L’apertura delle offerte solo giovedì scorso, ma la procedura sarebbe stata rallentata da perplessità mostrate dall’Asl rispetto all’assenza, nella maggior parte delle scuole sommesi, di un refettorio dedicato.
Mensa scolastica per le scuole d’infanzia in ritardo (le buste con le offerte relative al bando di gara sono state aperte soltanto giovedì scorso e l’aggiudicazione sarebbe toccata alla RI.CA.) e sul web è impazzata nei giorni scorsi la polemica per il ritardo del servizio rispetto all’inizio delle lezioni.
Tra i motivi dell’attesa ci sono delle perplessità mostrate dall’azienda sanitaria del territorio: le scuole sommesi difettano di refettori. L’unica scuola che può vantarne uno, a Somma Vesuviana, è il III circolo didattico. Il I Circolo e il II circolo, per esempio, no. Uno dei motivi del ritardo con il quale partirà il servizio di refezione scolastica sarebbe da ricercarsi appunto in questa circostanza perché sembra che l’Asl abbia «rallentato» l’iter procedurale per motivi igienico sanitari rispetto al consumo dei pasti in aula. La palla è passata al Comune e infine è stata proprio la direttrice didattica del II circolo a rispondere con una lettera firmata alle perplessità mostrate dall’azienda sanitaria. E del resto, se i bambini potessero mangiare a scuola soltanto in strutture dotate di refettorio, dovrebbero abolire probabilmente il servizio nel 90 per cento delle scuole della provincia di Napoli.
Ma cos’è che scrive, il dirigente scolastico Maria Rosaria Cetro, nella lettera – relazione indirizzata (protocollo 11 settembre 2013) al sindaco Raffaele Allocca, all’assessore alla pubblica istruzione e all’ufficio scuola di Somma Vesuviana? Presto detto: citando regolamenti e norme, la dirigente chiarisce come, anche nelle linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica, pubblicata dal Ministero della Salute, individua la refezione a scuola come strumento prioritario per promuovere la salute ed educare a una corretta alimentazione. Chiarisce, con esempi riferiti a numerose scuole italiane, che consumare il pasto in aula, con i dovuti accorgimenti igienici sanitari, è prassi in vigore, dall’Emilia, alla Lombardia passando per il Centro Italia e ovviamente per il Mezzogiorno.
Facendo leva, ovviamente, sulle corrette procedure, quella normalmente in vigore da tempo al II circolo: riordino, pulizia, aerazione aule, igiene personale, preparazione tavoli, porzionatura, somministrazione pasti, detersione, nuovamente aerazione, riordino, pulizia. «L’aula che diviene mensa – aggiunge poi la Cetro – ha inoltre una forte valenza didattica: i bambini, coinvolti nelle operazioni di riordino che precedono la preparazione dei tavoli, imparano a prendersi cura dei propri spazi e a collaborare per uno scopo comune. Inoltre, apparecchiare e sparecchiare le proprie stoviglie consente loro di rivivere abitudini e momenti familiari, predisponendoli a una condizione di rilassamento indispensabile per godere appieno del momento della convivialità»
«Lo spazio aula, nel suo essere delimitato non è caotico e costituisce una valida opportunità per l’educazione nutrizionale, favorendo il cambiamento dei comportamenti alimentari. Per i motivi esposti, pur consapevoli dell’innegabile importanza che ha uno spazio mensa dedicato, non riscontriamo particolari criticità nell’utilizzo alternativo dell’aula, in quanto la ristorazione nella scuola dell’infanzia può essere assicurata in modo ottimale con i dovuti accorgimenti igienici descritti – conclude la dirigente – La priorità è garantire l’erogazione del servizio pubblico di refezione scolastica all’utenza, anche in considerazione della crisi economica che attraversa il nostro Paese e che non può penalizzare i ceti meno abbienti».
(Fonte foto: Rete Internet)







