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Somma, in manette il mandante dell'”omicidio di Santo Stefano”

Arrestato Francesco Esposito, secondo le indagini sarebbe responsabile della morte di Giovanni Guardiglio, ucciso il 26 dicembre 2012.

I carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna e della stazione di Somma Vesuviana, hanno arrestato, dopo le indagini, Francesco Esposito, residente a Scisciano e già noto alle forze dell’ordine, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare emessa il 24 maggio dal Tribunale di Nola su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Esposito risulta, infatti, essere il mandante dell’omicidio di Giovanni Guardiglio, 37 anni, ucciso a Somma Vesuviana il 26 dicembre del 2012, per vendicarsi di un colpo al volto che Guardiglio gli aveva inferto con un casco da motociclista a seguito di una richiesta estorsiva per la vendita ambulante di fuochi d’artificio. A gennaio scorso finì in manette, con l’accusa di essere il killer di Guardiglio, anche Tommaso Colucci, 31 anni, anche lui pregiudicato e residente a Scisciano. Lui era, stando al fermo di indiziato di delitto emesso dal pm di Nola, l’esecutore materiale dell’omicidio.

Nel pomeriggio del 26 dicembre 2012, Guardiglio fu trovato ucciso, all’incrocio di via Cupa di Nola, confine tra Somma Vesuviana e Scisciano, con un colpo di pistola sparato alle spalle e poi rivelatosi fatale, a nulla servirono infatti i soccorsi. Tommaso Colucci fu convocato, insieme ad altre persone, dai carabinieri giacché ritenuto personaggio emergente per la gestione delle attività criminose nella zona di Marigliano e Scisciano e si ricostruii una circostanza sospetta dopo alcune testimonianze: Guardiglio, la vittima, residente nel Parco Fiordaliso di Somma Vesuviana, quel 26 dicembre 2012 sarebbe stato visto a bordo di una moto per le vie di Scisciano, forse proprio alla ricerca di Colucci.

I due si sarebbero incrociati, Colucci a bordo di un’auto, al bivio di confine. Furono poi anche i filmati dei circuiti di videosorveglianza a restringere la pista sulla quale erano già i militari. Anche colui che gli inquirenti considerano il mandante del delitto è in carcere. Le motivazioni sarebbero da ricercarsi in mire espansionistiche relative al controllo di traffici criminosi nel territorio nolano.

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