Somma Vesuviana, “Quann’ pass’ ‘a Marònn”: il Venerdì santo tra riti e tradizioni

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Quann’ pass’ ‘a Marònn è un originale percorso teatrale sul tema del dolore, costruito dalla prospettiva cristiana, fondendo linguaggi ed esperienze diverse. Attinge alla tradizione canora popolare campana e alla sentita ritualità sommese del Venerdì Santo.

Gli approfondimenti teatrali sono fissati per lunedì (tutto esaurito) e martedì santo (25 e 26 marzo 2024) alle ore 21:00 nell’ ipogeo – Hubside –  dell’abside della Collegiata nell’antico vicolo delle Campane. La manifestazione nasce dalla collaborazione delle associazioni Amici del Casamale, Tramandars, Aedi del Borgo e Jesce Sole APS.

Tra i protagonisti della serata: Enzo & Arianna Gera con i loro canti struggenti; Michele D’Avino nei panni del confratello; Sonia e Simona Seraponte in coro; gli Aedi del Borgo con il miserere sommese; il diacono Antonio Caliendo che esalta i toccanti  lineamenti dell’Addolorata; Alessandro Masulli che descrive la vita confraternale sommese; ed, infine, Don Lino D’Onofrio con la recitazione di un suo componimento sul sacro sudario. Regia e testi affidati al regista ing. Antonio Raia.

Nella processione del venerdì santo la Madonna del dolore ruba la scena, come afferma Antonio Caliendo.  E’ riverso ai suoi piedi Cristo, appena deposto dalla croce. Tutti guardano a lei. D’altronde, popolarmente si dice pass a Maronn e coloro che raccolgono l’obolo attirano l’attenzione al grido A Maronn a’ Maronn!. Il dolore, in cui il cristiano di ogni epoca si immedesima, è il suo. Da qui lo sviluppo di un tema iconografico molto diffuso nell’arte sacra cristiana. La figura della Addolorata ha profonde radici teologiche e spirituali e ha ispirato numerosi capolavori artistici nel corso dei secoli. Il messaggio che la Vergine ci trasmette è un messaggio di totale amore, di totale accondiscendenza a quella che è una volontà suprema, la volontà di Dio Padre che ha voluto donare suo figlio per il riscatto degli uomini e delle donne di tutti i tempi.

I confratelli partecipano al più grande esequie della storia umana. Il dolore di Maria è il dolore dell’umanità, che grida pace al mondo intero. Forme primitive di associazioni laicali con scopi religiosi e caritatevoli sono esistite sin dai primi secoli del cristianesimo. Già nel 658, il Concilio di Nantes ci da notizie di organizzazioni laicali presenti in alcune diocesi francesi. Pian piano si trasformano e con il tempo assumono forme più organizzate e istituzionalizzate con il nome di confraternite, dal latino confraternitas, su modello di fraternitas. Costituite in una chiesa mediante un formale decreto dell’autorità ecclesiastica, tali associazioni laiche perseguirono scopi di pietà, culto e beneficenza, come l’assistenza ai poveri, agli ammalati e, soprattutto, la sepoltura dei morti in miseria. La loro presenza nella processione del Venerdì Santo è d’obbligo; il canto del miserere, inoltre, ascoltandolo da lontano, ci ricorda un antico lamento funebre, una nenia, un profondo canto di dolore. Dall’altra parte, invece, la Madre dei Dolori, con il suo largo mantello nero e come se avvolgesse il figlio morto, l’agnello sgozzato, che giace in stato di totale abbandono. Ed infine il sudario – come spiega Mons. Lino D’ Onofrio – che non solo abbraccia quel corpo, ma che il sangue pian piano muta il colore dei fili che lo tengono insieme. Un rosso acceso, infatti, invade il bianco lenzuolo.