Tra le 19 grandi opere contenute nel Por Fesr 2007/20013 non c’è traccia del rilancio del territorio vesuviano. Lo dice il presidente della Comunità del Parco: “Completamento della 268 è foglia di fico”.
L’assessore regionale Edoardo Cosenza ha annunciato le 19 Grandi Opere che cambieranno il volto della Campania, ma del Vesuvio e del territorio circostante non c’è traccia. Lo denuncia Giuseppe Capasso, sindaco di San Sebastiano al Vesuvio e presidente della Comunità del Parco Nazionale del Vesuvio:
«Noi Vesuviani attendevamo fiduciosi l’opportunità dei fondi europei per risolvere una condizione di paradossale marginalità. Il Vesuvio è il simbolo di Napoli nel mondo eppure la Regione sembra averlo dimenticato. Sono quasi tre i miliardi destinati al Cantiere Campania, ma neanche un euro riguarda la sventurata area vesuviana. La foglia di fico di questa indebita esclusione parrebbe il completamento della cosiddetta statale 268 del Vesuvio. Peccato che, oltre ad essere il fanalino di coda dei 19 progetti con soli 53,4 milioni di euro stanziati, i lavori in realtà riguardino lo svincolo di Angri, in provincia di Salerno».
Si tratta dei 19 Grandi Progetti contenuti nel Por Fesr 2007/20013 che rappresentano le scelte strategiche su cui la Regione Campania ha deciso di fondare la propria politica integrata di crescita del territorio. Si tratta di infrastrutture cruciali per la ripresa economica in grado di raggiungere risultati in termini di sviluppo duraturo. Al centro degli obiettivi della Regione, l’uso sostenibile delle risorse ambientali e la valorizzazione delle risorse naturali con i quali si andrà a ridurre il rischio idrogeologico nell’ottica dell’uso del suolo come difesa a tutela, anche, degli habitat e delle specie faunistiche delle aree naturali protette. Ma Capasso sottolinea, in particolare, che la Regione ha trascurato proprio l’area protetta e la necessità di una sua bonifica e un suo rilancio:
«Vengono tarpate le ali al Parco Nazionale del Vesuvio, una istituzione nata per preservare quanto resta di un ambiente tanto affascinante quanto fragile e che oggi segna il passo, minacciata dalle pulsioni neocentraliste del Ministero dell’Ambiente e dallo strabismo regionale. E pensare che la legge istitutiva delle aree protette all’articolo 3 recita “Ai comuni ed alle province il cui territorio è compreso, in tutto o in parte, entro i confini di un parco nazionale è attribuita priorità nella concessione di finanziamenti statali e regionali…” Restano così al palo opere fondamentali per garantire la tutela e lo sviluppo dell’area vesuviana, come il riassetto idrogeologico del Somma -Vesuvio, per irreggimentare le acque meteoriche ed evitare disastri annunciati».
E sui regi lagni accusa: «Sorprende lo stanziamento a favore della stessa Regione Campania di 230 milioni di euro destinati al risanamento dei regi lagni a valle, mentre si ignorano gli interventi per restituire funzionalità ai canaloni e alle briglie che già i Borboni, in ossequio al principio della gravità terrestre, realizzarono preventivamente. Nel 2010 la Regione approvò il Piano del Parco del Vesuvio, ampiamente disatteso per mancanza di risorse; da tre anni giace nei cassetti del Consiglio Regionale il Piano Strategico operativo dell’area vesuviana, con una serie di indicazioni progettuali che l’Università di Napoli aveva avanzato per la tutela e la valorizzazione della zona rossa e anche di questo si è persa traccia. Se a questo si aggiunge la cancellazione dei finanziamenti ordinari ai Comuni si chiude il cerchio dell’oblio a cui la Regione sembra aver condannato il Vesuvio».






