Ospite dell’associazione ALT! lo scrittore Stefano Piedimonte che ha presentato il suo ultimo romanzo: “L’assassino non sa scrivere”.
Proseguono senza sosta le attività dell’Associazione Lettori Torresi che ieri, giovedì 4 dicembre, ha ospitato presso i locali del Circolo dei Professionisti lo scrittore Stefano Piedimonte (>foto, seduto al centro) il quale ha parlato del suo ultimo romanzo “L’assassino non sa scrivere”, edito da Guanda.
Si tratta di un thriller ambientato a Fancuno, un tranquillo (e fittizio) paesino di campagna, una comunità di tremila che un giorno viene scosso da una serie di feroci omicidi commessi da un serial killer. Anzi, di un “sirial ciller” così come solitamente si firma sui bigliettini lasciati accanto alle vittime. Un uomo analfabeta e apparentemente privo di movente e metodo, un assassino sgrammaticato che attira su di sè l’attenzione della stampa nazionale sugli anonimi fancunesi che si ritrovano al centro di un caos mediatico prodotto da questi episodi di cronaca nera.
L’autore napoletano, introdotto ed intervistato dal presidente di ALT! Salvatore Cervasio e da Silvio Fornacetti, ha intrattenuto il pubblico presente in sala raccontando la genesi della sua ultima fatica letteraria, così diversa dal filone aperto dei precedenti romanzi (“Nel nome dello Zio” e “Voglio solo ammazzarti”) diventati parte integrante di una vera e propria saga. Ne “L’assassino non sa scrivere” Piedimonte si sgancia dal mondo reale, ma non in maniera assoluta da Napoli, tant’è che tra i personaggi è presente un certo Ciro Esposito, soprannominato “Ciorno”, uno dei primi indagati della storia.
Si tratta di una favola nera dal taglio ironico e grottesco, contornata da elementi fantastici, dove però vengono affrontate tematiche serie, come la violenza e l’abbandono tra padre e figlio che si ripercuotono sulle vicende dei personaggi; non manca un’aspra critica nei confronti del mondo del giornalismo, di quel “manipolo di giornalisti strani che rrivano a Fancuno e mettono in evidenza in primis loro stessi più che la notizia” come ha affermato Piedimonte che nasce come un cronista di nera per un quotidiano napoletano e che ha ammesso quanto quel tipo giornalismo non gli manchi affatto.
“I libri devono essere sempre scomodi, imbarazzanti, altrimenti non ha senso scrivere un romanzo. Capita, a volte, di leggere opere narrative con storie appassionate ma poi ci si accorge che l’autore non ci mette niente di suo, non si è spogliato. Un romanzo deve essere condito e farcito di esperienze personali”, ha inoltre dichiarato Piedimonte innanzi ad un pubblico attento e curioso che ha interagito con lui nel corso della serata arricchita anche da reading di alcune pagine del suo romanzo.



