Solo pochi brani del gruppo milanese sono bastati ad incantare il pubblico in sala, in attesa del concerto rimandato a gennaio al Caivano Arte.
Un suono evocativo, un viaggio sonoro che esplora la storia dei popoli e raccoglie suggestioni dei luoghi più lontani, delle sonorità più distanti, delle culture musicali più diverse. Tutto confluisce in un sound che inizia da un disegno ritmico essenziale, che svuota la musica, per poi incontrare nel suo percorso influenze jazz, elettroniche, contaminazioni che vanno dalla house, dalla black music e dalla dance. I TriAd Vibration attraversano sonorità diverse che affondano nelle radici del mondo, all’insegna della world-fusion più passionale, che nasce dalla ricerca dell’essenza della musica. L’effetto è una musica «libera» e liberatoria, capace di ipnotizzare e coinvolgere gli spettatori. Una sintesi originale e personale, una finestra spalancata sulle infinite sonorità dell’universo musicale.
L’elemento caratterizzante è il suono del didgeridoo, strumento principe, il più antico strumento a fiato aborigeno dell’Australia , per questo motivo i Triad Vibration definiscono la loro musica con il termine di "tribal jazz".
Sul palco dell’Auditorium di Caivano Ezio Salfa, basso elettrico, Gennaro Scarpato, batteria e percussioni, Tanni Walter Mandelli, didgeridoo, Gendrikson Mena, trumpet e keyboards hanno presentato un saggio della loro musica.
I pochi spettatori presenti in sala hanno avuto la fortuna di vivere un momento di vero incontro con i musicisti che avrebbero dovuto suonare un paio di pezzi. La serata invece è stata così coinvolgente e l’incontro umano così vitale che i musicisti si sono esibiti per quasi un’ora incantando e conquistando il pubblico. Un momento intimo di condivisione attraverso un esperienza musicale che è stata un vero regalo, una rivelazione, in attesa che i Triad Vibration tornino al Caivano arte a gennaio.




