto e come tale ingovernabile, spesse volte essa è la risultante di un comportamento culturale che nasce da lontano, spesso già nelle famiglie, che le donne sono costrette a sopportare nel timore, troppo spesso raccontato a se stesse, di perdere un padre per i propri figli o la serenità economica e sociale.

Spesso la donna che denuncia è lasciata sola con se stessa, incapace di gestire i conflitti con i propri sensi di colpa e di capire le conseguenze delle azioni legali che si accingono ad intentare: sovente, difatti, le stesse Forze dell’Ordine si presentano impreparate a seguire il percorso della donna vittima di violenza, che spesso non sa che alla denuncia seguirà una convocazione in Procura e, nel decorso normale, anche la deposizione in dibattimento e l’incontro-scontro con il proprio aguzzino.

Nel 2007 il Parlamento Europeo ha invitato formalmente gli Stati Membri a programmare misure di contrasto al fenomeno, ottenendo nel successivo 2010 l’invito in tal senso degli Stati ai propri organismi regionali: ne è sorta una norma ad hoc, che reca la data dello scorso luglio ma che pende in fase di concreta attuazione, che si propone di dar vita ad una vera e propria rete di collegamenti tra gli organismi presenti sul territorio, fornendo alle donne vittime di violenza assistenza sia clinica che psicologica, attraverso una rete capillare che sorge nell’importante presidio creato all’interno dell’Ospedale S.Paolo di Napoli. La legge introduce, inoltre, un vero e proprio osservatorio sulla violenza contro le donne, tenuto di concerto dalle più svariate professionalità e finalizzato, in via prioritaria, ad avviare capillari campagne di informazione.

In attesa dell’applicazione fattiva della normativa regionale, i dati statistici fanno riflettere: in particolare, quelli che riguardano l’aumento, quanto alla recidiva, dei cd. stalker, pur se veicolati attraverso realtà carcerarie o comunque detentive, in totale spregio delle finalità della norma introdotta nel nostro Paese lo scorso 2009: un dato preoccupante, che lascia intendere come una fattiva attività di repressione al sistema violenza debba, categoricamente, passare attraverso un monitoraggio e recupero della figura dell’autore del reato, attraverso percorsi di prevenzione e recupero da ritenersi assolutamente obbligatori e tali da contenere il rischio di reiterazione dei reati.
(Fonte Foto:Rete Internet)

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